Centro storico di Genova
Coordinate: 44°24′31″N 8°55′50″E / 44.40861°N 8.93056°E
Il centro storico di Genova è il nucleo della città vecchia organizzato nel dedalo di vicoli (carrugi) di origine medievale che si sviluppa - da est ad ovest - dalla collina di Carignano alla stazione FS di Genova Piazza Principe, a ridosso di quello che era il Palazzo del Principe, residenza dell'ammiraglio Andrea Doria. Urbanisticamente la zona fa ora parte del Municipio I Centro-Est.
In considerazione dell'estensione del nucleo originale di 1,13 km² (ossia 113 ettari, la superfice dei quartieri di Prè-Molo- Maddalena[1]), viene talvolta ritenuto il centro storico antico maggiormente esteso d'Europa. In realtà questa può essere considerata una leggenda metropolitana, in quanto risulta meno esteso, ad esempio[2] di Roma (1.430 ettari)[3] e Napoli (quest'ultimo, con i suoi 1.700 ettari, il maggiore)[4] ma anche della stessa Pisa (185 ettari)[5].
L'elevata densità dei palazzi, soprattutto dopo l'enorme crescita edilizia iniziata con il XVIII secolo, ne fa comunque uno dei centri storici con la maggiore densità abitativa: nell'area più antica (comprendenta anche la zona portuale) vivono circa 23.000 abitanti, distribuiti in 2305 corpi edificati (valore al 1999) su una volumetria di circa 10 milioni di metri cubi.[2][1]
Poco meno di un quarto degli edifici (23,5%) risale al dopoguerra o ad anni successivi (molti degli edifici originali sono andati distrutti durante i bombardamenti alleati nella seconda guerra mondiale).[2]
Storia e caratteristiche [modifica]
| Per approfondire, vedi Storia di Genova e Sestiere (Genova). |
| « Se gli architetti che hanno costruito Genova avessero avuto spazio, se avessero potuto abbandonarsi alla fantasia e senza ostacoli ai loro capricci, non avrebbero potuto trovare le infinite risorse e la multipla varietà di motivi, di disegni e disposizioni ai quali la facciata dei loro palazzi deve un'originalità di carattere, e che introduce in ogni anfratto l'inatteso della grandezza. » |
| (da Louis Enault, Breve vision hivernale d'un voyageur normand, 1850) |
La storia del nucleo storico del capoluogo ligure è legata totalmente alla storia cittadina, dagli albori della costruzione delle prime abitazioni dei Liguri sulla collina di Castello, al periodo romano, lungo gli anni della Repubblica marinara (dei quali tenne nota l'annalista Caffaro di Rustico da Caschifellone, conosciuto semplicemente come il Caffaro), fino alle battaglie patriottiche e insurrezionaliste della Giovine Italia e della Carboneria di Giuseppe Mazzini.
Le prime ipotesi sulla storia di Genova antica, non legate alla mitologia o a versioni propagandistiche delle sue origini e del suo periodo pre-romano, risalgono al XVII secolo (esempio Odoardo Ganducio, Discorso sopra l'iscrittione, ouero epitafio ritrouato a Tortona in vn marmo, d' vn decurione antico genuese, 1614), ma solo con i ritrovamenti avvenuti a partire dalla fine del XIX secolo e il successivo studio dei reperti si è potuta avere una visione più chiara (seppur ancora in parte incompleta) del reale passato della città. Molte delle pubblicazioni che fino alla metà del XIX secolo descrivevano della storia cittadina non si ponevano comunque il problema della localizzazione dei primi insediamenti o del periodo in cui questi fossero nati[6]. Non sempre le ricostruzioni dei secoli passati si sono rivelate accurate alla luce delle nuove scoperte e sovente si è verificato che contenevano errori, dovuti alla carenza di fonti archeologiche e/o al tentativo di individuare gli elementi della città antica in base a quelli, più moderni, della Genova visibile al tempo in cui venivano formulate queste ipotesi.[7]
L'abitudine di costruire sull'esistente (spesso riciclando i materiali recuperati da costruzioni precedenti, anche provenienti da fuori Genova), le numerose modifiche ed espansioni degli edifici e delle chiese preesistenti effettuate nei periodi di benessere economico e crescita della città, quando non le vere e proprie rivoluzioni urbanistiche causate dalla crescente necessità di migliorare la rete viaria cittadina, oltre alle distruzioni portate dai bombardamenti francesi nel XVII secolo, da quelli legati alla repressione da parte dei Savoia dei moti indipendentisti del 1849 e infine da quelli subiti per mano degli alleati nella seconda guerra mondiale, con le successive ricostruzioni, hanno dato vita ad una situazione edilizia molto eterogenea, con vie e piazza dove, nell'arco di poche decine di metri, possono trovarsi costruzioni separate tra di loro da secoli di storia. La maggior parte degli edifici antichi che compongono il centro storico risalgono al XII e XIII secolo[8], anche se molti hanno subito modifiche successive.
L'area del centro storico è delimitata dagli spartiacque che lo dividono dalla Val Polcevera a Nord Ovest e dalla Val Bisagno a Nord Est. Geologicamente è costituita da tre tipi di formazioni geologiche: i calcari marnosi del monte Antola (zona di Carignano e di Sarzano, oltre che l'area tra il Righi e Castelletto e la zona della Lanterna), risalenti al periodo del Cretacico superiore e del Paleocene; le argilloscisti della Val Polcevera (con alcuni affioramenti, soprattutto nella zona di Granarolo) che costituiscono la base del flysch della precedente formazione; marne di Piccapietra (zona di Portoria e parte dei sestieri della Maddalena e del Molo), risalenti al Pliocene[9]
Nell'area erano presenti diversi torrenti e ruscelli, che nei secoli sono stati ricoperti e/o incanalati nel sistema fognario cittadino per ottenere nuove superfici edificabili. Alcuni termini della toponomastica cittadina fanno ancora oggi riferimento a questi corsi d'acqua, ad esempio nella via al Ponte Reale (che collega piazza Banchi a piazza Caricamento), dove il termine "Reale" non si riferirebbe al significato di regalità, ma sarebbe una deformazione di rià (rio, ovvero ruscello, in genovese), dal riale di Soziglia (ovvero rivo di Soziglia) che scorreva in zona[10]. Altro esempio sarebbe piazza Acquaverde (di fronte alla stazione ferroviaria di Piazza Principe), il cui nome deriverebbe dalla presenza di uno stagno ricco di alghe, da cui il colore verdastro, alimentato dal torrente Sant'Ugo (una leggenda vuole che sia stato proprio il santo a far sgorgare l'acqua che alimentava lo stagno)[11].
Il centro storico è tradizionalmente suddiviso in sei zone dette sestieri: (Prè, Portoria, Molo, Maddalena, San Vincenzo, San Teodoro), con il mantenimento della traccia storica degli antichi rioni di quella che fu la Repubblica di Genova. Tale suddivisione esula da quella che vede organizzato il territorio comunale in oltre una decina di circoscrizioni (o municipi): i sei sestieri sono attualmente compresi nel territorio dei Municipi I Centro Est e II Centro Ovest (per il solo sestiere di San Teodoro).
