Curia Iulia

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Coordinate: 41°53′34.63″N 12°29′07.45″E / 41.892953°N 12.485403°E41.892953; 12.485403

Curia Iulia
La Curia Iulia.
La Curia Iulia.
Civiltà romana
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Amministrazione
Ente SSBAR
Responsabile Mariarosaria Barbera

La Curia Iulia era l'antica sede del Senato romano, posta al culmine del lato breve del Foro. Si tratta di un grande edificio in mattoni posto all'angolo tra l'Argileto (la strada che la separa dalla basilica Emilia) e il Comizio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'edificio deve il suo nome alle assemblee dei "curiati", cioè dei cittadini ponderati in base al censo, che si svolgevano nel Comizio; qui si affacciava la prima curia di Roma, la Curia Hostilia, edificata secondo la leggenda da Tullo Ostilio, terzo re di Roma. Dopo essere stata danneggiata da un incendio nel 52 a.C. venne restaurata, ma poco dopo Giulio Cesare iniziò i lavori di realizzazione del Foro di Cesare, che interessarono tutta quest'area del Foro: sia i Rostra che la Curia vennero ricostruiti in posizione più scenografica, con impianto più monumentale.

L'edificio che prese il nome di Curia Iulia, e che è quello tutt'oggi visibile, fu terminato e inaugurato da Augusto il 28 agosto del 29 a.C. Restaurata sotto Domiziano nel 94, venne rifatta di nuovo da Diocleziano in seguito all'incendio del 283 durante il regno dell'imperatore Carino. Nella Curia si trovava anche l'altare della Vittoria.

Al tempo del re Teodorico, nella Curia si tenevano ancora le adunanze del Senato, sopravvissuto alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, ma ridotto allora a un'ombra: l'edificio in quel tempo non si chiamava più col suo nome classico di Curia, bensì con quello di Atrium Libertatis. Il nome Atrium Libertatis fu preso da un vicino edificio, probabilmente distrutto o adibito ad altri usi già prima del VI secolo, e indipendente, dove anticamente si svolgeva la liberazione degli schiavi. Caduto il regno gotico di Teodorico la Curia rimase abbandonata.

Nel 630, durante il pontificato di papa Onorio I, l'edificio venne trasformato in chiesa, assumendo il nome di Sant'Adriano al Foro. La chiesa venne decorata con affreschi bizantini, ancora in parte visibili, e dotata di campanile; fu poi restaurata in stile barocco da Martino Longhi il Giovane nel 1653. Grazie a queste vicissitudini la Curia non venne abbattuta ed oggi è uno degli edifici tardo-antichi meglio conservati in tutta Roma.

Tra il 1930 e il 1936 venne interessato dalla campagna di scavi del Foro e in quell'occasione si decise di riportare l'importante edificio al suo aspetto profano: la chiesa venne sconsacrata, privandola di tutte le aggiunte successive all'epoca dioclezianea.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le porte di San Giovanni in Laterano
Interno

L'aspetto della Curia era stato precedentemente equivocato sulla base di un disegno di Antonio da Sangallo il Giovane, che l'aveva ritratta come un insieme di edifici composti, oltre che dall'edificio principale, da un Chalcidicum, un Secretarium Senatus e un Atrium Minervae.

Il Chalcidicum in realtà non doveva essere altro che il portico colonnato antistante la Curia, rappresentato anche su una moneta di epoca augustea; il Secretarium Senatus, che venne erroneamente indicato come segreteria, era in realtà un tribunale speciale per i senatori e venne istituito solo in epoca tardo-imperiale probabilmente adattando una delle tabernae del vicino Foro di Cesare; l'Atrium Minervae infine non sarebbe stato altro che un'errata designazione del Foro di Nerva.

I recenti studi, avvalorati da saggi di scavo, hanno invece appurato la presenza dietro la Curia di alcuni ambienti, in genere identificati come l'Atrium Libertatis.

