Reporter senza frontiere

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Reporter senza frontiere (RSF, Reporters sans frontières nella originaria denominazione francese) è un'organizzazione non governativa che dichiara di avere come obiettivo la difesa della libertà di stampa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

È stata fondata nel 1985 dal giornalista francese Robert Ménard, che ne è stato presidente fino al settembre 2008 quando ha abbandonato l'associazione. Il presidente internazionale è il giornalista svizzero Gérald Sapey.

Oltre al nome iniziale francese ha altri due nomi ufficiali: in inglese Reporters Without Borders o RWB, in spagnolo Reporteros Sin Fronteras. Dal 1º gennaio 2012, in Italia si usa il nome in lingua italiana, Reporter senza frontiere, e l'acronimo comune RSF accompagnato dalla specificazione "Italia".

Nel 2005 è stato assegnato a Reporters sans frontières il premio Sakharov per la libertà di pensiero istituito dal Parlamento europeo nel 1988 allo scopo di premiare personalità od organizzazioni che abbiano dedicato la loro vita alla difesa dei diritti umani e delle libertà individuali.

Reporters sans frontières pubblica ogni anno la Classifica della libertà di stampa; l'edizione del 2011-2012, resa pubblica il 25 gennaio 2012, riporta 179 paesi.

L'organizzazione tiene costantemente aggiornato il barometro della libertà di stampa, che riporta il numero di giornalisti, loro collaboratori, cyberdissidenti uccisi o imprigionati nell'anno corrente, con il dettaglio per Paese e con la lista completa dei nomi.

Alla fine di ogni anno, Reporters sans frontières pubblica il rapporto annuale sullo stato dell'informazione nel mondo[1]; l'ultimo rapporto, pubblicato il 19 dicembre 2012, contiene le statistiche e le principali violazioni della libertà di stampa avvenute nel mondo nell'anno in chiusura.

Il 12 marzo 2010, Reporters sans frontières celebra la Giornata mondiale contro la cyber-censura, alla vigilia della quale è stato assegnato il primo premio Netizen, destinato a un utente Internet, blogger o cyber-dissidente che abbia dato un notevole contributo alla difesa della libertà di espressione online. Il "Premio Netizen 2010" è stato assegnato alle cyberfemministe iraniane del sito “Change for Equality”.

In occasione della Giornata mondiale contro la cyber-censura, Reporters sans frontières ha pubblicato sul proprio sito l’ elenco aggiornato al 2011 dei “nemici di Internet.”, l'elenco dei paesi che limitano l’accesso on-line e minacciano i cittadini della rete. Il rapporto contiene anche l'elenco dei paesi che sono stati posti “sotto sorveglianza” dalla Organizzazione per aver manifestato atteggiamenti minacciosi nei confronti di Internet.

In occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa (3 maggio), Reporters sans frontières ha pubblicato sul proprio sito l’ elenco aggiornato al 2011 dei “Predatori della Libertà di Stampa.”, l'elenco dei funzionari statali, esponenti religiosi, milizie e organizzazioni criminali che attaccano direttamente i giornalisti e per i quali la libera stampa è un nemico privilegiato.

Le sezioni[modifica | modifica wikitesto]

Rsf si compone di diverse sezioni nazionali: Austria, Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia, Svizzera. Sono migliaia i giornalisti iscritti a Rsf nei diversi paesi. Rsf ha anche una rappresentanza all'Onu e all'Ue. La sezione italiana di Rsf, fondata il 3 maggio 1999, è attualmente presieduta da Mimmo Cándito, inviato e editorialista politico de La Stampa; il vice presidente è Domenico Affinito, inviato di AGR-Rizzoli, Corriere della Sera Broadcast, nel Comitato Direttivo nazionale sono presenti alcuni dei più noti inviati speciali italiani, tra cui Tiziana Ferrario, anchorwoman e inviata di politica estera del TG1.