Superficie [modifica]
La superficie del centro storico, a causa dell'orografia della zona, varia, anche notevolmente, a seconda dei criteri e del metodo impiegati per stimarla. Nel Dizionario geografico storico statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna Volume 7 (edito nel 1840)[12] di Goffredo Casalis, viene stimata la superficie della città, utilizzando anche dati provenienti da Statistique de la ville de Genes di M. Cevasco[13] pubblicato pochi anni prima, evidenziando come la sua conformazione, dotata numerosi cambi di altitudine del terreno, renda la superifce piana molto minore di quella effettiva:
| « Il signor Cevasco la dice di ectari 896 con più qualche frazione […] Una superficie così vasta potrebbe sembrare incredibile, ma si vuoi considerare che la superficie piana, ossia orizzontale, è di soli ectari 164, e che la parte montuosa essendo tagliata da' rigagnoli in molti valloncelli, offre una superficie dupla e tripla di quella che darebbe, se colmando i burroni, fosse appianata. » |
Nel testo vengono poi riportati questi dati di superficie (in ettari) per i sei sestieri com'erano delimitati allora:
| Sestieri | Superficie totale (ettari) | Superficie piana (ettari) |
|---|---|---|
| San Vincenzo | 253 | 42 |
| San Teodoro | 458 | 21 |
| Pré | 49 | 24 |
| Maddalena | 23 | 7 |
| Portoria | 83 | 42 |
| Molo | 30 | 28 |
| Totale | 896 | 164 |
Il comune di Genova, per le unità urbanistiche che riguardano i due municipi relativi al centro città, fornisce questi valori di superficie (non tutte le unità urbanistiche elencate fanno parte di quello che viene identificato con il centro storico)[14]:
| Municipio I Genova Centro Est | Municipio II Genova Centro Ovest | ||||
|---|---|---|---|---|---|
| Unità urbanistica | Superficie totale (ettari) | Centro abitato (ettari) | Unità urbanistica | Superficie totale (ettari) | Centro abitato (ettari) |
| Lagaccio | 89,48 | 46,23 | Campasso | 82,83 | 69,31 |
| Oregina | 185,24 | 61,22 | San Gaetano | 34,77 | 34,36 |
| Prè | 44,96 | 37,29 | Sampierdarena | 53,01 | 52,06 |
| Maddalena | 26,95 | 22,33 | Belvedere | 47,34 | 47,29 |
| Molo | 34,96 | 33,42 | San Bartolomeo | 89,49 | 66,07 |
| San Nicola | 80,85 | 65,36 | Angeli | 74,72 | 63,78 |
| Castelletto | 67,71 | 67,71 | San Teodoro | 103,04 | 90,48 |
| Manin | 49,93 | 44,19 | |||
| San Vincenzo | 68,53 | 59,36 | |||
| Carignano | 59,13 | 58,53 | |||
Lo sviluppo della prima Genova e i primi insediamenti [modifica]
| Per approfondire, vedi Storia di Genova#Fondazione di Genova. |
Come scritto precedentemente, a causa della frequente e continua costruzione di nuovi edifici su quanto esisteva precedentemente e dopo i bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale, non sono presenti a vista resti romani o preromani, ma negli ultimi secoli i lavori di rimodellamento di alcune zone cittadine (per es. via XX Settembre e zone limitrofe tra il XVIII e il XIX secolo), oltre ai lavori di restauro e ampliamento di palazzi e strade, hanno portato più volte alla luce numerose rovine e oggetti legati ai primi insediamenti cittadini o alla più tarda epoca romana.[16]
Durante gli scavi per la realizzazione della metropolitana sono stati rinvenuti, nella zona adiacente alla stazione ferroviaria di Brignole, un muro a secco lungo 12 m con vicino resti di focolari e di un canale, la cui origine risalirebbe ad un periodo a cavallo tra il III e il II millennio a.C.. Questa costruzione dimostrerebbe la probabile presenza di piccoli insediamenti in zona fin dall'età del bronzo.[17] Una frazione del muro è stata poi ricostruita ed esposta nella stazione della metropolitana sorta in zona, insieme ad un altro ritrovamento, ovvero parte del sagrato dell'antica chiesa di Santa Maria degli Incrociati[18] (nome dato agli ospitalieri Crociferi che avevano un ricovero ed una chiesa in loco nel tardo medioevo).
La presenza del muro (ritenuto dopo gli studi il muro di contenimento di una strada) e i probabili resti di una palafitta, ritrovati già da alcuni decenni nella zona dell'attuale piazza della Vittoria (la cui datazione la farebbe risalire ad un periodo compreso tra il 4790 a.C. e il 4460 a.C.), hanno fatto supporre agli archeologi della Soprintendenza ai Beni archeologici della Liguria che nella vicina foce del torrente Bisagno fosse presente un porto fluviale, con alle spalle un insediamento.[19]
Le ricostruzioni degli ultimi decenni, precedenti a questi ritrovamenti, avevano identificato la prima zona portuale nell'area del "porto antico", a circa 1,5 km (in linea d'aria) in direzione Ovest/Nord-Ovest rispetto a questo possibile porto fluviale. In questa sede, nell'area del settecentesco portofranco (all'incirca l'attuale piazza Cavour), al tempo dei primi insediamenti spiaggia alla base della collina di Sarzano, sono stati ritrovati reperti distribuiti su diversi strati, i più antichi dei quali datati (tramite alcuni resti lignei) tra il X e il IX secolo a.C., oltre a strati contenenti reperti (tra cui molte anfore) datati come appartenenti ai secoli tra il VI e il I secolo a.C.[20] Nel gennaio 2013, durante i controlli archeologici effettuati lungo il vicino ponte Spinola nell'ambito i lavori inerenti l'espansione dell'Acquario di Genova con una nuova vasca per i delfini, sono stati rinvenuti alti resti di vasi e anfore, sia di epoca etrusca che romana, alcuni dei quali contenenti noccioli di frutta, legumi e semi. I reperti, recuperati ad una profondità di circa 13 metri, si troverebbero ad alcune centinaia di metri da quella che si stima essere stata la linea di costa in epoca romana, facendo ipotizzare che la zona fosse impiegata come una sorta di discarica dalle navi.[21]
Per quello che riguarda i primi insediamenti maggiormente sviluppati, in epoca preromana, si ritiene che la collina di Sarzano (detta anche di Castello o Colle del Castello, forse dal castello altomedievale presente in loco, poi divenuto il convento di San Silvestro[16]), da cui si poteva controllare il sottostante tratto di mare, e la relativa spiaggia, siano stati tra i primi luoghi abitati del centro di Genova. Proprio per verificare la tesi che vedeva la collina di Sarzano come sede di insediamenti di epoca pre-romana (nello specifico un possibile muro di cinta) vennero realizzati nel 1939, ad opera di Luigi Bernabò Brea, i primi scavi archeologici effettuati esplicitamente nell'area con scopo di ricerca: la zona indagata era quella su cui poggiava parte della (ora distrutta) chiesa di Santa Maria in Passione, ma non se ne conoscono con sicurezza i risultati e le conclusioni raggiunte. Scavi più sistematici avvennero nei decenni seguenti, facilitati dall'opera di ripristino della zona dopo i bombardamenti subiti durante la Seconda Guerra Mondiale.[22] I ritrovamenti mostrano come già nel VI secolo a.C. la spiaggia fosse un punto di scambio tra i mercanti delle città mediterranee che frequentavano il porto e le popolazioni dell'entroterra. Gli scavi nella collina, dopo che i bombardamenti avevano distrutto il convento di San Silvestro, hanno evidenziato come in zona fossero presenti strati di ben quattro metri di spessore, con rovine, mura e pietre impiegate nelle precedenti costruzioni. La costruzione delle abitazioni iniziò intorno al VI secolo a.C. e proseguì fino al II secolo a.C., mentre all'incirca nel IV secolo a.C. la zona veniva protetta con una prima cinta muraria di mura a secco. Fino ai recenti ritrovamenti nella zona di Brignole e della foce del Bisagno, di cui si è scritto poco sopra[19], che hanno posto nuovi interrogativi sulla posizione del primo nucleo cittadino, si riteneva che la Genova portuale di allora comprendesse con molta probabilità l'area corrispondente all'incirca al sestiere del Molo[16].
Oggi, a secoli di distanza, la collina di Sarzano non mostra più nulla degli edifici originali, ma evidenzia la torre degli Embriaci, il convento di Santa Maria di Castello e la spianata di Campopisano, simbolo della vittoria navale della Repubblica di Genova sulla vicina Repubblica marinara di Pisa.
Nella zona del centro storico sono state trovate anche numerose sepolture, contenenti urne (era impiegata la cremazione, come in gran parte del mondo antico) e corredi funebri: i già citati lavori per la costruzione di via XX Settembre portarono alla luce 73 tombe nella parte alta della via e nei dintorni di piazza De Ferrari, che con i lavori in zona dei decenni successivi arrivarono ad essere 121 (fine anni sessanta). Si stima che questa necropoli fosse stata impiegata tra il V e il III secolo a.C.[16][23] Le tombe, parte delle quali erano state saccheggiate o danneggiate già in epoca antica, contenevano ognuna più urne ed erano, per la maggior parte di quelle scoperte, di una tipologia simile a quella impiegata dagli Etruschi dell'Etruria settentrionale, differente da quella tipica delle popolazioni liguri dei secoli precedenti, frutto probabilmente di un'usanza adottata grazie all'immigrazione[24]. Gli storici, in base alle caratteristiche delle tombe ritrovate (come la maggiore densità delle stesse in alcune zone) e al ritrovamento di resti di altre sepolture distrutte, ritengono che quelle individuate siano solo una minima parte di quelle che costituivano in origine la necropoli[24]. Lavori più recenti, relativi alle manifestazioni ospitate dalla città, hanno portato alla scoperta di sepolture di epoca alto medioevale in via San Lorenzo[25] (nel 2001, in occasione dei lavori per il rifacimento della strada per il G8 di Genova) e di un tumulo funerario nella zona dell'Acquasola (nel 2008, in occasione di lavori per la metropolitana). Quest'ultima scoperta, secondo alcune analisi iniziali, potrebbe fare riferimento a nuclei abitativi temporalmente precedenti ai reperti ritrovati nella collina di Castello, provando quindi che i primi insediamenti in questa zona del centro cittadino sottoposta a lavori sarebbero antecedenti a quanto ritenuto finora.[17]
Se gli Etruschi probabilmente commerciavano con le popolazioni locali anche prima del VI secolo a.C., è solo con la spartizione delle aree di influenza del mar Mediterraneo avvenuta dopo la battaglia di Alalia (540 a.C. circa) che la Genova antica entra fortemente nella sfera di influenza politico/culturale etrusca. Il risultato di questo interesse nei confronti della zona da parte della vicina civiltà etrusca porterà all'ingrandimento dell'insediamento sulla collina di Castello[26][27] Secondo una recente teoria lo stesso nome "Genova" deriverebbe dal termine etrusco "kainua" (città nuova), che probabilmente poteva essere impiegato per indicare i nuovi insediamenti[28]. Tra i ritrovamenti collegabili alla presenza etrusca anche un probabile cippo di confine, contenente l'iscrizione in lingua etrusca mi nemetiés, individuato nell'area dell'ex convento di San Silvestro e datato intorno alla prima metà del V secolo a.C.[29][30][31].
