Sciftà

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Il termine scifta (o, in senso dispregiativo, t'era scifta) viene usato in diversi paesi dell'Africa orientale, e in particolare Eritrea, Etiopia, Kenya e Somalia, per indicare coloro che si oppongono alle istituzioni ufficiali, sulla base di motivazioni politiche, e che intraprendono di conseguenza una vita da ribelli e fuorilegge.[1][2] Storicamente, venivano chiamate shifta anche le milizie che operavano nelle più remote zone rurali e montane del Corno d'Africa, dove le istituzioni sia coloniali che postcoloniali avevano difficoltà a imporre il proprio controllo.

Poiché include sia il concetto di fuorilegge che quello di ribelle, il termine shifta può essere inteso e usato con connotazioni sia positive che negative a seconda del contesto. In ogni caso esso non viene applicato a criminali comuni o semplici banditi, bensì implica che la ribellione contro le istituzioni abbia significative motivazioni politiche o sociali, come la convinzione che le autorità siano corrotte o comunque non rappresentative della volontà popolare o che sia necessario instaurare un ordine sociale diverso e più equo. In questo senso la figura degli shifta ebbe in molti casi connotazioni fortemente indipendentiste in epoca coloniale.[3][4]

La denominazione "t'era scifta" viene impiegata in senso dispregiativo per riferirsi a uno shifta che ha tradito le proprie motivazioni politiche ed è diventato un criminale comune. È noto che alcune autorità coloniali (per esempio il governo dell'Africa Orientale Italiana) usavano identificare tutti gli scifta come "t'era scifta", allo scopo di delegittimare i ribelli agli occhi della popolazione.

La figura degli shifta è centrale, fra l'altro, nelle vicende dell'Etiopia postcoloniale; diversi signori della guerra e imperatori etiopi furono infatti shifta prima di diventare abbastanza potenti da imporsi a loro volta come autorità. Fra questi si possono citare gli imperatori d'Etiopia Teuodros II e Giovanni IV.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Somali Refugees in Kenya in Human Rights Watch. URL consultato il 29 marzo 2007.
  2. ^ African Banditry Revisted (PDF). URL consultato il 18 ottobre 2008.
  3. ^ Battling the Shifta in Eritrea. URL consultato il 7 aprile 2007.
  4. ^ THE ROYAL BERKSHIRE REGIMENT THE LAST TWELVE YEARS. URL consultato il 7 aprile 2007.