Urbano Cairo

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Urbano Roberto Cairo (Masio, 21 maggio 1957) è un imprenditore, editore e dirigente sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Originario di Masio, in provincia di Alessandria, è stato fondatore del gruppo editoriale Cairo, avvenuta nel dicembre 1995. Tra le esperienze anteriori, vi sono il ruolo di assistente di Silvio Berlusconi presso il gruppo Fininvest, il ruolo di direttore commerciale e vice direttore generale presso Publitalia '80, il ruolo di amministratore delegato, dal 1991 al 1995, presso Arnoldo Mondadori Editore pubblicità. Durante que periodo viene coinvolto nell'inchiesta mani pulite: Cairo è l'unico a chiedere il patteggiamento, rompendo il fronte dei manager Publitalia che invece respingono le accuse e si dichiarano vittime politiche. Il suo avvocato, Giuseppe Pezzotta, riesce a concordare una pena di 19 mesi con la condizionale per falso in bilancio, fatture per operazioni inesistenti e appropriazione indebita. La sentenza diventa definitiva nel '99, ma dopo 5 anni scatta l'estinzione del reato e oggi il certificato penale di Cairo risulta immacolato[1].

Gruppo editoriale Cairo[modifica | modifica sorgente]

Dopo essere stato licenziato dal gruppo Fininvest, nel dicembre 1995 Urbano Cairo fonda Cairo Pubblicità.[2] Nel gennaio del 1996 Cairo Pubblicità inizia la sua attività ottenendo dal gruppo RCS la concessione in esclusiva della vendita di spazi pubblicitari sui periodici Io Donna, Oggi e TV Sette; attualmente le testate in concessione sono: i mensili dell'Editoriale Giorgio Mondadori: Bell'Italia, Bell'Europa, Airone, In Viaggio, Gardenia, Arte e Antiquariato, i mensili For Men Magazine e Natural Style e i settimanali Dipiù e DipiuTv di Cairo Editore e il mensile Prima Comunicazione.

Nel luglio 2000 Cairo Communication S.p.A. entra nella Borsa italiana e con la quotazione al Nuovo Mercato raccoglie le risorse che consentono di cogliere ulteriori opportunità di crescita attraverso lo sviluppo delle attività esistenti e acquisizioni o partecipazioni in società operanti nel settore della comunicazione.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Cairo, oltre che presidente e fondatore della Cairo Communication, di cui assolve la funzione di coordinatore strategico, è proprietario e presidente, dal 2005, del Torino Football Club 1906, con il quale ha ottenuto una promozione in Serie A al primo anno di presidenza; dopo 3 anni nella massima serie tuttavia la squadra è retrocessa nuovamente in Serie B. Il 5 agosto 2009, Cairo viene contestato per la prima volta dalla tifoseria granata, in occasione del primo allenamento a Torino dopo la retrocessione. Il 26 febbraio 2010, a causa degli scarsi risultati ottenuti dalla squadra in campionato, e delle continue contestazioni dei tifosi nei suoi confronti, decide di mettere ufficialmente in vendita il Torino. Cambia idea nel giugno 2010, ritira la vendita e nega un incontro alla famiglia Tesoro interessata all'acquisto del club. Le continue promesse mancate - anche relativamente agli investimenti da destinarsi alla ricostruzione dello Stadio Filadelfia, campo dove giocò la leggendaria squadra del Grande Torino, demolito e in stato di abbandono dal 1997 - esasperano ulteriormente alcune frange del tifo.[3]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Nel 2013, il gruppo industriale guidato da Urbano Cairo, la Cairo Communication ha mostrato interesse per un impegno nel settore televisivo, con un'offerta di acquisto per la rete televisiva La7 di proprietà del gruppo Telecom Italia.[4] Il 4 marzo del 2013, Urbano Cairo acquisisce ufficialmente La7 versando un milione di euro a Telecom.[5][6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://espresso.repubblica.it/palazzo/2013/03/04/news/chi-e-cairo-nuovo-capo-de-la7-1.51409
  2. ^ www.corriere.it
  3. ^ Fabrizio Turco, Minacce a Cairo in La Repubblica, 1° ottobre 10.
  4. ^ Telecom: per La7 trattativa esclusiva con Cairo. E la quotazione di TiMedia crolla, Corriere della Sera, 18 febbraio 2013
  5. ^ Via libera di Ti Media alla cessione di La7 Cairo nuovo proprietario con un milione di euro
  6. ^ Telecom Italia Media comunicato stampa del 04/03/2013

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]