Mahmud Ahmadinejad

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Mahmud Ahmadinejād
Mahmoud Ahmadinejad 2012.jpg

Presidente dell'Iran
Durata mandato 3 agosto 2005 –
3 agosto 2013
Predecessore Mohammad Khatami
Successore Hassan Rouhani

Sindaco di Teheran
Durata mandato 20 giugno 2003 –
3 agosto 2005
Predecessore Hassan Malekmadani
Successore Mohammad-Bagher Ghalibaf

Governatore della Provincia di Ardabil
Durata mandato 1º maggio 1993 –
28 giugno 1997
Predecessore Hossein Taheri
Successore Javad Negarandeh

Segretario Generale del Movimento dei paesi non allineati
Durata mandato 30 agosto 2012 –
3 agosto 2013
Predecessore Mohamed Morsi
Successore Hassan Rouhani

Dati generali
Partito politico Alleanza dei Costruttori dell'Iran Islamico
Alma mater Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia
Firma Firma di Mahmud Ahmadinejād

Mahmud Ahmadinejād (persiano: محمود احمدی‌نژاد‎, ascolta[?·info]; Aradan, 28 ottobre 1956) è un politico e ingegnere iraniano, sesto Presidente della Repubblica islamica dell'Iran dal 3 agosto 2005 al 3 agosto 2013. Viene considerato un conservatore laico, ma in linea con l'indirizzo religioso del regime iraniano.

Politicamente è un membro del Consiglio Centrale degli Ingegneri della Società Islamica[1] e gode di un importante appoggio politico per parte dell'Alleanza dei Costruttori dell'Iran Islamico, chiamata anche Abadgaran.

Prima di diventare presidente è stato professore all'Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia di ingegneria civile e sindaco di Teheran.

Si è reso noto per le sue idee anti-sioniste nonché per le sue posizioni anti-americane e anti-occidentali.

Biografia e prima carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Ahmadinejād è nato il 28 ottobre 1956 nel villaggio di Aradan, in provincia di Garmsar, nella regione di Semnan, quartogenito di sette figli. Il suo nome originario era Mahmud Saborjhiān o Mahmud Sabaghiān. Si è trasferito con la famiglia a Teheran quando aveva un anno.

Il padre, di nome Ahmad, era stato barbiere, fruttivendolo e fabbro. Insegnò a Mahmud fin da piccolo il Corano e lo educò alla fede sciita.
Il padre cambiò cognome alla famiglia all'atto di trasferirsi dalla campagna a Teheran, per evitare discriminazioni, in quanto tale cognome è tipico del mondo contadino oltre a essere usuale fra gli ebrei iraniani, il che avrebbe indicato l'origine ebraica della famiglia[2]. Il cognome scelto, Ahmadinejād, significa "della stirpe di Aḥmad" che, a parte il chiaro riferimento al padre del futuro Presidente, è anche uno dei nomi di Maometto.

Sua madre, Khanom, godeva del titolo onorifico di "Seyyede", attribuito a coloro che sono ritenuti, in seno allo sciismo, i discendenti di sangue del profeta Maometto.

Nel 1976 Maḥmud partecipa al concorso dell'università nazionale dell'Iran: viene classificato 132º su 400.000 partecipanti e, pertanto, viene ammesso alla facoltà di Ingegneria civile dell'Università Iraniana della Scienza della Tecnologia.

Iscritto alla laurea di secondo livello (Master of Science secondo la classificazione anglosassone) nel 1986 presso la sua università, si è iscritto al dottorato in ingegneria civile e pianificazione dei trasporti pubblici nel 1989, che ha conseguito nel 1997.

Ha lavorato anche come insegnante d'ingegneria, prima di dedicarsi esclusivamente alla carriera politica.

Attualmente è sposato con 3 figli, due maschi e una femmina.

Prima carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1979 svolge il ruolo di capo rappresentante dell'Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia (IUST), presso cui studiava, alle riunioni studentesche non ufficiali, in cui occasionalmente interveniva l'Ayatollah Khomeini. A queste riunioni prendevano parte anche i fondatori del primo Ufficio per la regolamentazione dell'unità (daftar-e taḥkīm-e vahdat), l'organizzazione studentesca che partecipa all'occupazione dell'ambasciata degli Stati Uniti, da cui scaturisce la presa di ostaggi statunitensi, avvenimento che si usa prendere come termine finale delle fino ad allora amichevoli relazioni diplomatiche fra i due Paesi. Maḥmud fa parte di questa organizzazione, che contribuisce ad attuare una politica di controllo nei confronti della potenziale dissidenza studentesca.

Nel corso degli anni ottanta ricopre alcune cariche amministrative nella provincia dell'Azerbaigian occidentale (ricopre il ruolo di governatore non eletto delle locali città di Maku e Khoy) e opera nell'Intelligence e nel servizio di sicurezza dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, anche noti come Pasdaran; il suo consigliere Mojtaba Samareh Hāshemi affermò che egli aveva operato non in quanto membro dei Guardiani della Rivoluzione ma come collaboratore volontario.

