Impero Coloniale Italiano
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| Colonie del Regno d'Italia | |||||||||
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| Motto: Fert, Fert, Fert (motto di Casa Savoia e del Regno d'Italia) | |||||||||
| Descrizione generale | |||||||||
| Nome completo: | Impero Coloniale Italiano | ||||||||
| Lingua ufficiale: | Italiano | ||||||||
| Lingue: | italiano, somalo, arabo | ||||||||
| Inno: | Marcia Reale | ||||||||
| Capitale: | Roma, Addis Abeba | ||||||||
| Altre capitali: | Tripoli, Asmara | ||||||||
| Dipendente da: | Regno d'Italia | ||||||||
| Nazioni dipendenti: | |||||||||
| Forma politica | |||||||||
| Forma di stato: | Impero Coloniale | ||||||||
| Forma di governo: | Monarchia Costituzionale | ||||||||
| Imperatore d'Etiopia (negus), Re d'Albania, Re d'Italia: | Vittorio Emanuele II di Savoia, Re d'Italia (solo su parte di Eritrea), Umberto I di Savoia (solo su Somalia ed Eritrea), Vittorio Emanuele III di Savoia | ||||||||
| Nascita: | 1868 con Vittorio Emanuele II, re d'Italia | ||||||||
| Causa: | acquisto dei diritti coloniali in Eritrea da parte della compagnia Rubattino | ||||||||
| Fine: | 1941 - 1945 con Vittorio Emanuele III, re d'Italia, re d'Albania e imperatore d'Etiopia | ||||||||
| Causa: | invasione inglese durante la Seconda guerra mondiale, decisione delle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale | ||||||||
| Territorio e popolazione | |||||||||
| Bacino geografico: | Corno d'Africa, Libia, area Mediterranea e Balcanica, Cina | ||||||||
| Territorio originale: | Eritrea | ||||||||
| Province: | Libia, Africa Orientale italiana, Dodecaneso, Albania, Concessione di Tientsin | ||||||||
| Economia | |||||||||
| Moneta: | Lira dell'Africa Orientale Italiana, Lira Italiana | ||||||||
| Religione e Società | |||||||||
| Religioni preminenti: | cattolicesimo, islamismo sunnita | ||||||||
| Religione di stato: | cattolicesimo | ||||||||
| Religioni minoritarie: | cristianesimo ortodosso, ebraismo, altre religioni minoritarie | ||||||||
| Classi sociali: | cittadini italiani (sudditi del Regno d'Italia), abitanti delle colonie o sudditi coloniali | ||||||||
| Evoluzione storica | |||||||||
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L'Impero Coloniale Italiano fu un impero coloniale esistito tra il 1868 e il 1944. L'impero si estendeva su tre continenti: Europa, Africa e Asia (limitatamente alla Concessione di Tientsin).
Indice |
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Colonialismo italiano. |
[modifica] Colonie italiane
[modifica] Eritrea (1884 - 1941)
| Per approfondire, vedi le voci Colonia Eritrea e Eritrea (governo). |
L'area del Mar Rosso fu una delle zone che suscitò il maggior interesse dei governi della Sinistra italiana.
Primo nucleo della futura colonia Eritrea fu l'area commerciale stabilita dalla società Rubattino nel 1870 presso la baia di Assab. Abbandonata per quasi dieci anni, fu poi acquistata dallo stato italiano agli inizi degli anni ottanta e assieme al porto di Massaua, occupato nel 1884, compose i possedimenti italiani del Mar Rosso.
Con il Trattato di Uccialli i possedimenti italiani vennero estesi nell'entroterra fino alle sponde del fiume Mareb. Di conseguenza il 1 gennaio 1890 fu istituzionalizzato il possesso di quei territori con la creazione di una colonia retta da un governatore (il primo ad occupare tale carica fu il generale Baldassarre Orero), e avente capoluogo la città di Asmara (climaticamente più confortevole per gli italiani rispetto a Massaua).
La massima espansione dei suoi confini fu raggiunta agli inizi del 1896, quando il Governatore della colonia, Oreste Baratieri dovette tramutare in realtà il progetto di occupazione dell'entroterra etiopico. Nel 1894 aveva fatto occupare la città sudanese di Cassala, allora possedimento derviscio, mentre nel 1895 durante la campagna d'Africa Orientale, occupò ampie zone del Tigray, comprendenti la città di Axum. A seguito della sconfitta nella battaglia di Adua, i confini della colonia ritornarono ad essere quelli stabiliti dal Trattato e tali rimasero fino alla Guerra d'Etiopia.
