Ranitidina
| Ranitidina | |
|---|---|
| Nome IUPAC | |
| N-(2-[(5-(dimetilaminometil)furan-2-il)metiltio]etil)- N-metil- 2-nitroeten - 1,1-diamina | |
| Identificatori | |
| Numero CAS | |
| Codice ATC | A02 |
| PubChem | |
| DrugBank | |
| Caratteristiche generali | |
| Formula | C13H22N4O3S1 |
| MM | 314.4 g/mol |
| Dati farmacologici | |
| Categoria farmacoterapeutica | |
| Teratogenicità | |
| Modalità di somministrazione |
orale, parenterale |
| Dati farmacocinetici | |
| Biodisponibilità | 90% |
| Metabolismo | epatico |
| Emivita | 2-3 ore |
| Escrezione | 30-70% renale |
La ranitidina (più correttamente: ranitidina cloridrato) è il nome del principio attivo di indicazione specifica contro l’ulcera gastrica, sintetizzato per primo dalla casa farmaceutica GlaxoSmithKline e commercializzato con il brand Zantac.
Indice |
[modifica] Indicazioni
Ulcera benigna gastrica e duodenale, esofagite da reflusso, sindrome di Zollinger-Ellison, dispepsia cronica.
[modifica] Chimica
La ranitidina appartiene alla classe degli antagonisti dei recettori H2 per l'istamina (detti per brevità H2-antagonisti), responsabili del controllo fisiologico della secrezione gastrica (i recettori H1 sono invece responsabili di alcune manifestazioni allergiche).
Gli H2-antagonisti sono chimicamente analoghi dell'istamina, che in sostituzione del gruppo etilaminico presentano una voluminosa catena laterale. Questo permette loro di inibire competitivamente l'azione dell'istamina sui recettori H2. Sono molecole altamente selettive, che non agiscono sui recettori H1 e hanno scarsissimi effetti sui recettori H2 situati fuori dalla parete gastrica, ad esempio quelli situati nella muscolatura liscia dei vasi sanguigni o nella parete bronchiale. Trattandosi di molecole idrofile, gli H2-antagonisti penetrano la barriera emato-encefalica solo in quantità limitata e non hanno effetti sul sistema nervoso centrale, come accade per la maggior parte degli antistaminici che agiscono sui recettori H1.
[modifica] Farmacodinamica
La ranitidina riduce in modo competitivo e dose-dipendente la secrezione acida gastrica indotta da istamina, ma anche da gastrina e da agenti muscarinici. Come gli altri H2-antagonisti, inibisce sia la secrezione gastrica basale (a digiuno) e notturna, sia quella stimolata dal cibo. Si riduce sia il volume del succo gastrico, sia la sua concentrazione di ioni H+ ( aumento del pH).
[modifica] Assorbimento
La ranitidina è ben assorbita per via orale e raggiunge entro 1-2 ore il picco di concentrazione plasmatica. Un 50% della molecola viene trasformata a livello epatico e il resto viene escreto con le urine in forma immodificata. Pertanto l'emivita della ranitidina, normalmente di 2-3 ore, si allunga nei pazienti che presentano insufficienza funzionale epatica.
[modifica] Storia
La ranitidina fu sviluppata durante gli anni settanta dalla Glaxo per uguagliare il successo commerciale acquisito dalla Smith, Kline & French (prima della fusione delle due aziende in GlaxoSmithKline) con la cimetidina, primo antagonista dei recettori H2 per l'istamina. Attraverso un razionale processo di drug design ottenuto grazie alla messa a punto di un modello di recettore H2, si arrivò alla sintesi della ranitidina sostituendo l'anello imidazolico della cimetidina con un anello furanico.
Rispetto alla cimetidina, la ranitidina presentava un miglior profilo di tollerabilità (minor incidenza di effetti collaterali indesiderati, un tempo di azione più prolungato (quindi un minor numero di somministrazioni giornaliere) e un'attività dieci volte maggiore, dovuta alla maggiore affinità tra il farmaco e il recettore.
La Glaxo mise in commercio la ranitidina nel 1981, ottenendo un enorme successo in termini di fatturato. La ranitidina divenne presto in molti paesi del mondo il farmaco più prescritto e mantenne questo primato fino al 1988. Successivamente, nel trattamento dell'ulcera peptica venne sostituita dal più efficace omeprazolo.
[modifica] Avvertenze
Carcinoma gastrico: prima di iniziare la terapia con ranitidina escludere la presenza di un eventuale carcinoma gastrico, in quanto la ranitidina, riducendone la sintomatologia, rende più difficoltosa l’identificazione della neoplasia[1].
