Malattia da reflusso gastroesofageo

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Malattia da reflusso gastroesofageo
Gastroesophageal reflux barium X-ray.jpg
Radiografia con bario in un caso di reflusso gastroesofageo
Classificazione e risorse esterne
ICD-9-CM (EN) 530.81
ICD-10 (EN) K21

La malattia da reflusso gastroesofageo, spesso abbreviata come MRGE (in inglese GERD, Gastro-Esophageal Reflux Disease o GORD, Gastro-Oesophageal Reflux disease), è una malattia di interesse gastroenterologico che viene causata dal reflusso nell'esofago del contenuto dello stomaco. Essa non va confusa con il reflusso gastroesofageo, che è un fenomeno fisiologico; si parla invece di "malattia" (MRGE) quando il reflusso causa sintomi (pirosi, rigurgito) o quando con la gastroscopia si evidenziano a carico dell'esofago lesioni infiammatorie (esofagite), o ulcerative, o trasformazione metaplastica della mucosa (esofago di Barrett).

Indice

[modifica] Eziologia

L'acido cloridrico e la bile che vengono a contatto in questo modo con la mucosa dell'esofago ne provocano l'infiammazione con la conseguente insorgenza di dolori cronici. Anche se occasionali piccoli reflussi sono considerati fisiologici, in alcuni casi la frequenza e l'intensità dei reflussi può assumere valenza patologica. Col tempo l'infiammazione può evolvere in danni al tessuto dell'esofago, sotto forma di erosioni e piccole ulcere, e si parla quindi di esofagite.

È importante discernere il tipo di reflusso (gassoso solido o liquido) ed il tempo con il quale si distanzia dai pasti. Tenendo presente che il tempo massimo di svuotamento gastrico (T1/2) attualmente considerato come soglia per la definizione di gastroparesi è di 120 minuti se il reflusso si manifesta oltre questo tempo è dovuto, probabilmente, ad una problematica intestinale (dopo 120 min., anche in caso di gastroparesi, il bolo alimentare è passato, anche solo per la forza di gravità, dallo stomaco nell'intestino)[1]

Qualora la manifestazione si abbia entro i 120 minuti la causa del reflusso potrebbe essere dovuta a helicobacter pylori o ad una diminuzione del tono del cardias (lo sfintere esofageo inferiore - SEI/LES), cioè la valvola che separa l'esofago dallo stomaco, in seguito all'assunzione di sostanze diverse, come cibi grassi, nicotina, caffeina[1], agrumi, alcolici ed anche alcuni tipi di farmaci; in casi più rari è dovuta al prolungato ristagno del bolo nello stomaco (si può ipotizzare una stenosi o pseudo-occlusione ileare o del tenue), per via di discinesie (disturbi motori) che rallentano il normale svuotamento dello stesso; altre volte la causa è da ricercare nell'assunzione di pasti troppo abbondanti; infine sono predisponenti tutte quelle condizioni che determinano un aumento della pressione gastrica, come l'obesità e la gravidanza.

[modifica] Sintomatologia

I sintomi associati al reflusso si distinguono in esofagei ed extraesofagei. Non sempre la presenza dei sintomi è associata ad evidenza di esofagite mediante esami endoscopici e PH-metria.

Tra questi abbiamo: Ipersecrezione catarrale (aumentata produzione di muco, ben visibile sul piano glottico), tosse stizzosa o cronica, asma o difficoltà respiratoria, sensazione di nodo in gola (bolo ipofaringeo), Emoftoe (sputare sangue tipico di stati tubercolari), raucedine, disfonia, dolore retrosternale irradiato al mento, alla mandibola, alle braccia e tra scapole, apnee notturne, faringite (con o senza mal di gola), laringite posteriore (edema e rossore), granulomi sulle corde vocali, prolasso dei tessuti molli (velopendulo), patina bianca sulla tonsilla linguare, alitosi e raclage (sensazione di dover raschiare continuamente la gola per un forte presenza di muco che in realtà si rivela essere scarso e di difficile estrazione), vellicchio faringeo, disfagia orofaringea e odinofagia. Alcuni di questi sintomi sono comuni anche a infezioni intestinali o a parassitosi (meno probabili nel nostro paese).

[modifica] Diagnosi

La diagnosi di reflusso gastroesofageo patologico si effettua con la ph-metria esofagea 24 ore che consente di differenziare i reflussi fisiologici da quelli patologici. In alcuni casi, anche reflussi "fisiologici" possono provocare sintomi ("esofago irritabile o ipersensibile").

Per una diagnosi più coerente e certificabile soprattutto in casi di reflusso atipico, alcuni centri mettono a disposizione la Ph-metria con impedenziometria multicanale intraluminale, che permette di valutare se il refluito giunge fino in gola, in che entità ed in quale forma (liquido, gassoso o biliare).

Nel caso in cui si rilevino solo reflussi gastro-esofagei (solitamente si verificano entro i 120 minuti dal pasto), la manometria gastro-esofagea può definire la tonia del cardias.

Per valutare il danno subìto dalla mucosa esofagea è fondamentale la gastroscopia, soprattutto nei pazienti con sintomi atipici o con "segni di allarme" (disfagia, mancata risposta alla terapia con antisecretori), anche per escludere altre patologie soprattutto neoplastiche.

Secondo la classificazione di Savary e Miller, si distinguono quattro gradi di lesioni endoscopiche:

  • Grado 0: mucosa normale.
  • Grado 1: presenza di erosioni di forma ovalare o lineare non confluenti, singole o multiple, su una plica longitudinale.
  • Grado 2: erosioni situate su più pliche longitudinali, ma non circonferenziali.
  • Grado 3: erosioni confluenti ad estensione circonferenziale.
  • Grado 4: presenza di complicanze come stenosi, ulcere o esofago di Barrett.