Più precisamente nel 1986 Ahmadinejād si offre volontario per prender parte all'addestramento delle forze speciali dei Pasdaran. Gli viene attribuito allora un posto da ufficiale nella guarnigione di Ramażan, stazionata in prossimità di Kermanshah. Tale guarnigione aveva l'incarico di effettuare «operazioni extra-territoriali»: numerosi rapporti suggeriscono che Ahmadinejād fosse all'epoca incaricato dell'eliminazione di dissidenti in Iran e all'estero e che avesse partecipato a tal fine a operazioni segrete nella regione irachena di Kirkuk. Avrebbe inoltre partecipato a episodi di torture inflitte a prigionieri nella prigione di Evin a Teheran. Ahmadinejād diviene in seguito uno degli ufficiali superiori dell'unità d'élite Qods (Gerusalemme), sempre in seno ai Pasdaran. Secondo alcuni rapporti partecipa a numerosi omicidi politici in Vicino Oriente e in Europa, fra cui quello del leader curdo ʿAbd al-Rahmān Qāssemlu (Gassemlou) a Vienna nel luglio del 1989[3]. Diviene anche capo ingegnere della VI Armata dei Guardiani della Rivoluzione.

Alla fine del conflitto tra Iran e Iraq, durato tra il 1981 e il 1988, alcuni basiji (volontari) dei Pasdaran, di cui faceva parte Ahmadinejād, rivendicarono un ritorno ai valori morali dei primi giorni della rivoluzione khomeinista in voluto contrasto con la percepita corruzione di certi non nominati loro capi, che si sarebbero arricchiti incamerando illegittimamente beni confiscati durante la Rivoluzione Islamica, oppure svolgendo un ruolo fondamentale nel mercato nero in tempo di guerra[4]. Ahmadinejād non ha celato il suo attaccamento ai valori del Basij: egli appare regolarmente vestito d'un foulard nero e bianco, caratteristico dei basiji, e parla spesso in termini positivi della «cultura basij» e del «potere basij»[5]. I basiji gli dimostreranno il loro sostegno nel corso degli incidenti esplosi all'indomani delle elezioni presidenziali del giugno del 2009.

Nel 1993, dopo aver ricoperto per un biennio il ruolo di consigliere presso il governatore della provincia del Kurdistan, è nominato governatore della provincia di Ardabil: ricopre tale ruolo sino al 1997.

Elezione a sindaco di Teheran[modifica | modifica sorgente]

Nel 2003 si presenta alle elezioni di sindaco di Teheran come membro dell'Alleanza dei Costruttori dell'Iran Islamico. Il 3 maggio 2003 viene eletto con un'affluenza alle urne pari al 12% della cittadinanza. Ricopre tale incarico fino al 28 giugno 2005. Rinuncia alla sua carica di sindaco dopo la sua elezione alla Presidenza dell'Iran. La sua rinuncia è accettata il 28 giugno 2005 e il Consiglio Comunale, con 8 voti su 15, nomina al suo posto Mohammad Bagher Ghalibaf, che diviene il dodicesimo sindaco di Teheran.

Come sindaco di Teheran, Ahmadinejād è incluso in una lista di 65 finalisti per il riconoscimento di "Sindaco dell'Anno 2005"[6] tra 550 sindaci nominati, di cui solo 9 provenivano dall'Asia. Durante la sua attività di sindaco, ha revocato molte riforme attuate dai precedenti sindaci, considerati "moderati" e "riformisti". Secondo i critici, una delle modifiche più significative sarebbe stata quella della creazione di ascensori distinti per gli utenti di sesso maschile e per quelli di sesso femminile negli uffici del comune[7]. Costoro hanno criticato anche la sua proposta di seppellire nelle principali piazze di Teheran i corpi dei soldati caduti nella guerra Iran-Iraq, presentati come martiri.

Ahmadinejad ha accolto il presidente venezuelano Hugo Chavez durante la sua visita a Teheran nel 2004 con l'inaugurazione di una statua di Simon Bolivar, eroe nazionale venezuelano, nel parco Goft-o-gou.

In qualità di sindaco di Teheran, diventa anche direttore del quotidiano Hamshahri, allontanando l'editore Mohammad Atrianfar e sostituendolo con Alireza Sheikh-Attar. Come tale licenzia il giornalista Sheikh-Attar il 13 giugno 2005, pochi giorni prima delle elezioni presidenziali, per non averlo sostenuto nella sua campagna per ottenere questa carica[8], rimpiazzando Sheikh-Attar con Ali Asghar Ash'ari, ex-Vice Ministro della Cultura e dell'Orientamento Islamico durante il mandato ministeriale di Mostafa Mirsalim. Licenzia anche Nafiseh Kuhnavard, uno dei giornalisti dell'Hamshahri, per aver chiesto a Khatāmi notizie circa le "linee rosse" del regime e le agenzie parallele e illegali dell'intellighenzia: una domanda che Ahmadinejād considerò inappropriata. Kuhvanard è stato successivamente accusato dagli elementi più radicali islamici di spionaggio a favore della Turchia e della Repubblica dell'Azerbaijan[9].