La Curia era contigua al Foro di Cesare, tanto da sembrarne un'appendice (posizione senz'altro non casuale, con la quale il dittatore voleva probabilmente sottolineare il suo patronato sulle istituzioni romane). L'edificio che si può ammirare ancora oggi è a pianta rettangolare, con quattro pilastri esterni sui fianchi che fungono da contrafforti. Le due facciate sono coronate da timpani; su quella principale si aprono tre finestre ad arco e un unico portale profilato in travertino; ai lati del portale sono inoltre visibili alcuni loculi di sepolture di epoca medievale. Il portale d'ingresso in bronzo di epoca dioclezianea è una copia dell'originale, che fu portato a San Giovanni in Laterano nel XVII secolo.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Il grande vano interno rispetta le proporzioni consigliate da Vitruvio per le curie, secondo il quale l'altezza doveva essere circa la metà della somma tra lunghezza e larghezza (le misure attuali sono 21 metri di altezza con una base di 18 x 27 metri). La notevole altezza è da riconoscere come un probabile accorgimento per l'acustica. La copertura lignea è ovviamente moderna e in antico era a travi piane.

La pavimentazione è stata in parte ricostruita con marmi antichi secondo la disposizione di epoca dioclezianea, come pure la decorazione architettonica delle pareti, scandita da nicchie che ospitavano statue, inquadrate da colonnine su mensole. Le pitture bizantine invece, visibili soprattutto sulla controfacciata, risalgono alla trasformazione in chiesa del VII secolo.

L'aula è divisa in tre settori, con a destra e sinistra tre gradini larghi e bassi, dove erano collocati i circa trecento seggi per i senatori.

Sulla parete di fondo, tra due porte, si trova il basamento per la presidenza, dove è collocata anche la base della statua della Vittoria. Questa statua sulla quale i senatori giuravano fedeltà alla Repubblica era stata portata a Roma da Taranto da Ottaviano ed era un oggetto di particolare devozione simbolica per le istituzioni romane. Fu oggetto di un'aspra polemica tra cristiani e pagani alla fine del IV secolo, con protagonisti Ambrogio da Milano e Quinto Aurelio Simmaco, uno degli ultimi senatori pagani. Venne rimossa nel 357 in seguito alla vittoria del primo, che riuscì a convincere l'imperatore Costanzo II, figlio di Costantino I.

Oggi all'interno della Curia sono esposti due grandi rilievi, trovati al centro del Foro e chiamati plutei o anaglifi di Traiano. Si tratta forse di balaustre di una tribuna, probabilmente eretta al posto della statua equestre di Domiziano e appare meno probabile, seppure secondo convinzioni piuttosto persistenti, che facessero parte dei Rostri[1]. Vi sono rappresentate scene del principato di Traiano:

  • quello di sinistra ha una Scena del condono dei debiti ai cittadini (incompleto);
  • quello di destra ha L'istituzione degli "alimenta" (i prestiti agricoli a basso interesse per il sostentamento dei fanciulli poveri).

Le scene sono particolarmente interessanti perché si svolgono nel Foro, del quale danno una rara raffigurazione antica: vi si riconosce in entrambe la statua di Marsia accanto alla Ficus navia, già centro della piazza, e il lato meridionale della medesima. In quello di sinistra si vedono (da destra) i Rostri, il tempio di Vespasiano e Tito (con l'ordine corinzio), un arco, forse del Tabularium, il Tempio di Saturno (ionico), il vuoto del Vicus Iugarius e le arcate della basilica Giulia. In quello di destra si vedono invece la continuazione della basilica Giulia, l'arco di Augusto, i Rostri del tempio del Divo Giulio; l'imperatore è raffigurato davanti alla basilica Giulia seduto su un podio, forse lo stesso dal quale provvengono i rilievi. Sul rovescio di entrambi sono raffigurati gli animali sacrificali delle solennità romane: maiale, pecora e toro.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Coarelli 1984: 67.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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