Ultrà (film)

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Ultrà
Titolo originale Ultrà
Paese di produzione Italia
Anno 1991
Durata 88 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Ricky Tognazzi
Soggetto Graziano Diana, Simona Izzo e Ricky Tognazzi
Sceneggiatura Giuseppe Manfridi, Graziano Diana e Simona Izzo
Produttore Claudio Bonivento
Fotografia Alessio Gelsini Torresi
Montaggio Carla Simoncelli
Musiche Antonello Venditti
Scenografia Mariangela Capuano
Interpreti e personaggi
Premi

Ultrà è un film del 1991 diretto da Ricky Tognazzi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Principe è un giovane tifoso della Roma, leader riconosciuto di un gruppo denominato Brigata Veleno, composto da giovani della periferia romana, inclini ad un tifo estremo e violento. Appena uscito dal carcere, dopo due anni di detenzione per una rapina presso un'auto-officina, il ragazzo riprende i contatti con i suoi compagni di tifo e con la sua ex fidanzata Cinzia che, tuttavia, da circa un anno ha iniziato a frequentare Red, grande amico di Principe e figura di spicco della Brigata.

La situazione è doppiamente tesa: se da un lato i due giovani innamorati non sanno come regolarsi con Principe, temendo la reazione del giovane alla notizia del legame tra quella che, prima della carcerazione, era la sua donna, e uno dei suoi migliori amici, contemporaneamente incombe la sentita trasferta di Torino contro la Juventus, cui tutti i componenti della Brigata non vedono l'ora di partecipare e nella quale verrà portato anche il giovanissimo Fabietto, fratello undicenne di Cinzia.

La notte precedente alla domenica della partita la Brigata Veleno parte per Torino, accaparrandosi un vagone su uno dei comuni treni-passeggeri, dato che il treno speciale predisposto dalle Ferrovie per la tifoseria giallorossa è già al completo, occupato dal Commando Ultrà. Il treno parte alla volta del capoluogo piemontese con a bordo tutti i componenti della Brigata Veleno, tra i quali spiccano Ciàfretta, amico di Red e subito incaricato/costretto a prendersi cura del piccolo Fabietto, il violento Teschio, Morfino (emaciato ragazzetto dedito all'uso di stupefacenti), il giovane di colore Nerone, il bonario Smilzo e Mandrake, obbligato a trascorrere l'intero tragitto in cima al piano bagagli, per carenza di posti a sedere.

Il viaggio scorre tra alcool, droghe, sigarette, scherzi e volgarità di vario tipo, piccole baruffe e ricordi legati alle precedenti trasferte ed ai conseguenti scontri con le tifoserie avversarie, che costituiscono il momento più atteso per alcuni dei ragazzi del gruppo, tra cui lo stesso Principe e il Teschio, suo più fidato seguace; i due sono anche gli unici, nel gruppetto di tifosi, ad avere con loro delle armi: un taglierino per Teschio, mentre Principe ha il suo fidato coltello, compagno di mille trasferte.

Il convoglio all'alba è costretto ad effettuare una sosta forzata in aperta campagna; mentre gli altri ragazzi ne approfittano per scendere e giocare a pallone, Red confessa a Principe della storia tra lui e Cinzia e della volontà della coppia di trasferirsi a Terni: il giovane capo ultrà ha parole di scherno per l'amico e per l'ex fidanzata, che arriva ad offendere anche in maniera pesante, prima che Red lo colpisca con un pugno al volto.

Il treno riparte e finalmente arriva a Torino, ove il vagone dei ragazzi è immediatamente bersagliato da una sassaiola, probabilmente proveniente da un piccolo gruppo di tifosi juventini, che viene successivamente individuato: una volta fermatosi il treno Principe e gli altri, scendendo su un binario non sorvegliato dalla polizia, aggrediscono i bianconeri picchiandoli e Smilzo riesce anche a sottrarre la sciarpa ad uno di loro.

La Brigata Veleno viene fermata dalla polizia e, dopo che i tifosi bianconeri si sono rifiutati di riconoscere i loro aggressori, viene caricata su un pullman e finalmente raggiunge lo stadio, ove però è accolta da un'altra sassaiola, opera di un gruppo di ultras più numeroso; nonostante la presenza delle Forze dell'Ordine, i due gruppi vengono rapidamente a contatto e si scatena una vera e propria battaglia, anche a colpi di spranghe e pietre: Morfino è tra i primi a cadere ed egli viene poi fermato e portato via dalla polizia, assieme ad altri componenti della Brigata ed a tifosi juventini.

Persino Ciàfretta e il piccolo Fabietto sono coinvolti negli scontri - con il ragazzino che rimedia una brutta botta alla gamba - ma chi sta sul serio per avere la peggio è Principe: viene aggredito da tre tifosi bianconeri e costretto a terra, tempestato di pugni; Smilzo, osservata la scena, si precipita per salvare l'amico e tenta di torglierli di dosso i supporter avversari ma nella concitazione del momento Principe, intravista la sciarpa bianconera portata da Smilzo, scambiandolo per uno juventino estrae il coltello e lo pianta nello stomaco del povero ragazzo, che vacilla.

Riunito il gruppetto, con Smilzo sempre più sanguinante e sostenuto da Principe, che però nulla ha rivelato circa le sue responsabilità, limitandosi a dire che il compagno è stato pugnalato dai tifosi della Juve, i ragazzi entrano finalmente allo stadio, ma sono subito costretti a portare Smilzo in bagno, dato l'aggravarsi delle condizioni di quest'ultimo che, appena appoggiato al muro, muore. Principe e gli altri ragazzi sono intenzionati a vendicare l'amico e iniziano a staccare le tubature dai muri per poi caricare la tifoseria bianconera; tuttavia Red, notata la sciarpetta bianconera ancora in mano a Smilzo e ricordatosi del coltello del Principe, inizia a capire come sono andate le cose e aggredisce verbalmente l'ormai ex amico, invitandolo a confessare la verità; questi sulle prime si schermisce ma poi, accortosi di come anche gli altri inizino a sospettare qualcosa, scaraventa a terra Red e inizia a tempestarlo di calci, a stento trattenuto dagli altri componenti della Brigata.

La verità è ormai chiara a tutti e il Principe non si sforza nemmeno più di negarla; raccolta la spranga, corre fuori dai bagni seguito dal solo Teschio e raggiunge la sommità degli spalti, ove ormai infuria il caos più totale, poiché la notizia dell'accoltellamento si è già sparsa per tutto lo stadio. Gli altri ragazzi, rimasti ai bagni, sono poi costretti alla fuga all'arrivo della polizia: restano solo Ciàfretta con il piccolo Fabietto - ormai in lacrime per aver visto il suo sogno di partecipare ad una trasferta della squadra del cuore trasformarsi nel peggiore degli incubi - e Red: quest'ultimo invita l'amico a portare fuori il bambino e rimane a sorreggere il cadavere del povero Smilzo sino all'arrivo, nei bagni ormai allagati, della polizia dove però, alla richiesta degli agenti, eviterà di rivelare il nome del suo assassino.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola, inerente a temi quali l'emarginazione e la violenza all'interno dei gruppi organizzati di tifosi, venne contestata dai veri ultras dell'epoca, sancendo una frattura tra l'attore Claudio Amendola (che fino ad allora frequentava la Curva Sud dell'Olimpico, il settore più acceso del tifo romanista) e i supporter giallorossi[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fabrizio Caccia, Quel film va sequestrato offende noi veri ultras in La Repubblica, 10 marzo 1991. URL consultato il 7 marzo 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]