È da notare che, ad aumentare la difficoltà nel ricostruire questo periodo della storia cittadina, vi è anche il fatto che neppure le più tarde fonti latine (per lo meno quelle giunte fino a noi) riportano informazioni sull'origine di Genua, ma si limitano a citarla in relazione ai suoi rapporti con Roma[32].
L'epoca romana [modifica]
Nei secoli successivi la città di Genova si amplierà nelle zone vicine alla collina di Castello, ma dentro i confini dall'attuale Grande Genova, decisi nel 1926, vi erano allora insediamenti di altre popolazioni liguri, come dimostra la tavola bronzea di Polcevera del 117 a.C.
Genova, come altre cittadine della Liguria, era probabilmente legata a Roma da motivazioni economiche e politiche fin dal IV secolo a.C.. Durante la seconda guerra punica la città, considerata come foedus aequum nella politica internazionale romana, venne distrutta dal generale Magone Barca, fratello di Annibale, nel 205 a.C. Pochi anni dopo si impegnò nella ricostruzione il propretore Spurio Lucrezio, probabilmente per l'importanza strategica della città e del suo porto, dovuta alla sua posizione che permetteva sia di arrivare via mare nel Mediterraneo occidentale, sia via terra nella pianura padana.[33] Il nuovo insediamento post-ricostruzione aveva probabilmente il suo centro non più sulla collina, ma in una zona intermedia tra questa ed il porto, compresa tra le attuali via di San Bernardo e via di Canneto il Lungo, nel sestiere del Molo.[34]
L'autore e viaggiatore Henry Aubert, nel suo saggio Città e genti d'Italia (Villes et gens d'Italie, pubblicato a Parigi nel 1923), fornisce un ritratto sintetico del centro storico di una città-emporium, definita null'altro che un mercato con nessuna importanza politica. Aubert non può fare a meno di citare il geografo Strabone quando questi affermava come a Genova non si vendeva che miele, bestiame, pelli, vini e olio. Aubert riteneva che la città storica occupasse la stessa posizione geografica del tempo in cui scriveva, tra il Faro (non la Lanterna, ma il vecchio faro che illuminava l'ingresso del porto nell'antichità), che data dall'epoca romana, e la collina di Carignano da una parte, il mare e il forte chiamato oggi Castelletto dall'altra.
Precisa lo scrittore:
| « Comprendeva l'oppidum, che oggi è il quartiere del Molo, dalle stradine strette (n.: si riferisce ai caruggi) piene di gente, il cuore e la culla della città, che gli stranieri non visitano quasi mai e in cui vi è almeno una cosa bella: la vecchia e singolare chiesa di Santa Maria di Castello, che fu la prima cattedrale di Genova, e dove gli amatori di ricordi storici possono trovare cose interessanti (n.: La Madonna fu incoronata nel 1657 regina di Genova); la neapolis, posta dietro l'oppidum, in un avvallamento dove solo i conoscitori e i curiosi intrepidi si azzardano; la statio ovvero la città militare, che divenne in seguito la città residenziale, e finalmente l'emporium, la ragione di essere di tutto il resto, la città attiva, del commercio e dei traffici ... » |
Per concludere:
| « È questa la parte più caratteristica di Genova moderna, quella parte in cui si svolse la vita del Medioevo, quella che la fa assomigliare a Napoli per le stradine intricate e in declivio e per il colore grigio dei suoi tetti di ardesia ... » |
I ritrovamenti e le ricerche effettuati fanno ipotizzare che Genova fosse attraversata da alcune strade romane, il cui percorso non è tuttavia certo e potrebbe essere cambiato col tempo. Una delle ipotesi prevede la biforcazione della strada proveniente da levante all'altezza delle necropoli dell'attuale zona dell'Acquasola: da qui una strada sarebbe transitata tra il colle di Sant'Andrea e la collina di Castello, per poi giungere alla zona del porto e costeggiare la riva, mentre la seconda avrebbe percorso un tragitto più a nord, attraverso quelli che diverranno i sestieri di Portoria e Maddalena, ricongiungendosi in quest'ultimo con la prima e proseguendo verso Ponente.[33]
La città di Genova è presente nella Tavola Peutingeriana, riproduzione medioevale di una mappa romana, che mostrava le principali vie dell'Impero, e che si ritiene sia stata compilata in fasi successive, probabilmente a partire dal II secolo a.C. (mancando nella stessa la via Emilia Scauri, costruita solo nel 109 a.C.). Strabone nella sua Geografia (libro IV, capitolo 6), pubblicata nella sua prima versione pochi anni prima della fine del I secolo a.C., definisce Genova "l'emporio dei liguri". La città è anche citata come oppidum nell'elenco relativo alla regione ligure che Plinio il Vecchio compone nel terzo capitolo della sua Naturalis historia, situandola tra i fiumi Porcifera e Fertor (normalmente identificati con i torrenti Polcevera e Bisagno[24]):
| « flumen Rutuba, oppidum Album Intimilium, flumen Merula, oppidum Album Ingaunum, portus Vadorum Sabatium, flumen Porcifera, oppidum Genua, fluvius Fertor, portus Delphini, Tigulia intus, Segesta Tiguliorum, flumen Macra, Liguriae finis. » |
| (Plinio il Vecchio, Naturalis historia, Liber III) |
La costruzione della via Emilia Scauri, se da un lato tagliava fuori la città e tutta la costa dai traffici commerciali diretti verso la Francia meridionale (allora parte della provincia romana della Gallia Narbonense), dall'altro aveva probabilmente evitato al territorio di trovarsi coinvolto nel passaggiod egli eserciti delle successive guerre civili del 49-45 a.C. e 44-31 a.C..[35]
Una certa regolarità nelle vie che compongono il centro storico medievale (comprese all'incirca tra le attuali via San Lorenzo, via Filippo Turati, salita Pollaioli e il colle di Castello) e il fatto che anche i pochi ritrovamenti di edifici di origine romana rinvenuti in zona sembrano avere un orientamento compatibile con questa disposizione, ha fatto supporre che in zona esistesse un accampamento militare, dalla cui forma si sarebbe sviluppato il quartiere. Non esistono tuttavia prove certe a sostegno di questa ipotesi.[33]
I resti di una domus romana sono stati ritrovati nella zona dell'attuale piazza Matteotti (vicino al palazzo Ducale). Gli scavi in zona, effettuati a più riprese a partire dal 1975, hanno identificato il primo uso della zona nel periodo finale della Repubblica romana. L'edificio, passando per numerose modifiche e periodi di degrado, sarebbe rimasto in uso fino al VII secolo. In base ai ritrovamenti la zona avrebbe subito pesanti modifiche nel XII e XIII secolo, quando venne creato un cimitero collegato alla vicina chiesa di Sant'Ambrogio, ma a quel tempo i muri che componevano l'edificio erano probabilmente già crollati.[36] Negli scavi è stata anche ritrovata un'epigrafe dedicata alla Fortuna Redux, probabilmente appartenente a qualche edificio o monumento religioso esistente in zona in epoca romana.[37] Altri rinvenimenti, di epoca repubblicana ed anche successiva, sono stati effettuati in zone limitrofe, come quelli del 1986 nell'area occupata dalla chiesa delle Scuole Pie[33]. Nell'autunno del 2011, durante i lavori di costruzione alcuni edifici, sono stati ritrovati i resti di una fattoria di epoca romana (II secolo a.C.), sita nella zona di piazza Corvetto. Secondo le prime ricerche vi sarebbero anche tracce di canalizzazioni, in cui scorreva acqua prelevata da rivi provenienti dalla zona del Righi, e il terreno mostrerebbe la presenza di terrazzamenti.[38]
Le notizie su Genova in questi secoli non sono molto numerose, ad esclusione di quelle che vedono la città ed i suoi abitanti impegnata nelle guerre dei romani, spesso in posizione opposta a quella della altre tribù e cittadine liguri.
