Epigramma

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L'epigramma è una iscrizione poetica encomiastica o dedicatoria o più spesso funeraria. Più comunemente viene inteso come epigramma un componimento poetico di vario carattere che si contraddistingue per la sua brevità e icasticità.

Nella letteratura classica l'epigramma, dal greco ἐπί-γράφω (letteralmente: "scrivere su", "scrivere sopra"), è un'iscrizione funeraria o commemorativa, destinata ad essere incisa su materiali durevoli quali la pietra e il bronzo: da questa circostanza deriva il carattere della brevità, conservatosi anche quando l'epigramma divenne un vero e proprio genere letterario in età ellenistica e bizantina trattando temi diversi. In epoca imperiale l'epigramma assunse carattere satirico. Tra le prime attestazioni di epigrammi abbiamo l'epigrafe incisa sulla cosiddetta coppa di Nestore (seconda metà dell'VIII secolo a.C.), nella quale un trimetro giambico precede due esametri epici. A partire dal V secolo a.C. viene però quasi sempre adoperato il distico elegiaco, che si compone di un esametro e di un pentametro. Sebbene la tradizione faccia risalire ad Omero il componimento di epigrammi, le attestazioni più antiche non risalgono oltre l'VIII secolo a.C. Il metro adoperato era prevalentemente il distico elegiaco, che sarebbe stato usato per la prima volta da Archiloco e che divenne in seguito il verso tipico della poesia epigrammatica. Famosi furono, in età classica, gli epigrammi di Simonide di Ceo, V secolo a.C., tra i quali quelli dove si celebrano le gesta e la gloriosa morte dei combattenti caduti nella battaglia di Maratona e di quelli delle Termopili, e gli epigrammi di Ione di Chio (V secolo a.C.). Ma il genere epigrammatico conobbe il suo periodo di massimo splendore in età alessandrina, con Callimaco di Cirene, ed ellenistica; è proprio durante questo periodo che l'epigramma dà i suoi frutti più squisiti, con poetesse e poeti come Nosside, Teocrito, Asclepiade, Meleagro di Gàdara, Posidippo di Pella, del quale è celebre l'epigramma in forma di dialogo in cui una famosa statua di Lisippo, raffigurante Kairos, ovvero l'Occasione, dialoga con un anonimo spettatore.

Un particolare tipo di epigramma è l'ecfrasi (dal gr. έκφρασις, descrizione elegante), con la quale il poeta vuole descrivere luoghi e opere d’arte, composta con stile virtuosisticamente elaborato in modo da gareggiare in forza espressiva con la cosa stessa descritta. Famose sono le ecfrasi di Posidippo di Pella e di Ausonio (IV sec. d. C.)

Tra gli scrittori latini furono grandi epigrammisti Quinto Ennio, Gaio Lucilio, con alcuni suoi frammenti, Catullo che usò i distici elegiaci ma soprattutto Marziale che con tono arguto, pungente e veloce utilizzò, come Catullo, il metro distico o l'endecasillabo falecio.

Gli antichi epigrammisti vennero imitati nel Quattrocento da Angelo Poliziano e dal Sannazzaro e nel Cinquecento dall'Alamanni che nei suoi Epigrammi riproduce il distico elegiaco con una coppia di endecasillabi a rima baciata o a rima zero.

Dal Seicento si distinsero, per i loro epigrammi, a carattere satirici e politico: Boileau, Racine, Voltaire, Jean-Baptiste Rousseau.

In epoca contemporanea usano l'epigramma Pier Paolo Pasolini in Umiliato e offeso, composto di un distico a rima baciata simile all'alessandrino, Fortini in "L'ospite ingrato", e Carlo Bo in "Carlo Bo./No", dove Carlo Bo è il titolo e il monosillabo "no" costituisce il testo: è la più breve poesia italiana che sia stata concepita fino ad ora. Titolo e testo formano inoltre una rima tronca, di un carattere comico che s'addice perfettamente alla struttura e al genere epigrammatico. Un celebre poeta statunitense vissuto tra il 1860 e il 1950, Edgar Lee Masters, è l'autore dell'Antologia di Spoon River, che racchiude centinaia di epigrammi, i quali raccontano la vita degli abitanti dei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield nell'Illinois. Gli epigrammi da lui composti narrano la vita di persone comuni, come quelli di Posidippo di Pella: da essi possiamo ricavare le caratteristiche delle persone descritte e capire il loro modo di vivere.

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