Babilonia

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Coordinate: 32°32′11″N 44°25′15″E / 32.536389°N 44.420833°E32.536389; 44.420833

Babilonia
Mappa del sito
Mappa del sito
Localizzazione
Stato Iraq Iraq
Città al-Hilla
Altitudine 60 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie circa 10.000.000
Scavi
Date scavi 1852, 1870, 1897-1917, 1962, 1967-1973, 1974, 1979-1990
Archeologo Fulgence Fresnel - Jules Oppert, Hormuzd Rassam, Robert Koldewey, G. Bergamini
Amministrazione
Visitabile

Babilonia (detta anche Babele, Babel o Babil) era una città della Mesopotamia antica, situata sull'Eufrate, le cui rovine coincidono oggi con la città di Al Hillah, nella Provincia di Babilonia in Iraq a circa 80 km a sud di Baghdad. Fu la città sacra del regno omonimo nel 2300 a.C. e capitale dell'Impero Babilonese nel 626 a.C. Babele in lingua accadica significa "Porta di Dio" (Bab-El). Babilonia era un esempio di grande metropoli, ben organizzata[1], a carattere multietnico[2][3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa di Babilonia secondo una illustrazione della Encyclopaedia Biblica

Il nome viene dal sumero "KA.DINGIR.RA" la cui traduzione in accadico dà Bab-Ilani, che significa «la Porta degli Dei»[4]. Anticamente la città era anche conosciuta con il nome di Tintir "Bosco di vita"[5].

Lo stato di Babilonia fu fondato agli inizi del XIX secolo a.C. da Sumu-abum, re vassallo di Isin[6] e la città nel corso del II millennio a.C. divenne la capitale d'un potente impero. Solo dopo il secolo XVIII a.C. la dinastia amorrita di Babilonia acquisì l'egemonia sull'intera area, conquistando tutta la Mesopotamia e distruggendo la rivale città di Mari sotto il regno di Hammurabi [7]. Fino ad allora, come dimostrano i ricchi archivi di Mari, nella regione si fronteggiarono vari regni: Assur, Eshnunna, Mari, Aleppo, Alalakh, Qatna. Il re Hammurabi redasse anche uno dei più antichi codici legislativi, il Codice di Hammurabi. Ma forse il suo sovrano più conosciuto fu Nabucodonosor II (624 a.C.-582 a.C.), che distrusse il tempio di Gerusalemme nel 587 a.C. e ne deportò la popolazione, celebre episodio riportato nella Bibbia, a sua volta riproposto nell'opera di Giuseppe Verdi, Nabucco. In seguito, Babilonia venne distrutta dagli Ittiti, poi sottomessa ai Cassiti, agli Elamiti e poi agli Assiri. Fu liberata da Nabopolassar, padre di Nabucodonosor II.

La città venne distrutta da Ciro II di Persia nel 539 a.C. che la fece diventare provincia Persiana. Viene annessa nel 331 a.C. all'impero di Alessandro Magno dopo la sconfitta da Ciro.

La città antica[modifica | modifica wikitesto]

La città era famosa nell'antichità soprattutto per la ziggurat, chiamata in sumerico Etemenanki, che si traduce "Casa delle fondamenta del cielo e della terra", e che molto probabilmente diede origine alla leggenda della Torre di Babele. Era anche nota per la strada processionale, che si apriva con la porta di Ishtar (oggi ricostruita nel Pergamon Museum di Berlino), i suoi templi e per i Giardini Pensili, una delle sette meraviglie del mondo. Babilonia era, nell'antichità, un grande centro di astronomia e di astrologia. Benché espertissimi nell'osservazione del cielo, non sembra però che i Babilonesi avessero notato la precessione degli equinozi. Nelle innumerevoli tavole di argilla, sia sumeriche che babilonesi, scoperte in Iraq, si trova la soluzione di vari problemi matematici, fra cui quella di equazioni di secondo grado.

Babilonia fu una delle città più popolose del mondo antico e fu la prima metropoli nella storia umana ad avere 200.000 abitanti[8]. Nel tempo del suo massimo splendore, il numero totale dei suoi abitanti non è conosciuto, ma sotto il regno di Dario tuttavia, quando Babilonia conquistata da Alessandro Magno era stata ridotta ad una delle tante città dell'impero persiano, gli abitanti erano ben 370.000, senza contare gli schiavi che porterebbero probabilmente tale numero a duplicarsi o perfino a triplicarsi[9].