Dopo l'inizio dell'era cristiana alcune leggende, riprese da scrittori medioevali e rinascimentali come Jacopo da Varazze e Agostino Schiaffino, vogliono il passaggio in città durante il I secolo di San Pietro[39] e dei santi Nazario e Celso[40]. Un'altra leggenda vuole che in città si siano fermati San Lorenzo e papa Sisto II, diretti in Spagna, venendo ospitati in una casa sita nella zona dell'attuale cattedrale di San Lorenzo, dove, dopo la loro uccisione, sarebbero sorte una cappella e poi una chiesa dedicate al santo.[41] In base ai ritrovamenti archeologici una comunità cristiana stabile è sicuramente presente nella metà del III secolo ed usa come luogo di sepoltura proprio la zona di San Lorenzo (ma il cimitero presente era già impiegato in epoca romana[41]), tuttavia non vi è certezza sull'identità e sulla esatta sequenza dei primi vescovi della diocesi cittadina, il più noto dei quali è San Siro[42]. Ad opera sua, o del suo predecessore Felice, verrà iniziata nella zona a ponente della civitas la costruzione della prima cattedrale di Genova, inizialmente dedicata ai Dodici Apostoli e dal VI secolo allo stesso San Siro.
L'alto medioevo [modifica]
Grazie a alcune lettere (datate 507 e 511) con cui Teodorico il Grande concede di restaurare una vecchia sinagoga, si ha notizia della presenza di una comunità ebraica in città nei primi anni del VI secolo[43].
Nel 569 la curia di Milano, retta da Onorato Castiglioni, in fuga dal re dei Longobardi Alboino, trova rifugio a Genova, dove rimarrà per circa 80 anni (sarà il vescovo San Giovanni Bono a riportarla nella città di origine). La curia si insedia nella zona dell'attuale piazza Matteotti, costruendovi una chiesa, dedicata a Sant'Ambrogio, patrono di Milano, divenuta nei secoli l'attuale Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea.[47]
Nel 641 il re longobardo Rotari assalta la città, saccheggiandola ed incendiandone alcune zone e distruggendo le mura probabilmente già presenti[48], sulla cui effettiva esistenza, estensione e posizione, in questo periodo storico, non c'è tuttvia opinione condivisa tra gli studiosi. L'espansione della Genova antica e la necessità di difendersi dagli assalti dei nemici, come i longobardi e i saraceni poi, porterà infatti, a partire da alcuni secoli prima dell'anno mille, alla costruzione di diverse cinte murarie, di raggio sempre più ampio, per proteggere l'abitato, che nei secoli successivi, quando non incluse in nuove opere di difesa, saranno inglobate dallo stesso abitato o demolite e interrate per fare spazio a nuove costruzioni. Secondo diversi studiosi erano probabilmente presenti opere difensive precedenti, fin dal tempo dei primi insediamenti preromani, ma anche in questo caso non vi sono prove certe della loro effettiva esistenza e della loro eventuale posizione[49].
Tra l'848 e il 889 vengono costruite nuove mura, grazie anche all'aiuto finanziario dei Carolingi, dotate di quattro porte (porta San Pietro, Serravalle, Castri e Soprana) e quattro torri (Castelletto, Luccoli, Castello e Friolente), comprendenti una superficie di circa 20 ettari[50]. Questo non impedisce alla città di essere nuovamente vittima, nei decenni successivi, di assalti da parte delle forze saracene, che nel 935 riusciranno a raggiungere e saccheggiare anche la chiesa di San Siro.[47]
Nell'862 ci sono fonti che attestano la presenza di monaci benedettini, facenti capo all'abbazia di San Colombano di Bobbio, presso la chiesa di San Pietro della porta (dove ora sorge San Pietro in Banchi)[51]. Successivamente gli verrà affidata la chiesa di Santo Stefano, anch'essa fuori dalle mura, la cui costruzione era stata decisa dal vescovo Teodolfo[52].
Prima della costruzione della cinta muraria del XII secolo (detta mura del Barbarossa, con un perimetro quadruplo rispetto alle precedenti[53]), nella città si distinguevano tre zone: il castrum, ovvero la zona dell'insediamento iniziale intorno a Sarzano; la zona della ripa, dove avvenivano i traffici e le attività legate al porto; infine il burgus, fuori dalle mura, dove si trovava la prima cattedrale, la chiesa di San Siro, tuttora esistente, seppur più volte parzialmente distrutta e ricostruita[54]. La costruzione delle mura, oltre ad inglobare nella città la zona periferica della chiesa di San Siro, incluse anche quella (più vicina alla cerchia muraria precedente) della Basilica di Santa Maria delle Vigne, sorta circa tre secoli prima in una zona definita Vigne del Re[55], nome che attesterebbe la probabile presenza di vigneti immediatamente al di fuori del precedente centro cittadino. La coltivazione di vigne e la presenza di alcuni castagneti, sarebbe confermata anche da un documento del 886, che descrive la zona come di proprietà dei monaci della chiesa di San Pietro, degli eclesiastici della cattedrale di San Siro e della famiglia del visconte (vicecomes) Ydo[56].
A metà del X secolo Berengario II d'Ivrea, Re d'Italia, suddivise il nord in tre marche, affidando quella che comprendeva Genova e la Liguria orientale a Oberto I (Marca Obertenga, detta poi Marca Januensis). Nella lotta tra Berengario e Ottone di Sassonia il marchese Oberto si schierò a favore di quest'ultimo, mentre la città di Genova giurò fedeltà a Berengario e al figlio Adalberto, ottenendo così nel 958 un diploma che dichiarava indipendente la città e i possedimenti dei suoi cittadini liberi da "duca, marchese e conte, sculdascio, decano o qualsiasi altra persona grande o piccola del nostro regno"[57]; queste concessioni permisero alla città di ottenere ufficialmente, seppur in maniera non ancora completa, una forma di indipendenza politica.
La nascita della Compagna Communis ed il basso medioevo [modifica]
| Per approfondire, vedi Compagna Communis e Albergo (famiglia). |
Quest'ultimo periodo di espansione, a cavallo tra l'alto e il basso medioevo, vede i primi accordi tra i poteri della città[62] che daranno vita alla Compagna Communis (il Caffaro ne attesta l'esistenza nel 1099, ma non si conosce l'anno di nascita preciso), la quale sarà a sua volta la base su cui nascerà il comune, e l'elevazione della diocesi di Genova al rango di arcidiocesi metropolitana (il 20 marzo 1133, dopo l'appoggio dato da Genova al papa Innocenzo II contro l'antipapa Anacleto II)[63]. Le compagne in cui era suddivisa Genova, corrispondenti ad altrettante zone della città antica, documentate in sette nel 1130 e otto nel 1134, erano: Castello, Maccagnana, Piazzalunga, San Lorenzo, Della Porta, Soziglia, Pré e Porta Nuova (l'ottava aggiunta)[64].
A partire dal 1125 vennero edificati i porticati che, dopo secoli di modifiche, demolizioni e ricostruzioni, costituiscono oggi la zona di Sottoripa. Il tragitto originario del porticato, alla sua massima espensione, copriva il percorso da porta dei Vacca (di pochi decenni successiva all'inizio della costruzione dei portici) alla zona del molo nuovo (attuale piazza Cavour), il tutto a pochi metri di distanza dai moli.
Allora come oggi la zona era ricca di negozi e locande che per un periodo occuparono anche la parte anteriore dei porticati, rendendoli una specie di galleria. Nonostante le modifiche che hanno subito i palazzi, su alcune delle facciate, immediatamente sopra gli archi del porticato, sono visibili le tracce dell'antico acquedotto cittadino.[65]
Lo storico Federico Donaver, nel suo Le Vie di Genova del 1912, così descrive la zona nell'epoca medioevale:
| « Nel medio evo le spedizioni più gloriose della repubblica partivano dal porto, che ivi aveva il suo maggiore approdo. Qui si costruivano le navi e vi erano i macelli; come pure vi erano case degli Embriaci, dei Malloni, dei Castello. » |
| (Federico Donaver, Le Vie di Genova – Notizie storiche e curiose ad uso del popolo e delle scuole, Libreria Editrice Moderna, Genova, 1912[66]) |
Come già ricordato, le mire sull'Italia del Barbarossa portarono a costruire una nuova cinta di mura difensive ben più vasta della precedente, i cui lavori di costruzione vennero iniziati nel 1155 e, dopo una breve sosta, ripresi nel 1158. Dopo alcuni secoli, per differenziarle dalle cinte murarie successive, presero il nome comune di mura vecchie.[67]
Inizialmente non tutta l'area compresa tra le mura era edificata, in quanto erano presenti numerosi orti e terreni liberi da costruzioni di proprietà delle varie famiglie nobili e dei monasteri presenti. Solo nel secolo successivo venne completata l'urbanizzazione della città, caratterizzata da una planimetria geometricamente più regolare rispetto alle zone più antiche, e con i quartieri destinati ad artigiani e commercianti concentrati nelle zone periferiche[68].
