Cucumis melo

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Melone
Cantaloupes.jpg
Un melone di Cantalupo (Cucumis melo var. Catalupensis)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Cucurbitales
Famiglia Cucurbitaceae
Genere Cucumis
Specie C. melo
Nomenclatura binomiale
Cucumis melo
L., 1753

Il melone (Cucumis melo) è una pianta rampicante della famiglia delle Cucurbitaceae.
Il termine melone indica sia il frutto che la pianta stessa, a seconda dei contesti in cui viene utilizzato.
È largamente coltivata per i suoi frutti commestibili, dolci e profumati.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Di probabili origini africane (secondo alcuni invece dall'Asia, nell'antica Persia), nel V secolo a.C. il popolo egizio iniziò ad esportarlo nel bacino del Mediterraneo e arrivò in Italia in età cristiana, come documentato da Plinio (I secolo d.C.) nel suo libro Naturalis Historia che lo uniformò al cetriolo a forma di mela cotogna, melopepaes.
Durante l'Impero Romano il melone si diffuse rapidamente (utilizzato però come verdura, servito in insalata) tanto che al tempo dell'imperatore Diocleziano, venne emesso un apposito editto per tassare quegli esemplari di melone che superassero il peso di 200 grammi.
Alexandre Dumas scrisse “per rendere il melone digeribile, bisogna mangiarlo con pepe e sale, e berci sopra un mezzo bicchiere di Madera, o meglio di Marsala; egli apprezzava i meloni conosciuti in Francia come Cavaillon, per la zona di produzione, e fece richiesta alla biblioteca della città di uno scambio tra le sue opere (circa 400 volumi) ed una rendita vitalizia di 12 meloni l'anno, cosa che accadde fino alla sua morte nel 1870. Fu in suo onore che venne istituita la confraternita dei Cavalieri dei meloni di Cavaillon.
Il melone venne anticamente considerato simbolo di fecondità, forse in ragione dei numerosissimi semi, ed altresì associato al concetto di sciocco e goffo (uno stolto veniva chiamato mellone e una scemenza mellonaggine). Secondo Angelo De Gubernatis, la ragione di tale associazione è da ricercare nell'estrema fecondità di questi frutti, alla loro capacità generatrice, incontrollata, opposta alla ragione dell'intelligenza.
Altri medici del tempo li consideravano nocivi e imputarono al melone la morte di ben quattro imperatori e due pontefici. Anche il naturalista romano Castore Durante (1529-1590) nel suo Herbario nuovo del 1585 ammoniva di non abusarne perché «sminuiscono il seme genitale» e ne sconsigliava l'uso a diabetici, dispeptici e a tutti coloro che soffrono di disturbi dell'apparato digerente, promuovendo per tutti gli altri invece le virtù rinfrescanti, diuretiche e lassative.

Botanica[modifica | modifica sorgente]

Melone retato

Varietà[modifica | modifica sorgente]

Il melone coltivato appartiene alla sottospecie Cucumis melo il cui frutto, polimorfo, ha dato vita a numerose varietà; le più importanti sono:

  • melone come frutto (raccolto a maturazione):
    • gruppo cantaluopensis o cantalupio, di media grandezza, superficie liscia, polpa giallo-arancio, chiamati così perché portati da missionari asiatici al castello pontificio di Cantalupo, sui colli di Roma;
    • gruppo reticulatus, o meloni retati, di media grandezza, polpa bianca o giallo-verde, con superficie reticolata;
    • gruppo inodorus, meloni d'inverno, polpa biancastra o rosata con buccia liscia, dal gusto intermedio tra la pera ed il melone, costituiscono il tipico piatto di Natale nella tradizione siciliana ed italiana in generale;
  • melone come ortaggio (raccolto prima della maturazione):
    • gruppo flexuosus, melone serpente o tortarello, vengono utilizzati crudi alla stessa maniera del cetriolo;
    • gruppo momordica, melone amaro, utilizzato principalmente come pianta medicinale perché ricco di vitamina A, C e E

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Pianta del melone

È una pianta erbacea strisciante o rampicante, annuale.
Le radici fibrose possono estendersi nella terra anche oltre i 150 cm.; il fusto, ricco di peluria, è ramificato con cirri; le foglie sono alterne, lunghe più di dieci centimetri, quanto il picciolo.
I fiori, gialli a 5 lobi, sono generalmente monoici (sessi separati su due fiori distinti) e compaiono normalmente prima quelli maschili riuniti in infiorescenze.
Nonostante la copiosa fioritura, che dura tutta l'estate da maggio a settembre, solo il 10% diventa frutto.

