Stadio Filadelfia

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Campo Torino
Stadio Filadelfia
Stadio Filadelfia Torino.jpg
Informazioni
Ubicazione Via Filadelfia, 36
Filadelfia
Lingotto
Torino
Italia Italia
Inizio lavori 1926
Inaugurazione 1926
Chiusura 1963
Demolizione 1998
Struttura Forma rettangolare con tribune in ghisa e legno in stile Liberty
Copertura Solo la tribuna centrale
Pista d'atletica Non presente
Costo 2.500.000 di lire
Ristrutturazione 1946 (ricostruzione post-bombardamenti)
Costi di ricostr. 8.000.000 di lire
Mat. del terreno Erba
Dim. del terreno 110 x 70 m
Area totale 38.000 m²
Proprietario Comune di Torino
Progetto Ingegnere Miro Gamba
Uso e beneficiari
Calcio Torino Torino (1926-1963)
Capienza
Posti a sedere 30 000
 

Il campo Torino (noto con il nome di stadio Filadelfia) è un piccolo ex stadio di Torino, ormai in disuso, situato nella zona detta Borgo Filadelfia, nel quartiere Lingotto (IX circoscrizione). Prende il soprannome dalla via sulla quale è edificato, e ha ospitato per oltre un trentennio le partite casalinghe del Torino.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La costruzione[modifica | modifica sorgente]

Lo stadio venne creato dal conte Enrico Marone di Cinzano, a quei tempi presidente granata. Enrico Marone creò la Società Civile Campo Torino, con quote versate a fondo perduto, e con il solo obiettivo di acquistare l'area e costruirvi uno stadio con annesso campo di allenamento.[1] Il 24 marzo 1926 viene fatta richiesta di concessione edilizia presso il comune e, dopo l'accettazione, i lavori vengono affidati all'ingegnere Miro Gamba, docente del Politecnico di Torino[2]; i lavori di costruzione vennero seguiti dal commendator Riccardo Filippa.[3] Il terreno su cui sorse era, in quel periodo, in periferia, e venne scelto per il basso costo dell'area.[4]

Il conte Marone di Cinzano, la principessa Maria Adelaide e il Duca d'Aosta durante la cerimonia d'inaugurazione

I lavori occuparono 5 mesi di lavoro, e poco meno di due milioni e mezzo di lire.[1] L'inaugurazione dell'impianto avvenne il 17 ottobre 1926 e, per l'occasione, si svolse una partita amichevole tra il Torino e la Fortitudo Roma, alla presenza del principe ereditario Umberto II, della principessa Maria Adelaide e di un pubblico di 15.000 spettatori. Il campo venne benedetto prima dell'incontro dall'arcivescovo di Torino, Monsignor Gamba. La partita finì con la vittoria del Torino per 4-0.

La struttura[modifica | modifica sorgente]

Originariamente lo stadio copriva un'area di 38.000 m² cintati da un muro; era formato da due sole tribune, con una capienza che raggiungeva le 15.000 unità (1300 in tribuna centrale, 9500 sulle gradinate, 4000 nel parterre). Sotto la tribuna si trovava il parterre, disposto su 13 file.[1] Lo Stadio Filadelfia aveva delle gradinate in cemento, e una tribuna in legno e ghisa costruita in stile Liberty. Le poltroncine della tribuna erano in legno, e tutte numerate. Il muro che circondava la struttura era alto 2,5 metri.

Le squadre di Torino e Fortitudo Roma che si scontrarono nella partita inaugurale

La facciata era composta da mattoni rossi, con colonne e grandi finestre dotate di infissi bianchi. Le varie finestre erano collegate tra loro da un ballatoio con la ringhiera in ferro.[5] Davanti all'ingresso si trova un vecchio campo che veniva usato per gli allenamenti negli anni trenta.[5] La struttura portante dell'edificio era in cemento armato, mentre quella delle tribune era composta da pilastri che sostengono una rete longitudinale di capriate trasversali in legno su cui sono sistemati pannelli di eternit. Il parterre è formato invece da setti trasversali in muratura. Il sostegno della bandiera che si trovava all'entrata era alto sei metri circa; il suo basamento è coperto da bassorilievi raffiguranti greche in stile Art déco.[1] Il campo misurava 110x70 metri ed era coperto di erba e dotato di un sistema di drenaggio. Sotto le tribune si trovava l'appartamento del custode, e quattordici camere che servivano oltre ai giocatori ed all'arbitro, anche l'infermeria, la direzione, ed una sala per rinfreschi. I giocatori potevano raggiungere il campo dagli spogliatoi attraverso un sottopassaggio.[1] Lo stadio subì opere di ampliamento. Nel 1928 venne aggiunta la biglietteria, e nel 1932 la gradinata della tribuna venne ingrandita portando la capacità totale a 30000 persone.[1][3]

Il Grande Torino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande Torino.
I giocatori del Grande Torino in allenamento al Filadelfia nel 1949, poco prima della tragedia di Superga.

Questo stadio ospitò le partite casalinghe del Torino fino al termine della stagione 1962-1963. Qui i granata vinsero sei dei loro sette Scudetti (a cui va aggiunto anche quello revocato del 1927). In questa struttura il Torino è rimasto imbattuto per sei anni, 100 gare consecutive, dal 17 gennaio 1943 alla tragedia di Superga, compreso il famoso 10-0 ai danni dell'Alessandria (ancora record per una gara di Serie A).[6] È in questo stadio che si esibiva Bolmida (il tifoso trombettista poi reso famoso dal film Ora e per sempre).[5] Il 13 luglio 1943, nel mezzo della seconda guerra mondiale, venne bombardato anche il Filadelfia. Tra le parti danneggiate si trova il campo (utilizzato dagli alleati per giocare a baseball) oltre alle gradinate di via Giordano Bruno. Nonostante la copertura della tribuna fosse intatta, le travi metalliche vengono asportate per rifornire probabilmente l'industria bellica, e sostituite con altre in legno.[4] Il Filadelfia divenne inagibile per molto tempo, ed il campionato del 1943 viene disputato presso lo Stadio Motovelodromo Umberto I. In seguito il Torino si spostò presso lo Stadio Mussolini, futuro Stadio Comunale.[6] Dopo la guerra i lavori di ristrutturazione vennero eseguiti dal nuovo presidente Ferruccio Novo.[7] Nel 1959 venne approvato un nuovo piano regolatore generale secondo cui, dal 6 ottobre, per l'area veniva prevista una destinazione di gioco e sport, e si accennava al riconoscimento del valore storico.[8]

L'abbandono[modifica | modifica sorgente]

I granata Renato Zaccarelli (a sinistra), Patrizio Sala (al centro) e Francesco Graziani (a destra) negli anni settanta, durante una pausa d'allenamento del Toro al Filadelfia.

