Haoma

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(AVE)
« ima humatâca hûxtâca hvarshtâca (zôt,) imã haomãsca myazdãsca zaothråsca baresmaca ashaya frastaretem gãmca hudhånghem haurvata ameretâta gãmca hudhånghem haomemca para-haomemca aêsmãsca baoidhîmca imãm anghuyãmca ashayãmca rathwãmca ratufritîmca gâthanãmca sraothrem hvarshtå mãthrå pairica dademahî âca vaêdhayamahî. »
(IT)
« Questi buoni pensieri, parole, opere, questi Haoma, queste offerte di carne, lo zaothra, il baresman, distribuito con santità, questa carne fresca e i due Haurvatāt (che custodisce l'acqua) e Ameratāt (che custodisce le piante e il bosco), anche la carne, lo Haoma e il succo di Haoma, l'incenso e il suo profumo, la sacra sovranità e dignità, la preghiera appropriata con benedizione, la declamazione delle Gāthā, ben recitate, tutto questo ti offriamo e rendiamo noto con queste celebrazioni »
(Avestā. Yasna, IV,1[1]. Traduzione di Arnaldo Alberti, in Avestā. Torino, Utet, 2008, pag.103)

Haoma è il termine avestico che indica sia una pianta sacra da cui si estrae una bevanda rituale (parahaoma), sia la divinità che questa contiene.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'Haoma è proprio delle religioni iraniche praticate delle popolazioni indoeuropee che, intorno al XV secolo a.C., si stabilirono negli altipiani dell'odierno Iran provenienti da dall'area di Balkh (oggi in Afghanistan settentrionale).

Il rito dell'haoma fu successivamente inserito all'interno della religione zoroastriana fondata, presumibilmente tra il X e l'VIII secolo a.C., dal profeta e riformatore religioso Zarathuštra.

Jacques Duchesne-Guillemin[2] evidenzia che, secondo queste credenze religiose, la divinità Haoma contenuta nella pianta verrebbe uccisa dalla spremitura della stessa atta a produrre la bevanda rituale. Stesso accaduto, rileva Duchesne-Guillemin, avviene secondo le fonti vediche per il soma vedico con cui lhaoma conserva una strettissima correlazione. Così, sempre per Duchesne-Guillemin, il sacrificio dellhaoma-soma fu un sacrificio di "comunione".

Allo stesso modo Victor Henry[3] sostiene che tale pratica appartenesse inizialmente all'intera comunità per poi restringersi alla casta sacerdotale che si andava formando.

L'Haoma è quindi un dio contenuto in una pianta, a cui vengono sacrificate parti di una vittima cruenta di un precedente sacrificio[4] e che successivamente viene ucciso spremendo la pianta in cui esso è contenuto. La bevanda sacra frutto di questa spremitura viene a sua volta offerta ad altre divinità e assunta dai celebranti il rito per raggiungere l' immortalità, la vittoria nelle dispute sacre o per conseguire beni materiali[5].

Franciscus Bernardus Jacobus Kuiper[6] ritiene che tale sacrificio fosse celebrato in occasione del solstizio invernale seguendo un mito cosmogonico di rinnovamento che inaugurava l'anno nuovo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Questo "offertorio" è proprio dell'Avestā, il testo sacro della religione, monoteistica, mazdeista fondata dal profeta e riformatore religioso iranico Zarathuštra, vissuto presumibilmente tra il X e l'VIII secolo a.C., che eredita parte dei culti delle religioni iraniche precedenti di chiaro stampo politeistico.
  2. ^ In L'Iran antico e Zoroastro in Storia delle religioni vol.2 (a cura di Henri-Charles Puech). Bari, Laterza, 1977, pag.121 e segg.
  3. ^ in Esquisse d'une liturgie indo-iranienne, in Agnistoma. Parigi, 1907, pag. 467 e segg.
  4. ^ Jacques Duchesne-Guillemin. Op. cit.
  5. ^ Jacques Duchesne-Guillemin. Op. cit.
  6. ^ in The Ancient Aryan Verbal Contest, in "Indo-Iranian Journal" 1960, pagg. 217 e segg.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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