È noto che Ahmadinejād ha avuto modo di polemizzare con Khatāmi, che allora lo ostacolava nel partecipare agli incontri del Consiglio dei ministri: un privilegio di solito esteso anche ai sindaci di Teheran. Critica pubblicamente Khatāmi di ignorare i problemi quotidiani della cittadinanza.

Carriera politica come presidente[modifica | modifica sorgente]

Elezione alla presidenza del 2005[modifica | modifica sorgente]

È eletto presidente dell'Iran il 24 giugno 2005, al secondo turno delle elezioni presidenziali, battendo il rivale, il presidente uscente hojjatoleslam Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. Vince con il 61,69% dei voti dei circa 28 milioni di votanti.

Rafsanjāni aveva vinto il primo turno di votazioni, mentre Ahmadinejād si era assicurato il 19,48% dei voti, divenendo lo sfidante di Rafsanjāni nel ballottaggio finale. L'inattesa vittoria di Ahmadinejād fu attribuita dagli osservatori alla popolarità del suo semplice stile di vita e al fatto di essere stato presentato come il difensore dei ceti meno agiati, come un modello di integrità religiosa e come un politico estraneo alla corruzione.

Le elezioni sono contestate per la mancata ammissione di circa 1.000 candidati dal Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione: costoro avevano consentito infatti solo sette candidature alla presidenza. Ciò aveva attirato critiche in quanto i criteri per l'ammissione alla candidatura, secondo alcuni, erano stati interpretati e applicati in modo non imparziale[10].

Inoltre Mehdi Karrubi, un candidato riformista che si era piazzato al terzo posto nell'elezione, accusa il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione iraniana e le forze della milizia del Basij di essere state mobilitate a favore di Ahmadinejād per condizionarne illegalmente l'elezione. Egli ha affermato che tra i cospiratori vi sarebbe stato Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema, l'Ayatollah Khamenei.
Khamenei scrive a Karrubi affermando che le sue accuse erano "al di sotto della sua dignità" e che "ne sarebbe derivata una crisi" per l'Iran, che egli non avrebbe permesso. Per tutta risposta, Karrubi si è dimesso da tutti i suoi incarichi politici, incluso quello di consigliere della Guida Suprema dell'Iran e di membro del Consiglio per il Discernimento: incarichi cui era stato nominato direttamente da Khamenei[11].

Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, il rivale di Ahmadinejād al secondo turno, sostiene anch'egli che vi erano stati interventi "ingiusti" per condizionare le votazioni a favore di e conferma quanto denunciato da Karrubi[12]. Egli parla di "sporchi trucchi" che avevano condotto "illegalmente" Ahmadinejād alla Presidenza e afferma che il suo ricorso per quanto verificatosi nell'elezione sarebbe stato fatto unicamente a "Dio", raccomandando ai suoi sostenitori di accettare i risultati comunque prodottisi e di "assistere" il neo-Presidente eletto.

Alcuni gruppi politici, incluso il partito riformista del Fronte di Partecipazione dell'Iran Islamico (FPII), hanno denunciato il fatto che Ahmadinejād aveva ricevuto sostegno illegale e informazioni dai supervisori alle elezioni scelti dal Consiglio dei Guardiani, i quali invece sarebbero dovuti restare neutrali in base alla legge elettorale[13].

Nonostante tutto questo, diventa presidente dell'Iran il 3 agosto 2005, ricevendo l'approvazione della Guida Suprema, l'ayatollāh Ali Khamenei. Durante la cerimonia d'insediamento bacia la mano di Khamenei, diventando il primo presidente iraniano a baciare la mano di Khamenei e il secondo presidente iraniano a baciare la mano di una Guida Suprema (il primo era stato Mohammad Ali Rajai, che aveva baciato la mano dell'Ayatollah Khomeini).

Tale atto viene attribuito al sostegno che Khamenei ha sempre dimostrato verso Ahmadinejad[14].

Elezione alla presidenza del 2009[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni presidenziali iraniane del 2009.

Il 23 agosto 2008, la Guida Suprema Ali Khamenei annunciò che vedeva "Ahmadinejad come presidente per i prossimi cinque anni", un commento interpretato come un sostegno favorevole per la rielezione di Ahmadinejad. Secondo l'organismo per le elezioni dell'Iran, 39.165.191 persone hanno espresso il proprio voto il 12 giugno 2009. Ahmadinejad ha vinto con 24.527.516 voti (62,63%). Secondo è stato Mir-Hossein Mousavi, che ha ottenuto 13.216.411 (33,75%) voti. L'elezione ha attirato un interesse pubblico senza precedenti in Iran[15]. Durante le elezioni ci sono state proteste per presunti brogli elettorali da parte dei sostenitori di Mir-Hossein Mousavi[16]. L'Ayatollah Ali Khamenei ha formalmente approvato Ahmadinejad come presidente il 3 agosto 2009, e Ahmadinejad ha prestato giuramento per un secondo mandato, il 5 agosto 2009[17].