La città non fu immune dagli scontri tra guelfi e ghibellini avvenuti dal XII secolo, che si intersecheranno con le rivalità politiche interne delle varie famiglie nobili (tra quelle guelfe e predominanti, chiamate rampini, vi erano i Fieschi e i Grimaldi, tra le ghibelline, chiamate mascherati, i Doria e gli Spinola[47]) e con la guerra contro la ghibellina Pisa. Le ostilità, oltre a causare tumulti in città (incendi nati dagli scontri danneggiarono pesantemente la chiesa di San Lorenzo nel 1296[69] e distrussero completamente la chiesa di San Pietro in Banchi nel 1398[70]), interesseranno anche le città dell'entroterra e della costa sotto il controllo delle suddette famiglie nobili. Proprio gli incendi sono uno dei ricorrenti pericoli che devono affrontare gli edifici del centro storico: tra l'inizio del XII secolo e la metà del XIII diversi quartieri vengono pesantemente danneggiati, quando non distrutti, dalle fiamme. Tra le cause l'elevata densità di edificazione e l'uso del legno (ta cui quello di castagno), sia per costruire interamente le case, sia per sopraelevare con nuovi piani i palazzi in pietra e calce già esistenti.[71]
Nel 1260 il capitano del popolo Guglielmo Boccanegra fa edificare nella zona del porto il primo nucleo di Palazzo San Giorgio (visibile sull'attuale retro del palazzo) come sede del Comune. Due anni dopo, con la deposizione del Boccanegra, la sede del Comune verrà soppressa.[72] Ai fianchi del palazzo verranno successivamente costruiti i moli ponte dei legni (poi ponte della mercanzia) e il ponte del pedaggio (poi ponte reale).[73] Con il ritorno dei capitani del popolo nel 1271 il Comune verrà trasferito nell'edificio che costituiva il nucleo originario dell'attuale Palazzo Ducale, allora di proprietà del conte di Lavagna Alberto Fieschi. La famiglia dei Fieschi aveva cercato di realizzare un palazzo nella zona centrale della città, acquistando alcune case dai Doria, edifici che si trovavano tra piazza San Matteo e la porta Serravalle (appartenente alle mura del IX secolo, posta a fianco della Cattedrale di San Lorenzo). Il Comune acquisterà ufficialmente l'edificio nel 1294 e lo amplierà e modificherà ulteriormente nei secoli successivi. Il titolo di "Ducale" verrà assegnato solo con l'inizio della repubblica dei dogi nel 1339[74], il primo dei quali sarà Simone Boccanegra, pronipote del capitano del popolo Guglielmo[75] e proveniente da una famiglia di ricchi mercanti[47], chiamato per acclamazione a quella carica dal partito popolare, in opposizione a quello patrizio che aveva governato la città fino ad allora. Tra le sue prime decisioni l'esilio per alcune delle famiglie patrizie (principalmente guelfe) che avevano osteggiato lui e i suoi sostenitori e la decisione che ai rappresentanti delle famiglie nobili storicamente impegnate nelle lotte tra le due fazioni fosse precluso il dogato. A seguito di questa riforma nuove famiglie di mercanti acquisirono potere, chiamate Cappellazzi, ma si rivelarono ben presto anche loro dedite ad intrighi e violenze[47]. La carica, inizialmente prevista a vita, di fatto si rivelò molto più breve, sia per Boccanegra che per i suoi successori.
Durante la battaglia della Meloria dell'agosto 1284 la flotta genovese catturò circa 9000 soldati e marinai della repubblica di Pisa, rinchiudendoli in una zona posta nelle vicinanze delle mura e del porto, che porta a tutt'oggi il nome di campo pisano[76] La repubblica pisana non rispettò gli accordi presi dopo la sconfitta e una nuova flotta genovese attaccò e saccheggiò il porto Pisano e le zone contigue nell'agosto del 1290: tra gli oggetti riportati in patria vi furono le parti della catena che, con scopo difensivo, chiudeva il porto toscano, spezzata dai genovesi, e che, suddivise, vennero esposte in alcune porte delle mura, in diverse chiese e ville nobiliari. Le catene rimasero a Genova fino all'avvicinarsi dell'unità d'Italia, quando (nel 1860), in segno di riappacificazione, furono restituite alla città di Pisa.[77]
Nella seconda metà del secolo XIV vengono creati gli Alberghi, unione di famiglie nobili che condividevano sia sfere di influenza nella vita politica e commerciale cittadina, sia possedimenti immobiliari presenti nelle stesse zone di Genova. Nei secoli successivi la loro esistenza vedrà diverse riforme, frutto delle lotte intestine tra le famiglie e della nascita di nuovi poteri.[78] Nello stesso periodo la Repubblica è coinvolta nella guerra di Chioggia, contro la rivale Venezia, scontro dall'andamento altalenante che, seppur di breve durata (1378-1381), costerà molto, in termini di risorse impiegate, ad entrambe le repubbliche marinare. In diversi edifici del centro storico sono stati incorporati particolari architettonici frutto dei saccheggi avvenuti durante la guerra, come i leoni di San Marco presenti sul fianco della chiesa di San Marco al Molo e sulla facciata di palazzo Marcantonio Giustiniani, provenienti entrambi dall'istriana Pola.
Tra la fine del XIV e quella del XV secolo nasce a Genova, nella zona dove ora sorge Castelletto (monte Albano), un vero e proprio quartiere a luci rosse, in cui la prostituzione (prima diffusa in bordelli distribuiti disordinatamente in diverse zone cittadine, non senza attriti con il potere ecclesiastico) veniva rigidamente regolamentata. La tassazione di questa attività viene reimpiegata quasi interamente per le opere di manutenzione e l'espansione del porto.[79] In questo periodo (per la precisione il 23 aprile 1407) nasce il Banco di San Giorgio, che aveva sede nell'omonimo palazzo: creato per volere del governatore francese della città Jean II Le Meingre, rimarrà operativo per circa quattro secoli, fino a quando verrà sciolto da Napoleone. Scopo iniziale dell'istituzione è gestire l'enorme debito pubblico della Repubblica, unificando le varie società che precedentemente se ne curavano.[80][81] E' questo un periodo di crisi per la repubblica, che si protrarrà fino agli inizi del XVI secolo, con i dogi che saranno spesso espressione di potenze straniere: la Milano dei Visconti prima e degli Sforza dopo e la Francia. Il controllo straniero sulla politica e le continue lotte interne non mettono tuttavia freno alla continua crescita ediliza e al rinnovamento delle aree preesistenti e, in via San Luca, allora percorso principale per giungere dal centro al confine occidentale della città, sorgono i palazzi delle famiglie Spinola, Grimaldi, Pinelli e Lomellini[66].
Nel 1493 arriva a Genova un primo gruppo di ebrei Sefarditi cacciati dalla Spagna, che viene fatto insediare nella zona di via del Campo e piazzetta Fregoso. L'immigrazione ebraica in città in questi decenni è costituita per buona parte da ex mercanti e commercianti che, nella nuova situazione vigente nella penisola iberica sotto il regno di Ferdinando II di Aragona, avversa agli ebrei, avevano visto scomparire in poco tempo buona parte delle loro ricchezze. Quasi due secoli dopo, nel 1660, questa zona, facente parte del sestriere di Prè, diverrà il primo ghetto ebraico di Genova. Il crollo della popolazione genovese avvenuto alcuni anni prima a causa della peste, con la relativa richiesta di nuova manodopera e capacità commerciali, aveva reso possibile per gli ebrei ottenere la cittadinanza genovese, seppur con forti limitazioni: con l'istituzione del ghetto i vicoli e le strade che permettevano l'accesso alla zona erano chuse da cancelli e, tra gli obblighi previsti per la popolazione che vi risiedeva, vi era quello di seguire le messe che si svolgevano nelle vicine chiese di San Siro e delle Vigne. Tuttavia, al contrario di quanto avveniva nello stesso periodo in altre città site sul territorio italiano, le continue umiliazioni e provocazioni a cui veniva sottoposta la popolazione ebraica non sfociarono quasi mai in azioni di violenza esplicita.[82] Questa zona, popolarmente ancora chiamata "il ghetto", è oggi una delle più degradate del centro storico, spesso agli onori della cronaca per la diffusa prostituzione transessuale che si svolge nei suoi caruggi,[83]. Nei nei primi anni del XXI secolo è stato finanziato, da parte del comune, un progetto di riqualificazione della zona[84].
