Foro Olitorio

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Coordinate: 41°53′28.5″N 12°28′47.96″E / 41.89125°N 12.47999°E41.89125; 12.47999

Ricostruzione della posizione dei tre templi del Foro Olitorio. Si può notare anche la sagoma del teatro di Marcello.

Il Foro Olitorio (Forum Holitorium in latino) è un'area archeologica che si trova a Roma, alle pendici del Campidoglio, tra il Teatro di Marcello ed il Foro Boario. In età antica costituiva il mercato della verdura e della frutta, così come l'area dell'adiacente foro boario era adibita al mercato della carne. Al suo interno si trovava anche un'area sacra comprendente i tre tempietti dedicati a Giano, Speranza e Giunone Sòspita.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Veduta del Foro Olitorio (slargo al centro) e del Circo Flaminio (in alto) in prospettiva.

Area Sacra[modifica | modifica sorgente]

All'età repubblicana (più precisamente, nel periodo tra le due guerre puniche) risale l'edificazione dell'area sacra del foro, successivamente sottoposti a rifacimenti nel I secolo a.C., che comportarono l'abbattimento di un quarto tempio, operato da Cesare. Il quarto tempietto era situato di fianco al tempio di Giano, che venne distrutto durante i lavori di costruzione del teatro di Marcello (poi completati da Augusto). Venne costruito da Manio Acilio Glabrione, console nel 191 a.C. Il tempio era anche luogo di culto di Diana.

Le scalinate dei tre templi non erano fra loro assiali, a conferma dell'assenza di un criterio urbanistico unitario in età repubblicana.

Prima della loro edificazione, che ha delimitato l'estensione del mercato, questo probabilmente doveva arrivare fino al Tevere. Questi templi fanno oggi parte della struttura della Basilica di San Nicola in Carcere, della cui esistenza si hanno le prime notizie nell'XI secolo nel Liber Pontificalis.

Tempio di Giano
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tempio di Giano (Foro Olitorio).

Il tempio di Giano era quello situato sulla destra e il più vicino al Teatro di Marcello. Costruito da Caio Duilio all'epoca della prima guerra punica l'edificio venne restaurato nel 17 da Tiberio. Il tempio era del tipo periptero sine postìcum (con colonne su tre lati), con otto colonne in tufo (paperino) sui lati lunghi e sei sul fronte (esastilo), rivestite di stucco e rialzate su un basso podio elegantemente sagomato.

Tempio della Speranza

Il tempio della Speranza era invece situato alla sinistra, in opposizione al tempio di Giano. Fu anch'esso costruito ai tempi della prima guerra punica da Aulo Atilio Calatino e venne restaurato nel 232 a.C. e nel 17 da Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico. Il tempio era periptero, di ordine dorico, con sei colonne sul fronte e undici sul lato lungo. Il tempio era fatto con colonne di travertino greggio, successivamente ricoperte di stucco per simulare l'aspetto del marmo. Misurava 25 metri in lunghezza e 11 in larghezza.

Del tempio rimangono sei colonne con architrave inglobate nel fianco sinistro della chiesa di San Nicola.

Tempio di Giunone Sospita

Il tempio di Giunone Sòspita era situato tra il tempio della Speranza e quello di Giano, dove attualmente sorge la chiesa, che si stabilì sulle sue rovine verso la fine dell'XI secolo. Costruito verso il 195 a.C. da Gaio Cornelio Cetego era periptero, di ordine ionico, con sei colonne sul fronte, tre file di colonne sul lato anteriore e due sul posteriore. Una gradinata in travertino, utilizzata ancora oggi per entrare nella chiesa, conduceva al pronao del tempio. Era il più grande dei tre templi, poiché misurava 30 metri in lunghezza e 15 metri in larghezza, oltre ad essere stato il più alto (ciò si evince comparando le colonne preservatesi di ognuno dei tre templi). La struttura attuale appartiene al restauro dovuto a una Cecilia Metella, effettuato nel 90 a.C.

Del tempio restano il basamento, visitabile all'interno della chiesa, e tre colonne inglobate dalla facciata di cui una priva di capitello. Queste colonne erano ancora visibili al loro stato naturale prima del rifacimento della facciata. Altri resti, come alcune colonne, sono visibili all'interno della chiesa.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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