Dopo Superga il presidente Ferruccio Novo diede in garanzia lo stadio alla Federcalcio, e secondo qualcuno pensò addirittura alla possibilità di demolirlo.[9] Nel dopoguerra l'area del Filadelfia diventa residenziale, e nasce l'idea di abbattere il complesso per costruire nuovi edifici. Nel 1959 esce il nuovo piano regolatore che definisce l'area "verde pubblico", ed il progetto fallisce.[10] Nella stagione 1958-1959 il Torino, denominato Talmone per via di una sponsorizzazione, si trasferisce allo Stadio Comunale: la stagione si concluse con la retrocessione in Serie B. L'anno seguente, per una questione scaramantica, la squadra tornò a giocare al Filadelfia, e lo stadio ridivenne la casa del Torino per qualche anno. Il 19 maggio 1963 viene disputata l'ultima partita ufficiale di campionato, un Torino-Napoli terminato 1-1 con gol di Bearzot (T) e di Corelli (N). A partire dalla stagione seguente i granata si trasferiscono definitivamente al Comunale, che avevano iniziato ad utilizzare saltuariamente, soprattutto per gli incontri di maggior richiamo e, di conseguenza, con maggiore affluenza.

Nel 1970 si tenta per la prima volta di recuperare il Filadelfia, quando il Presidente era Orfeo Pianelli; la Società Civile Campo Torino fa eseguire un progetto per la ristrutturazione. L'idea è di permettere l'allenamento della prima squadra con il recupero del campo e la costruzione di una palestra. I lavori subiscono qualche problema, e vengono annullati nel 1973 in quanto l'area risulta ancora destinata al verde pubblico.[10] L'idea di Pianelli prevedeva l'abbattimento totale della struttura, la costruzione di campi di gioco e di una struttura per gli alloggi delle giovanili. Il progetto originale fallì anche a causa di alcune minacce di morte ricevute dal presidente.[9] Il 18 ottobre viene rilasciata la concessione edilizia, ma solo in forma precaria, e prevedendo un canone annuo.[11] Il Torino continuò ad allenarsi qui fino al 1989, quando si trasferì nella moderna struttura di Orbassano, lasciando il campo di allenamento alle giovanili.[10] La manutenzione però fu abbandonata, ed in pochi anni gli spalti si deteriorarono. Negli anni ottanta il degrado ebbe una crescita esponenziale, soprattutto a causa del calcestruzzo utilizzato nella costruzione, e si arrivò anche a parziali crolli delle strutture.

Recenti tentativi di ricostruzione[modifica | modifica sorgente]

Il tentativo del 1985-1987 (Sergio Rossi)[modifica | modifica sorgente]

Nel quinquennio successivo, dal 1980 al 1985, più volte il Comune e la Soprintendenza richiamarono la società per le strutture fatiscenti, e per il pericolo penale dovuto ad eventuali crolli.[10][12]

Il manto di gioco e una delle porte del vecchio stadio

In questo periodo il presidente granata è Sergio Rossi. Il 4 marzo 1985, dopo l'ennesimo richiamo, la Società Civile Campo Torino assume l'ingegner Francesco Ossola, della Tecnogest Progetti, per effettuare uno studio dello stadio. Il 16 marzo vengono presentati i risultati, che tracciano uno stato particolarmente cadente, e suggeriscono la rimozione di parte della costruzione.[13] Le tribune vengono chiuse al pubblico, che viene obbligato a restare fuori dai cancelli anche durante le partite della Primavera.[14] La risposta allo studio di Ossola arriva il 29 marzo, ed impone alla società interventi precisi. Tre giorni prima Giacomo Donato, per conto del comune, aveva svolto un sopralluogo che era terminato con una relazione in cui accennava alla possibilità di recuperare l'agibilità (ma solo in parte) grazie allo svolgimento di alcuni lavori.[15]

Oggi le antiche tribune sono ridotte a qualche moncone recintato per il pericolo di crolli

Nel luglio 1986 il Torino presenta un piano di recupero, frutto dello studio dell'impresa Italresine.[16] Alla fine dell'anno la Società Civile Campo Torino, nella persona del presidente Lorenzo Rigetti, richiede al comune la concessione edilizia per lo svolgimento dei lavori proposti da Ossola.[17] Verranno ricostruite buona parte delle tribune, con l'obbiettivo di recuperare una capacità di 5.000-6.000 posti. Le attività previste dopo i lavori comprendono allenamenti della prima squadra, allenamenti e partite della Primavera e delle altre giovanili.[18] Il comune esamina la richiesta e, prima di rispondere, decide di sentire il parere della Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici del Piemonte, che risponde l'8 aprile dando parere favorevole, ed accennando al valore storico-architettonico di una parte del complesso.[19] Il comune accetta la richiesta del Torino il 22 maggio 1987, l'Ufficio tecnico dei Lavori pubblici dà il consenso alla ristrutturazione, eppure i lavori non sono mai iniziati.[10]

Il tentativo del 1988-1993 (Gian Mauro Borsano)[modifica | modifica sorgente]

L'8 marzo 1988 scade il mutuo che assegnava la proprietà dello stadio alla Federcalcio, per cui il Torino ne torna proprietario. Lo stadio passa da Antonio Matarrese (Federcalcio) a Mario Gerbi (presidente del Torino) dietro un simbolico pagamento di venti milioni di lire. Il nuovo progetto viene affidato a Gino Zavanella.[20] Il suo progetto è diviso in lotti che verranno sviluppati per gradi. La prima parte riguarda la tribuna in legno che, secondo Zavanella, è ancora recuperabile, il rifacimento della copertura e della tribuna ovest.[20] In seguito verrebbero rifatte le strutture in cemento ed il resto delle tribune, demolite e ricostruite da zero. Infine si passerebbe agli spogliatoi ed agli altri spazi sotto le tribune. L'obbiettivo è di raggiungere una capienza di 14000 posti.[20] Si inizia anche a parlare della possibilità di includere un museo nella struttura.

L'allenatore Emiliano Mondonico e alcuni giocatori al Filadelfia, durante un allenamento nell'estate del 1992.