Primo governatore non militare fu Ferdinando Martini a quel tempo convinto sostenitore della necessità per lo stato italiano di possedere colonie. A costui toccò il compito di ristabilire contatti pacifici con l'Etiopia, di migliorare i rapporti fra italiani e popolazioni indigene e di creare un corpo di funzionari che portasse avanti l'amministrazione della colonia. Fu grazie alla sua politica che la colonia ebbe degli Ordinamenti Organici e dei codici coloniali.
Durante il fascismo, la colonia fu oggetto di un ambizioso progetto di modernizzazione, voluto dal Governatore Jacopo Gasparini, che cercò di tramutarla in un importante centro per la commercializzazione dei prodotti e materie prime. Asmara, la capitale dell' Eritrea italiana popolata nel 1939 da 53.000 Italo-eritrei su un totale di 98.000 abitanti, fu luogo di un notevole sviluppo urbanistico/architettonico ancora oggi apprezzato mondialmente.
La colonia Eritrea venne inglobata nell'Africa Orientale Italiana nel 1936, diventando uno dei sei governi in cui era diviso il vicereame.
Nel 1941 la colonia venne occupata, insieme al resto dell'Africa Orientale Italiana, dalle truppe britanniche.
[modifica] Somalia italiana (1890 - 1941)
| Per approfondire, vedi la voce Somalia Italiana. |
La prima colonia italiana fu stabilita nel sud della Somalia tra il 1889 e il 1890, inizialmente come protettorato. Nel giugno 1925 la sfera di influenza italiana venne estesa fino ai territori dell'Oltregiuba e le Isole Giuba, fino ad allora parte del Kenya inglese e cedute come ricompensa per l'entrata in guerra a fianco degli Alleati durante la prima guerra mondiale.
Negli anni venti e trenta si ebbe l'insediamento di numerosi coloni italiani a Mogadiscio e nelle aree agricole come Villabruzzi, con notevole sviluppo della colonia.
All'inizio della seconda guerra mondiale, nel maggio 1940 le truppe italiane occuparono la Somalia britannica (Somaliland), che fu amministrativamente incorporata nella Somalia italiana. Nei primi mesi del 1941 le truppe inglesi occuparono tutta la Somalia italiana e riconquistarono anche il Somaliland.
Dopo l'invasione da parte delle truppe alleate nella seconda guerra mondiale la Somalia Italiana fu consegnata all'Italia in amministrazione fiduciaria decennale nel 1950.
[modifica] Tientsin, Cina (1901 - 1944)
| Per approfondire, vedi la voce Concessione italiana di Tientsin. |
Nel 1901, come a molte altre potenze straniere, fu garantito all'Italia una concessione commerciale nell'area della città di Tientsin (l'odierna Tianjin) in Cina. La concessione italiana, di 46 ettari, fu una delle minori concessioni concesse dal Celeste impero alle potenze europee. Dopo la fine della prima guerra mondiale la concessione austriaca nella stessa città fu inglobata in quella italiana. I termini di tale concessione vennero ridiscussi, e infine la stessa concessione venne di fatto sospesa, a seguito di un accordo tra la Repubblica Sociale Italiana e il governo filo-giapponese della Repubblica di Nanchino (che inglobò la concessione) nel 1944. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, la guarnigione italiana a Tientsin combatté contro i giapponesi, ma dovette poi arrendersi e pagare con la prigionia in Corea. La concessione di Tientsin, così come i quartieri commerciali italiani a Shanghai, Hankow e Pechino, furono formalmente soppressi con il trattato di pace del 1947.[1]
[modifica] Libia (1911 - 1943)
| Per approfondire, vedi la voce Libia italiana. |
Dopo una breve guerra contro l'Impero ottomano nel 1911, l'Italia acquisì il controllo della Tripolitania e della Cirenaica, ottenendo il riconoscimento internazionale a seguito degli accordi del Trattato di Losanna. Le mire italiane sulla Libia, vennero appoggiate dalla Francia, che vedeva di buon occhio l'occupazione di quel territorio in funzione anti-britannica. Con il fascismo, alla Libia venne attribuito l'appellativo di quarta spondanegli anni trenta, dopo che negli anni '20 vi fu una sanguinosa pacificazione della colonia ad opera di Rodolfo Graziani.
Nel 1934, Tripolitania e Cirenaica vennero riunite per formare la colonia di Libia, nome utilizzato 1.500 anni prima da Diocleziano per indicare quei territori. Il governatore Italo Balbo avviò un piano di colonizzazione che portò decine di migliaia di Italiani in Libia, con un conseguente enorme sviluppo socio-economico della Libia.