Critiche e aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

Uso della propaganda[modifica | modifica wikitesto]

Uno degli obiettivi dichiarati da RSF è l'"invio di lettere di protesta alle autorità per invitarle a fare pressione su governi che non rispettano il diritto a informare e ad essere informati"[2]. Reporter senza frontiere sostiene anche che "la libertà di espressione e di informazione sarà sempre la libertà più importante al mondo. [...] La libertà di informazione è il fondamento di ogni democrazia"[3].

Queste dichiarazioni, insieme ai numero riferimenti politici presenti nel sito, rivelerebbero la presenza di una finalità politica da parte di RSF coerente con la definizione di propaganda. Esempi della propaganda svolta da RSF sul proprio sito includono l'uso di espressioni retoriche (autorità che limitano la "libertà di parola" sono definite "nemici" e "predatori") e di termini derogatori o offensivi, come la sigla "ex-URSS" usata per definire i paesi post-sovietici. Questo si unisce anche a un uso piuttosto disinvolto di fotografie esplicite o disturbanti. Tra gli altri esempi, una sezione intitolata "Predatori della libertà di informazione", che consiste in una galleria di foto di vari capi di stato con pose o espressioni autoritarie o aggressive, ha ulteriormente messo in dubbio l'imparzialità politica di RSF[4][5].

Reporter senza frontiere è attualmente monitorato da SourceWatch,[6] una pubblicazione del Centro per i Media e la Democrazia (CMD)[7].

Robert Ménard sull'etica della tortura[modifica | modifica wikitesto]

Durante un'intervista a France culture nel 2007, mentre dibatteva del caso del giornalista Daniel Pearl, il presidente di RSF Robert Ménard ha discusso l'etica della tortura.[8] Menard ha dichiarato:

« Dove ci fermiamo? Accettiamo questa logica che consiste nel... Visto che potremmo farlo in qualche caso, "tu lo prendi ostaggio, noi lo prendiamo ostaggio, tu li maltratti, noi li maltrattiamo, li torturiamo"? Cos'è che giustifica? Possiamo arrivare a liberare qualcuno?[8] »

Otto Reich[modifica | modifica wikitesto]

Lucie Morillon, allora rappresentante di RSF a Washington, ha confermato in un'intervista del 29 aprile 2005 che l'organizzazione ha un contratto con l'inviato speciale nell'emisfero occidentale del Dipartimento di Stato Americano, Otto Reich, che lo ha firmato in quanto rappresentante del Centre for a Free Cuba (organizzazione anti-castrista con sede a Miami), al fine di tenere gli europei informati sulla repressione dei giornalisti a Cuba[9]. CounterPunch, in un articolo critico verso RSF, ha citato il legame di Reich con il gruppo come una fonte di controversie: sotto il governo Reagan, Reich guidava l'Ufficio di Diplomazia Pubblica, un'organizzazione governativa che organizzava quella che i suoi membri definivano "propaganda bianca", il controllo di informazioni per influenzare le opinioni dei cittadini sulle attività degli Stati Uniti volte a sostenere gli oppositori armati ai governi di sinistra in America Latina.[9]

I rapporti sulla libertà di stampa[modifica | modifica wikitesto]

Cuba[modifica | modifica wikitesto]

RSF è sempre molto critica sulla situazione della libertà di stampa a Cuba, descrive il governo cubano come "totalitario" e si impegna direttamente in campagne contro Fidel Castro.[10] Le campagne di RSF comprendono dichiarazioni alla radio e in televisione, pubblicità a tutta pagina su quotidiani francesi, manifesti, volantini da distribuire e, in un caso, l'occupazione dell'ufficio turistico cubano a Parigi (nell'aprile 2003).[9] Un tribunale di Parigi ha imposto a RSF il pagamento di 6.000 euro alla figlia ed erede di Alberto Korda per non aver rispettato il precedente divieto di usare la famosa (e protetta da copyright) fotografia di Ernesto "Che" Guevara. RSF si è definita "soddisfatta" di non aver ricevuto una sentenza più dura.[10][11] Il volto era stato sovrapposto da RSF a quello di un agente della CRS del maggio 1968, e il volantino distribuito all'aeroposto di Orly a turisti che si imbarcavano su aerei per Cuba. La figlia di Korda ha dichiarato a Granma, il giornale ufficiale del Partito Comunista Cubano, che "Reporter senza frontiere dovrebbero chiamarsi piuttosto Reporter senza princìpi".[12] Il 24 aprile 2003 RSf ha organizzato una manifestazione fuori dall'ambasciata cubana a Parigi.[13] A sua volta RSF è stata descritta come un'organizzazione "ultra-reazionaria" dal giornale Granma.[10] I rapporti tra RSF e il governo cubano sono molto tesi, in particolare dopo l'arresto nel 2003 di 75 dissidenti (27 giornalisti), tra i quali Raúl Rivero e Óscar Elías Biscet.

