Avestā

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Avestā, apertura del Gāthā Ahunavaitī, Yasna XXVIII,1 (dalla Biblioteca Bodleiana MS J2)
(AVE)
« ahyâ ýâsâ nemanghâ ustânazastô rafedhrahyâ manyêush mazdâ pourvîm speñtahyâ ashâ vîspêñg shyaothanâ vanghêush xratûm mananghô ýâ xshnevîshâ gêushcâ urvânem »
(IT)
« Le Mani protese in atto di adorazione verso di te, o Mazdā, io ti prego anche per intercessione di Vohū Manah. il tuo Spirito d'amore, e verso di te o Aša, ordine e rettitudine, [ti prego] di poter godere la luce della saggezza e la coscienza pura, e di poter recare così consolazione all'Anima della Vacca[1] »
(Avestā, Yasna. XXVIII.1. Traduzione Arnaldo Alberti, in Avestā. Torino, UTET, 2008, pag.150)

L'Avestā ("Il Fondamentale" o "Il Comandamento" di Zarathuštra) è il titolo complessivo dei testi sacri dell'antico Iran, appartenenti alla religione mazdeista.

L'Avestā ha un carattere preminentemente religioso, ma comprende anche elementi di cosmogonia, astronomia, astrologia, oltre a tradizioni e norme familiari.

Il termine Avestā, di formazione moderna, sarebbe riconducibile all'etimo pahlavico abestāg (medio persiano apastāk) che rende: "Fondamento", "Lode", "Elogio" o "Comandamento". Il senso da attribuire è dibattuto dagli iranisti[2].

La lingua dell'Avestā, detta avestico, è compresa nel gruppo dialettale iranico nord-orientale, così come alla stessa area sono riferite le informazioni geografiche presenti nel testo.

L'Avestā è stato riportato, a partire dal VI secolo d.C., in un alfabeto detto Alfabeto avestico ma che tradizionalmente viene indicato con il nome di Din Dabireh (Scrittura per la religione). Secondo lo storico musulmano del X secolo, Abū al-Ḥasan ʿAlī al-Masʿūdī (896-956), originariamente l'alfabeto avestico si componeva di sessanta lettere e non di quarantotto come invece è in uso oggi. Probabilmente l'Alfabeto avestico origina da una grafia di tipo pahlavico, a sua volta derivata da una di tipo aramaico, in uso nella Persia settentrionale in epoca sasanide con cui l'Avestā veniva precedentemente riportata.

L'Avestā va distinto dai suoi commentari esegetici che sono designati come Zand (o Zend, dall'avestico āzandi, Commentario).

Origini e storia[modifica | modifica wikitesto]


Zoroastrismo
Mazdeismo

The Faravahar, one of the best-known symbols of Zoroastrianism.Faravahar-Gold.svg


Voci fondamentali

Zoroastrismo/Mazdeismo
Ahura Mazdā
Zarathuštra
Aša

Angeli e demoni

Ameša Spenta · Yazata
Ahura · Daēva
Angra Mainyu

Scritture e culti

Avestā
Gāthā · Yasna
Vidēvdāt · Vispērād
Yašt · Khordah Avestā
Ab-zohr
Ahuna Vairya
Templi del Fuoco
Haoma

Commentari e racconti

Dēnkart · Bundahišn
Il libro di Arda Viraf
Libro di Jamasp

Storia e cultura

Zervanismo
Calendario zoroastriano · Feste zoroastriane
Escatologia

Fedeli

Zoroastriani in Iran
Parsi ·
Irani ·
Persecuzione dello Zoroastrismo

Vedi anche

Categoria:Zoroastrismo

Datare l'Avestā, come il periodo di esistenza del suo presunto profeta[3] estensore (Spitāma Zarathuštra), è un compito non facile[4]. Essa, come il Veda indoario, è stata probabilmente trasmessa inizialmente per via orale prima di essere messa per iscritto[5]. Una sua prima stesura, basata su testi precedenti, si può far risalire al periodo degli Achemenidi nel VI secolo a.C. ne sarebbero prova le iscrizioni di Dario (regno: 521–486 a.C.) nonché quelle di Serse (regno: 486-465 a.C.) rinvenute a Persepoli e scritte in lingua antico-persiana, un dialetto iranico meridionale, con contenuti di chiara ispirazione zoroastriana. Se consideriamo che la lingua utilizzata nell'Avestā, l'avestico, è assolutamente precedente all'antico persiano delle iscrizioni achemenidi ne consegue che:

'« La datazione della nascita dellAvestā (e di conseguenza quella del profeta Zarathuštra) si va così a collocare, a ragion veduta, in un'epoca più vicina al secolo IX che al VII, meno che meno nel VI secolo a.C. come paiono volere non pochi validi iranisti. »
(Arnaldo Alberti, pagg. 14-5)

D'altronde Albert de Jong ricorda che la messa per iscritto di tale testo non si può far risalire prima del V secolo a.C.[6] e che solo una piccola parte dell'Avestā si può far risalire all'opera di Zarathuštra[7]. Arnaldo Alberti ritiene invece che la messa per iscritto dell'Avestā possa essere fatta risalire al IV secolo a.C.[8]

Mario Piantelli identifica cinque tappe che hanno portato alla composizione del testo scritto dell'Avestā oggi a nostra disposizione:

  1. Secondo le fonti tradizionali il patrono di Zarathuštra, Vīštāspa, avrebbe ordinato che le rivelazioni del profeta fossero incise su tavole d'oro (forse VII secolo a.C.).
  2. Durante il periodo degli Achemenidi Dario III Codomano (regno: 335-330 a.C.?) ordinò di incidere con lettere d'oro su dodicimila pelli bovine due copie dell'Avestā. Opere che verranno distrutte successivamente durante le invasioni macedoni e romane.
  3. Vologese[9] ordinò di raccogliere nuovamente per iscritto tale opera dalla tradizione orale.
  4. Ardašīr I (regno: 224-240 d.C.), fondatore della dinastia sasanide, ordinò la raccolta dei testi fin lì giunti facendoli quindi organizzare dall'erudito Tansar il quale li riunì in ventuno "fasci" (Nask): sette che raccoglievano i detti di Zarathuštra, sette sul sapere sacro e sette sui riti. I successori di Tansar ne proseguirono l'opera di organizzazione, fino all'erudito Āturpāt vissuto sotto il regno di Šāpūr II (310-379 d.C.). Successivamente, sotto Cosroe I (531-578 d.C.), fu elaborato un alfabeto apposito per una migliore resa dei testi.
  5. Durante l'invasione islamica della Persia, il corpus dell'Avestā subì delle vicissutidini che lo portarono a perdere buona parte dei suoi testi, ed oggi ne conserviamo solo un quarto di quello che fu stabilito da Āturpāt.

Della versione completa di Āturpāt possediamo tuttavia un commentario in lingua pahlavī, il Dēnkart (anche Dēnkard, "Opera della religione"), redatto nel IX secolo a Baghdād e che nei suoi VIII e IX capitolo riassume tutti e ventuno i Nask dell'Avestā indicandone anche il titolo.

La prima traduzione in lingua occidentale dell'Avestā la dobbiamo all'orientalista francese Abraham Hyacinthe Anquetil-Duperron (1731-1805) che nel 1771 pubblicò il suo Zend Avesta, ouvrage de Zoroastre contenant les idées religieuses théologiques de ce législateur les cérémonies du culte religieux et plusieurs traits relatifs à l'histoire ancienne des Perses.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

I testi dell'Avestā a nostra disposizione non si presentano in forma unitaria e omogenea, ma piuttosto come raccolta di opere di varia origine. Quella oggi a nostra disposizione si compone: degli Yasna, comprensivi delle composizioni liriche (in avestico gāθā, corrispondente al sanscrito gāthā) attribuite a Zarathuštra; della Kordah Avestā comprensiva degli Yašt; della Yu(va)tdēvdāt e del Vīspe Ratavō a cui vengono aggiunti una miscellanea di frammenti di nask.

