Eternit

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Copertura di Eternit

Eternit è un marchio registrato di fibrocemento e il nome di una ditta che lo produce.

Utilizzato in edilizia come materiale da copertura nella forma in lastra piana o ondulata, oppure come coibentazione di tubature.[1]

La commercializzazione in Italia della variante cemento-amianto di tale prodotto, è cessata tra il 1992 e il 1994.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Tettoia in Eternit
Vecchia vasca di riserva d'acqua in Eternit

Nel 1901 l'austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto, un materiale che per la sua elevata resistenza viene battezzato Eternit[chiarire quando e da chi, nei sagomari del 49 è indicato ancora come cementoamianto] (dal latino aeternitas, eternità)[3]. Un anno dopo Alois Steinmann acquista la licenza per la produzione e apre nel 1903 a Niederurnen le Schweizerische Eternitwerke AG.

In breve l'Eternit diventa popolarissimo e nel 1911 la produzione di lastre e tegole sfrutta appieno la capacità produttiva della fabbrica.

Nel 1915 vengono messe in commercio le famose fioriere in Eternit. Nel 1928 inizia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni settanta rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti. Nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, in seguito usate spesso per tetti e capannoni.

Negli anni quaranta e cinquanta l'eternit trova impiego in parecchi oggetti di uso quotidiano. Il più famoso è probabilmente la sedia da spiaggia di Willy Guhl. Nel 1955 nasce lo stabilimento di Eternit Siciliana, tra Priolo Gargallo e Augusta in Sicilia (chiuso nel 1993).

Dal 1963 l'Eternit può essere prodotto in varie colorazioni.

A partire dal 1984 le fibre di amianto vengono via via sostituite da altre fibre non cancerogene fin quando, nel 1994 l'ultimo tubo contenente asbesto lascia la fabbrica.

Benché sin dal 1962[4][5] fosse noto in tutto il mondo che la polvere di amianto, generata dall'usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico (oltre che alla classica asbestosi), a Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Broni (Pavia) e Bari la Eternit e la Fibronit continuarono a produrre manufatti sino al 1986 (1985 per Bari e 1992 per Broni), tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l'attività dello stabilimento e quindi accrescere i profitti.

In particolare a Casale Monferrato i morti e i contaminati da amianto sono e saranno migliaia, anche perché lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere di amianto in tutta la città, causando la contaminazione anche di persone non legate alle attività produttive dell'Eternit. Soltanto nel periodo 2009-2011 nella città monferrina ci sono stati 128 nuovi casi di persone ammalate[6]. Siccome la malattia ha un periodo di incubazione di circa 30 anni, si trovano attualmente in pericolo tutti coloro i quali fino alla fine degli anni Ottanta risiedevano in zone limitrofe contaminate dalle polveri. Fino al 1994, ricorda il presidente di Assoamianto Sergio Clarelli, la situazione era paradossale, perché la legge 257/1992[7][8] riconosceva i rischi per la salute e «metteva al bando tutti i prodotti contenenti amianto, vietando l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto, ma non la loro utilizzazione», a parte eccezioni[9]. Oggi l'azienda è fallita presso il Tribunale di Genova ed il Comune di Casale Monferrato sta spendendo milioni di euro per la bonifica del sito. Nella zona di Casale Monferrato e nell'intera Provincia di Alessandria si contano circa 1.800 morti per esposizione ad amianto, morti avvenute perlopiù in silenzio.

Presente[modifica | modifica sorgente]

In seguito alle indagini, condotte da Raffaele Guariniello, nel 2009 inizia, presso il Tribunale di Torino, il processo contro Stephan Schmidheiny[10] (uno dei due fratelli Schmidheiny — l'altro è Thomas[11] — ex presidenti del consiglio di amministrazione dell'Eternit AG) ed il barone belga Louis De Cartier de Marchienne (morto a 92 anni il 21 maggio 2013). Sono ritenuti responsabili delle numerose morti per mesotelioma avvenute tra gli ex-dipendenti delle fabbriche Eternit a contatto con l'asbesto[12].

Il 13 febbraio 2012 il tribunale di Torino emette una sentenza storica, condannando in primo grado De Cartier e Schmidheiny a 16 anni di reclusione per "disastro ambientale doloso permanente" e per "omissione volontaria di cautele antinfortunistiche", e obbligandoli al risarcimento di circa 3000 parti civili oltre al pagamento delle spese giudiziarie. Il caso Eternit è il primo al mondo in cui i vertici aziendali vengono condannati, costituendo un precedente importante che potrebbe dare il via a decine di processi in tutta Europa[13].

Il 3 giugno 2013 la pena inflitta in primo grado viene "parzialmente riformata", e aumentata a 18 anni. La Corte d'Appello di Torino ha inoltre disposto il risarcimento alla Regione Piemonte di 20 milioni di euro e 30,9 milioni per il comune di Casale Monferrato.[14]

Incapsulamento, rimozione e smaltimento[modifica | modifica sorgente]

Innanzitutto si deve determinare la presenza di amianto nella lastra di fibrocemento, questo si può accertare risalendo alla data d’acquisto del manufatto, oppure semplicemente facendo analizzare un campione, possibilmente una lastra intera, poiché uno o più frammenti, se poi confermati contenere amianto, sono nella condizione ideale per nuocere gravemente alla salute. Il costo di un'analisi presso laboratorio privato non supera i 200,00 Euro, ed è assolutamente conveniente per la nostra salute e quella dell'ambiente che ci circonda.

  • Incapsulamento, è un metodo di bonifica "transitorio" che prevede il trattamento della superficie delle lastre esposta agli agenti atmosferici con sostanze sintetiche, idonee ad inglobare e consolidare le fibre di amianto al manufatto cementizio ed impedirne il rilascio nell’ambiente.
  • Rimozione e smaltimento, è un metodo di bonifica "radicale" che prevede diverse procedure speciali atte a garantire la sicurezza: degli operatori addetti alle varie operazioni di rimozione, trasporto e smaltimento; delle persone e degli animali che si trovano in prossimità del cantiere e dei mezzi usati nel trasporto e infine in generale dell'ambiente dove si opera.

La normative Italiana di riferimento per questi tipi di bonifiche è la legge 257/1992 e per la normativa sulla sicurezza il D.Lgs. 81/2008.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ eternit
  2. ^ http://www.igag.cnr.it/life/allegato1.html
  3. ^ eternit.at
  4. ^ http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/piemonte/2010/05/24/visualizza_new.html_1795848842.html
  5. ^ Legame tra amianto e cancro 50 anni di studi per provarlo in La Repubblica, 13 febbraio 2012. URL consultato il 14 febbraio 2012.
  6. ^ Michele Brambilla, No ai milioni della Eternit-Vogliamo giustizia, non soldi, quotidiano La Stampa del 17/12/2011[1]
  7. ^ Legge 27 marzo 1992 n. 257 Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto
  8. ^ Legge 27 marzo 1992 n. 257 Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto Pdf
  9. ^ Articolo sul Sole 24 Ore
  10. ^ Official website of Stephan Schmidheiny
  11. ^ Forbes Magazine list of The World's Richest People
  12. ^ Eternit: 16 anni a Schmidheiny e De Cartier In aula grida, lacrime e applausi dei familiari - Corriere.it
  13. ^ Eternit, 16 anni ai due ex vertici. Risarcimenti per circa 100 milioni - Adnkronos Cronaca
  14. ^ Appello processo Eternit, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny condannato a 18 anni - Corriere.it

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