Atti come presidente[modifica | modifica sorgente]

Nel primo annuncio dopo la sua elezione invita i funzionari statali a non affiggere le sue fotografie e immagini negli uffici governativi e a usare solamente le immagini e le foto dell'Ayatollah Khomeini e dell'Ayatollah Khamenei.

Completa le cerimonie necessarie per diventare presidente il 6 agosto, quando presta giuramento dinanzi al Majles di proteggere la religione ufficiale dell'Iran (l'Islam nella sua accezione sciita), la Repubblica Islamica e la sua costituzione. Nel frattempo, dal 3 al 6 agosto, le funzioni di presidente sono svolte dal Primo Vicepresidente di Khatāmi, Mohammad Reza Aref.

Il primo significativo impegno legislativo a essere assunto dal nuovo governo è stata la costituzione di un Fondo di 12 trilioni di riyāl (1,3 miliardi di dollari statunitensi), chiamato "Fondo dell'amore dell'imam Reża", così chiamato in onore di uno degli Imam sciiti. Utilizzando le rendite iraniane del petrolio, l'intento del Fondo è quello di aiutare i giovani a trovare lavoro, a sposarsi e a trovare un'abitazione.

Ahmadinejād ha avviato intense relazioni diplomatiche con la Russia, creando un dipartimento a ciò dedicato verso la fine del 2005. Ha lavorato con Vladimir Putin per risolvere la crisi nucleare in Iran verificatasi in seguito e sia Putin sia Ahmadinejād hanno espresso il desiderio di cooperare insieme sul Mar Caspio[18].

All'inizio del dicembre 2006 è accusato di aver violato taluni precetti del Corano, guardando alcune ballerine senza velo che si esibiscono alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi asiatici in Qatar, finendo così sotto inchiesta.

Le elezioni presidenziali del 13 giugno 2009 lo hanno riconfermato nella sua carica, anche se la correttezza delle operazioni di voto è stata oggetto di contestazione da parte dell'opposizione: nei giorni successivi alle elezioni si sono tenute numerose manifestazioni di protesta che hanno visto la partecipazione di milioni di persone. Tali manifestazioni sono state duramente represse dal governo con la conseguente morte di un indefinito numero di manifestanti.

Immagine politica e posizioni politiche sostenute durante la campagna elettorale e la presidenza[modifica | modifica sorgente]

Ahmadinejād tende a presentarsi al suo elettorato come un uomo semplice, che conduce una vita modesta: ad esempio si dice che da presidente dell'Iran abbia a lungo resistito all'idea di abbandonare la sua casa familiare in favore di un palazzo adeguato al suo ruolo e che abbia rifiutato l'uso dell'aereo presidenziale, preferendogli un aereo cargo. Tende a presentarsi anche come un uomo pio e un islamico devoto.

Nella sua campagna presidenziale del 2005, ebbe un approccio populista, con grande enfasi data al suo semplice stile di vita. Per questo motivo, si paragonò a Mohammad Ali Rajai — il secondo Presidente dell'Iran —, dichiarazione che sollevò obiezioni da parte della famiglia di Rajāi. Affermò di voler "mettere sulle tavole del popolo i profitti del petrolio", ovvero di voler operare per una redistribuzione delle ricchezze derivanti dalla vendita del petrolio.

Sostenne di voler creare in Iran un "governo esemplare per i popoli del mondo", secondo il motto di "è possibile e possiamo farlo", slogan da lui usato nel corso della campagna elettorale. Si autodefinì un "fondamentalista" ovvero un politico che si ispira ai fondamenti dell'Islam e della originaria rivoluzione islamica in Iran.

Ahmadinejād ha inviato segnali discordanti all'opinione pubblica internazionale circa i suoi progetti presidenziali. Secondo alcuni osservatori negli Stati Uniti, questa linea sarebbe stata studiata e mantenuta anche successivamente durante la sua presidenza per ottenere i consensi sia dei conservatori religiosi, sia delle classi meno agiate. In particolare è stato l'unico tra i candidati delle elezioni presidenziali a esprimersi apertamente contro gli Stati Uniti d'America e l'ONU: in un'intervista concessa alla radiotelevisione nazionale iraniana pochi giorni prima delle elezioni dichiarò che le Nazioni Unite erano "unilateralmente schierate contro l'Islam" e si oppose al potere di veto dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dichiarando che "non è giusto che pochi Stati possano imporre il loro veto a decisioni di carattere globale. Se un tale privilegio deve continuare a esistere, allora deve essere esteso anche al mondo dell'Islam, la cui popolazione ha raggiunto quasi il miliardo e mezzo di persone".

Si è fatto sostenitore di un programma nucleare iraniano, che persegue attivamente sotto la sua successiva presidenza, accusando, con chiaro riferimento agli Stati Uniti e ai suoi sostenitori, "alcuni poteri arroganti" di tentare di fermare lo sviluppo industriale e tecnologico dell'Iran in questo e in altri settori.

