Dispepsia

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Dispepsia
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 536.8
ICD-10 (EN) K30

La dispepsia (dal greco δυσπεψία, composto di "δυς-" (dys) = "difficile" e "πέψις" (pepsis) = "digestione") indica una condizione patologica caratterizzata dalla presenza predominante di dolore e/o fastidio persistente o ricorrente localizzato nell'epigastrio, più o meno associato a senso di pienezza ed anoressia. Poiché non sono stati definiti i parametri clinici che permettono di distinguere i soggetti sani dai soggetti affetti da patologie dispeptiche, non è possibile classificare i differenti casi sintomatologici in precisi quadri clinici. I quadri caratterizzati da dispepsia si classificano normalmente in base ai sintomi.

Tipologia[modifica | modifica sorgente]

La dispepsia, a seconda delle cause (fattori di rischio per cause importanti o meno) che la inducono, può essere classificata come:[1]

Particolari forme sono la dispepsia cardiaca (con cardiopatia annessa) e la dispepsia isterica, causata da turbamenti emotivi.

Sintomi[modifica | modifica sorgente]

Può essere accompagnata da gonfiore, sensazione di imbarazzo gastrico, eruttazione, nausea o bruciore di stomaco; quest'ultimo sintomo è da non confondersi con la dispepsia in se stessa in quanto solitamente insorge per cause differenti e viene trattato diversamente. Inoltre anoressia e sensazione di sazietà appena toccato cibo[2] Lo stress acutizza i sintomi,[3] così come l'assunzione di pasti.[4]

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

Sono numerose le persone che soffrono di dispepsia, spesso causata da fattori correlati allo stile di vita, come la dieta o il fumo, sebbene vi siano anche cause più importanti come il cancro dello stomaco, l'ulcera peptica e taluni farmaci, disturbi del comportamento alimentare:[5] condizione correlate come fattore di rischio sono le malattie mentali.[6]

Dispepsia organica[modifica | modifica sorgente]

Dispepsia funzionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dispepsia funzionale.

Causate quasi esclusivamente da un organismo patogeno, il batterio gram negativo Helicobacter pylori[7]

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

Oltre all'anamnesi dove il medico raccoglie i sintomi riscontrati dal paziente, si effettua il test per l'Helicobacter pylori[8]

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Anche se molti farmaci in passato hanno provocato soltanto un effetto placebo si utilizzano gli antagonisti dei recettori H2,[9] inibitori di pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo) e antibiotici per eradicare l'helicobacter; abolire l'assunzione di alcool, caffè e fumo, somministrare antiacidi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Perea Pérez VD.., Redefining dyspepsia in Rev Gastroenterol Peru., vol. 12, 1992, pp. 28-34..
  2. ^ Chiba N., Definitions of dyspepsia: time for a reappraisal. in Eur J Surg Suppl., 1998, p. 14.23.
  3. ^ Douglas M. Anderson, A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione Pag 468, New York, Piccin, 2004, ISBN 88-299-1716-8.
  4. ^ Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine Pag 220, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
  5. ^ Olden KW., Are psychosocial factors of aetiological importance in functional dyspepsia? in Baillieres Clin Gastroenterol., vol. 12, settembre 1998, pp. 557-571.
  6. ^ Pajala M, Heikkinen M, Hintikka J., Mental distress in patients with functional or organic dyspepsia: a comparative study with a sample of the general population. in Aliment Pharmacol Ther., vol. 21, febbraio 2005.
  7. ^ Hunt RH, Fallone C, Veldhuyzen Van Zanten S, Sherman P, Flook N, Smaill F, Thomson AB; Canadian Helicobacter pylori Study Group., Etiology of dyspepsia: implications for empirical therapy. in Can J Gastroenterol., vol. 16, settembre 2002.
  8. ^ García-Altés A, Santín D, Barenys M., Applying artificial neural networks to the diagnosis of organic dyspepsia. in Stat Methods Med Res., vol. 16, agosto 2007, pp. 331-346.
  9. ^ Loh KY, Siang TK., Understanding non ulcer dyspepsia. in Med J Malaysia., vol. 63, giugno 2008, pp. 174-176.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Joseph C. Segen, Dizionario di medicina moderna, Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Douglas M. Anderson, A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004, ISBN 88-299-1716-8.
  • Anacleto Peracchia, Okolicsanyi Lajos, Roncoroni Luigi, Malattie dell’apparato gastrointestinale, 3ª edizione, Milano, McGraw-Hill, 2004, ISBN 88-386-2386-4.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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