Esofago di Barrett

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Esofago di Barrett
Barretts esophagus.jpg
Immagine endoscopica dell'esofago di Barrett, la zona rossa che si estende a partire dal cardias. La biopsia ha mostrato una metaplasia intestinale.
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 530.85
ICD-10 (EN) K22.7

L'epitelio di Barrett oppure esofago di Barrett è una metaplasia a carico dell'epitelio esofageo distale. In particolare si tratta di una sostituzione di un epitelio squamoso stratificato, con epitelio colonnare e cellulle mucipare.

È una complicanza patologica dell'esofago, in seguito a reflusso gastroesofageo (RGE) che determina prolungati stimoli lesivi è, inoltre, il fattore di rischio singolo più importante per lo sviluppo dell'adenocarcinoma esofageo. Molti autori considerano condicio sine qua non per la diagnosi la presenza di cellule caliciformi mucipare (ovvero la presenza di metaplasia intestinale), mentre altri (soprattutto autori inglesi e giapponesi) ritengono che già la presenza di cellule colonnari sia sufficiente, a prescindere dalla loro eventuale natura intestinale.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Si calcola che sia presente fin nel 5-15% dei pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo sintomatica, più frequente nella razza caucasica; la prevalenza aumenta con l'età.

Meccanismo d'azione[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al rilasciamento del cardias, il succo gastrico acido, a contatto prolungato con l'esofago, origina una modificazione dell'epitelio che tenta di difendersi dall'acido.
Le cellule che sostituiscono il tratto di epitelio esofageo che viene a contatto con il reflusso acido hanno caratteristiche molto simili a quelle intestinali e costituiscono l'esofago di Barrett. Questo cambiamento nel programma di differenziamento delle cellule staminali (non si sa ancora l'esatta natura ed origine di questi elementi staminali) della mucosa esofagea viene definito metaplasia, cioè una modificazione per cui un tipo cellulare differenziato viene sostituito da un altro tipo cellulare differenziato. Posta per buona la definizione di esofago di Barrett inteso come metaplasia intestinale, è possibile classificarlo in tre sotto-istotipi: tipo I o metaplasia intestinale completa, contenente cellule di Paneth, caliciformi e cellule assorbenti (è un tipo raro); tipo II, quadro ghiandolare misto con cellule foveolari gastriche e cellule caliciformi mucipare; tipo III, fatto da sole cellule caliciformi. L'epitelio cilindrico così originatosi è più resistente al danno indotto dalla pepsina e dall'acido di quanto lo sia quello squamoso.

Tale patologia è spesso pre-cancerosa (lesione pre-neoplastica), poiché questo epitelio può andare incontro a incontrollata replicazione; questo succede circa nel 2-5% dei casi; infatti i pazienti portatori di esofago di Barrett presentano un rischio aumentato di circa 30-40 volte di sviluppare adenocarcinoma esofageo rispetto ai pazienti con mucosa normale. In genere la modificazione neoplastica è preceduta da una displasia, ossia da una alterata crescita tissutale, che si manifesta con il venire meno delle strutture ghiandolari dell'esofago di Barrett e con la presenza di alterazioni nucleari e citoplasmatiche tipiche (per esempio i nuclei sono più grossi e occupano gran parte del volume della cellula e l'epitelio colonnare può diventare patologicamente pluristratificato); si ritrova anche positività immunoistochimica per Ki67. Fattori che aumentano il rischio di sviluppo di adenocarcinoma in un soggetto portatore di esofago di Barrett sono: razza caucasica, sesso maschile, consumo di alcool e tabacco, obesità e lunghezza della lesione metaplastica. Tale condizione può essere associata a fibrosi cistica ed è sostanzialmente molto rara in età pediatrica.

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

Sovrapponibile a quella della malattia da reflusso gastroesofageo, a volte può presentarsi in forma più accentuata e/o prolungata.

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

Per poter porre diagnosi di esofago di Barrett devono venir soddisfatti due requisiti: evidenza endoscopica di epitelio cilindrico al di sopra della giunzione gastroesofagea ed evidenza istologica di metaplasia intestinale nei campioni bioptici di tale epitelio.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

L'esofago di Barrett può venire suddiviso in due tipi principali: a "segmento lungo" o a "segmento corto" (più frequente), a seconda che la sua estensione sia rispettivamente pari o superiore ai 3 cm, o sia inferiore.

Complicanze[modifica | modifica wikitesto]

Possono essere la prima manifestazione della patologia e sono principalmente rappresentate da: ulcerazioni locali sanguinanti, stenosi, neoplasie non invasive (displasia) ed adenocarcinoma.

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

In assenza di complicanze il trattamento è sovrapponibile a quello per la malattia da reflusso gastroesofageo, anche se non è chiaro se sia di beneficio trattare i pazienti asintomatici. Si raccomandano calo ponderale e interruzione del consumo di alcool e tabacco, in quanto fattori di rischio per lo sviluppo di lesioni maligne. L'esofagectomia ai fini della rimozione della metaplasia è sconsigliabile, in quanto il rischio operatorio non compensa il rischio relativamente basso di evoluzione in senso maligno. Si raccomandano invece periodici controlli endoscopici (ogni 2-3 anni), con prelievi bioptici allo scopo di rilevare l'eventuale sviluppo di una neoplasia non invasiva oppure di un adenocarcinoma in una fase abbastanza precoce da poter poi eseguire una esofagectomia curativa. Il riscontro ai controlli bioptici di una displasia di alto grado è un'altra indicazione all'intervento chirurgico, in quanto un terzo circa di questi pazienti svilupperà una lesione maligna. Nei pazienti in condizioni cliniche tali da sconsigliare l'intervento chirurgico si può ricorrere alla laser terapia endoscopica, seguita dall'utilizzo di inibitori della Pompa Protonica ad alte dosi.

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