Ha affermato il fatto di aver sviluppato un esteso programma per la lotta al terrorismo, con l'obiettivo di migliorare le relazioni estere dell'Iran e per stringere buoni rapporti con gli Stati confinanti. Tale dichiarazione ha suscitato perplessità in chi ricorda come l'Iran sia uno tra i più accreditati finanziatori di Hezbollah, l'organizzazione paramilitare libanese, ritenuta terrorista da vari Stati, tra cui Israele e gli Stati Uniti[19]

Dopo la sua elezione ha dichiarato che "Grazie al sangue dei martiri una nuova rivoluzione islamica è sorta ed è la rivoluzione islamica del 1384 (l'anno in corso in Iran, secondo il calendario dell'Egira[20]), che se Dio vorrà, taglierà le radici dell'ingiustizia nel mondo" e che "presto l'onda della rivoluzione islamica raggiungerà il mondo intero"[21].

Ha anche sostenuto di voler mettere fine al problema relativo ai visti d'ingresso per i cittadini appartenenti agli Stati della regione, dicendo che "la gente dovrebbe visitare liberamente qualsiasi posto desideri. La gente dovrebbe avere la libertà di compiere i propri pellegrinaggi e i propri viaggi" ("People should visit anywhere they wish freely. People should have freedom in their pilgrimages and tours").

Scontro con Khamenei[modifica | modifica sorgente]

Ahmadinejad combina la visione mistica iraniana con un approccio riformista, cosa che l'ha condotto negli ultimi anni di presidenza a uno scontro con la fazione più conservatrice guidata da Ali Khamenei. L'ayatollah Mesbah Yazdi, consigliere spirituale di Ahmadinejad, guida il movimento religioso Hojatiye che sviluppa l’idea del misticismo e dell’attesa dell’arrivo dell’Imam Nascosto e condanna duramente i capitali finanziari come male della contemporaneità. Ahmadinejad ha incoraggiato l’aumento della partecipazione delle donne nella politica iraniana ed eletto donne alle più alte cariche politiche. Nel novembre 2010 ha pregato pubblicamente nella moschea di Jamkaran a Qom, che è considerata nella tradizione sciita il luogo dove è possibile comunicare direttamente con l’Imam Nascosto; dopo di che ha sostituito il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki (vicino a Khamenei) con Ali Akbar Salehi e ha cercato di licenziare il ministro dell'Intelligence Heidar Moslehi, ma è stato bloccato da Khamenei. Da allora diverse personalità vicine ad Ahmadinejad sono state oggetto di attacchi della stampa o indagini giudiziarie: il vicepresidente Hamid Baqaei è stato sospeso dalle cariche pubbliche per quattro anni, l'assistente personale di Ahmadinejad e suo probabile delfino alla presidenza Kazem Kiapasha è stato arrestato[22].

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Ahmadinejād, Israele e gli ebrei[modifica | modifica sorgente]

Durante la conferenza internazionale Il mondo senza sionismo, tenutasi nell'ottobre 2005, Mahmud Ahmadinejād, citando Khomeini, ha affermato, con riferimento allo Stato di Israele: «... questo regime occupante Gerusalemme è destinato a scomparire dalla pagina del tempo... »[23]. Il giorno successivo a questa dichiarazione il Primo ministro di Israele Ariel Sharon ha chiesto l'espulsione dell'Iran dalle Nazioni Unite, mentre il ministro degli Esteri Silvan Shalom ha richiesto una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Fu accolta quest'ultima proposta: in quell'incontro tutti i 15 membri del Consiglio condannarono le affermazioni di Ahmadinejād. Kofi Annan si disse costernato per i commenti e ribadì gli obblighi dell'Iran verso le Nazioni Unite e il diritto all'esistenza di Israele.

Ahmadinejād ha riaffermato questa posizione il 28 ottobre 2005, senza ritrattare la sua precedente dichiarazione. Ulteriori affermazioni in tal senso sono state fatte in alcune interviste[24] rilasciate in occasione del congresso della FAO[25] svoltosi a Roma in data 3 giugno 2008: «...per quanto concerne le atrocità israeliane nei territori occupati, il regime criminale che sta sfruttando la ricchezza dell'oppressa nazione palestinese e sta uccidendo innocenti da 60 anni, ha raggiunto la sua fine e sparirà dalla scena politica...» («...as to the Israeli atrocity in the occupied lands, the criminal regime which has been plundering the wealth of the oppressed Palestinian nation and has been murdering innocent people in the past 60 years, has reached its end and will disappear from the political scene...»)[26]. Tali dichiarazioni hanno suscitato proteste di varie parti politiche in Italia e all'estero.

Le dichiarazioni di Ahmadinejād hanno aumentato la diffidenza e i pregiudizi degli iraniani non-ebrei[27].