Dal Rinascimento alla fine della Repubblica di Genova [modifica]
Il XVI secolo, con la rinascita della Repubblica di Genova ad opera di Andrea Doria, è un periodo di forte espansione, conosciuto come "El siglo de los Genoveses" ("Il secolo dei Genovesi"). A simbolo di questo periodo di crescita nel sestiere della Maddalena, per conto di alcune delle principali famiglie nobili genovesi del tempo (Spinola, Grimaldi, Lomellini, Pallavicini, Brignole Sale e Lercari), viene progettata e poi edificata la Strada Nuova, l'attuale Via Garibaldi, lunga circa 250 m, con i suoi palazzi signorili, in cui, a partire dal 1576[87], viene istituito il sistema dei Rolli. L'opera impiegò circa 40 anni per essere completata: dall'acquisizione dei terreni nel 1551 (i lavori di costruzione partiranno però alcuni anni più tardi, nel 1558) al completamento della lastricatura definitiva avvenuto nel 1591.[53]
Della costruzione di via Garibaldi al posto del preesistente quartiere medievale, simbolo della forte voglia di rinnovamento di quel periodo, il Donaver, nel suo Le Vie di Genova, citando a suo volta il settecentesco Francesco Maria Accinelli, scriveva:
| « Narra l'Accinelli che fra la Maddalena e San Francesco di Castelletto e il Fonte Moroso erano molti tuguri infami e nel 1551 i Padri del Comune li comperarono per L. 5000 e demoliti fu «venduto il sito a più ricche famiglie che vi fabbricarono sontuosi palazzi in ampia strada detta prima Aurea ed in appresso Strada nuova». Quest'ultima denominazione la tenne fino a non molti anni fa, cambiandola per decreto municipale nel nome dell'Eroe dei Due Mondi. » |
| (Federico Donaver, Le Vie di Genova – Notizie storiche e curiose ad uso del popolo e delle scuole, Libreria Editrice Moderna, Genova, 1912[66]) |
Complice di questo benessere anche il legame economico con la corona spagnola, i cui investimenti necessari per le guerre in cui era coninvolta in Europa erano in parte finanziati dai banchieri genovesi, che potevano quindi godere di forti entrate dovute agli interessi.[53][88]
La costruzione della "Strada Nuova" fu solo una delle opere realizzate in quel periodo, che vide al lavoro architetti come Galeazzo Alessi (suoi per es. la Basilica di Santa Maria Assunta a Carignano, il campanile e la cupola della cattedrale di San Lorenzo e il progetto di porta Siberia[89]) o scultori come Taddeo Carlone (suoi diversi portali dei palazzi edificati al tempo, come quello di palazzo Doria-Spinola). Sempre dello stesso periodo sono la costruzione della loggia dei Mercanti e della chiesa di San Pietro in Banchi (sulla superficie occupata da precedente chiesa di San Pietro della Porta, andata distrutta nel 1398) nel sestiere del Molo.[53]
Il secolo successivo vide l'edificazione di una nuova cinta di mura, le Mura Nuove (costruite tra il 1626 ed il 1639), che non si limitava come le precedenti a circondare l'abitato per la necessità di inglobare all'interno dello stesso nuove aree, ma prevedeva l'esistenza di uno spazio libero tra questo ed il nuovo percorso delle mura a scopo principalmente difensivo. Di queste facevano parte le Fronti basse sul Bisagno.[90] La costruzione della nuova cinta muraria portò la superficie della cittadina compresa tra le mura dai 197 ettari delle mura vecchie costruite fino al XVI secolo ai 903 ettari della nuova struttura.[91] All'inizio del XVII secolo viene anche costruita via Balbi o strada dei Balbi (dal nome dell'omonima famiglia nobile genovese).
Di via Balbi ora sopravvive la prima parte, in salita (lunga circa 400 m), ai cui lati sorgono importanti e maestosi palazzi (tra cui il palazzo Reale noto anche come palazzo Stefano Balbi), oggi sede di diverse facoltà umanistiche e uffici dell'Università degli Studi di Genova e di alcuni musei; una seconda parte, che proseguiva verso piazza Acquaverde (nella zona dove ora è presente la stazione di Genova-Principe, lunga circa 315 metri, venne demolita a metà del XIX secolo, per consentire il passaggio della ferrovia Torino-Genova.[53][92]
In questo periodo in alcuni edifici della zona del porto, più precisamente nella zona della darsena, viene edificata una moschea, che rimarrà attiva per circa due secoli (dai primi anni del XVII secolo alla fine del XVIII), ad uso degli schiavi, dei mercanti, degli artigiani e degli intellettuali di religione islamica presenti in città. Un pilastro del luogo di culto originale è ancora presente nella biblioteca della facoltà di Economia e Commercio, la cui sede, dal 1996, è l'edificio risultante dai numerosi rimaneggiamenti avvenuti nei secoli sui volumi della costruzione iniziale.[93][94]
Dopo la sua istituzione nel XVII secolo, anche il ghetto ebraico viene spostato per breve tempo nelle vicinanze del porto, nel sestiere del Molo, e qui viene costruita una sinagoga nell'attuale vico Malatti. Da lì il ghetto si sposterà ancora, nel 1674, in una zona vicina all'attuale piazza delle Erbe, di cui non rimane però traccia a causa dei bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale, per poi essere abolito totalmente nel 1752.[82]
Alla fine del XVII secolo, per la precisione nel 1684, Genova subisce un pesante bombardamento da parte delle navi francesi, che causa numerosi danni nel centro storico. Tra gli edifici andati distrutti e poi ricostruiti alcuni decenni dopo anche quello dove secondo la tradizione avrebbe abitato Cristoforo Colombo, situato nella zona del piano di Sant'Andrea.[95][96] Quello che rimane dell'edificio ricostruito (ulteriormente rimaneggiato nei secoli successivi) è ancora oggi visibile in vico dritto di Ponticello[97] Inizialmente la città resiste alle forze straniere e le navi francesi si ritirano una volta terminate le munizioni, ma l'anno seguente il doge Francesco Maria Lercari Imperiale si deve recare a Versailles a porgere le scuse della Repubblica al Re Sole: per Genova inizia una nuova fase di decadenza.
Le metamorfosi del centro storico però non si fermano. Tra il 1718 e il 1724 Domenico Sauli (discendente della famiglia che decise l'edificazione della Basilica di Santa Maria Assunta) finanzia la costruzione del ponte di Carignano (oggi intitolato alla beata Eugenia Ravasco), che, sovrastando la zona di via Madre di Dio e via dei Servi, unisce, per la prima volta in maniera diretta, il colle di Carignano con quello di Sarzano.[98] Nella seconda metà del XVIII secolo la strada Nuova venne prolungata, con la Strada Nuovissima (l'attuale via Cairoli), che unisce la prima con la zona dove si trova la Basilica della Santissima Annunziata del Vastato e da lì a via Balbi.[53] Come per la costruzione della strada Nuova, anche quella della strada Nuovissima comporta la demolizione del tessuto edilizio precedente e interrompe le diverse strade e crose che collegavano la sottostante zona dell'antico burgus con Castelletto. Sempre nella seconda metà del XVIII secolo viene anche progettato il primo sistema di illuminazione pubblica, relativo ad alcuni punti nevralgici delle strade del centro cittadino: nel 1772 viene stilato un primo progetto, che prevedeva il posizionamento di 32 fanali in altrettanti luoghi, principalmente in prossimità di incroci e piazze, ma solo 25 anni dopo, nel 1797, si vedrà la realizzazione di un primo sistema di illuminazione funzionante.[99]
L'era contemporanea e l'espansione urbana del XIX secolo [modifica]
| Per approfondire, vedi Piano urbanistico di Genova del 1825. |
Con la fine della repubblica e la nascita della filo-rivoluzionaria Repubblica Ligure del 1797, molti edifici religiosi (conventi, chiese, ospedali) vennero soppressi e nazionalizzati, per essere poi solo in parte restituiti al potere ecclesiastico nei decenni successivi.[100]
Tra quelli rimasti ad uso statale e oggi non più esistenti si può citare il complesso di San Domenico sito nella zona dell'attuale piazza De Ferrari (che precedentemente si chiamava piazza San Domenico, prendendo il nome da questo): gestito dagli omonimi frati, che nel 1431, partendo dall'iniziale chiesa di Sant'Egidio, l'avevano ampliato rendendolo l'edificio religioso più grande della città e dedicandolo al santo. Dopo l'emanazione delle leggi di soppressione degli ordini religiosi venne destinato prima a magazzino e carcere e poi demolito durante i lavori di edificazione del teatro Carlo Felice[101].
Altro complesso religioso notevole era il convento di Sant'Andrea, nell'omonima zona, monastero delle benedettine, venne assegnato nel 1798 ai padri Scolopi, e successivamente (1810) venne sconsacrato e trasformato nel carcere cittadino. La sua acquisizione e successiva demolizione, per far spazio ai lavori di rammodernamento della zona con l'edificazione della parte alta di via XX Settembre, vede una contrattazione quasi trentennale (venne iniziata nel 1876) tra le istituzioni statali, quelle comunali e la ditta costruttrice, e solo nel 1904 viene infine abbattuto. Il chiostro del convento, salvato per volontà dell'architetto ed archeologo Alfredo D'Andrade, venne ricostruito in zona nel 1922 ed è visibile a tutt'oggi nell'area compresa tra la casa di Colombo e le torri di porta Soprana.[103][104]
Nel 1815, con il congresso di Vienna, la Repubblica di Genova non viene ricostituita, ed il suo territorio entra a far parte del Regno di Sardegna.