L'Italia perse il controllo sulla Libia, quando le forze italo-tedesche si ritirarono in Tunisia nel 1943. Dopo la fine della guerra, la Libia venne provvisoriamente amministrata dalla Gran Bretagna e dalla Francia nel Fezzan fino al conseguimento definitivo dell'indipendenza nel 1951.
[modifica] Il Dodecaneso (1912 - 1943)
| Per approfondire, vedi la voce Dodecaneso italiano. |
Tra l'aprile e l'agosto del 1912, durante la fase conclusiva della guerra in Libia contro l'Impero Ottomano, l'Italia decise di occupare dodici isole del Mar Egeo sottoposte al dominio turco: il cosiddetto Dodecaneso. A seguito del Trattato di Losanna, l'Italia poté mantenere l'occupazione militare delle dodici isole fino a quando l'esercito turco non avesse abbandonato completamente l'area libica. Questo processo avvenne lentamente, anche perché alcuni ufficiali ottomani decisero di collaborare con la resistenza libica, per cui l'occupazione dell'area nel mar Egeo venne mantenuta nei fatti fino al 21 agosto 1915, giorno in cui l'Italia, entrata nella prima guerra mondiale assieme le forze dell'Intesa, riprese le ostilità contro l'Impero Ottomano.
Durante la guerra e l'occupazione italiana di Adalia l'isola di Rodi fu sede di un'importante base navale per le forze marine britanniche e francesi.
Dopo la vittoria nella prima guerra mondiale, il Regno d'Italia intendeva consolidare formalmente la propria presenza nell'area dell'Egeo e lungo le coste turche. Tramite un accordo con il governo greco all'interno del Trattato di Sèvres del 1919, si stabilì che Rodi diventasse italiana anche dal punto di vista formale, mentre le altre undici isole sarebbero passate alla Grecia, come la totalità delle altre isole del mar Egeo. In cambio, l'Italia avrebbe ottenuto dallo stato greco il controllo della parte sud-ovest dell'Anatolia (Occupazione italiana di Adalia), che si estendeva da Konya fino ad Alanya e che comprendeva il bacino carbonifero di Adalia. La sconfitta dei greci nella guerra contro la Repubblica di Turchia nel 1922, rese impossibile l'accordo e l'Italia mantenne l'occupazione di fatto delle isole fino a quando, con il Trattato di Losanna del 1923, l'amministrazione dell'arcipelago non le fu riconosciuto internazionalmente.
Negli anni Venti e Trenta l'amministrazione fascista da un lato portò degli ammodernamenti, come la costruzione di ospedali e acquedotti, ma si distinse anche per il tentativo di italianizzare con diversi provvedimenti le dodici isole, i cui abitanti erano a maggioranza di lingua greca, con la presenza di una minoranza turca ed ebraica.
Nel settembre 1943 dopo l'Armistizio di Cassibile, i soldati del Terzo Reich occuparono le isole. L'8 maggio del 1945 le forze britanniche presero possesso dell'isola di Rodi e tramutarono il Dodecaneso in un protettorato. Con il Trattato di Parigi (1947), gli accordi fra Grecia e Italia stabilirono il possesso formale delle isole da parte dello stato greco, che assunse pieno controllo amministrativo solamente nel 1948.
[modifica] L'Anatolia (1919 - 1922)
| Per approfondire, vedi la voce Occupazione italiana di Adalia. |
A partire dal 1912, dopo l’occupazione del Dodecaneso, l’Italia fece degli studi per una penetrazione sulla costa anatolica più prossima all’arcipelago. La città di Adalia (attuale Antalya) rappresentava il centro di tale interesse, non escludendo anche la pianura del fiume Meandro e la città portuale di Smirne (attuale Izmir), considerata la porta commerciale dell’intera Turchia asiatica.
L’entrata in guerra al fianco dell’Intesa rappresentò per il governo di Roma un’occasione propizia per imporre le sue mire sull’Anatolia, tuttavia reciproci sospetti e incomprensioni tra gli italiani e gli scomodi alleati anglo-francesi portarono a un nulla di fatto, che si aggravò nel 1919 con la conferenza di Versailles. Infatti, conclusasi la guerra, la Grecia, che aveva gli stessi interessi italiani sulla zona dell’Egeo, oltre a pretendere la cessione del Dodecaneso da Roma, era favorita dalle simpatie di Londra e Parigi per ereditare dall’Impero ottomano tutte quelle colonie elleniche che risiedevano sulla costa anatolica.