Un maestoso palazzo cinto da poderose mura era la sede del reggente della città che in epoca persiana divenne il satrapo della regione.

Il mito della fondazione di Babilonia[modifica | modifica wikitesto]

Poiché nell'universo regnava il Caos, la dea Tiāmat e il dio Marduk si scontrarono. Marduk voleva mettere ordine nell'universo e combatté fino a quando non uccise Tiāmat. Poi Marduk prese il corpo della sua nemica Tiāmat e lo divise in due parti: con metà formò il firmamento celeste, con l'altra metà formò le fondamenta della terra. Poi Marduk assegnò a tutti gli altri dei i loro posti e creò il Sole, la Luna, le stelle. Ma gli dei gridarono: - Signore Marduk tu hai affidato un compito a ciascuno di noi ma non hai dato a nessuno l'incarico di servirci e di sostenerci mentre noi lo eseguiremo. Rispose Marduk: - Prenderò sangue di Kingu e fango e ne formerò un piccolo fantoccio. Il suo nome sarà Uomo. Uomo servirà gli dei.
Allora gli dei soddisfatti gridarono: - Signore Marduk, noi vorremmo mostrarti la nostra gratitudine costruendoti un santuario sulla terra. Per due anni interi lavorarono ed al terzo anno la città di Babilonia fu innalzata e, sopra a tutti, si ergeva il santuario di Marduk.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi mitologia babilonese.

Ben oltre cinquanta templi provenienti da reperti archeologici, dimostrano la religiosità dell'antica Babilonia. Nel suo libro Babylonian and Assyrian Religion [10] il prof. S. H. Hooke afferma che "Babilonia era la città in cui Marduk deteneva il primato sugli altri dèi". Al tempo di Nabucodonosor II, secondo Hooke a Babilonia c’erano non meno di 58 templi appartenenti a dèi in cui la classe sacerdotale aveva un importante ruolo.

A dimostrare quanto radicata, importante e vasta fosse la religione a Babilonia, un'antica iscrizione cuneiforme stilava questo rapporto: "Esistono in complesso a Babilonia 53 templi dei grandi dèi, 55 cappelle di Marduk, 300 cappelle per le divinità della Terra, 600 per le divinità del Cielo, 180 altari per la dea Ishtar, 180 per gli dèi Nergal e Adad e 12 altri altari per i vari dèi"[11].

Babilonia nella Bibbia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Babilonia la Grande .

Babilonia dopo Gerusalemme è la città più citata nella Bibbia in particolar modo nell'Antico Testamento dove la si vede contrapposta al popolo di Dio, Israele.

Secondo la Bibbia (Genesi 10, 8-12) fu Nimrod, discendente di Cus uno dei tre figli di Noè, il fondatore di Babilonia che sin dall'inizio, fu un oppositore di Dio. Secondo il racconto biblico l'ampliamento della città si interruppe per l'impossibilità degli addetti ai lavori di comunicare; fu il tempo della Torre di Babele (Genesi 11, 9). Seguirono altre generazioni che costruirono una grande città e fu Hammurabi che dette un contributo importante ampliandola fino a farla divenire capitale dell'Impero babilonese.

Dopo glorie e declini del primo impero fu Nabopolassar a rifondare un nuovo impero verso il 645 a.C. e fu il figlio Nabucodonosor II a portare al massimo splendore la città-impero (Daniele 4, 30). Un grande impero fino ad ottobre del 539 a.C. quando Ciro il Grande distrusse la città. Secondo il racconto biblico la città apparentemente indistruttibile ed imprendibile, fu conquistata e distrutta in una sola notte avverando la profezia di Geremia, di decenni prima, sulla sua distruzione (Geremia 51, 30-32 ). Anche il profeta Isaia (Is 13, 19;14, 22-23) predisse la distruzione della città circa due secoli prima del suo effettivo verificarsi nel 539 a.C.

Da quella data incominciò il declino dell'impero babilonese. Negli anni che seguirono si ribellò per due volte a Dario I quindi a Serse I.