Il progetto di Zavanella diventa ufficiale il 13 novembre 1991, quando il presidente granata Gian Mauro Borsano chiede la relativa concessione edilizia.[21] Il Servizio Sanitario Nazionale rigettò il progetto per alcune carenze, e l'8 luglio 1992 la commissione igienico-edilizia rifiuta la concessione edilizia in quanto il progetto non rispetta l'articolo 85 della Legge regionale n. 56/7, essendo l'area considerata ancora "verde pubblico". Questo parere si concretizza con l'ufficiale rifiuto del sindaco espresso il 16 ottobre 1992.[22] All'inizio del 1993 viene ripresentata al comune la richiesta basata sul progetto di Zavarella, con le opportune modifiche richieste dal comune per adeguarsi al piano regolatore. Il comune chiede un parere alla Soprintendenza, e passati due mesi viene ufficializzata la diffida di inizio lavori. A marzo il progetto di Zavanella viene definitivamente accantonato.[10]

Il tentativo del 1993 (Roberto Goveani)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1993 la presidenza del Torino passa a Roberto Goveani, che nel suo discorso di presentazione afferma che il Filadelfia è per lui una priorità.[23] Vuole uno stadio da 30.000 posti, prevedendo una spesa di trenta miliardi di lire. Si dice che l'Istituto per il credito sportivo possa anticipare 10 miliardi a tasso agevolato, ed i restanti venti sarebbero raccolti tra finanziatori privati.[10] L'8 luglio 1993 Mario Borghezio presenta un'interrogazione parlamentare ai ministri dell'Interno e dei Beni Culturali.[24] La Soprintendenza nega le affermazioni di Borghezio, ma predispone un sopralluogo in cui si scopre che le condizioni sono peggiori del previsto. Il 9 ottobre viene inviata al Torino una comunicazione che revoca l'agibilità del complesso.[25] Per questo motivo vengono spostate le partite della Primavera presso il Campo Ruffini, anche se continua ad allenarsi al Filadelfia. La concessione dell'agibilità verrà rilasciata solo dietro presentazione, entro due settimane, di un piano serio.[26] Un incontro tra il Torino e i responsabili del comune delinea i lavori necessari urgentemente; tra questi il rifacimento completo del corridoio tra spogliatoi e campo, l'impianto elettrico e il riscaldamento, e i sanitari. Andrà anche pagata una ditta esterna per svolgere studi sulla sicurezza della tribuna Liberty, protetta dalle Belle Arti.[10] A questo punto l'idea progettuale di Goveani viene accantonata, superata dalla priorità dei lavori necessari a riottenere l'agibilità.

L'ingresso dagli spogliatoi sul campo

A questo punto si presentano tre possibilità per il Filadelfia:

  1. Farne un impianto da 30.000 posti, che potesse ospitare il Torino prendendo il posto del Delle Alpi. Questa ipotesi non rispetta però l'attuale piano regolatore.
  2. Farne un impianto da 15.000 posti, accettabile per il comune, ma che innalzerebbe una struttura non utile a nessuno.
  3. Farne un impianto da 5.000 posti, rispolverando il progetto di Ossola. In questo caso comprenderebbe anche la sede societaria.

Ovviamente la scelta più conveniente è la terza, che comporterebbe una spesa di circa 15 miliardi di lire, 10 dei quali prestati dal Credito Sportivo. Nel novembre 1993 Tuttosport propose una petizione tra i tifosi per mobilitare il comune e il CONI. L'iniziativa permise la raccolta di 60.000 firme.[10] Una crisi economica societaria obbliga Goveani a vendere la squadra, e il suo progetto finisce negli archivi.

L'accantonamento del progetto (Gianmarco Calleri)[modifica | modifica sorgente]

L'ennesimo rischio di fallimento favorisce un nuovo cambio di dirigenza, che porta a capo del Torino Gianmarco Calleri, ex patron della Lazio. A differenza dei predecessori Calleri considera il Filadelfia un peso, e afferma di non avere interesse al suo recupero.[10] La mancanza di lavori di ristrutturazione costano al Torino numerose sanzioni pecuniarie e, dopo l'ennesima proroga, il 27 settembre 1994 ne viene dichiarata la completa inagibilità a causa dei continui crolli.[27] Per evitare il continuo ingresso nello stadio da parte di tifosi e senzatetto, il comune obbliga il Torino a recintare l'area. La situazione economica del Torino non lo permette, e quindi ci pensa il Comune ad erigere le barriere.

Il tentativo del 1995-1997 (Diego Novelli)[modifica | modifica sorgente]

Particolare delle tribune

Nel 1995 si apre una nuova speranza per il Filadelfia. L'ex sindaco di Torino Diego Novelli, eletto consigliere nelle liste de La Rete, in seguito a un confronto con Calleri, decide di dare vita a una fondazione destinata al recupero dell'impianto.[28] Alla fondazione partecipano molte persone famose: lo stesso Diego Novelli, Giancarlo Caselli, Nino Defilippis, Gianpaolo Ormezzano, Giuseppe Tarantino, il Torino e l'allora sindaco di Torino, Valentino Castellani. Lo Studio Renacco, incaricato del progetto, immagina un complesso polifunzionale da 12.000-15.000 posti (tutti seduti e coperti). Viene anche prevista la costruzione di negozi, ristoranti, birrerie, una palestra, minimarket e addirittura delle strutture residenziali. Il piazzale antistante ospiterebbe un parcheggio interrato a due livelli, con 4600 metri quadrati per piano ed un totale di 160 posti auto.[10] Questo nuovo progetto viene approvato dalla Soprintendenza e dal comune. Si prevede una spesa totale di cinquanta miliardi di lire; i lavori occuperebbero il periodo tra la primavera del 1996 e gennaio 2006, giusto in tempo per il cinquantenario della tragedia di Superga. Parte una sottoscrizione privata per recuperare i fondi; in cambio di un'offerta di 100.000 lire si vedrebbe il proprio nome scritto su un mattone del nuovo stadio.[29] Nel luglio 1995 viene abbattuta una parte di gradinata nord, e si comincia a parlare di una variante al progetto che avrebbe permesso di portare la capienza a 25.000 posti. I lavori andavano presentati in comune entro ottobre, ma i fratelli Riccardo e Roberto Renacco consegnano il progetto tra febbraio e marzo 1996.[10] Lo studio effettuato presso stadi europei simili fa paventare il rischio che il nuovo impianto non possa essere usato anche per incontri ufficiali. Tra gli altri stadi studiati ci furono l'Arsenal Stadium dell'Arsenal, Marassi, il Louis II di Montecarlo e l'Ullevaal di Oslo. Il nuovo progetto viene presentato il 12 dicembre 1995. Lo stadio sarebbe da 15.000 posti (seduti e coperti), simile al Louis II all'interno, e ad Highbury all'esterno. La nuova sede, la palestra, il museo, la biblioteca e la videoteca si troverebbero sotto alle tribune. Il vecchio campo di allenamento dovrebbe fare posto a hotel e foresterie. Il parcheggio sarebbe interrato, strutturato su tre livelli, e fornirebbe 300 posti auto.[10] A parte la tribuna protetta dalle Belle Arti, tutto il resto sarebbe da demolire. Continue difficoltà burocratiche portano a numerosi rinvii della presentazione del progetto alla Commissione igienico edilizia. I contrasti peggiorano nel 1996-1997, e il 10 aprile 1998 il Filadelfia viene raso al suolo.[10]

Il tentativo del 1997-1998 (Massimo Vidulich)[modifica | modifica sorgente]

Il toro, simbolo della squadra granata e dello stadio.