Porfiria: sebbene secondo il produttore, sulla base di alcune segnalazioni episodiche, la ranitidina non dovrebbe essere raccomandata in caso di porfiria perché potrebbe favorire la comparsa di attacchi di porfiria acuta, il Norwegian Porphyria Centre (Napos) ha classificato la ranitidina come “probabilmente non porfirinogenica“. In genere i farmaci che tendono a causare o esacerbare la porfiria sono quelli che inducono gli enzimi del citocromo epatico P450; la ranitidina possiede minima attività di inibizione e nulla attività di induzione sugli enzimi citocromiali[2].
Insufficienza epatica: somministrare con cautela la ranitidina in pazienti con ridotta o alterata funzionalità epatica per il possibile accumulo del farmaco nell’organismo. In due pazienti con grave epatopatia (epatite indotta da ketoconazolo e cirrosi correlata a epatite C) la somministrazione di ranitidina è stata associata a comparsa di sindrome di Stevens-Johnson[3].
Insufficienza renale: ridurre il dosaggio di ranitidina in caso di pazienti con insufficienza renale (Clcr < 50 ml/min); in alternativa aumentare l’intervallo fra le somministrazioni. Nei pazienti sottoposti a dialisi peritoneale ambulatoriale, la ranitidina deve essere somministrata dopo la seduta dialitica[1].
Rischio cardiaco: l’infusione endovena rapida di ranitidina può provocare bradicardia soprattutto in caso di pazienti che presentano predisposizione verso l’alterazione del ritmo cardiaco[1].
Sindrome di Zollinger-Ellison: l’ipergastrinemia indotta dall’inibizione della secrezione acida può indurre iperplasia delle cellule enterocromaffini: effettuare controlli endoscopici frequenti, in particolare durante la terapia della sindrome di Zollinger-Ellison[1].
Antiacidi: si consiglia di somministrare ranitidina e antiacidi con almeno un intervallo di 2 ore. Gli antiacidi contenenti alluminio e magnesio idrossido riducono di circa un quarto l’assorbimento della ranitidina quando somministrati insieme. L’interazione è considerata statisticamente significativa[4].
Antimicotici: In caso di associazione ranitidina-antimicotico, preferire l’impiego di fluconazolo a quello di ketoconazolo. La ranitidina quando somministrata 2 ore prima di ketoconazolo ha determinato una riduzione della biodisponibilità dell’antimicotico correlata all’aumento progressivo dell’alcalinità a livello gastrico (Piscitelli et al., 1991). Il ketoconazolo, a sua volta, aumenta l’assorbimento della ranitidina a livello del tratto gastrointestinale, probabilmente attraverso un meccanismo che vede coinvolto il sistema di trasporto della glicoproteina-P (la ranitidina è substrato della glicoproteina-P)[5].
Cefuroxime: poiché la co-somministrazione con ranitidina riduce l’AUC della cefalosporina di circa il 40%, potrebbe verificarsi, in linea teorica, una perdita di efficacia antibatterica[1].
Nifedipina: in caso di pazienti in terapia con nifedipina e ranitidina, eseguire periodicamente test di controllo sull’attività miocardica (possibile aumento degli effetti cardiovascolari della nifedipina)[1].
Somministrazione parenterale: dopo somministrazione intramuscolare di ranitidina si può manifestare dolore transitorio al sito di iniezione; dopo somministrazione endovena, prurito e bruciore[1].
Incompatibilità: la ranitidina non è compatibile con soluzioni contenenti fruttosio[1].
[modifica] Dosaggi
- Ulcera gastrica benigna e dispepsia cronica, (adulti e bambini sopra i 12 anni) 150 mg 2 volte al giorno o 300 mg una volta alla sera, per 4-8 settimane
- Malattie originate dal reflusso gastroesofageo, (adulti e bambini sopra i 12 anni) 150 mg 2 volte al giorno o 300 mg una volta alla sera, per 8-12 settimane a seconda della gravità
- Sindrome di Zollinger-Ellison (adulti e bambini sopra i 12 anni) 150 mg 3 volte al giorno (dose massima 6g frazionati)
[modifica] Effetti indesiderati
Diarrea, cefalea, vertigine, astenia, rash, alopecia, tachicardia, vasculite, disturbi visivi.
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g h Pharmamedix: Ranitidina http://www.pharmamedix.com/principiovoce.php?pa=Ranitidina&vo=Avvertenze
- ^ Anderson K.E. et al., Ann. Intern. Med., 2005, 142 (6), 439
- ^ Lin C.C. et al., J. Gastroenterol. Hepatol., 2001, 16 (4), 481
- ^ Bachmann K.A. et al., Scand. J. Gastroenterol Suppl., 1994, 206, 14
- ^ Machavaram K.K. et al., Drug Metabol. Drug Interact., 2006, 22 (1), 47
[modifica] Bibliografia
- British national formulary, Guida all’uso dei farmaci 4 edizione, Lavis, agenzia italiana del farmaco, 2007.
- Alfred Goodman Gilman; et al., Le basi farmacologiche della terapia - IX edizione, New York, McGraw-Hill, Inc., 1997.
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