Emocromatosi ereditaria

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Emocromatosi ereditaria
Malattia rara
Codici di esenzione
SSN italiano RCG100
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 275.0
ICD-10 (EN) E83.1

L'emocromatosi (greco hàima sangue, e chroma, -atos colore), in passato chiamato anche diabete bronzino, è una malattia metabolica genetica dovuta all'accumulo di notevoli quantità di ferro in diversi organi e tessuti quali: fegato, pancreas, cute, cuore ed alcune ghiandole endocrine.

L'assorbimento intestinale del ferro negli alimenti è aumentato. Ciò è causato, nella maggior parte dei casi, dalla mutazione genetica del gene HFE, localizzato sul cromosoma 6 e strettamente associato al locus genico del complesso maggiore di istocompatibilità.

Prevalenza[modifica | modifica sorgente]

Tra le popolazioni nord-europee il tasso di eterozigosi è del 10% circa, con lo 0,3-0,5% di omozigosi. Le manifestazioni sono 5-10 volte più frequente negli uomini, in quanto l'espressione genica della malattia è influenzata da fattori esterni quali l'introito di ferro con la dieta, le perdite ematiche associate a mestruazioni e gravidanza, le donazioni di sangue. L'esordio avviene comunemente tra i 40 ed i 60 anni; i soggetti più giovani possono essere identificati tramite screening. La prevalenza si aggira intorno al 30% circa della popolazione europea.

Patogenesi[modifica | modifica sorgente]

Nell'emocromatosi il ferro assorbito è in eccesso rispetto alle necessità fisiologiche. Pertanto dapprima aumenta il ferro plasmatico, con saturazione della transferrina e conseguente aumento della ferritina; in seguito il ferro in eccesso si accumula negli organi parenchimatosi, soprattutto fegato, pancreas e cuore. Il sovraccarico di ferro a livello epatico causa cirrosi, nel pancreas può indurre distruzione delle isole di Langerhans con conseguente insorgenza di diabete mellito, mentre nel cuore è responsabile della comparsa di cardiopatia e aritmie. Altre alterazioni sono a carico dell'ipofisi, delle articolazioni e della cute. La causa dell'emocromatosi ereditaria o primaria è genetica. La forma più comune è causata da una mutazione del gene HFE che codifica per una proteina che regola l'assorbimento del ferro alimentare. Le mutazioni più frequenti sono il polimorfismo C282Y e H63D. È stata pure ritrovata una forma più rara di emocromatosi causata da una mutazione del gene che codifica per l'epcidina, una proteina di fase acuta sintetizzata dal fegato che svolge un ruolo chiave nell'omeostasi del ferro. Normalmente l'epcidina inibisce l'assorbimento del ferro a livello intestinale e il rilascio di ferro dai depositi (macrofagi e fegato). Quando è mutata si realizza un incontrollato assorbimento intestinale del ferro che si accumula arrecando gravi danni.

Se nell'organismo normale il peso totale di ferro è di 2-5 grammi, in un adulto con HHC si può raggiungere i 40 grammi.[1] Nel fegato i livelli normali di ferro sono inferiori a 1.000 microgrammi per grammo di peso secco, mentre nel fegato di un adulto con HHC si superano i 10.000μg/g.[2]

Clinica[modifica | modifica sorgente]

Le manifestazioni cliniche dell'emocromatosi compaiono in genere tra i 40 ed i 60 anni di età, i maschi ne sono colpiti con un'incidenza dalle 5 alle 10 volte superiore alle donne.

La classica triade clinica comprendere cirrosi con epatomegalia, iperpigmetazione della pelle e diabete mellito. Altri sintomi sono dolore addominale, astenia, perdita di peso, perdita della libido e amenorrea.

La malattia conclamata causa epatomegalia, iperpigmentazione, diabete mellito, angiomi stellati, splenomegalia, ascite, aritmie, atrofia testicolare, ittero, insufficienza cardiaca congestizia.

I pazienti affetti da emocromatosi, qualora la malattia non sia stata diagnosticata e trattata prima che siano avvenuti danni tissutali, presentano un rischio di sviluppare il carcinoma epatocellulare 200 volte superiore rispetto alla popolazione normale.

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

Suggerita dalla presenza di:

Durante l'anamnesi è bene valutare, oltre ai precedenti familiari, l'uso di alcol, di ferro, di acido ascorbico (il quale aumenta l'assorbimento di ferro). Per valutare le riserve di ferro corporeo si usano:

  • il dosaggio del ferro sierico e la percentuale di saturazione della transferrina
  • la concentrazione sierica della ferritina
  • la biopsia epatica con calcolo dell'indice di ferro epatico
  • la TC e/o la RMN del fegato

Terapia[modifica | modifica sorgente]

La rimozione del ferro in eccesso avviene in modo ottimale tramite salasso settimanale o bisettimanale di 500 ml per 1-2 anni, poi, una volta ottenuti parametri normali, ogni 3 mesi e tramite la somministrazione di chelanti del ferro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pontieri Fisiopatologia generale 1998 pag 1047
  2. ^ Robbins Basi patologiche della malattia 1997 pag 354

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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