Nel 1997 la Juventus minaccia di andarsene da Torino, a meno che la situazione degli stadi non si sblocchi. Lo Stadio Delle Alpi, costruito per il mondiale del 1990, non piace né alla Juventus né al Torino. Per risolvere il problema il sindaco Castellani fa stendere un progetto. Secondo questa idea la Juventus avrebbe ottenuto il Comunale, mentre al Torino veniva permesso di ristrutturare il Filadelfia portandolo a 20.000 posti. Ad aprile viene effettuato un sopralluogo per mano dell'architetto Daniela Biancolini (della Sopraintendenza), l'onorevole Diego Novelli (della Fondazione), l'architetto Franco Corsico (assessore del Comune) ed i titolari dell'impresa Renacco. L'obbiettivo è di far partire i lavori entro luglio.[30][31] Vengono avanzati dubbi sul fatto che 20.000 posti siano sufficienti in serie A, ma soprattutto si parla della convenienza economica per il Torino di un investimento tanto importante. Bisogna trovare quarantadue miliardi, e si pensa di recuperarne ventidue vendendo spazi commerciali, mentre il resto verrebbe prestato dal Credito sportivo, con un rimborso di 1,8 miliardi l'anno per quindici anni.[10] Il problema è che lo stadio è di proprietà della Fondazione, e quindi dopo aver estinto il debito il Torino non avrebbe in mano nulla. Questa cosa ovviamente non va bene a Massimo Vidulich, nuovo presidente del Torino. La Fondazione, dopo aver salvato il Filadelfia dalle speculazioni di Borsano, non si fida della nuova presidenza. Il 30 aprile 1997, dopo aver parlato con la Soprintendenza, la Fondazione Campo Filadelfia chiede al Comune di poter demolire quello che resta dello stadio.[32] Il 6 e 7 maggio viene accettata la demolizione, con l'esclusione dell'ingresso su via Filadelfia e di parte delle gradinate.[33] A questo punto, con l'autorizzazione in mano per uno stadio da 25.000 posti, si inizia a pensare ai finanziamenti. Secondo Novelli se ne potevano recuperare dieci dall'affitto o dalla vendita di adiacenti aree commerciali; cinque dalle offerte dei tifosi (100.000 lire per avere il proprio nome su un mattone), cinque dagli sponsor, e dieci dal Credito sportivo, con un tasso del 3,5 percento per quindici anni.[34] A questo punto l'unico problema è trovare un accordo per la proprietà dello stadio; viene svolto un incontro tra Massimo Vidulich e Diego Novelli, rispettivamente rappresentanti del Torino e della Società Civile Campo Torino. Il 18 luglio 1997 iniziano i lavori di demolizione, ad opera dell'Impresa costruttrice Recchi Spa – CO.GE; Il costo è di 350 milioni. Il direttore del Credito sportivo, Savini Ricci, si offre di concedere un finanziamento fino a quaranta miliardi al 4,5 percento. Il 5 dicembre 1997 si svolge un'altra riunione a cui partecipano il Torino, il Comune e la Fondazione. Viene presentato il progetto per "Torinello", un centro sportivo che la società granata vorrebbe costruire nei pressi del Filadelfia, e si annuncia che i lavori di costruzione slitteranno a causa di una modifica che porterà la capacità totale a 35.000 posti. La superficie totale del complesso sarebbe di 170 000 metri quadrati. Ad aprile 1998 l'amministrazione comunale decide di bloccare i lavori di demolizione. Secondo loro l'autorizzazione non è mai stata data, ed i lavori sono illegali.[35] Si apre una discussione tra maggioranza ed opposizione in Comune, ed i due si trovano d'accordo sul fatto che il Comunale ed il Filadelfia non possano essere ricostruiti perché situati sul territorio cittadino. Il sindaco Castellani accusa anche il Torino di aver modificato pesantemente il progetto dopo l'approvazione (non ufficiale) del Comune.

Il tentativo del 1999-2005 (Francesco Cimminelli)[modifica | modifica sorgente]

A causa dei pericolo di crolli tutta l'area è stata cintata

Il 27 marzo 1999 Diego Novelli annuncia di aver ricevuto una donazione di settanta miliardi da parte di Giuseppe Aghemo, industriale che da tempo vuole acquistare il Torino. Grazie a questo Novelli decide di ricostruire lo stadio senza l'aiuto del Torino, che poi avrebbe pagato l'affitto per lo sfruttamento dell'area.[36] Dopo due incontri distinti tenuti tra i "contendenti" ed il Comune, il presidente del Torino Vidulich si dice soddisfatto, e pronto a trovare un accordo con la Fondazione.[37] Arriva il 4 maggio, anniversario di Superga, e si rincorrono le voci su un presunto annullamento della cerimonia perché il cantiere ancora chiuso renderebbe inutile la posa della prima pietra. Alla fine l'accordo si trova e la cerimonia si tiene.[38][39] Ad agosto spunta per la prima volta il nome di Francesco Cimminelli, il finanziatore che starebbe dietro ad Aghemo. L'ingegner Renacco fa filtrare le prime indiscrezioni sul nuovo progetto; un impianto ispirato all'Arsenal Stadium di Londra, in mattoni e cemento.[40] Alcune trattative aperte col ministero permetterebbero di portarlo a 32.000-34.000 posti. La spesa prevista è di settanta miliardi, e secondo Renacco servono sei mesi per ricevere la concessione edilizia. I lavori dovrebbero iniziare a giugno 2000.[41] Un incontro in comune, con l'intenzione di trovare un accordo per l'affitto o il mutuo, finisce in nulla di fatto; Vidulich lascia aperta la strada alla possibile ricostruzione effettuata dalla società granata senza aiuti esterni.[42] Il 17 ottobre 1999 Novelli dichiara di aver dato mandato al gruppo di Aghemo di cercare un costruttore; il Torino ha tre mesi di tempo per offrire i settanta miliardi necessari, e subentrare così ad Aghemo.[43] Il termine scade il 18 gennaio 2000, senza che il Torino abbia avanzato altre proposte. Contemporaneamente Aghemo tenta l'acquisto della società granata, offrendo trenta miliardi che, secondo Vidulich, sono insufficienti.[41] Nell'aprile 2000 le trattative per l'acquisto del Torino si concludono; la squadra passa dalle mani della Bullfin dei genovesi, a quelle della SIS (Società Investimenti Sportivi) di Cimminelli. Cimminelli è ora proprietario del 98,55% del Torino. Il costo complessivo è di ottanta miliardi: trentacinque a Vidulich, il resto per coprire i debiti. Il nuovo presidente è Giuseppe Aghemo.[41] Secondo alcuni (come Tuttosport) il passaggio di proprietà è una buona cosa, altri diffidano del fatto che Cimminelli, per sua ammissione, sia interessato soltanto al terreno del Filadelfia.[44] Si comincia a dire che Cimminelli, tifoso juventino, sia diventato presidente del Torino solo per agevolare i bianconeri nella "questione stadi"; per questo motivo, dopo quaranta giorni di presidenza, Aghemo si dimette perché ritiene di essere "diventato un presidente di facciata, senza portafoglio e senza potere".[45] L'architetto Alberto Rolla viene incaricato di stilare un nuovo progetto, presentato il 17 ottobre 2000 da Francesco Cimminelli e Attilio Romero. Il nuovo stadio occuperà un'area di 73000 metri quadrati, su una zona adiacente al vecchio impianto sportivo. Lo stadio sarà dotato di un tetto semovente, e di una tribuna coperta da 25.000 spettatori. Il termine dei lavori è previsto per il 2004, ed il TOROC (il comitato olimpico) comincia a pensare all'idea di disputare le gare di hockey su ghiaccio al nuovo Filadelfia.[46] Intanto Cimminelli ha comprato dalla Fondazione il terreno del Filadelfia per 140 milioni di lire. Viene presentato il nuovo progetto di Rolla, e questa volta lo stadio a cui ispirarsi è l'Amsterdam ArenA dell'Ajax, e si conta di raggiungere le 30 000 unità di capienza. Il vecchio stadio diventerà un museo della memoria, e la tribuna lignea verrà ricostruita solo per ospitare il museo.[41] Il 21 febbraio 2001 viene modificato il piano regolatore, aprendo così la strada alla costruzione del nuovo Filadelfia. Il problema è che le elezioni sono vicine e resta poco tempo perché la giunta comunale dia il via libera. Approfittando di questo, l'esponente dei Verdi Silvio Viale fa naufragare il progetto facendo ostruzionismo, e presentando ben 573 emendamenti.[47] Le sue dichiarazioni gli costano una querela da parte dei DS.[48] Cimminelli dichiara di essere stato tradito dal Comune e, abbandonando il progetto, di puntare al Delle Alpi.[49][50] Questo ennesimo naufragio sconvolge la tifoseria granata che, in risposta, organizza una serie di proteste.[51] Durante Torino-Chievo del 6 aprile appaiono in curva striscioni contro Viale, e la società granata verrà multata di 10 milioni. Il 4 maggio, 51º anniversario di Superga, viene organizzata una marcia di protesta che si conclude in piazza Palazzo di Città.[41] La nuova giunta guidata da Sergio Chiamparino riallaccia i contatti con Cimminelli. La nuova giunta ritiene esagerata la richiesta del Torino, ed ufficializza il fatto che il Filadelfia non verrà usato durante i XX Giochi olimpici invernali.