Un articolo del quotidiano indiano Frontline ha sottolineato che RSF "è sospettata di aver forti legami con i servizi segreti occidentali" e che Cuba "ha accusato Robert Meynard [sic], il capo del gruppo, di essere legato alla CIA".[14] RSF ha negato che la campagna contro Cuba sia legata a pagamenti ricevuti da organizzazioni anti-castriste[15], ma nel 2004 ha ricevuto 50.000 dollari dal gruppo di esuli cubani Center for a Free Cuba, fondato dal membro del Dipartimento di Stato Otto Reich.[9] RSF ha ricevuto sostanziosi finanziamenti da altre organizzazioni locali critiche di Fidel Castro, tra le quali l'International Republican Institute.[16]

Il giornalista Salim Lamrani ha accusato RSF di diffondere continuamente dichiarazioni contraddittorie e senza fonti sulla connettività a internet sull'isola di Cuba.[17]

Haiti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004 RSf ha diffuso un rapporto su Haiti in cui si descrive un "clima di terrore" diffuso tra i giornalisti critici del presidente Jean-Bertrand Aristide.[18]

Nell'agosto 2006 un articolo di CounterPounch ha accusato RSF di aver ignorato simili attacchi contro i giornalisti durante il governo di Latortue (2005-2006), tra cui quello contro Kevin Pina.[19] Pina ha dichiarato:

« È stato chiaro fin da subito che [RSF] e Robert Ménard non stavano agendo come guardiani obiettivi della libertà di stampa ad Haiti, ma piuttosto come attori protagonisti di quella che può essere descritta solo come una campagna di disinformazione contro il governo di Aristide. [...] Hanno diffuso false informazioni e rapporti distorti per creare un'opposizione interna al governo.[19] »

Venezuela[modifica | modifica wikitesto]

Le Monde diplomatique ha criticato l'atteggiamento di RSF nei confronti del presidente venezuelano Hugo Chávez, in particolare durante il fallito colpo di stato del 2002[20]. Ménard ha repicato che RSF aveva condannato anche il supporto dato dai media venezuelani ai golpisti contro Chávez[21]. RSF è stata criticata anche per aver sostenuto il canale filo-golpista Globovision, accusato di aver diffuso dati errati riguardo a un terremoto del 2009; secondo RSF, Globosivion sarebbe stata "duramente osteggiata dal governo"[22].

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'Observatoire de l'Action Humanitaire, da quando Robert Ménard è stato sostituito da Jean-François Juillard nel settembre 2008, RSF si è dedicata al controllo sulle violazioni della libertà di stampa non solo nelle "dittature del terzo mondo", ma anche in paesi sviluppati come la Francia. Allargando la sua area geografia di riferimento, RSF cerca di reagire alle critiche che l'accusano di concentrarsi soprattutto sui regimi di sinistra ostili agli Stati Uniti.[23]

Giornata mondiale per la libertà di espressione online[modifica | modifica wikitesto]

L'associazione ha indetto la prima "Giornata internazionale per la libertà di espressione online", da tenersi il 12 marzo 2012.