Durante la Conferenza internazionale sul razzismo denominata "Durban II", tenutasi a Ginevra il 20 aprile 2009, la presenza di Ahmadinejād, accusato di antisemitismo razzista, ha portato alla decisione da parte di Italia, Belgio, Israele, Germania, Canada, Stati Uniti di non prendervi parte. Gli Stati Uniti, Israele, il Canada, l'Australia e l'Ita­lia avevano già deciso di non partecipare alla Conferenza, anche quale effetto della prima conferenza di Durban del 2001 -Conferenza mondiale contro il razzismo- e delle ridotte garanzie offerte in sede di lavori preparatori. Israele ha reagito inoltre alla sua presenza richiamando in patria il proprio ambasciatore in Svizzera. Ban Ki-Moon ha criticato apertamente la scelta di questi paesi, ritenendola poco costruttiva. Durante la conferenza stampa alcune frasi pronunciate da Ahmadinejād su Israele hanno portato all'abbandono dell'aula da parte di alcuni paesi dell'unione europea[28] mentre altri come il Vaticano hanno scelto di appoggiare la linea della libertà di espressione[29]. Questi accusò Israele di aver consolidato un governo razzista in Vicino Oriente dopo il 1945, utilizzando l'"aggressione militare per privare della terra un'intera nazione, sotto il pretesto della sofferenza degli ebrei", e invitando "immigrati dall'Europa, dagli Stati Uniti e dal mondo dell'Olocausto per stabilire un governo razzista nella Palestina occupata". Alcuni delegati sostennero con applausi la critica del Presidente Iraniano contro Israele e quegli Stati occidentali "rimasti in silenzio di fronte ai crimini commessi da Israele a Gaza" e per l'inadeguatezza della struttura e dei lavori delle Organizzazioni internazionali[30].

Repressione delle contestazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni presidenziali iraniane del 2009 e Rivolta iraniana.

Durante il governo Ahmadinejad, sono state duramente represse numerose manifestazioni di protesta di stampo principalmente studentesco: i casi più noti sono stati la repressione delle manifestazione organizzate per il 9 luglio 2007 in occasione dell’ottavo anniversario della strage compiuta il 9 luglio 1999 dalle forze dei Pasdaran nei dormitori delle università di Teheran[31] e gli scontri di piazza tenutesi per settimane per le vie di Teheran tra numerosi contestatori e le forze del governo in occasione delle elezioni del 2009[32].

Nei mesi successivi il governo ha represso ulteriori manifestazioni con arresti di migliaia di persone, alcune condanne a morte e alcuni morti[33][34]; in particolare ha bandito dal paese numerose istituzioni straniere, tra cui mezzi di informazione e organizzazioni per i diritti umani[34][35].

Crisi economica[modifica | modifica sorgente]

Sotto il profilo economico, la politica di Ahmadinejad è considerata un fallimento da alcuni osservatori politici come Edward Luttwak e il presidente è stato accusato di aver condotto la Repubblica islamica alla rovina finanziaria[36].

Le sanzioni, comminate dall'ONU durante il governo Ahmadinejād in risposta ai timori legati al temuto sviluppo di armi nucleari da parte dell'Iran, hanno determinato lo scarseggiare di molti generi di prima necessità, ma anche di alcuni beni di lusso.

A causa del blocco degli scambi iraniani, conseguente all'applicazione delle sanzioni, l'Iran, quarto estrattore di petrolio al mondo, raziona la benzina perché, vista la mancanza in patria di tecnologie adeguate alla lavorazione del pesante greggio iraniano, s'incontrano difficoltà non di poco conto nel farla raffinare all'estero[37]. Per via di questa situazione l'inflazione, che al tempo dello Scià Reza Pahlavi era del 12-15% ora arriva al 25-30%. In aggiunta a ciò, numerose aziende hanno ottenuto il monopolio degli appalti e delle commesse governative, a prescindere dalla loro efficienza e produttività, per effetto della corruzione dei pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione), il che contribuisce al declino economico del paese.

Nel dicembre 2008, Ahmadinejād aveva annunciato che il suo governo aveva stabilito un piano di salvataggio che avrebbe consentito alle classi socio-economiche più deboli di rimettersi in piedi. La promessa del presidente iraniano, tuttavia, si è rivelata falsa. All'inizio della settimana, il quotidiano riformista iraniano Saramiya ha riferito che Ahmadinejād ha esaurito il fondo di riserva iraniano per gli aiuti ai poveri del paese. Ciò costituisce un problema se si considera il fatto che Ahmadinejād ha vinto la competizione presidenziale sulla base di promesse fatte durante la campagna elettorale che lo impegnavano a migliorare il tenore di vita delle basse classi sociali. Secondo una relazione, Ahmadinejād sarebbe riuscito "irresponsabilmente e illegalmente" a sprecare $ 140 miliardi[38].