Vista da dietro la rete

Nel 2001 scade il contratto di affitto del Delle Alpi, ed il Torino ribadisce la voglia di spostarsi al Filadelfia. Il 18 giugno 2002 viene steso il nuovo contratto tra Comune, Torino e Juventus: viene concesso in uso il Delle Alpi ai bianconeri per 99 anni, ad altrettanto per il Comunale al Torino. Del Filadelfia si parla ancora il 18 novembre 2002[52]. Secondo l'assessore Viano si possono accettare la costruzione di residenze, supermercati, un parcheggio ed un campo di calcio (da notare il declassamento da "stadio" a "campo di calcio"). Il terreno del Filadelfia viene declassato da "edificio di particolare interesse storico" a "edificio di valore documentario". Il 19 dicembre 2002 il Filadelfia viene venduto dalla SIS di Francesco Cimminelli al Torino dello stesso Cimminelli; il costo dell'operazione è di 750 000 euro. Questa mossa di Cimminelli è poco trasparente, e viene sottoposta a dure critiche. Per prima cosa la SIS incassa dieci volte il costo che aveva sostenuto per l'acquisto dalla Fondazione di Novelli. La Società Civile Campo Torino, inglobata nella SIS, scompare e, soprattutto, viene meno il vincolo posto in precedenza da Novelli riguardo all'indivisibilità dell'area del Filadelfia.[41] Questa mossa è ovviamente criticata in modo duro da Novelli che, sentendosi ingannato, rilascia dichiarazioni pesanti sul conto di Cimminelli.[53] Il 23 dicembre 2002 viene messo in dubbio il contratto tra Comune e Torino per il Comunale, e si torna a parlare della ricostruzione del Filadelfia. Una nuova idea di costruire edifici commerciali ridimensionerebbe il campo sportivo ad un puro corollario; i tifosi del Torino, per protesta, decidono di occupare il terreno,[54] ed organizzare una marcia collettiva.[55] Il progetto viene bloccato dalla Soprintendenza per i Beni e Attività Culturali che dichiara impossibile la costruzione proposta senza danneggiare le aree protette. Il 9 dicembre 2003 il Consiglio comunale approva la variante al piano regolatore, permettendo le nuove costruzioni (31 favorevoli, 10 contrari e 1 astenuto).[41] Nell'aprile 2004 la nuova proposta del Torino prevede una ricostruzione fedele del vecchio Filadelfia.[56][57] Questo progetto, anch'esso di Rolla, prevede un impianto da 2200 posti in erba sintetica. Questa proposta non incontrò il favore dei tifosi, che lo reputarono troppo piccolo. L'area dello stadio, 13.000 m², passa dal Comune al Torino con sfruttamento per 99 anni del diritto di superficie. La concessione contiene una serie di vincoli per la ricostruzione, tra cui il divieto di cedere ad altri il diritto di superficie (per evitare altri scandali come il trasferimento al Torino già citato), e l'obbligo di costruire lo stadio prima di ogni altra struttura commerciale.[41] Il 13 luglio il progetto di Rolla viene respinto all'unanimità dalla Soprintendenza[58] e dal Comune[59]. A fine settembre Rolla presenta il progetto corretto, e questa volta viene valutato accettabile.[60] Nel settembre 2004 circola la voce che il Torino, in crisi economica, abbia sospeso i pagamenti dei lavori di ricostruzione del Comunale. I tifosi, ormai in aperta contestazione, arrivano a formare il Comitato Dignità Granata, un'associazione con il compito di vigilare sul Filadelfia, denunciandone scandali e speculazioni edilizie.[61] Il 16 dicembre 2004 i tifosi ricreano la defunta Società Civile Campo Torino; a questa società partecipano anche gli Angeli del Filadelfia e le Sentinelle del Filadelfia. L'obbiettivo è convincere il Comune a revocare la concessione data al Torino, ed in particolare a Cimminelli. Anche l'Associazione Ex Calciatori Granata si mobilita.[62] Quest'ultima associazione, composta da giocatori che hanno giocato nel vecchio Filadelfia, afferma di volr ricomprare il terreno.[63] Il 18 marzo l'associazione presenta un nuovo progetto, redatto da Andrea Gaveglio e Fabio Mellina Gottardo. I due, laureatisi con una tesi sul Filadelfia, propongono uno stadio da 11.000 posti.[64] Il progetto viene accettato il 21 marzo dal Comune. A marzo 2005 il Comune riceve uno studio effettuato dall Federcalcio sui bilanci di Juventus e Torino, e non sono positivi per il Filadelfia. Il 26 giugno 2005 il Torino festeggia la promozione contro il Perugia, e una settimana dopo viene dichiarato non idoneo all'iscrizione alla Serie A.