Lo Yasna[modifica | modifica wikitesto]

Lo Yasna[10] (culto, offerta, sacrificio, servizio liturgico) è una raccolta in settantadue sezioni (o "inni", hātì) che riunisce, nelle sue prime ventisette sezioni, le invocazioni recitate durante il culto ed in particolar modo

  • la preparazione e l'offerta della bevanda sacrificale, l'Haoma (corrispondente al Soma vedico) che si avvia così:
(AVE)
« ima humatâca hûxtâca hvarshtâca (zôt,) imã haomãsca myazdãsca zaothråsca baresmaca ashaya frastaretem gãmca hudhånghem haurvata ameretâta gãmca hudhånghem haomemca para-haomemca aêsmãsca baoidhîmca imãm anghuyãmca ashayãmca rathwãmca ratufritîmca gâthanãmca sraothrem hvarshtå mãthrå pairica dademahî âca vaêdhayamahî. »
(IT)
« Questi buoni pensieri, parole, opere, questi Haoma, queste offerte di carne, lo zaothra, il baresman, distribuito con santità, questa carne fresca e i due Haurvatāt (che custodisce l'acqua) e Ameratāt (che custodisce le piante e il bosco), anche la carne, lo Haoma e il succo di Haoma, l'incenso e il suo profumo, la sacra sovranità e dignità, la preghiera appropriata con benedizione, la declamazione delle Gāthā, ben recitate, tutto questo ti offriamo e rendiamo noto con queste celebrazioni. »
(Avestā. Yasna, IV,1. Traduzione di Arnaldo Alberti, in Avestā. Torino, Utet, 2008, pag.103)
  • la professione di fede (Yasna XII) che si avvia così:
(AVE)
« nâismî daêvô, fravarânê mazdayasnô zarathushtrish vîdaêvô ahura-tkaêshô staotâ ameshanãm speñtanãm ýashtâ ameshanãm speñtanãm, ahurâi mazdâi vanghavê vohumaitê vîspâ vohû cinahmî ashâunê raêvaitê hvarenanguhaitê ýâ-zî cîcâ vahishtâ ýenghê gâush ýenghê ashem ýenghê raocå ýenghê raocêbîsh rôithwen hvâthrâ. »
(IT)
« Io maledico i daēva. Mi professo adoratore di Mazdā, seguace di Zarathuštra, nemico dei daēva e accettando la dottrina di Ahura, lodo e venero gli Ameša Spenta, assegno tutto ciò che è bene ad Ahura Mazdā, pieno di Aša, ricco di splendore, pieno di hvarenah, da Lui proviene la Vacca, da Lui proviene Aša, da lui proviene la Luce e la luminosità delle stelle di cui sono vestiti gli esseri e le cose ricche di gloria. »
(Avestā. Yasna, XII,1)
  • la benedizione (Yasna XIII) degli esseri divini (i Bagān) che si avvia così:
(AVE)
« ahurem mazdãm âmruyê nmânahê nmânô-patôish ratûm â vîsô vîspatôish ratûm â zañtêush zañtupatôish ratûm â dainghêush dainghupatôish ratûm â, khênãnãm ratûm âmruyê daênãm mâzdayesnîm ashîm vanguhîm parêñdîm ýãmcâ bipaitishtanãm ashaonîm imãmcâ zãm ýâ-nå baraitî. »
(IT)
« Invio [questo inno] ad Ahura Mazdā. E chiamo il ratuš[11] del Vīsya[12], e il ratuš dello Zantū[13], chiamo il ratuš del Dahyuma, chiamo il ratuš delle donne e il ratuš della fede mazdeista, la venerata e benevola Parendi, che è la santa dell'umanità, e chiamo questa sacra Terra che ci sostiene »
(Avestā. Yasna, XIII,1)

Le gāthā (gāθā) di Zarathuštra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gāthā.
Immagine rinvenuta a Doura Europos (Siria), risalente al III secolo d.C., che, comunemente, viene intesa come quella del profeta iranico Zarathustra; più probabilmente indica "il Persiano" uno dei sette livelli di iniziazione del culto mitraico romano.