L’Italia, non potendo ottenere nulla in sede diplomatica, agì di conseguenza, inviando nella primavera del 1919 una spedizione militare di circa 12.000 uomini con base Rodi e destinata ad occupare i principali centri e porti tra Adalia e Smirne. Quest’ultima città tuttavia nel frattempo fu concessa dal tavolo della pace ad Atene e quindi non fu mai occupata dalle truppe italiane.
Il comando italiano, su indicazioni del governo, mantenne per circa tre anni i suoi presidi, sperando che la situazione internazionale si sbloccasse in favore di Roma, arretrando però gradualmente le posizioni in relazione agli sviluppi diplomatici e all’inaspettata avanzata di Mustafa Kemal.
Le pesanti sconfitte inflitte dai kemalisti agli ellenici e la comprensione dell’escalation di violenza e di poca redditività politico-economica di tutta l’operazione, portò l’Italia a decidere il completo abbandono di un grande sogno nel Mediterraneo orientale. Nell’autunno del 1922 gli ultimi reparti lasciarono la terra ferma, per rientrare a Rodi, concludendo qualsiasi ambizione politica e militare sul territorio ex ottomano[2].
[modifica] Abissinia (1936 - 1941)
| Per approfondire, vedi la voce Africa Orientale Italiana. |
Alla differenze degli altri territori, l'Abissinia (l'odierna Etiopia) non era una colonia ma un territorio occupato. Fu conquistata dalle truppe italiane, comandate dal Generale Pietro Badoglio dopo la guerra del 1935-1936. La vittoria fu annunciata il 9 maggio 1936, il Re d'Italia Vittorio Emanuele III assunse il titolo di Imperatore d'Etiopia, Mussolini quello di Fondatore dell'Impero, e a Badoglio fu concesso il titolo di Duca di Addis Abeba.
Con l'occupazion dell'Etiopia, i possedimenti italiani in Africa Orientale (Etiopia, Somalia ed Eritrea) furono unificati sotto il nome di Africa Orientale Italiana A.O.I., e posti sotto il governo di un Viceré.
L'Etiopia, insieme all'Eritrea, fu molto interessata dalla emigrazione italiana e dalla costruzione di nuove strade, grandi infrastrutture (ponti, ecc.) e anche dalla sistemazione delle città, specie della capitale Addis Abeba secondo un piano regolatore prestabilito (nuovi quartieri, una nuova ferrovia). La breve presenza italiana, di soli 5 anni, e le difficoltà di pacificazione della zona, non permise la sistemazione totale della città, che sarebbe dovuta essere il fiore all'occhiello del colonialismo italiano. Tuttavia, quale membro della Lega delle Nazioni, l'Italia ricevette la condanna internazionale per l'occupazione dell'Etiopia, che era uno stato membro.
Nei primi mesi del 1941 le truppe inglesi sconfissero gli italiani ed occuparono l'Etiopia, anche se alcuni focolai di resistenza italiana si mantennero attivi a Gondar fino all'autunno del 1941. Inoltre si ebbe anche una guerriglia italiana durata fino al 1943. Gli inglesi reinsediarono il deposto Negus, Haile Selassie, esattamente cinque anni dopo la sua cacciata.
[modifica] Albania (1939 - 1943)
| Per approfondire, vedi le voci Occupazione italiana del Regno di Albania, Albania e Kosovo. |
L'Albania era sotto la sfera di influenza italiana dagli anni venti, e l'isola di Saseno davanti Valona era parte integrante del Regno d'Italia dai tempi della "Pace di Parigi" (1919).
Dopo alterne vicende, l'Albania venne occupata militarmente da truppe italiane nel 1939. Alla base di questa decisione, vi fu il tentativo di Mussolini di controbilanciare l'alleanza con la sempre più potente Germania nazista di Hitler, dopo l'occupazione dell'Austria e della Cecoslovacchia. L'invasione dell'Albania, iniziata il 7 aprile 1939 fu completata in cinque giorni. Il re Zog si rifugiò a Londra.
Vittorio Emanuele III ottenne la corona albanese, e venne insediato un governo fascista guidato da Shefquet Verlaci. Le forze dell' esercito albanese vennero incorporate in quello italiano.
Nel 1941 vennero uniti all'Albania il Kosovo, alcune piccole aree del Montenegro ed una parte della Macedonia (territori già iugoslavi).
La resistenza albanese contro l'occupazione italiana iniziò nell'estate 1942 e si fece più violenta e organizzata nel 1943: nell'estate del 1943 le montagne interne erano difatti sotto il controllo diretto della resistenza albanese guidata da Enver Hoxha. Nel settembre 1943 dopo la caduta di Mussolini, il controllo sull'Albania venne assunto dalla Germania nazista.