Il 4 maggio 2005, anniversario della sciagura, viene organizzata una partita tra vecchie glorie e tifosi. Alla partita partecipano oltre 15.000 tifosi, e 66 giocatori.

Il tentativo del 2005 (Urbano Cairo)[modifica | modifica sorgente]

Lo Stadio Filadelfia nel 2005, in occasione del 56º anniversario della tragedia di Superga.

Il fallimento della società granata rischia di farla sparire completamente, e quindi Pierluigi Marengo, con altri piccoli imprenditori, si prende la responsabilità di far rinascere la squadra chiedendo l'ammissione al Lodo Petrucci, che permetterebbe la ripartenza dalla Serie B invece che dalla C. La FIGC non considera sufficiente la proposta economica, e quindi alla cordata si unisce la Società Metropolitana Acque Torino. Il 19 agosto, durante la conferenza stampa che avrebbe dovuto presentare la nuova società, viene annunciato l'acquisto della stessa da parte di Urbano Cairo. Il 12 luglio 2006 Cairo acquista ad un'asta fallimentare i diritti sportivi del vecchio Torino per 1 milione e 411 000 euro. La riconquista di coppe e cimeli permette di rendere ufficiale la continuità societaria con la vecchia gestione.[41] Il fallimento societario ha messo in mano al curatore fallimentare tutti i beni, per poter rientrare il più possibile dei debiti e pagare i creditori. Tra questi beni si trovano le foto storiche, i documenti e, soprattutto, il diritto di superficie del Filadelfia. Viene proposto a Cairo di acquistare in un singolo colpo i cimeli, il marchio ed il Filadelfia, ma le disponibilità finanziarie del magnate sono al momento insufficienti, e chiede di escludere il Filadelfia dalla trattativa.[41] Il 2 febbraio 2006, l'assessore Elda Tessore, responsabile delle olimpiadi invernali, dopo un sopralluogo consiglia di nascondere l'impianto coprendolo con alcuni teloni. La scelta fa infuriare la tifoseria granata che lo ritiene inaccettabile, soprattutto perché non sono stati stanziati soldi per il suo recupero.[65] Il 25 maggio il Comune riacquista il Filadelfia dal curatore fallimentare, e si impegna ad iniziare i lavori entro il 1º ottobre. Viene stipulato un accordo tra Comune, il curatore fallimentare e le altre società interessate all'area: Bennet, Mo.Cla. e Italcostruzioni.[66] I tifosi non sono soddisfatti, ed il 27 giugno 2006 viene presentata una petizione che chiede di eliminare dall'accordo la costruzione dei palazzi sopra al vecchio campo di allenamento. Dopo un incontro con i rappresentanti dei tifosi, il 31 luglio viene siglato un accordo tra il Comune e le altre società che vogliono costruire; in questo accordo si precisa che i palazzi verranno spostati in un'altra zona.[41] La città promette sette milioni, e ci si aspetta da Cairo il restante investimento che però, per le limitate risorse finanziarie, non arriva. Presso il Comune si svolgono una serie di incontri tra l'amministrazione comunale, il Torino e varie associazioni, fondazioni e gruppi di tifosi, con il fine di creare una nuova Fondazione che possa gestire la ricostruzione del Filadelfia.[67] Lo statuto della costituenda Fondazione viene presentato il 28 novembre 2007.[68] Il 13 novembre 2007 viene modificato il piano regolatore per ufficializzare lo spostamento dei palazzi; nella stessa modifica si predispongono 4000 m² di attività commerciali, necessarie per recuperare i fondi.[69] Il Comune accetta lo statuto della neonata Fondazione il 23 gennaio 2008. A questo punto, secondo quanto contenuto nello statuto, la Fondazione ha un anno di tempo per reperire i fondi necessari alla costruzione ed alla gestione del nuovo centro sportivo. Questo progetto è dovuto all'Associazione ex calciatori del Torino capitanata da Angelo Cereser, ex giocatore granata, oggi immobiliarista. Questo progetto prevede la creazione di due campi da calcio (per l'allenamento delle giovanili e per preparazione e amichevoli della prima squadra). Da parte a questi campi sorgerebbe un'area commerciale da 3000 m², alta due piani, che dovrebbe permettere di racimolare i soldi necessari per il finanziamento del progetto.[70] Il 9 maggio 2008 un emendamento del consigliere regionale Gian Luca Vignale (AN) viene approvato e la Regione si impegna ad entrare nella Fondazione Filadelfia quale socio fondatore.[71]

Le iniziative dei tifosi[modifica | modifica sorgente]

Il 4 maggio 2005, in occasione del 56º anniversario della Tragedia di Superga, vi si è disputato un incontro di calcio tra vecchie glorie granata (comprendente i giocatori del Torino Campione d'Italia 1975-1976) e una selezione di tifosi; l'anno successivo, sempre il 4 maggio, i tifosi hanno organizzato una grande festa dedicata ai bambini. Recintato e nascosto alla vista, per presunti "motivi di sicurezza", è stato vietato l'accesso ai tifosi sino al 2009. Abbandonato, divenuto dimora di rovi ed erbacce[72], luogo di spaccio e dimora di senza tetto, si è arrivati addirittura a usare il campo come se fosse un orto.[73] Un gruppo di tifosi ha deciso di organizzarsi e preoccuparsi della sua manutenzione; si tratta de "I Pulitori del Fila" che per il 4 maggio hanno anche organizzato una festa dedicata ai bambini con la partecipazione di una delle colonne portanti del settore giovanile del Torino, il Mister Sergio Vatta. Grazie ai "Pulitori" il Filadelfia viene mantenuto in buone condizioni, tanto che il campo è ora nuovamente tornato in condizioni praticabili.[2]

Partite ufficiali[modifica | modifica sorgente]

Prima partita ufficiale:

Torino
17 ottobre 1926
3ª giornata
Torino Flag - Garnet with white bull.svg 4 – 0 600px Rosso e Blu Bordato.png Fortitudo Pro Roma Stadio Filadelfia (15.000 spett.)
Arbitro Trezzi (Milano)

Ultima partita ufficiale giocata in campionato:

Torino
19 maggio 1963, ore 16:00 UTC+1
33ª giornata
Torino Flag - Garnet with white bull.svg 1 – 1 Napoli Napoli Stadio Filadelfia
Arbitro Lo Bello (Siracusa)

Ultima partita ufficiale giocata (Coppa Mitropa):

Torino
19 giugno 1963, ore 21:15 UTC+1
Gara di ritorno
Torino Flag - Garnet with white bull.svg 2 – 1 Vasas Vasas Stadio Filadelfia
Arbitro Rep. Ceca Obtulovic

Il Filadelfia nei media[modifica | modifica sorgente]