Caratteristiche del frutto[modifica | modifica sorgente]

Il melone

Il frutto del melone è voluminoso, di forma ovale o tondeggiante e sulla buccia sono visibili delle divisioni "a fette".
La buccia è pressoché liscia o appena rugosa, il colore può variare da un giallo pallido ai toni del verde.
La polpa varia dal bianco all'arancio ed è succosa e molto profumata quando raggiunge la maturazione.
La cavità centrale, fibrosa, contiene molti semi.

Aspetto economico[modifica | modifica sorgente]

La produzione mondiale dei meloni si aggira intorno al 26,7 milioni di tonnellate (FAO 2003).
I principali Paesi produttori sono la Cina (che da sola produce il 51,4% della produzione mondiale), Turchia, USA, Spagna, Marocco, Romania, Iran, Israele, Egitto e India.
Il rendimento medio è di 211 quintali /ha ma arriva a 333 q/ha nei Paesi Bassi e 346 q/ha negli Emirati Arabi Uniti. In Europa oltre la Spagna (un milione di tonnellate), c'è l'Italia (580.000 t) e la Francia (300.000 t)

Varietà[modifica | modifica sorgente]

Diverse sono le varietà coltivate in Italia.

  • Per il melone retato
    • Talento
    • Macigno
    • Expo
    • Sogno
  • Per il melone Long life
    • Mundial
    • Intenso
    • Pregiato
    • Polis
  • Per i Meloni Cantalupo
    • Comune
    • Prescott
  • Per i meloni invernali
    • Gigante di Napoli, buccia verde e polpa bianca
    • Melone di malta, polpa verde
    • Morettino, buccia e polpa verde
    • Viadana, buccia gialla e polpa arancio
  • Meloni Siciliani
    • RedMoon, polpa rossa
    • Magenta, polpa rossa
    • Tiburzi (o Tibursi), polpa gialla
    • Proteo, polpa gialla
    • Armatan, liscio

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

I frutti si possono mangiare crudi sia come antipasto che come dessert. Si possono anche cuocere per ottenere composte e marmellate.
Un buon melone deve essere profumato, esalare un profumo tipico che segnala la giusta maturità.
La temperatura di conservazione non deve mai scendere al di sotto dei 5 °C.

Avversità[modifica | modifica sorgente]

Melone giallo[modifica | modifica sorgente]

Il melone giallo è una varietà di melone leggermente diversa dal classico, di colore appunto giallo, con buccia biancastra e più liscia rispetto alla versione classica.

Valori nutrizionali[modifica | modifica sorgente]

  • Parte edibile 60%
  • proteine totali 0,20 g
  • lipidi totali 0,20 g
  • glucidi totali 7,30 g
  • amido assente
  • glucidi solubili 7,30 g
  • energia 30,00 kcal
  • fibra alimentare 0,90 g
  • colesterolo assente
  • calcio 8,00 mg
  • ferro 0,60 mg
  • sodio 8,00 mg
  • potassio 333,00 mg
  • fosforo 13,00 mg
  • vitamina B1 0,05 mg
  • vitamina B2 0,04 mg
  • vitamina PP 0,60 mg
  • vitamina A 189,00 mg
  • vitamina C 37,00 mg
  • 33 kcal/100 g

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Melone fu anche il nome della lista civica triestina che negli anni settanta si oppose fortemente al trattato di Osimo. La lista civica, che si chiamava "Lista per Trieste", aveva assunto il melone e l'alabarda, in quanto simboli di Trieste. Sul Colle di S. Giusto c'è una colonna che dal 1844 ha in cima un melone sormontato da un'alabarda. Tali simboli sono però più antichi. Il melone ha 13 spicchi, uno per ogni Casada della nobiltà medievale triestina. L'alabarda, secondo un'antica tradizione, cadde dal cielo su Trieste il giorno del martirio di S. Sergio, copatrono di Trieste. Egli fu martirizzato in Siria, in quanto cristiano, ed era ufficiale dell'esercito romano.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Angelo De Gubernatis, La mithologie de plantes, 2 volumi, Parigi 1878

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]