L'UNESCO, che inizialmente aveva garantito il suo patronato,ha in seguito ritirato la partecipazione all'iniziativa con la motivazione che "[RSF] ha pubblicato del materiale riguardante un certo numero di stati membri dell'UNESCO, di cui l'UNESCO non era stato informato e che l'UNESCO non sostiene", e che "il logo dell'UNESCO è posizionato in modo tale da indicare che l'Organizzazione sostiene le informazioni presentate". RSF ha risposto con un comunicato stampa in cui sosteneva che "l'UNESCO ha ritirato il suo supporto alla campagna perché molti dei paesi inclusi nella lista dei nemici di internet, pubblicata da organizzazioni non governative, hanno fatto pressione per costringerlo".[24]

Altre ONG "senza frontiere"[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liberta’ di stampa: il 2012 in cifre: 88 giornalisti e 47 cittadini-giornalisti uccisi, l’anno peggiore per i giornalisti dalla prima pubblicazione del bilancio annuale di Rep...
  2. ^ Keeping Watch Around the World. URL consultato il 10 novembre 2012.
  3. ^ Who we are ?. URL consultato il 9 novembre 2012.
  4. ^ F. William Engdhal, The 'Evil Guys List'? 'Free Journalism' in the Service of US Foreign Policy, http://www.globalresearch.ca. URL consultato il 9 novembre 2012.
  5. ^ Predators of freedom of information. URL consultato il 9 novembre 2012.
  6. ^ SourceWatch. URL consultato il 9 novembre 2012.
  7. ^ PR Watch. URL consultato il 9 novembre 2012.
  8. ^ a b Jean-Noël Darde, Quand Robert Ménard, de RSF, légitime la torture, Rue 89, 26 agosto 2007 (FR)
  9. ^ a b c d Reporters Without Borders Unmasked, CounterPunch, 17 maggio 2005.
  10. ^ a b c Reporters Without Borders ordered to pay 6,000 euros to Korda's heir over use of Che photo, Cubanet.org, 10 marzo 2004.
  11. ^ (ES) RSF y la foto del "Che", BBC, 11 marzo 2004.
  12. ^ Pedro de La Hoz, Ménard trasquilado – Tribunal francés prohíbe utilización espuria de imagen del Che en campaña mediática anticubana, Granma, 11 luglio 2003 (ES) .
  13. ^ Quand Castro disparaîtra, France 5 (FR) .
  14. ^ John Cherian, Trouble in Tibet, Frontline, 29 marzo 2008.
  15. ^ Why We Take so Much Interest in Cuba, Reporters Without Borders, 8 luglio 2005.
  16. ^ Maurice Lemoine, Coups d'Etat sans frontières, Le Monde diplomatique, Agosto 2002 (FR) .
  17. ^ Salim Lamrani, Reporters Without Borders' Lies about Cuba, Centre for Research on Globalisation, 2 luglio 2009.
  18. ^ Reporters Without Borders Annual Report 2004 – Haiti, Reporters Without Borders, 2004. URL consultato il 25 gennaio 2010.
  19. ^ a b Reporters Without Borders and Washington's Coups in CounterPunch, 1º agosto 2006. (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2011).
  20. ^ Maurice Lemoine, Coups d'Etat sans frontières, Le Monde diplomatique (FR) .
  21. ^ Reporters sans frontières, Monde-diplomatique.fr. URL consultato il 31 luglio 2012.
  22. ^ Reporters Without Borders' Lies about Venezuela, Axis of Logic, 27 giugno 2009.
  23. ^ Reporters Without Borders, Observatoire de l'Action Humanitaire, 29 settembre 2010. "Depuis que Jean-François Julliard a remplacé Robert Ménard en septembre 2008, l’association [...] ne s’occupe plus seulement des violations des droits de la presse dans les dictatures du tiers-monde et couvre aussi des pays développés comme la France. Un pareil élargissement géographique permet notamment à l’association de réagir aux critiques qui l’accusaient de trop se focaliser sur les régimes de gauche hostiles aux Etats-Unis."
  24. ^ UNESCO withdraw patronage to Reporters Without Border, Mathaba.net, 13 marzo 2008. URL consultato il 3 marzo 2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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