Lo Stadio Filadelfia così com'è oggi è divenuto location per tre film, due dei quali dedicati al Grande Torino:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Tesi, op. cit., 2 - La costruzione del mito del «Fila»
  2. ^ a b Il simbolo del Borgo Filadelfia
  3. ^ a b Il Filadelfia
  4. ^ a b Tesi, op. cit., 1 - Prima del Filadelfia
  5. ^ a b c La Repubblica - Il salotto Liberty dei proletari
  6. ^ a b Il Grande Torino
  7. ^ AECT, Società Civile Campo Torino. Cemento armato. Via Filadelfia 40 circa., n. 17c, a. 1945
  8. ^
    « l'area in cui è situato lo Stadio Filadelfia è destinata dal PRG vigente a verde pubblico d'interesse urbano o interzonale, con vincolo quinquennale ora decaduto trattandosi di una proprietà privata. L'immobile è pertanto soggetto alle limitazioni dell'attività costruttiva di cui all'art. 85 della L.R. 56/77. Il progetto preliminare del nuovo PRG destina l'area a parchi, gioco e sport – servizio privato esistente confermato. La struttura dello stadio è stata però individuata come edificio del periodo tra le due guerre di particolare valore storico, in cui sono ammessi la ristrutturazione edilizia delle parti interne e il risanamento conservativo delle parti esterne e del sistema distributivo »
    (Decreto del Presidente della Repubblica, 6 ottobre 1959)
  9. ^ a b Collino Manlio, Delenda Carthago, Philadelphia restituendum est, «Fegato Granata», Torino, settembre 2001
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Tesi, op. cit., 3 - Il lento declino
  11. ^ AECT, Autorizzazione della Comm. Igien. Edilizia a costruire il capannone provvisorio ad uso palestra, via Filadelfia n. 40, 18 ottobre 1973, prot. 857, contenuto nella cartella «Capannone uso palestra», richiesta della Soc. Torino Calcio, via Filadelfia n. 40, I cat., a. 1973, n. prat. 885
  12. ^ Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte, Campo sportivo in Torino, via Filadelfia ang. Via G. Bruno 122, Ordinanza di:
    1. accurata verifica, da parte di un professionista diplomato condizione statica e grado di conservazione delle strutture del suddetto Campo sportivo.
    2. Rimozione di tutte le parti instabili e pericolanti del medesimo.
    21 febbraio 1985, prot. IE XV/1/6 n. 4/F/85
  13. ^ Relazione tecnica in merito alla verifica delle condizioni statiche e del grado di conservazione delle strutture del Campo Sportivo sito in Torino, via Filadelfia angolo via G. Bruno 122, Torino, 14 marzo 1985, archivio privato
  14. ^ Guido J. Paglia, Spalti vuoti nel glorioso Filadelfia, La Stampa, Torino, 10 marzo 1985, p. 23
  15. ^ Donato Giacomo, Relazione relativa all'agibilità dello Stadio Filadelfia in Torino, Torino, 26 marzo 1985, archivio privato
  16. ^ Italresine snc, Stadio Filadelfia. Analisi degli interventi per la ristrutturazione. Documentazione fotografica. Proposte di intervento per nuova sistemazione, Torino, luglio 1986, archivio privato
  17. ^ AECT, Lorenzo Rigetti, in qualità di Presidente della Società Civile Campo Torino, inoltra domanda al fine di ottenere il rilascio di concessione edilizia relativo al lavoro di ristrutturazione dello Stadio Filadelfia sito in Torino, via Filadelfia angolo via Giordano Bruno n. 122, 18 dicembre 1986, prot. n. 87/01/112, contenuto nella cartella «Ristrutturazione Stadio Filadelfia», richiesta della Società Civile Campo Torino, via Filadelfia/via Giordano Bruno 122, I cat., a. 1987, n. prat. 87-01-00112
  18. ^ AECT, Tecnogest progetti. Progetto di ristrutturazione dello Stadio Filadelfia in Torino. Relazione tecnica, 17 dicembre 1986, prot. n. 87/01/112, contenuto nella cartella «Ristrutturazione Stadio Filadelfia», richiesta della Società Civile Campo Torino, via Filadelfia/via Giordano Bruno 122, I cat., a. 1987, n. prat. 87-01-00112
  19. ^ Soprintendenza per i beni architettonici e ambientali del Piemonte, Torino – Stadio Filadelfia, via Filadelfia ang. via Giordano Bruno 122, ordinanza, 4 marzo 1987, prot. IE XV/1 n. 4/F/85
  20. ^ a b c Paviolo Giampiero, Filadelfia a Pezzi, salviamolo, La Stampa, Torino, 9 marzo 1989, p. 23
  21. ^ AECT, Richiesta concessione edilizia per il recupero funzionale ed il restauro dello Stadio Filadelfia – Foresteria, 13 novembre 1991, prot. n. 91/10/5041, contenuto nella cartella «Foresteria», richiesta dalla Società Torino Calcio, via Filadelfia n. 38, I cat., a. 1991, n. prat. 91/01/5041
  22. ^ Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte, Risposta del Sindaco viste le norme legislative e regolamentari in materia edilizia, 1 ottobre 1992, Prot. Ed. n. 91/01/5041
  23. ^ Passi avanti per il Filadelfia di Goveani, La Stampa, Torino, 24 settembre 1993, p. 34
  24. ^ Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte, Interrogazione parlamentare n. 4 – 16171 On.le Borghezio – Torino – Stadio Filadelfia, 22 settembre 1993, prot. 11406/MO
  25. ^ Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte, Ordinanza. Chiusura al pubblico della struttura fino a quando non sarà giudicata agibile dal punto di vista della sicurezza da parte degli organi competenti, 8 ottobre 1993, prot. n. 3632 – IV – 6 – 26/26
  26. ^ Sopraintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte, Rif. Commando P.M. prot n. 6883 del 22 settembre 1993, 12 ottobre 1993, Torino, allegato n. 1
  27. ^ Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici, Stabile in Torino, via Filadelfia ang. via Giordano Bruno 122. ex stadio Filadelfia. Ordinanza di inagibilità – Chiusura accessi – Posa in opera di protezioni, 27 settembre 1994, prot. IE XV/1 n. 4/F/85
  28. ^ Domanda per il riconoscimento di fondazione, Regione Piemonte, Settore affari amministrativi, 24 ottobre 1995, prot. n. 4247, archivio privato
