Casa delle Vestali

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Coordinate: 41°53′28.9″N 12°29′11.86″E / 41.891361°N 12.486628°E41.891361; 12.486628

Casa delle Vestali
Il cortile centrale della Casa delle Vestali.
Il cortile centrale della Casa delle Vestali.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Amministrazione
Patrimonio Centro storico di Roma
Ente Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma
Responsabile Mariarosaria Barbera
sito web
Ricostruzione grafica da Christian Hülsen, Il Foro Romano. Storia e Monumenti, Roma 1905

La Casa delle Vestali era la sede del collegio sacerdotale delle Vestali della Roma antica, presso il Foro Romano. Era collocato alle spalle della Regia e componeva un unicum con il Tempio di Vesta, in un complesso chiamato Atrium Vestae.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Statua di Flavia Publicia (CIL VI 32417)

Il nome antico di Atrium Vestae si riferiva in origine ad un'area aperta situata presso il tempio di Vesta, sede del culto della dea, circondata da costruzioni. La residenza delle Vestali ne fece parte solo a partire dal II secolo a.C., occupando l'area compresa tra la Regia, la Domus Publica (la residenza del pontefice massimo) e le pendici del Palatino.

In quest'epoca l'edificio era molto più piccolo e presentava lo stesso orientamento della Regia secondo i punti cardinali. Sotto questi resti sono state a più riprese messe in luce fasi di costruzioni precedenti, in stretto legame con le ricostruzioni della Regia, risalenti fino al VI secolo a.C. Nei recenti scavi di Andrea Carandini si sono inoltre rinvenuti i resti di una capanna dell'VIII secolo a.C., interpretata come la casa delle Vestali di età regia. Il tempio era già circondato da un recinto unito alla casa e non si conosce se fosse già a pianta circolare. In ogni caso l'ingresso guardava a est, come mantenne nelle ricostruzioni successive.

Nel 12 a.C. Augusto, nella sua qualità di pontefice massimo, donò alle Vestali la Domus Publica, residenza del pontefice dove aveva abitato anche Giulio Cesare. Probabilmente dopo l'incendio del 64 d.C., il complesso venne ricostruito a un livello più alto con una nuova pianta e un nuovo orientamento, in accordo con le altre costruzioni che circondavano la piazza del Foro.

I resti attualmente visibili furono rimessi in luce dagli scavi di Lanciani (1884) e di Boni (1907) e appartengono ad una ricostruzione databile, sulla base dei bolli laterizi ("marchi di fabbrica" impressi sui mattoni utilizzati nelle costruzioni), principalmente all'epoca di Traiano.

L'ala occidentale, con il tempio di Vesta fu restaurata in epoca severiana dopo un incendio nel 191 d.C.

Con l'abolizione dei culti pagani voluta da Teodosio I nel 391 e la sconfitta degli ultimi campioni del paganesimo a Aquileia nel 394, la casa venne abbandonata dalle ultime vestali e fu rioccupata, in parte, dalla corte imperiale prima e da quella papale poi.

Nell'area, già a partire dal XV secolo furono rinvenuti a più riprese basamenti di statue con iscrizioni di dedica alle Vestali datate tra la fine del III secolo e il 377, ora ricollocate nel cortile.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'aspetto attuale del complesso è quello legato all'ultimo restauro della moglie di Settimio Severo, Giulia Domna, dopo l'incendio del 191.

Le stanze, in origine su almeno due piani (come visibile ancora oggi sul lato sud), si articolano intorno ad un cortile porticato, con fontane (poi sostituite da un'aiuola ottagonale).

Edicola di Vesta[modifica | modifica sorgente]

Dal tempio si accedeva verso est alla casa, passando accanto a un'edicola, sostenuta originariamente da due colonne ioniche delle quali oggi resta una sola. L'iscrizione sul fregio testimonia come essa fosse stata edificata col denaro pubblico disposto per decreto del Senato. I bolli sui mattoni la collocano all'epoca di Adriano.

Poiché il tempio era sprovvisto di simulacro, può darsi che la statua di Vesta fosse collocata proprio qui.

