Metformina

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Metformina
formula di struttura
modello ball and stick
Caratteristiche generali
Numero CAS [657-24-9]
Codice ATC A10BA02
PubChem 4091
DrugBank APRD01099
Dati farmacologici
Categoria farmacoterapeutica Antidiabetici
Modalità di
somministrazione
Orale
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
irritante

attenzione

Frasi H 302 - 315 - 319
Consigli P 305+351+338 [1]

La metformina è un farmaco per il trattamento del diabete di tipo 2 della famiglia delle biguanidi.

Farmacodinamica[modifica | modifica sorgente]

Il meccanismo d'azione della metformina non è ancora chiarito nei dettagli ma non sembra dipendere dalla presenza di cellule β nel pancreas poiché non pare stimolare la secrezione di insulina, come le sulfaniluree. Al momento si ritiene che essa riduca la concentrazione ematica di glucagone e diminuisca la glicemia, cioè i valori di glucosio nel sangue, sia riducendone la produzione da parte del fegato, per diminuzione della gluconeogenesi sia aumentandone il consumo da parte dei tessuti periferici, per aumento della glicolisi, sia riducendone l'assorbimento da parte dell'intestino. Per ciò che riguarda la diminuita gluconeogenesi epatica, si suppone che la metformina alteri i substrati del complesso I della catena respiratoria mitocondriale.
La metformina non induce diminuzione della glicemia in persone non diabetiche a meno che non ne vengano assunte alte dosi. Recenti evidenze hanno dimostrato che la metformina attiva direttamente la AMPK, portando agli effetti metabolici su esposti. La metformina avrebbe anche effetti benefici sulle dislipidemie, diminuendo le LDL e aumentando la concentrazione ematica di HDL, ed avrebbe anche effetto anti-infiammatorio, con conseguente beneficio nella prevenzione delle complicazioni del diabete, specie a livello vascolare.[2][3]

Farmacocinetica[modifica | modifica sorgente]

La metformina viene assunta per bocca e viene assorbita a livello intestinale e nel plasma circola in forma libera. Il farmaco non viene metabolizzato ed è eliminato come tale attraverso le urine.
La sua emivita è di circa 1,5-3 ore.[2][3]

Usi clinici[modifica | modifica sorgente]

Attualmente la metformina viene considerata il farmaco di scelta nelle persone affette da diabete di tipo II (non insulino dipendente). Presenta dei vantaggi interessanti specie in persone obese in quanto non induce aumento di peso e la comparsa di ipoglicemia risulta essere un fenomeno poco comune.
La metformina, inoltre, può anche essere associata alle sulfaniluree, qualora quest'ultime si siano rivelate insufficienti.
Generalmente le terapie a base di metformina prevedono una dose iniziale di medicinale di 500 mg dopo colazione. Dopo qualche giorno, se la glicemia non si è normalizzata, si può aumentare la dose di farmaco distribuendola in maniera frazionata dopo i pasti principali della giornata (colazione, pranzo e cena). Si consiglia di non superare i 3 g giornalieri (generalmente ci si ferma sui 2-2,5 g al dì). Il frazionamento del farmaco lungo l'arco della giornata viene utilizzato al fine di limitare i fastidiosi effetti collaterali gastrointestinali che altrimenti si avrebbero a seguito d'una somministrazione unica.[3]

Effetti avversi[modifica | modifica sorgente]

I più comuni effetti collaterali causati dall'uso della metformina sono di natura gastrointestinale: nausea, vomito, anoressia, diarrea, dolore addominale. Sono generalmente dose dipendenti (cioè compaiono più frequentemente in persone che assumono dosaggi alti di farmaco), compaiono soprattutto all'inizio della terapia e tendono ad essere transitori. Nel 3-5% dei casi, comunque, la diarrea può essere persistente e di fronte a ciò bisogna sospendere l'uso della metformina.
L'uso cronico della metformina può limitare l'assorbimento di vitamina B12, per cui si consiglia di valutare i livelli ematici di tale vitamina e l'ematocrito al fine di valutare la necessità di una supplementazione parenterale.
Talvolta si può sviluppare uno stato di acidosi lattica che compare più frequentemente in persone con insufficienza renale, con malattie epatiche, alcoliste o con condizioni tali da facilitare la comparsa di ipossia (tipo malattie cardiopolmonari croniche). In persone in tali condizioni, perciò, l'uso della metformina è controindicato. Porta, in alcuni casi, grossi disturbi del visus.[3]

Interazioni[modifica | modifica sorgente]

È bene non eccedere con l'alcol in quanto, come si è precedentemente affermato, può aumentare il rischio di acidosi metabolica.[3]

Gli inibitori delle monoammino ossidasi (iMAO, farmaci ad azione antidepressiva) possono aumentare gli effetti ipoglicemizzanti della metformina.[3]

La cimetidina (un antagonista del recettore H2 per l'istamina usato nella terapia dell'ulcera peptica) è in grado di diminuire l'escrezione renale della metformina provocandone un aumento dei livelli ematici.[3]

Avvertenze[modifica | modifica sorgente]

Tossicità gastrointestinale: per ridurre gli effetti collaterali a carico dell'apparato gastrointestinale si consiglia di iniziare la terapia con metformina a basso dosaggio (0,5 g/die), aumentando la dose gradualmente fino a controllare l'iperglicemia, e di somministrare il farmaco durante o dopo i pasti[4].