Agli inizi del XIX secolo Carlo Barabino presenta numerosi progetti per il rinnovo urbanistico della città. Tra le sue opere vi è il centrale parco dell'Acquasola (1825), nello spazio dell'omonima spianata, sul terreno in cui si trovavano le mura trecentesche e cinquecentesche.
Le zone erano da alcuni secoli impiegate prima come discarica per i lavori di costruzione della via Nuova (la zona era infatti chiamata i Müggi dal dialetto genovese per i mucchi, le ammonticchiate), poi come fossa comune per i morti della pestilenza del XVII secolo. Barabino collega il parco con quello della villa, del marchese Gian Carlo Di Negro, ricavata sulla zona dove sorgeva il cinquecentesco bastione di Luccoli, passando per quella che oggi è piazza Luigi Emanuele Corvetto.
Nel 1835, dopo diversi cambi di opinione su come rimodellare la zona e relativi progetti proposti alle autorità, nell'area del porto antico vennero costruite le Terrazze di marmo, su progetto dell'architetto Ignazio Gardella, una sorta di camminamento lungo più di 400 metri, che permetteva di osservare il porto e la zona retrostante da una posizione sopraelevata. Al di sotto della passeggiata l'edificio ospitava diversi locali commerciali. Le terrazze in parte sostituivano le Muragliette delle mura cinquecentesche. La loro edificazione, suddivisa in due tratti, durò 12 anni, ma loro esistenza fu molto breve, in quanto le necessità del porto fecero decidere per la loro demolizione, avvenuta in cinque fasi tra il 1883 ed il 1886, per fare spazio ai binari adibiti al trasporto delle merci movimentate nei moli. La breve vita della costruzione aveva sempre lasciato molte incertezze sulla struttura e sull'area occupata effettivamente da questa, ma gli scavi effettuati per il restyling della zona del porto antico in occasione delle Colombiadi del 1992 hanno permesso di portare alla luce alcuni dei suoi resti e tracce delle fondamenta, che hanno aiutato a confermarne la reale collocazione.[106][107] Dovrà passare un secolo prima che nuovi progetti di recupero della zona del porto antico ipotizzino nuovamente (e successivamente realizzino) la presenza di una passeggiata lungo l'arco portuale. I lavori che portarono alla demolizione delle terrazze rientravano nella grande rivoluzione che interessò l'arco portuale tra la metà del XIX e l'inizio del XX secolo, tra questi l'arrivo della ferrovia vicino al molo vecchio, la costruzione di tettoie sui ponti del porto per riparare le merci in attesa dalle intemperie e la sostituzione di queste con strutture in cemento armato dopo alcuni decenni (i Magazzini del Cotone, ora adibiti a cinema e centro congressi, rientrano tra queste strutture).[108]
Nell'aprile 1849, pochi giorni dopo l'armistizio di Vignale, la popolazione di Genova, in parte perché non aveva ancora abbandonato del tutto le idee repubblicane e indipendentiste, in parte per timore dell'arrivo dell'esercito austriaco come conseguenza dell'armistizio stesso, insorge contro il governo sabaudo, cacciando la guardia regia e i carabinieri presenti in città. Il generale Alfonso La Marmora, mandato dal neo regnante Vittorio Emanuele II per sedare la rivolta, ordina un bombardamento navale, che colpirà principalmente il sestiere di Portoria (danneggiando gravemente l'ospedale di Pammatone) ed il porto, a cui seguirà un sanguinoso intervento dei bersaglieri, che si lasceranno andare a distruzioni e violenze gratuite nei confronti della popolazione.[109][110]
A cavallo della metà del secolo viene realizzata la ferrovia Torino-Genova, che giungerà a toccare il confine occidentale della città con la stazione di Piazza Principe nel 1954[111]. Nella zona dove è sorta la stazione iniziale, realizzata in un edificio provvisorio, il primo fabbricato viaggiatori definitivo (opera di Alessandro Mazzucchetti, 1860[112]) ed il suo ampliamento (opera di Giacomo Radini Tedesch, 1900[112]), vi erano precedentemente la parte alta di via Balbi[92], una caserma (ricavata negli ex magazzini del grano, risalenti al XVII secolo)[113] e parte delle mura cinquecentesche, compreso il bastione San Michele e l'omonima chiesa.
Nel 1855 nasce nella loggia dei Mercanti di piazza Banchi la prima borsa merci italiana, istituita tramite un decreto del capo del governo Cavour, a dimostrazione dell'importanza che la città continuava ad avere in campo economico/mercantile.[114][115][116]
Negli anni '60 del XIX secolo viene anche deciso un riordino della toponomastica cittadina, ad opera di Giuseppe Banchero, operazione che portò alla catalogazione di circa 900 strade. Risultato dell'opera fu la rinominazione di 32 vie e l'introduzione di 86 nuovi toponimi, in alcuni casi relativi a vie di recente istituzione, in altri relativi a vie e strade senza un nome ufficiale.[117] Parte dei nuovi nomi introdotti si rifacevano a domini posseduti nei secoli passati dalla Repubblica di Genova o a battaglie vinte dall'esercito di questa.
È poco più tarda delle terrazze la galleria Mazzini, costruita in stile liberty nel 1873, nello spazio ricavato dallo sbancamento di una parte della collina di Piccapietra e dalla demolizione di edifici preesistenti (tra cui i conventi di San Sebastiano e di San Giuseppe e l'oratorio della casaccia di San Giacomo delle Fucine).[118] Dagli anni venti del XX secolo la galleria ospita la fiera del libro di Genova.
In generale, nel secolo che va tra i primi decenni del XIX e l'inizio del XX secolo, quella che allora era la città di Genova (soprattutto i sestieri di Portoria e San Vincenzo) subì una forte trasformazione, che comportò la demolizione di molti dei vecchi edifici, con l'edificazione di via Assarotti (1850-1856) e via Fieschi (1865-1870) prima e di via XX Settembre (1892-1912) e piazza Dante (anni trenta del Novecento) poi. Questa espansione portò anche all'edificazione di numerosi edifici nella zona, sovrastante il centro storico, che ora corrisponde al quartiere di Castelletto e alla costruzione delle due circonvallazioni, che di fatto lo cingono. Tra le principali opere di questo periodo, oltre quelle già citate, possiamo ricordare la costruzione di via Carlo Felice (oggi via XXV aprile), nel 1825, l'edificazione dell'omonimo teatro, tra il 1826 e il 1828, su progetto di Carlo Barabino (l'edificio di allora venne danneggiato e reso inservibile dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, quello attuale risale al 1991), la costruzione della prima parte della carrettiera Carlo Alberto (oggi via Antonio Gramsci) nel 1835[119], di piazza e via San Lorenzo (inizialmente la seconda parte della carrettiera Carlo Alberto), realizzata in un ventennio a partire dal 1835, che comportò anche lo smontaggio e la ricostruzione delle facciate di alcuni antichi palazzi della zona[120][121], di via Vittorio Emanuele II (oggi via Filippo Turati) con la demolizione dell'antico porticato medioevale sostituito da uno di maggiori dimensioni in stile ottocentesco[122], del palazzo dell'Accademia ligustica di Belle Arti (realizzato tra il 1826 e il 1831) e infine piazza Corvetto, realizzata per volere del sindaco e barone Andrea Podestà negli anni '80 del secolo[123], dove vennero posti il monumento dedicato a Giuseppe Mazzini (ad opera di Pietro Costa, realizzato nel 1882) e la sottostante statua dedicata a Vittorio Emanuele II (opera di Francesco Barzaghi, realizzato nel 1886)[124].
Non sempre queste operazioni, sovente presentate come necessarie per motivi di igiene e utilità pubblica, oltre che di ammodernamento cittadino, furono accolte positivamente dalla popolazione, che protestava contro gli espropri necessari alle opere. Sia la politica cittadina che la stampa di allora, fecero di volta in volta proprie le opinioni dei costruttori e dei cittadini proprietari, animando vivacemente il dibattito politico di quei decenni.[125] Lo stesso Alfredo D'Andrade, architetto ed archeologo, prima direttore dell'Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti del Piemonte e della Liguria e poi anche rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione nella trattativa relativa alla cessione delle carceri (ex monastero benedettino) presenti sul colle di Sant'Andrea per la demolizione dello stesso, nelle sue comunicazioni con il governo centrale accusò il Comune di Genova e i privati interessati alla costruzione di essere spinti da motivazioni speculatorie, più che da motivi di igiene e pubblica utilità.[126]
Anche le mura delle Fronti basse nel 1889 furono in parte demolite ed utilizzate come muro di contenimento per un terrapieno, destinato ad ospitare nel 1892 l'esposizione e le manifestazioni per il quarto centenario della scoperta dell'America; la loro presenza veniva peraltro percepita come un ostacolo all'espansione a levante della città (il confinante comune di San Francesco d'Albaro era stato annesso a Genova, con altri 5, nel 1874).[90] La stessa zona in cui venne fatta sorgere via XX Settembre diverrà nel XX secolo il nuovo fulcro della vita cittadina, destinando le altre zone del vecchio centro storico a decenni di progressivo degrado ed abbandono, complice anche lo spostamento delle classi agiate, abitualmente residenti nel vecchio centro cittadino e poi anche lungo le strade nuove, verso i nuovi quartieri collinari[106] o verso i comuni confinanti.