[modifica] Note e riferimenti
- ^ Mappa
- ^ Giovanni Cecini, Dall’Impero alla Repubblica. Il Corpo di Spedizione italiano in Anatolia, in "Nike – La rivista delle scienze politiche", Numero speciale Turchia, giugno 2007, pp. 155-164.
[modifica] Bibliografia
- Franco Antonicelli, Trent'anni di storia italiana 1915 - 1945, Torino, Mondadori, 1961.
- (EN) Hellen Chapin Metz, Libya: A Country Study, Washington, GPO for the Library of Congress, 1987.
- Angelo Del Boca, Italiani in Africa Orientale: Dall'Unità alla Marcia su Roma, Bari, Laterza, 1985. ISBN 8842026387
- Angelo Del Boca, Italiani in Africa Orientale: La conquista dell'Impero, Bari, Laterza, 1985. ISBN 8842027154
- Angelo Del Boca, Italiani in Africa Orientale: La caduta dell'Impero, Laterza, Bari, 1986. ISBN 884202810X
- Pietro Maravigna, Come abbiamo perduto la guerra in Africa. Le nostre prime colonie in Africa. Il conflitto mondiale e le operazioni in Africa Orientale e in Libia. Testimonianze e ricordi, Roma, Tipografia L'Airone, 1949.
- (EN) Anthony Mockler, Haile Selassie's War: The Italian-Ethiopian Campaign, 1935-1941, New York, Random House, 1984. ISBN 0394542223
- (EN) Davide Rodogno, Fascism's European Empire, Cambridge, Cambridge University Press, 2006. ISBN 0521845157
- Alberto Rovighi, Le Operazioni in Africa Orientale, Roma, Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico, 1952.
- (EN) Ion Smeaton Munro, Trough Fascism to World Power: A History of the Revolution in Italy, Manchester, Ayer Publishing, 1971. ISBN 0836959124
- Angelo Del Boca. L’Africa nella coscienza degli italiani. Miti, memorie, errori e sconfitte. Milano, Mondadori, 1992.
- Angelo Del Boca. Una sconfitta dell’intelligenza. Italia e Somalia. Bari, Laterza, 1993.
- Angelo Del Boca. Il negus. Vita e morte dell’ultimo re dei re. Bari, Laterza, 1995.
- Angelo Del Boca. I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia. Roma, Editori Riuniti, 1996.
- Angelo Del Boca. Gli italiani in Libia. Vol. 1: Tripoli bel suol d’Amore. Milano, Mondadori, 1997.
- Angelo Del Boca. Gli italiani in Libia. Vol. 2. Milano, Mondadori, 1997.
- D’Aroma, Nicola. Vite parallele: Churchill e Mussolini Roma, 1962
- Nicola Labanca. In marcia verso Adua. Torino, Einaudi, 1993. ISBN 8806129120
- Nicola Labanca. Oltremare. Storia dell'espansione coloniale italiana. Bologna, Il Mulino, 2007. ISBN 8815120386
- Nicola Labanca (ed.), Simone Bernini, Annalisa Pasero e Antonietta Trataglia. Un nodo. Immagini e documenti sulla repressione coloniale italiana in Libia. Roma, Lacaita 2002
- Nicoletta Poidimani,"Difendere la “razza”. Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini", 2009, Sensibili alle foglie, ISBN 978-88-89883-27-3.
- Nicoletta Poidimani,"Faccetta nera. I crimini sessuali del colonialismo fascista nel Corno d'Africa", in "Crimini di guerra. Il mito del bravo italiano tra repressione del ribellismo e guerra ai civili nei territori occupati" a cura di Luigi Borgomaneri, Guerini e associati, 2006, ISBN 88-8335-768-X .
- Vincenza Perilli, Miti e smemoratezze del passato coloniale italiano[1], in Controstorie, n° 1, 2008.
- Barbara Sorgoni, Parole e corpi. Antropologia, discorso giuridico e politiche sessuali interraziali nella colonia Eritrea (1890-1941), Napoli, Liquori, 1998.
- Gabriele Zaffiri. L'Impero che Mussolini sognava per l'Italia, The Boopen editore, Pozzuoli (Napoli), ottobre 2008
- Antonio Schiavulli (a cura di), La guerra lirica. Il dibattito dei letterati italiani sull'impresa di Libia (1911-1912), Ravenna, Giorgio Pozzi Editore, 2009.
[modifica] Voci correlate
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