In particolare, nel febbraio 2009 dopo che la Suprema Corte dei Conti dell'Iran aveva riferito che $1.058 miliardi di surplus dei conti petroliferi nel bilancio del 2006-2007 non erano stati incassati dal Tesoro iraniano[39][40], il Presidente del Parlamento ( Majles ), Ali Larijani, impose ulteriori certificazioni di bilancio per assicurarsi che i fondi entrassero al più presto possibile nelle disponibilità del Tesoro iraniano[41]. Ahmadinejad criticò la Corte dei Conti per quelle che egli qualificò come "sue carenze", "incitando il popolo - come afferma il rapporto - contro il governo[42]. Hamidreza Katouzian riferì per la Commissione parlamentare per l'Energia, che "Il governo ha speso $5 miliardi per importare carburante, 2 miliardi di dollari USA in più della somma che il Parlamento aveva autorizzato. Katouzian citò il ministro del Petrolio iraniano, Gholam-Hossein Nozari, che aveva affermato che il Presidente Mahmud Ahmadinejad aveva disposto l'acquisto extra[43].
Nel febbraio del 2009 il Centro di Ricerca parlamentare ha riferito che l'Iran fronteggiava un deficit di bilancio di circa 44 miliardi di dollari statunitensi nell'anno finanziario (che comincia a marzo)[44]. Ahmadinejād respinse il Rapporto e disse: il bilancio statale non presenta deficit.

Dibattito tra il Parlamento e Ahmadinejād
soggetto Relazione parlamentare Punto di vista di Ahmadinejād
Deficit di bilancio (2009-2010) $44 miliardi bilancio senza alcun deficit
rendite petrolifere mancanza di $1,058 miliardi derivanti da rendite petrolifere "Il Ministero del Petrolio non riceva un singolo dollaro proveniente da rendite petrolifere, dal momento che gli introiti sono direttamente depositati nel conto esteri della Banca Centrale"
importazione di petrolio $2 miliardi di carburante importato illegalmente nessuna azione illegale è stata commessa
riserve del cambio con l'estero fondi prelevati illegalmente dalle riserve del cambio con l'estero "Nessuno nel Paese ha il diritto di spendere illegalmente anche un solo dollaro delle riserve"[40]

Perplessità concernenti il programma nucleare iraniano[modifica | modifica sorgente]

Con Ahmadinejād l'Iran ha inaugurato un proprio programma nucleare. Questo ha destato perplessità tra gli osservatori internazionali per via del timore che l'Iran diventi una potenza atomica e che sviluppi bombe atomiche per fini bellici, con particolare riferimento alla distruzione dello Stato d'Israele. L'Iran ha più volte ribadito invece che il suo è un programma di produzione di energia a fini esclusivamente pacifici ma le difficoltà frapposte all'azione di controllo dell'AIEA fanno dubitare gli osservatori che quelle tranquillizzanti dichiarazioni rispondano del tutto a verità.

In risposta al programma nucleare iraniano l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha approvato a più riprese sanzioni di varia natura nei suoi confronti[45][46]. Nel giugno 2010 anche gli Stati Uniti d'America dell'amministrazione Obama hanno approvato sanzioni unilaterali verso l'Iran[46]. Ahmadinejād, a fronte delle proteste e delle sanzioni internazionali, ha risposto che l'Iran proseguirà comunque con il proprio programma nucleare[47].
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe pianificato un attacco militare di Israele contro i siti nucleari dell'Iran, prima delle elezioni statunitensi del 4 novembre, incontrando forti resistenze nel partito del Likud e dei vertici militari e dei servizi segreti[48](dettagli del piano di attacco svelati da un blogger israeliano il 15 agosto, in tre fasi: isolamento mediatico, missili con bombe di profondità, e con testate tradizionali).
L'11 settembre, viene reso pubblico il messaggio di Cameron, che chiede a Israele di evitare azioni unilaterali contro l'Iran, messaggio portato da un suo consigliere a Gerusalemme nel corso di una visita segreta a fine agosto, di cui ha dato notizia[49].
A partire dal 13 settembre, altri quotidiani vicini ai democratici (oltre al New Yorker, New York Times, Huffingtonpost,) dichiarano che Obama non deve coinvolgere gli Stati Uniti in altri conflitti, accusato dalla destra di non avere una politica estera e di mettere a rischio la sicurezza di Israele per piccole valutazioni elettorali e di politica interna.
Il 22 settembre davanti all'AIPAC, Obama ammette la possibilità di un intervento militare americano contro la Siria, se questa impiegherà armi chimiche contro la popolazione civile, fatto che porterebbe l'Iran a perdere l'unico alleato nell'area e all'isolamento militare (con forti interscambi commerciali con Russia e Cina).