Cortile centrale[modifica | modifica sorgente]

Statue delle Vestali

Dall'ingresso si penetra nel cortile centrale della Casa, composto come una sorta di peristilio. Una passerella moderna permette di vedere i resti dell'edificio repubblicano sottostante, con pavimento a lithostroton con formelle irregolari di marmo.

Al centro si trovano tre bacini, due piccoli quadrati e uno grande rettangolare al centro, che vennero coperti in epoca costantiniana da una struttura ottagonale in laterizio, interpretabile come una decorazione del giardino, oggi rimossa.

Sotto il portico erano allineate le statue delle Vestali massime (le virgo vestalis maxima). Le numerose basi e statue ritrovate erano ammassaste soprattutto nel lato occidentale del cortile, evidentemente in attesa di essere trasformate in calce. Le più belle oggi si trovano altrove, mentre quelle presenti sono collocate senza un preciso criterio, poiché se ne ignora la disposizione originale, con accoppiamenti arbitrari tra basi e statue.

Le iscrizioni delle basi risalgono all'ultima fase dell'edificio, dell'epoca severiana, o posteriori. Esse sono:

  • di Numisia Maximilia, 201 d.C.
  • tre di Terentia Flavola, del 209, 213 e 215
  • di Campia Severina, del 240 (non più esposta qui)
  • di Flavia Mamilia, 242 (non più esposta qui)
  • due di Flavia Publicia, 247 e 257
  • di Coelia Claudina, 286
  • due di Terenzia Rufia, 300 e 301 (non più esposte qui)
  • di Coelia Concordia, 380 (non più esposta qui)

Un'altra base del 364 sul lato sud, vicino alla scala che sale alla via Nova presenta un nome di vestale cancellato, del quale si riconosce solo la prima lettera, "C". Potrebbe trattarsi della vestale Claudia, ricordata dal poeta cristiano della fine del IV secolo Prudenzio. Essa aveva abbracciato la fede cristiana e per questo il suo nome sarebbe stato coperto dall'infamia degli ultimi adepti del paganesimo.

"Tablinum" e lato est[modifica | modifica sorgente]

Il lato est

Sul lato orientale è presente una grande ambiente coperto a volta sul quale si affacciano due file di tre stanze più piccole, impropriamente detto tablinum (stanza di ricevimento nella domus romana). Se è facile immaginare come ognuna delle sei stanze fosse destinata a una vestale, più complessa è l'identificazione della stanza centrale, forse un sacello dei Lari.

Al livello inferiore sono state trovate le tracce di un piccolo santuario. Forse vi si trovava la statua marmorea di Numa Pompilio, mitico fondatore del culto di Vesta, che oggi è conservata nell'Antiquarium del Foro.

Sopra il "tablino" vi sono le tracce di una scala che dimostra l'esistenza di un secondo piano superiore, forse destinato al personale di servizio.

Lato sud[modifica | modifica sorgente]

Il lato sud è quello meglio conservato, con numerose stanze che si aprono su un lungo corridoio: un forno, un mulino con la mola ben conservata, una cucina (?). Da qui parte anche la scala per il piano superiore, dove si trovavano le stanze delle sacerdotesse, dotate di bagni riscaldati.

Altre due scale per il primo piano si trovano in fondo all'estremità dell'ala sud, vicino a un'aula absidata, forse un santuario. Potrebbe trattarsi del sacello del misterioso dio Aius Locutius, collocato nel vecchio bosco sacro del Lucus Vestales. Secondo Cicerone quest'area era legata a un'antica leggenda, secondo la quale nel 390 a.C. una misteriosa voce avrebbe avvertito qui i Romani dell'imminente assalto dei Galli, rimanendo però inascoltata.

Lato ovest[modifica | modifica sorgente]

Il lato ovest è occupato da un grande ambiente rettangolare, fronteggiante il "tablino", di solito identificato come un triclinio.

Lato nord[modifica | modifica sorgente]

Le stanze sul lato nord sono quelle in peggior stato di conservazione. Gli elementi a disposizione non sono sufficienti per attribuirvi una funzione, neppure ipotetica.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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