È utile inoltre ricercare la presenza dell'Helicobacter pylori a livello gastrico, per stabilire la condotta terapeutica più adeguata. Per quanto sia stata lungamente studiata una possibile associazione tra l'infezione da Helicobacter e la MRGE, essa non è mai stata accertata da studi epidemiologici, né è stato individuato un possibile meccanismo patogenetico con il quale il batterio provocherebbe la malattia.[2]

[modifica] Complicanze

Nei casi più gravi, il danno epiteliale evolve verso una forma di metaplasia detta esofago di Barrett. Questa condizione è considerata un fattore facilitante dello sviluppo di carcinomi esofagei.

[modifica] Terapia

La terapia della MRGE è solitamente basata su alcune norme igienico-dietetiche di base, e sull'assunzione (per periodi più o meno prolungati) di farmaci appartenenti alle classi degli inibitori di pompa protonica/IPP (che inibiscono notevolmente la produzione acida nello stomaco), degli anti-H2 (in gran parte però soppiantati dai più moderni e potenti IPP), degli antiacidi, degli alginati e dei procinetici.

Per quanto riguarda la terapia del reflusso in genere, il primo passo riguarda una modificazione della dieta e dello stile di vita: si consiglia al paziente di assumere pasti piccoli e frequenti. Attraverso la dieta si vanno a ridurre le complicanze del reflusso legate alla mobilità esofagea, attraverso la riduzione del bolo alimentare e l'esclusione dei cibi irritanti. Bevande gasate, caffè (anche decaffeinato), alcoolici, cibi grassi, cioccolata, menta sono reflussogeni perché aumentano il rilascio dello sfintere esofageo. I succhi acidi come arancia e pomodoro vanno altresì evitati perché irritano la mucosa esofagea.

Il paziente dovrebbe evitare di coricarsi nelle prime 2-3 ore dopo i pasti e dovrebbe dormire con la testa più sollevata rispetto ai piedi. Si raccomanda non di dormire con un cuscino più alto, ma piuttosto di sollevare il materasso con un rialzo in corrispondenza della testiera del letto.

È fortemente raccomandata anche la cessazione del fumo: anche il fumo, infatti, favorisce il reflusso di acido nell'esofago.

Il secondo passo è la terapia farmacologica, a base di farmaci che inibiscono la secrezione acida o che favoriscono lo svuotamento gastrico.

Solo nei pochi casi di mancata risposta alla terapia farmacologica, si interviene chirurgicamente. Il diffondersi della chirurgia laparoscopica ha parzialmente cambiato l'atteggiamento e le indicazioni della chirurgia del reflusso. Questa, in precedenza, era indicata solo nei casi con coesistente ernia iatale di cospicue dimensioni. Attualmente, alcune linee guida propongono il trattamento chirurgico laparoscopico anche per i pazienti che rispondono discretamente alla terapia medica, ma che abbiano severe recidive dopo la sospensione della stessa, o che siano giovani e non vogliano sottoporsi ad una terapia medica continuativa; possibile indicazione al trattamento chirurgico sono anche l'esofago di Barrett ed il reflusso alcalino.

Analogamente, i pazienti con sintomatologia extradigestiva come tosse od asma cronico, ed episodi broncopneumonici ricorrenti, sono candidati per i quali viene valutata l'opzione del trattamento chirurgico. Quest'ultimo, in centri ad alta specializzazione, viene eseguito con ridotti effetti collaterali. La complicanza principale della chirurgia laparoscopica del reflusso è la possibile disfagia postoperatoria, che attualmente, con una corretta applicazione di alcuni espedienti tecnici, è ridotta e solitamente transitoria.

La scelta della terapia chirurgica deve comunque essere attentamente valutata, e preceduta da una completa valutazione anatomopatologica e fisiopatologica di stomaco e esofago (gastroscopia, ph-metria esofagea, oppure, nel caso della malattia da reflusso faringo laringeo è meglio parlare di ph metria multicanale intraluminale con impedenziometria o manometria esofagea).

La terapia chirurgica consiste nella creazione di una neo-valvola attraverso la plicatura del fondo dello stomaco (funduplicatio); tale plicatura può essere più o meno estesa, ed assumere definizioni differenti (secondo Nissen, Toupet, Dor).

Contestualmente, si può eventualmente provvedere anche alla riduzione della diastasi dei pilastri diaframmatici, che si associa ad una MRGE con ernia iatale (iatoplastica).

Nel caso in cui dagli esami emergano fattori batterici o virali la terapia del caso è in grado, eliminando la causa del reflusso, di alleviare i sintomi.

[modifica] Note

  1. ^ Secondo uno studio presentato il 21-25 Marzo 2010 alla National Chemical Association a San Francisco, condotto da Veronika Somoza dell'Università di Vienna, e Thomas Hofmann del Technische Universitat Munchen in Germany, la combinazione di caffeina, catecoli, e N-alkanoly-5- hydroxytryptamides produce acido cloridrico nello stomaco. Viceversa, il caffè contiene anche N- methylpyridium (NMP) che inibisce la produzione di acido cloridrico
  2. ^ Herbella FA, Patti MG. Gastroesophageal reflux disease: From pathophysiology to treatment. World J Gastroenterol. 2010 Aug 14;16(30):3745-9. Review. PubMed PMID: 20698035; PubMed Central PMCID PMC2921084

[modifica] Bibliografia

  • Unigastro, Manuale di Gastroenterologia, Roma, Editrice Gastroenterologica Italiana, 2004. ISBN 88-7781-561-2

[modifica] Voci correlate

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