Islom Karimov

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Islom Karimov

Islom Abdug‘aniyevich Karimov , in russo: Ислам Абдуганиевич Каримов, traslitterato anche come Islam Abduganiyevich Karimov (Samarcanda30 gennaio 1938) è un politico uzbeko, presidente dell'Uzbekistan.

È per metà uzbeko, da parte di padre, e metà tagiko, da parte di madre. È cresciuto in un orfanotrofio statale sovietico. Ha poi studiato ingegneria meccanica a Taškent.

Già membro del Partito comunista dell'Unione Sovietica, presiede la repubblica dell'Uzbekistan da quando questa si è resa indipendente, nel 1991.

Indice

[modifica] Ascesa al potere

Karimov divenne un membro del Partito comunista dell'Unione Sovietica, nel 1989 raggiunse la carica di segretario generale del partito in Uzbekistan e il 24 marzo 1990 fu proclamato Presidente della Repubblica Socialista Sovietica uzbeka. Il 31 agosto 1991 dichiarò l'indipendenza dell'Uzbekistan e vinse le prime elezioni presidenziali tenutesi il 29 dicembre dello stesso anno con l'86% delle preferenze. Le elezioni però furono dominate dai brogli, con propaganda di Stato e un conteggio delle schede falso, nonostante il candidato e leader principale del partito di opposizione Erk (libertà) Muhammad Solih, avesse la possibilità di partecipare alle elezioni.

[modifica] Presidenza

Nel 1995, Karimov estese il suo mandato fino al 2000 grazie ad un critcato referendum, e fu rieletto il 9 gennaio 2000 con il 91,9% di voti. Gli Stati Uniti d'America affermarono che quelle elezioni furono "nè libere, nè giuste e non offrirono ai cittadini uzbeki una scelta vera e propria"[1]. A prova di ciò l'unico candidato dell'opposizione Abdulhasiz Jalalov ammise che si candidò per per far apparire le elezioni democratiche e che votò per Karimov. Il 27 gennaio 2002, Karimov vide approvare un altro referendum che gli fece estendere da cinque a sette anni la durata del mandato: le elezioni che dovevano tenersi inizialmente a dicembre 2005 si tennero a dicembre 2007.

Da dopo gli Attentati dell'11 settembre l'Uzbekistan è considerato un alleato strategico per gli Stati Uniti nella "Guerra al terrorismo" per l'opposizione manifestata contro i Talebani. La Nazione ospitò un contingente americano nella base di Karshi-Khanabad, nota come K2, durante l'Invasione statunitense dell'Afghanistan.[2] Questa mossa fu stata criticata da Human Rights Watch il quale affermò che il governo statunitense avesse messo da parte la promozione dei diritti umani per ricevere appoggio durante l'operazione militare. Tuttavia, le relazioni tra Stati Uniti e Uzbekistan si deteriorarono nel maggio 2005, in seguito alle critiche espresse dal paese occidentale verso l'ex repubblica sovietica in relazione al massacro di Andijan e nel luglio 2005 i militari statunitensi abbandonarono la base di Karshi-Khanabad.[3]

Karimov mobilitò l'esercito contro il Movimento islamico dell'Uzbekistan e l'Hizb-ut-Tahrir, organizzazioni islamiche classificate come terroristiche proprio dal Presidente uzbeko.[4]. Il governo uzbeko condannò a morte in contumacia Tohir Yo‘ldosh and Juma Namangani, i leader delle organizzazioni.[5] Namangani morì in Afghanistan nel 2001 ma Tohir Yo‘ldosh è ancora vivo.[6]

Nel 2007 Karimov cominciò la ricerca di un modo per concorrere alle elezioni presidenziali dello stesso anno: il politico era al secondo mandato e la Costituzione uzbeka non prevede un terzo mandato. Ciononostante il politico aggirò questo ostacolo accettando il 6 novembre 2007 la proposta del Partito Liberale Democratico[7] e il 19 novembre la Commissione Elettorale annunciò l'approvazione della candidatura alle elezioni presidenziali.[8] Tale decisione fu condannata dagli oppositori di Karimov come illegale.[9]

Il 23 dicembre Karimov fu riconfermato per la terza volta presidente dell'Uzbekistan, conquistando l'88,1% delle preferenze[10]. Osservatori dell'OCSE criticarono l'elezione come lontana dall'essere giusta, mentre gli osservatori del Commonwealth of Independent States e dello Shanghai Cooperation Organization diedero una positiva valutazione dello svolgimento delle elezioni.[11]

[modifica] Critiche

La comunità internazionale critica ripetutamente l'amministrazione di Karimov per la mancata applicazione dei diritti umani e della libertà di stampa. In particolare, Craig Murray, ambasciatore britannico dal 2002 al 2004, denunciò ,durante il suo mandato e nel suo libro Murder in Samarkand, la corruzione nella Nazione e gli abusi dei diritti umani[12], come la bollitura a morte per gli oppositori. Le Nazioni Unite giudicarono la tortura "istituzionalizzata, sistematica e dilegante" nel sistema giuridico uzbeko.[13]

[modifica] Vita privata

La moglie di Karimov, Tatyana Akbarovna Karimova, è un'economista[14]. La figlia maggiore, Gulnora Karimova, lavora come consigliere nell'ambasciata uzbeka in Russia ed è noto che è proprietaria di un vasto impero finanziario che comprende il più importante operatore telefonico senza fili del paese, alcuni night club e una fabbrica di cemento.[15]

[modifica] Note

[modifica] Collegamenti esterni

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