A partire dal XXVIII Yasna compreso, si presentano le composizioni liriche (in avestico gāθā) alcune delle quali sono attribuibili direttamente all'opera di Zarathuštra.
Segnatamente le gāthā attribuite a Zarathuštra sono gli Yasna: dal XXVIII al XXXIV, dal XLIII al LI e la LIII. In totale diciassette "inni" (hātì) per 238 strofe e 896 versi. Solo il LIII Yasna risulta controverso in quanto probabilmente recenziore.

Questa parte delle gāthā dell'Avestā è in assoluto la più antica ed importante dell'intera opera in nostro possesso, tratta della rivelazione ricevuta da Zarathuštra ed è redatta in una lingua diversa e più arcaica rispetto a quella utilizzata nelle restanti parti.

Originariamente le gāthā erano suddivise in cinque gruppi, in base alla loro differente metrica, e raccolte nel Gasanik Nask, il primo nask ad essere recitato durante le cerimonie. Questo gruppo testuale possiede origini antichissime ed è stato tramandato per lungo tempo per via orale, questo spiegherebbe le sue parti corrotte, quelle mancanti e quelle prive di coerenza.

Le gāthā di Zarathuštra sono così suddivise:

  • Dal XXVIII al XXXIV Yasna viene riportata la Ahunavaitī Gāthā (Canto del Signore).

Così ad esempio il V verso dello Yasna, XXXI

(AVE)
« tat môi vîcidyâi vaocâ hyat môi ashâ dâtâ vahyô vîduyê vohû mananghâ mêñcâ daidyâi ýehyâ-mâ ereshish [ərəšiš] tâcît mazdâ ahurâ ýâ nôit vâ anghat anghaitî vâ. »
(IT)
« Dimmi quindi che cosa tu Aša[14], e cosa voi mi avete assegnato da meglio conoscere e successivamente da tenere bene a mente, grazie a te, Buon pensiero (Vohû mananghâ)[15], quello che io ho contemplato ('ərəšiš )[16] e per la quale provocherò invidia. Dimmi di tutto questo, o Ahura Mazdā, ciò che accadrà e ciò che non accadrà »
(Avestā, Gāthā Ahunavaitī, Yasna, XXXI,5)
  • Dal XLIII al XLVI Yasna viene riportata la Uštavaitī Gāthā (Canto della Felicità, «Felicità sia per colui che procura felicità al suo prossimo»).
  • Dal XLVII al L Yasna viene riportata la Spentāmainyu Gāthā (Canto dello Spirito Santo del Bene).
  • Al LI viene riportata la Vohukšathrā Gāthā (Canto del buon dominio).
  • Al LIII viene riportata la Vahištōišti Gāthā (Canto del miglior desiderio) la quale è ritenuta di dubbia attribuzione in quanto probabilmente recenziore rispetto alle altre gāthā zarathuštriane.

La Kordah Avestā[modifica | modifica wikitesto]

Il Yu(va)tdēvdāt (anche Vidēvdāt o Vendidad)[modifica | modifica wikitesto]

È l'unico dei 21 nask citati dal Dēnkart giunto a noi integralmente. Il suo titolo Yu(va)tdēvdāt inerisce con ogni probabilità alla formula professata dal devoto nel rifiutare i demoni (dēvi, avestico daēva) ovvero le precedenti divinità celebrate nel culto indoario[17]. Esso si compone di 22 fargard (capitoli, intesi però non poetici come invece termine hāti suggerisce per lo Yasna). Nei primi tre fargard viene riportata la genesi del mondo ovvero la sua creazione da parte di Ahura Mazdā, i restanti trattano perlopiù di precetti inerenti l'allontanamento del Male.