Al tempo di Pietro, una recente pubblicazione su Babilonia sostiene che la Babilonia biblica citata da Pietro si riferisse a Roma.[12]

Verso il IV a.C. sembra che Babilonia abbia cessato di esistere (Geremia 51, 37). Secondo uno studioso, le attuali rovine fanno tornare chiare in mente le profezie di Isaia e Geremia che ne avevano predetto la completa desolazione.[13]

Nel Nuovo Testamento e precisamente nel libro di Apocalisse o Rivelazione la città viene utilizzata come metafora del male, destinata all'annientamento eterno, in contrapposizione alla Gerusalemme celeste (Apocalisse 18, 21), (Apocalisse 21, 10)

Nabucodonosor, Nabonedo, Baldassare furono solo alcuni dei regnanti babilonesi che ebbero a che fare con il popolo di Israele, e con i loro re, come Ezechia solo per citarne uno. L'inimicizia viscerale fra le due nazioni è ben documentata in molti dei libri biblici come Genesi, Re, Cronache, Isaia, Daniele e Geremia, dimostrando come Dio permise che Babilonia avesse il sopravvento sul popolo di Israele e come fu impiegata nel ruolo di esecutrice materiale dei suoi giudizi verso Israele stessa.

Babilonia nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

La Porta di Ishtar ricostruita al Pergamonmuseum di Berlino

Alcuni aspetti mitici della metafora di Babele nella nostra cultura sono prevalenti:

Babilonia nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porta di Ishtar .

Si suddivide in tre fasi:

Le espressioni artistiche babilonesi seguirono le tendenze dei popoli semitici o indo-europei che, in alternanza, occuparono la zona nel corso dei secoli. La presenza dei popoli semiti è rintracciabile per una maggiore eleganza e fantasia rispetto allo stile più grave dell'arte sumera, allo stesso modo in cui il periodo neo-babilonese sostituirà il gusto dell'eleganza raffinata a quello assiro impregnato di crudele fastosità.[14]

Per quanto riguarda l'arte antico-babilonese, purtroppo questa è poco visibile a causa delle acque sotterranee che rendono difficili gli scavi nello strato specifico, quindi è documentata grazie a qualche scultura recuperata e agli elementi architettonici-scultorei-pittorici presenti nella città di Mari sull'Eufrate, in stile babilonese dell'epoca. Nell'architettura la tecnica usata è ancora quella mesopotamica dei mattoni crudi, con la cottura solo per la pavimentazione e le fondamenta. La struttura del tempio è quella priva di un basamento artificiale, quindi bassa in altezza, mentre il modello del palazzo segue lo schema del tempio che presenta un numero grande di sale attorno ad un nucleo centrale costituito da due cortili.
Le sculture babilonesi mostrano variazioni nello stile, tendendo dai gusti tardo-sumeri a manifestazioni plastiche più rotonde, piene e realistiche.

Dopo la fase intermedia, nella quale l'arte babilonese subisce una battuta di arresto sotto il dominio dei Cassiti (1600-1200 a.C.), e subisce per qualche secolo l'arte assira, bisognerà attendere il periodo neo-babilonese per assistere ad una rifioritura del movimento artistico.

Nel periodo neo-babilonese, dopo l'esaltazione dell'espressività racchiusa nel palazzo, si amplifica il gusto del tempio, che diviene il luogo centrale anche per l'arte assumendo forme sempre più imponenti (ziggurat). Nei palazzi diventa dominante il gusto delle torri di forma quadrata, della enorme sala del trono e la raffinatezza dei Giardini pensili di Babilonia. Una delle caratteristiche più peculiari dell'arte di questo periodo restano comunque i mattoni smaltati raffiguranti immagini simboliche di animali fantastici, che ricoprono le porte come le mura.[14] È da ricordare, infatti, che le mura di Babilonia sono state a lungo presenti nell'elenco delle meraviglie dell'antichità e anzi, esse dovevano figurare nella lista più antica che di esse fu formulata.

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Rovine di Babilonia nel 1932

Il sito della antica Babilonia (a circa 80 km a sud di Baghdad) in Iraq, è costituito oggi solo da scarne rovine. L'archeologia di Babilonia ha permesso comunque la ricostruzione di alcune importanti opere, oggi visibili in alcuni musei specializzati sulla storia della città come ad esempio la Porta di Ishtar nel Pergamon Museum di Berlino. Gli scavi compiuti nel 1936 permisero la ricostruzione sia della porta di Ishtar che della strada processionale utilizzando pezzi che provenivano non solo dalla sola città di Babilonia, ma anche da Uruk, Assur, Zincirli, Tell Halaf e Toprakkale. Il World Monuments Fund[15]insieme alla Commissione per i Beni Culturali della provincia di Babilonia ha sviluppato un recente progetto per impedire ulteriori deterioramenti degli scavi con il proposito inoltre di ulteriori scavi. Saddam Hussein aveva fatto costruire uno dei suoi palazzi su una collina della stessa città di Babilonia[16]. Il sito archeologico oggi è comunque compromesso a causa della seconda guerra del Golfo[17].