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Collare dell'Ordine del Liberatore - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine del Liberatore
— Venezuela

[senza fonte]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hamshahri
  2. ^ Mahmoud Ahmadinejad revealed to have Jewish past - Telegraph
  3. ^ (EN) Mahmoud Ahmadinejad sul sito Globalsecurity.org, accesso del 25/02/2008
  4. ^ (EN) Abbas Milani, «Pious Populist. Understanding the rise of Iran's president» [archive], Boston Review, novembre - dicembre 2007
  5. ^ Matthias Kuntzel, Ahmadinejad's Demons.
  6. ^ World Mayor: The 2005 contest
  7. ^ [1]
  8. ^ IRAN Doing Business and Investing in Iran Guide, USA International Business Publications, Washington DC, USA, pag. 43. La pagina esatta è visionabile a http://books.google.it/books?id=RPgcXWlm8oUC&pg=PA43&lpg=PA43&dq=Alireza+Sheikh-Attar+fired&source=bl&ots=lVn_cOmCzT&sig=3kpUSUQk8lvMCq7P86oGm3eIQ6g&hl=it&ei=O3YoTKb1DobbsAaz7cH1DQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=3&ved=0CB8Q6AEwAg#v=onepage&q=Alireza%20Sheikh-Attar%20fired&f=false
  9. ^ http://www.freebatebi.com/index.php?subaction=showfull&id=1098623651&archive=1099862786&start_from=&ucat=&do=archives
  10. ^ Wright, Robin, Dreams and Shadows: the Future of the Middle East, Penguin Press
  11. ^ Gooya
  12. ^ BBD Hashemi Statement
  13. ^ Gooya
  14. ^ [2]
  15. ^ BBC NEWS | Middle East | Ahmadinejad wins Iran presidential election
  16. ^ Defeated Iranian reformist Mir-Hossein Mousavi calls for more protest against Mahmoud Ahmadinejad - Telegraph
  17. ^ BBC NEWS | Middle East | Defiant Iran president takes oath
  18. ^ خطای نابهنگام
  19. ^ La condanna dell'Hezbollah libanese non impedisce a quanti bollano come "terroristica" la sua azione di avere - con l'eccezione di Israele - regolari e cordiali rapporti diplomatici con Beirut e il suo governo, di cui Hezbollah fa parte tutt'altro che marginale.
  20. ^ Adattato però all'anno solare, tanto da essere chiamata hejri shamsi.
  21. ^ The Times | UK News, World News and Opinion
  22. ^ A. Kuznecov, Padri e figli della Rivoluzione Islamica: il clero iraniano affronta il rischio di perdere il potere, geopolitica-rivista.org, 23 giugno 2012
  23. ^ [3], La Repubblica
  24. ^ Youtube
  25. ^ Notizia ANSA d'archivio
  26. ^ Irna
  27. ^ http://cgi.omroep.nl/cgi-bin/streams?/tv/nikmedia/archief/bb.20060108.asf
  28. ^ Onu, Ahmadinejād scuote il summit «Israele razzista». E i delegati UE escono
  29. ^ ONU: Vaticano, libertà d'espressione vale anche per presidente Iran
  30. ^ testo-sintesi in lingua inglese - fonte O.N.U.
  31. ^ IRAN Lapidazioni e repressione di studenti per “terrorizzare” gli iraniani - Asia News
  32. ^ Elezioni in Iran, vince Ahmadinejad. Scontri in piazza - Tg24 - Sky.it
  33. ^ IRAN Teheran reprime le manifestazioni studentesche, violenze e arresti - Asia News
  34. ^ a b Iran, un anno di brutale repressione
  35. ^ iran Tornano in piazza gli universitari di Teheran - Asia News
  36. ^ L'ideale - Informazione oltre le consuetudini
  37. ^ http://www.esercito.difesa.it/root/chisiamo/docs_rivmil/rivmil_2art_06.pdf (articolo di Edward N. Luttwak)
  38. ^ Ahmadinejād avrebbe sperperato 140 miliardi di $, Doron Peskin, Infoprod 24.12.08
  39. ^ (EN) Roshanak Taghavi, Iran Missing More Than $1 Bln In Surplus Oil Revenue - Report in [Dow Jones Newswires, 7 febbraio 2009. URL consultato il 23 febbraio 2009.
  40. ^ a b (EN) Iran examines missing oil revenue in United Press International, 16 febbraio 2009. URL consultato il 23-02-2009.
  41. ^ (EN) Iran looks into missing $1B oil money in presstv, 5 febbraio 2009. URL consultato il 23-02-2009.
  42. ^ (EN) Oil Money Report Rejected in Iran newspaper, 21 febbraio 2009. URL consultato il 23-02-2009.
  43. ^ (EN) Majlis searching for $1B missing oil money in presstv, 15 febbraio 2009. URL consultato il 23-02-2009.
  44. ^ (EN) Iran faces $44 bln deficit in AFP, 9 febbraio 2009. URL consultato il 2009-02-23.
  45. ^ Nucleare, dall'Onu nuove sanzioni all'Iran "Stop alla compravendita di armi" - esteri - Repubblica.it
  46. ^ a b Il congresso Usa approva sanzioni unilaterali contro l’Iran | Newnotizie.it
  47. ^ Nucleare in Iran, sì Onu alle sanzioni Ahmadinejad: "Le getto nel pattume" - Corriere della Sera
  48. ^ New Yorker, 13 settembre 2012
  49. ^ Haaretz, 11 settembre

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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