Il Vīspe Ratavō[modifica | modifica wikitesto]

  • Vispered (Tutti i giudici), raccolta di formule liturgiche, invocazioni ed offerte rivolte agli dei, che integra lo Yasna.
  • Vendidad (Legge contro i demoni), l'unica parte dell'Avesta che ci è giunta quasi integra. È una raccolta di descrizioni di pene per le diverse colpe, di prescrizioni religiose, di riti di purificazione, di spunti mitologici e geografici.
  • Yasht (Preghiera, adorazione): inni e canti sacrificali in onore delle divinità, collegate ai singoli giorni del mese e ordinate secondo il calendario mazdeo. Gli Yasth, formano un'importante raccolta di miti molto antichi, assorbiti nel mazdeismo e provenienti dal precedente politeismo.
  • Khordah Avesta (Piccola Avesta) un breve compendio dell'Avesta che raccoglie brevi preghiere per culto quotidiano ad uso dei laici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'"Anima della Vacca" rappresenta la Madre Terra, simbolo del Creato e della buona dottrina che lo governa.
  2. ^ Cfr., tra gli altri, Mario Piantelli in Enciclopedia filosofica, vol.2. Milano, Bompiani, 2006, pag.948 e segg.
  3. ^ La critica moderna attribuisce a Zarathuštra, nella migliore delle ipotesi, solo cinque gāthā che risultano redatte in un dialetto iranico arcaico. Così Albert de Jong:
    « These are the Gathas (songs), five in number, to which modern scholarship has now added a few prayers and a short ritual prose text, all written in the same archaic dialect. These texts have now been recognized as the only possible source of information for the earliest period of Zoroastrianism. They are attributed to Zarathushtra himself by many scholars, but others have voiced doubts

    about the historicity of Zarathushtra or about the possibility of gaining accurate knowledge about him from these texts. »

    (Albert de Jong. Encyclopedia of Religion vol. 14. NY, MacMillan, 2005 pag. 9935)
  4. ^
    « The oral tradition that has permitted the transmission of the texts is therefore very long, especially since significant portions of the Avesta go as far back as the first years of the first millennium BCE. This fact, together with the problems connected with the writing system employed (derived from the Pahlavi alphabet, of Aramaic origin) and with the manuscript tradition, means that the study of the Avesta is philologically among the most difficult and complex. »
    (Gherardo Gnoli. pag. 708)
  5. ^ Mario Piantelli, pag. 948.
  6. ^
    « Since modern scholarship dates the earliest texts of Zoroastrianism (attributed to Zarathushtra himself) to the beginning of the first millennium BCE and there is broad agreement over the fact that these texts were not written down before the fifth century CE, it is not surprising that the historicity of Zarathushtra has been doubted by several modern scholars. Albert de Jong vol.14 pag.9933 »
  7. ^
    « Modern scholars agree on the fact that Zarathushtra can only count as the author of a tiny portion of the corpus of the Avesta. »
    (Albert de Jong)
  8. ^ Op. cit. pag. 65.
  9. ^ Mario Piantelli evidenzia che ci sono ben cinque re parti che portano tale nome nel periodo compreso tra il 51 e il 229 d.C.
  10. ^ Termine correlato al sanscrito Yajña.
  11. ^ Sacerdote e maestro di giustizia.
  12. ^ Villaggio.
  13. ^ Clan.
  14. ^ Aša è di difficile traduzione, comunque analogo al termine sanscrito vedico di Ṛta, quindi come "ordine cosmico", "verità". È uno degli Ameša Spenta.
  15. ^ Vohū Manah, uno degli Ameša Spenta, inteso come Buon pensiero.
  16. ^ Si riferisce alla visione estatica del Paradiso quando Zarathustra accompagnato dall' Ameša Spenta Vohū Manah viene portato al cospetto di Ahura Mazdā.
  17. ^ Arnaldo Alberti. Op.cit. pag.27

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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