Babilonia nella musica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corso di geografia storica: antica, del medio evo e moderna, di Francesco Costantino Marmocchi, volume I pag. 237 [1]
  2. ^ Babilonia. All’origine del Mito, di Paolo Burlasco Cortina, 2011
  3. ^ Recensione di Babilonia. All'origine del mito
  4. ^ la parola Bab ha origine incerta - Ilani è il genitivo plurale del sostantivo ilum
  5. ^ Federico A. Arborio Mella, "Dai Sumeri a Babele", ediz. Mursia, Milano 1978-1986, p. 122
  6. ^ Federico A. Arborio Mella, op.cit.
  7. ^ Jean-Claude Margueron, Mari, capitale sur l'Euphrate in Le Monde de Clio.
  8. ^ Largest Cities Through History
  9. ^ Dizionario di Geografia Universale, di F.C. Marmocchi, pag. 780
  10. ^ Babylonian and Assyrian Religion (versione completa in inglese)
  11. ^ The Bible As History, di Werner Keller, New York, 1956, pag. 299 ( trad. ital. :La Bibbia aveva ragione, trad. di Guido Gentili, Garzanti, 1977, Vol. 2, pp. 267, 268 )
  12. ^ Babilonia all'origine del mito di Paolo Brusasco, pag. 9, Cortina Ed., Milano 2012 ISBN 978-88-6030-441-4
  13. ^ Archeology and Old Testament Study, a cura di D.W.Thomas, Oxford, 1967, pag. 41
  14. ^ a b Le muse, De Agostini, Novara, 1964, Vol. I, pag.499
  15. ^ Una organizzazione non profit che si occupa della conservazione dei patrimoni archeologici nel mondo
  16. ^ L'Iraq vuole recuperare Babilonia
  17. ^ Babilonia all'origine del mito , di Paolo Brusasco, commento sovracoperta, Milano, Cortina Editore, 2012

Bibliografia in Italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Pomponio, Nabû, il culto e la figura di un dio del Pantheon babilonese ed assiro, Istituto di Studi del Vicino Oriente, Roma, 1978.
  • Giovanni Pettinato, Babilonia, centro dell'universo, Milano, Rusconi, 1988.
  • Joan Oates, Babilonia, ascesa e decadenza di un impero, Roma, Newton & Compton, 1988.
  • W. Lejan e G. Heude, Babilonia. Miserandi avanzi di perdute grandezze, Milano, Franco Maria Ricci, 1992.
  • Maria Giovanna Biga, I Babilonesi, Carocci, Roma, 2004.
  • Hugo Winckler, La cultura spirituale di Babilonia, Editori Riuniti, Roma, 2004.
  • Giovanni Pettinato, Mitologia assiro-babilonese, Torino, UTET, 2005.
  • Micheal Jursa, I babilonesi, Bologna, Il Mulino, 2007.
  • Paolo Brusasco, Babilonia. All’origine del Mito, pref. di Giulio Giorello, Milano, Cortina, 2012. ISBN 978-88-6030-441-4
  • Federico Giusfredi, Babilonia e le sue storie, Milano, Bruno Mondadori, 2012.

Bibliografia in Inglese[modifica | modifica wikitesto]

  • Alexander Hislop, The Two Babylons, 1853, 1858
  • Jastrow Morris jr., The Religion of Babylonia and Assyria, 1898
  • G. R. Tabouis, Nebuchadnezzar , Londra, 1931
  • James Bennett Pritchard, Ancient Near Eastern Texts 1950, 1955, 1969
  • Werner Keller, The Bible As History , New York, 1956, ( da: Und die Bibel hat doch recht ).
  • A. Leo Oppenheim, Ancient Mesopotamia—Portrait of a Dead Civilization, Chicago, 1964
  • D.W.Thomas, Archeology and Old Testament Study, Oxford, 1967

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]