Monitoraggio parametri di laboratorio: controllare periodicamente la funzionalità epatica e renale per evitare l'accumulo di metformina, causa principale di acidosi lattica; controllare 2-4 volte l'anno la clearance della creatinina[4].

Vitamina B12 e acido folico: controllare la concentrazione sierica della vitamina B12 e dell'acido folico, in particolare in caso di terapie a lungo termine, perché la metformina potrebbe diminuirne i livelli sierici[4].

Alcool: evitare l'assunzione di alcool contemporaneamente al trattamento con metformina[4].

Idratazione del paziente: in caso di disidratazione la concentrazione plasmatica di metformina risulta modificata. Somministrare il farmaco con cautela in caso di patologie che comportano il rischio di disidratazione[4].

Acarbosio, gomma guar, cimetidina, fenprocumone, anticoagulanti orali, fibrinolitici: la somministrazione di metformina contemporaneamente a questi farmaci richiede cautela[4].

Pazienti pediatrici: non è raccomandata la somministrazione di metformina a bambini di età inferiore ai 10 anni e la somministrazione di formulazioni a lento rilascio a bambini e ragazzi di età inferiore ai 17 anni[4].

Associazione con rosiglitazone o pioglitazone: evitare la somministrazione di metformina più rosiglitazone in pazienti con insufficienza cardiaca grave con notevole limitazione dell'attività fisica, pazienti allettati o impossibilitati alla deambulazione; evitare l'associazione della biguanide con un glitazone in pazienti con cardiopatia ischemica, soprattutto se in terapia con nitrati ed in pazienti con arteriopatia periferica in quanto l'associazione è correlata ad un aumento significativo del rischio di infarto del miocardio. L'assunzione di rosiglitazione da parte di donne diabetiche per periodi prolungati è stata associata ad un aumento dell'incidenza di fratture (Studio ADOPT)[5].

Procedure diagnostiche che richiedono l'uso di mezzi di contrasto iodati: la metformina non deve essere somministrata nei pazienti, adulti o pediatrici, trattati con mezzi di contrasto iodati. L'attuale raccomandazione richiede la sospensione del farmaco per le 24-48 ore precedenti la procedura e la ripresa della terapia ipoglicemizzante dopo 48 ore solo se la funzionalità renale risulta nella norma[6].

Gravidanza: sebbene i dati di letteratura siano limitati la metformina non è stata associata a teratogenità e non sembra provocare nel neonato ipoglicemia o acidosi lattica. Nelle donne con policistosi ovarica, il farmaco è risultato ridurre la frequenza di aborto spontaneo e di diabete gestazionale. In gravidanza, comunque, il farmaco di prima linea per il trattamento del diabete di tipo 2 è rappresentato dall'insulina perché non attraversa la placenta[4].

Allattamento: in vivo (ratto) il farmaco è escreto nel latte materno dove raggiunge concentrazioni simili a quelle plasmatiche. Nell'uomo, sulla base dei dati di letteratura disponibili, la quantità di metformina rilevata nel latte materno è risultata minima. Inoltre non sono stati osservati effetti tossici nel neonato allattato al seno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sigma Aldrich; rev. del 02.01.2012 riferita al cloridrato
  2. ^ a b NC. Sambol, J. Chiang; M. O'Conner; CY. Liu; ET. Lin; AM. Goodman; LZ. Benet; JH. Karam, Pharmacokinetics and pharmacodynamics of metformin in healthy subjects and patients with noninsulin-dependent diabetes mellitus. in J Clin Pharmacol, vol. 36, nº 11, novembre 1996, pp. 1012-21, PMID 8973990.
  3. ^ a b c d e f g Derek LeRoith, Simeon I. Taylor e Jerrold M. Olefsky, Diabetes Mellitus: A Fundamental and Clinical Text, Lippincott Williams & Wilkins, 2004, pp. 1123–, ISBN 978-0-7817-4097-5.
  4. ^ a b c d e f g h Pharmamedix: Metformina http://www.pharmamedix.com/principiovoce.php?pa=Metformina&vo=Avvertenze
  5. ^ Kahn S.E., et al., NEJM, 2006, 355, 2427
  6. ^ Thomsen H.S. et al., Eur. Radiol., 1999, 9, 738.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Guida all'uso dei farmaci - Biguanidi

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bertram G. Katzung, Farmacologia generale e clinica, Padova, Piccin, 2006, ISBN 88-299-1804-0.
  • Mycek MJ, Harvey RA e Champe PC, Farmacologia. Seconda edizione italiana, Bologna, Zanichelli Editore.