  29. ^ Crosetti Maurizio, Il toro vende mattoni. Per far rinascere il «Filadelfia», la Repubblica, Torino, 28 maggio 1995, p. VIII
  30. ^ Lupo Maurizio, Filadelfia, il via a luglio, La Stampa, Torino, 29 aprile 1997 p. 38
  31. ^ Taglieri Marina, Il nuovo Filadelfia sarà così, la Repubblica, Torino, 29 aprile 1997, p. VII
  32. ^ AECT, Recupero urbanistico ed edilizio dell'area del campo Filadelfia – 1ª fase – Richiesta di autorizzazione per parziale demolizione di fabbricato, 30 aprile 1997, prot. n. 1/6076, contenuto nella cartella «Demolizione parziale», richiesta della Fondazione Campo Filadelfia, via Filadelfia n. 36, I cat., a. 1997, n. prat. 1997/01/6076
  33. ^ AECT, Estratto verbale del 7 maggio 1997. demolizione parziale, 7 maggio 1997, prot. n. 93, contenuto nella cartella «Demolizione parziale», richiesta della Fondazione Campo Filadelfia, via Filadelfia n. 36, I cat., a. 1997, n. prat. 1997/01/6076
  34. ^ E dopo più di mille giorni torna la vita al Filadelfia, la Repubblica, Torino, 20 maggio 1997, p. 32
  35. ^ Marco Bo, Guido Boffo, Comune, picconate al «Fila», Tuttosport, Torino, 1º aprile 1998, p. 14
  36. ^ Giacchino Claudio, Filadelfia, braccio di ferro, La Stampa, Torino, 21 aprile 1999, p. 31
  37. ^ Giacchino Claudio, Il nuovo Filadelfia parte solo a parole, La Stampa, Torino, 1º maggio 1999, p. 35
  38. ^ Giacchino Claudio, Ancora un piccolo giallo sul nuovo «Filadelfia», La Stampa, Torino, 3 maggio 1999, p. 23
  39. ^ Giacchino Claudio, Torino ricorda i suoi invincibili, La Stampa, Torino, 4 maggio 1999, p. 39
  40. ^ Borghesan Luciano, Nuovo Filadelfia come lo stadio dell'Arsenal, La Stampa, Torino, 18 agosto 1999, p. 33
  41. ^ a b c d e f g h i j k Tesi, op. cit., 4 - La lunga rinascita
  42. ^ Borghesan Luciano, Delle Alpi, tra 10 giorni sentenza in Sala Rossa, La Stampa, Torino, 25 settembre 1999, p. 35
  43. ^ Ormezzano Gianpaolo, Filadelfia, Aghemo entra in campo, La Stampa, Torino, 17 ottobre 1999, p. 34
  44. ^ Collino Manlio, Lasciamoci così, senza rancore, Fegato granata, aprile 2000
  45. ^ Bernardi Bruno, Aghemo si dimette e dichiara guerra, La Stampa, Torino 31 maggio 2000
  46. ^ Griseri e Zancan, Olimpiadi al Filadelfia, La Repubblica, 26 agosto, 2000, pag. 3
  47. ^ Sangiorgio Giuseppe, Filadelfia, rinvio a dopo le elezioni, La Stampa, Torino 29 marzo 2001, p. 37
  48. ^ Viale e il caso Filadelfia, La Stampa, 4 aprile 2001, p. 35
  49. ^ Agresti Stefano, Il Torino rinuncia al Filadelfia «Il sindaco ci ha presi in giro», Corriere della Sera, 30 marzo 2001, pag. 47
  50. ^ Alciato Alessandro, Non costruisco più il Filadelfia, 30 marzo 2001, pag. 14
  51. ^ Benigno Aurelio, Presto scenderemo in piazza, La Stampa 31 marzo 2001, p. 35
  52. ^ Variante parziale n. 59 al PRG […] concernente l'area dell'ex stadio Filadelfia compresa tra le vie Tunisi, Giovanni Spano, Giordano Bruno e Filadelfia, 18 novembre 2002
  53. ^ Colombo Alessandro, Diego Novelli: «Ora basta: ecco la verità sul Filadelfia», Granatissimo, Torino, 21 maggio 2006
  54. ^ Occupato il Filadelfia, La Stampa, Torino, 21 gennaio 2003, p. 33
  55. ^ Novelli Massimo, Dal Filadelfia a Superga in 50 mila per il Torino, 05 maggio 2003, pag. 43
  56. ^ Minucci Emanuela, Il Torino: «Lavoriamo sui due stadi», La Stampa, Torino, 2 marzo 2004, p. 42
  57. ^ Minucci Emanuela, In dirittura d'arrivo il nuovo Filadelfia, La Stampa, Torino, 25 aprile 2004, p. 43
  58. ^ Costa Andrea, Il progetto del Filadelfia all'esame della Soprintendenza, il Giornale del Piemonte, 12 settembre 2004, p. 1
  59. ^ Bonetto Marco, Ecco il nuovo progetto del Filadelfia. Montabone: «Adesso è accettabile», Tuttosport, Torino, 8 ottobre 2004, p. 14
  60. ^ Bonetto Marco, Ecco il nuovo progetto del Filadelfia. Montabone: «Adesso è accettabile»', Tuttosport, Torino, 8 ottobre 2004, p. 14
  61. ^ Comitato Dignità Granata
  62. ^ Novelli Massimo, Gli ex vogliono il «Fila», la Repubblica, 24 febbraio 2005, p. 18
  63. ^ Benigno Aurelio, Gli ex del Toro pronti a comprare il Filadelfia, La Stampa, Torino, 3 febbraio 2005, p. 33
  64. ^ Bonetto Marco, Tifosi, vi piace il nostro Filadelfia?, Tuttosport, Torino, 19 marzo 2005, p. 16
  65. ^ Gamba Emanuele, La vergogna del Filadelfia il mito ferito nella città perfetta, la Repubblica, 24 febbraio 2006, pag. 70
  66. ^ Deliberazione della Giunta comunale. 25 maggio 2006. Oggetto: Piano esecutivo convenzionato relativo alle zone urbane di trasformazione ambito "12.29 Filadelfia" e ambito "12.14 dogana (parte)", localizzate tra le vie Giordano Bruno, Montevideo, Taggia, Filadelfia, Tunisi e Spano - Fallimento Torino Calcio S.P.A - Proposta accordo transattivo – approvazione, Città di Torino, 25 maggio 2006, N. mecc. 2006 04272/009
  67. ^ Silci Emanuele, Stadio Filadelfia – Primi passi verso la ricostruzione, Eco di Torino, 30 novembre 2007
  68. ^ Statuto della Fondazione Stadio Filadelfia
  69. ^ Adottata la variante al piano regolatore, Tuttosport, 13 novembre 2007, p. 14
  70. ^ Andrea Doi, Stadio Filadelfia tra mito e polemica, Tifeoweb
  71. ^ Fila, soldi anche dalla regione, Tuttosport, 10 maggio 2008, pag.13
  72. ^ Luigi Chiarella, Il corpo morto del Filadelfia e ciò che resta, 21 agosto 2012.
  73. ^ Perosino Monica, Sul prato del Filadelfia spuntano cavoli e rape, La Stampa, 31 ottobre 2007

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marco Lazzarotto, Tesi di laurea in "Architettura per il restauro e la valorizzazione dei beni architettonici", Il patrimonio storico-sportivo della città di Torino, Politecnico di Torino, anno accademico 2007-2008 (Versione on-line)

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