Come ricordato inizialmente è in questi decenni di grandi opere, pubbliche e private, i cui lavori iniziano a portare alla luce i resti della città più antica e distruggono parte di quella medioevale, che gli storici iniziano ad effettuare le prime ricostruzioni non leggendarie sull'origine di Genova e sulla locazione dei suoi primi insediamenti.
Dal XX secolo ad oggi [modifica]
| « Via del Campo c'è una puttana gli occhi grandi color di foglia se di amarla ti vien la voglia basta prenderla per la mano » |
| (Fabrizio De André, Via del Campo) |
La costruzione di via XX settembre e delle zone limitrofe terminerà negli anni dieci del XX secolo, ma questo sarà solo il primo dei numerosi interventi edilizii che interesseranno il centro storico in quel secolo. Nello spiazzo ricavato dalla demolizione delle fronti basse sul Bisagno in occasione delle Colobiadi del 1892 (Esposizione Italo-Americana), e che negli anni seguenti aveva ospitato numerose manifestazioni (tra cui l'Esposizione d'Igiene, Marina e Colonie del 1914) tra gli anni venti e gli anni trenta venne realizzata piazza della Vittoria su progetto di Marcello Piacentini, con il suo Arco della Vittoria (inaugurato nel 1931). Sempre su progetto di Piacentini sarà edificato il Grattacielo dell'Orologio in piazza Dante, inaugurato nel 1940, che con i suoi 108 m distribuiti su 31 piani è stato per molto tempo l'edificio più alto della città (superato dal Matitone di San Beningo nel 1992, per un solo metro, ma con un numero inferiore di piani).[128]
Nel 1926, con il Regio decreto-legge 14 gennaio 1926 n.74 e il successivo Regio decreto-legge 15 aprile 1926 n.662, viene creata la Grande Genova, che unisce all'allora comune di Genova altri 19 comuni precedentemente indipendenti.[129]
Nel 1932 un nuovo piano regolatore, particolarmente ambizioso, prevedeva diverse rivoluzioni della struttura viaria ed edilizia cittadina, con la demolizione di parte del centro storico per l'apertura di nuove strade e la realizzazione di alcune gallerie, ma solo parte dei progetti vedranno effettivamente la luce.[130]
Dopo l'armistizio di Cassibile e con l'istituzione della Repubblica Sociale Italiana cambierà parte della toponomastica della cittadina, centro compreso, con la sparizione dei nomi dedicati ai Savoia: parte di queste modifiche saranno mantenute anche dopo la fine della guerra (per esempio la galleria Vittorio Emanuele III intitolata a Giuseppe Garibaldi), mentre in alcuni casi i nomi verranno ulteriormente cambiati (per esempio via Carlo Felice, divenuta prima via della Repubblica e dopo la guerra via 25 aprile).[131]
Parzialmente danneggiato dai bombardamenti alleati della Seconda guerra mondiale e solo in parte ricostruito nell'immediato dopoguerra, il centro storico è stato per diversi decenni una delle zone più degradate di Genova, immortalato come tale da canzoni, libri e film. Nei mesi seguenti alla fine del conflitto l'ingresso stesso al centro storico era sconsigliato ai militari alleati presenti in città, con tanto di scritte di avvertimento in inglese poste agli ingressi dei vicoli a sottoripa (alcune visibili ancora oggi, seppur in parte cancellate), proprio per i pericoli che la malavita e la diffusa prostituzione potevano costituire per chi si avventurava, senza conoscerlo, nel dedalo di vicoletti e macerie[132]. La zona del convento di Sarzano, una delle più pesantemente danneggiate dai bombardamenti, diviene nell'immediato dopoguerra rifugio di senzatetto ed immigrati[133], situazione ben rappresentata nel film Oscar Le mura di Malapaga (1949). Nei decenni successivi, alcuni interventi edilizi hanno portato alla demolizione di diverse parti del centro storico, mentre sulle macerie dei palazzi bombardati sono sorti nuovi edifici che si evidenziano, oltre che per lo stile moderno, anche per la maggiore altezza rispetto alle costruzioni circostanti.
Alla fine degli anni sessanta è stata demolita l'area di via Madre di Dio (dove, in passo Gattamora, vi era la casa di Nicolò Paganini), per permettere la costruzione del complesso dirigenziale Centro dei Liguri. Questa è una delle ultime modifiche urbanistiche (se non l'ultima in assoluto, certamente l'utima come importanza) previste dal piano regolatore del 1932 ad essere effettivamente realizzata[130]. Il complesso del Centro dei Liguri, realizzato tra il 1972 e il 1980[130], è alle spalle del grattacielo dell'orologio, adiacente a via Fieschi e si sviluppa sui due lati del settecentesco ponte di Carigniano.[134] L'area, oggi sede della Regione Liguria e di diverse aziende, seppur frequentata durante le ore lavorative diurne, è col tempo degradata, peggioramento facilitato probabilmente anche da una non ottimale integrazione con il contesto urbano limitrofo, tanto che il piccolo parco giochi per bambini presente, ufficialmente giardini Baltimora, è oggi comunemente chiamato giardini di Plastica[135]. Sempre nello stesso decennio la costruzione della sopraelevata ha comportato la demolizione di alcuni degli edifici presenti lungo la strada che costeggiava il porto, nella zona di via Gramsci, piazza Caricamento e piazza Cavour[136].
La stessa strada sopraelevata, opera attualmente molto discussa e di cui si sta ipotizzando da diversi anni il possibile abbattimento, percorrendo l'arco portuale del centro cittadino, permette ora la visione di parte del centro storico da una posizione panoramica. L'architetto Renzo Piano ha suggerito nel 2007, per sfruttare questo percorso panoramico nel caso di abbattimento della stessa, di sostiturla con una monorotaia aerea.[140]
Nel 1976 viene approvato dal comune un nuovo piano regolatore, che, tra le altre cose, ha come obiettivo il tentativo di risanare la zona[141]. Dagli anni ottanta in poi, grazie anche ai finanziamenti legati ad eventi come Italia '90, le Colombiadi e il G8 del 2001, è iniziata una rinascita, che ha portato parte della città vecchia ad essere uno dei luoghi di maggiore frequentazione della Genova turistica. La stessa metropolitana ha oggi 5 delle sue 7 stazioni situate nella zona del centro storico. Durante i vari lavori effettuati per le succitate manifestazioni, sono state ritrovate tracce dei vecchi moli e di antiche costruzioni, ma queste, pur portando nuove informazioni sul passato della città, sono quasi sempre state ricoperte dopo essere state studiate dagli archeologi della sovraintendenza e quindi non sono più visibili.
Nei diversi itinerari che oggi si dipanano dal cuore del centro, piazza De Ferrari, e in un nucleo urbano urbanisticamente non convenzionale, risultanza di più modifiche e ristrutturazioni susseguitesi nei secoli, è possibile individuare le tre principali linee direttrici che tracciano, con l'ausilio delle rocche e mura edificate in secoli differenti fra il Medioevo, il Rinascimento e l'Ottocento, i contorni di una città obliqua architettonicamente ricca di inconfondibili ed inaspettate pregevolezze.
Tali direttrici possono sono corrispondenti, per la parte più antica, nella via San Lorenzo che scende, incrociando numerose strade, vicoli (i caruggii) e creuze laterali, dal piano di Sant'Andrea e da piazza De Ferrari fino alla Marina e al porto antico. La pedonalizzazione della piazza e quella parziale della via, avvenute nei primi anni del XXI secolo, ne fanno il percorso pedonale ideale per i fulussi turistici che si muovono tra il porto e la zona dirigenziale. Per la parte cinque-seicentesca nella via XXV aprile che, con il transito di piazza Fontane Marose e via Garibaldi (l'antica Strada Nuova), porta a piazza dell'Annunziata e al quartiere universitario di via Balbi (sede del Palazzo Reale). Infine, per la parte strettamente medioevale, nel fitto tessuto di caruggi che da piazza Campetto e dai Macelli di Soziglia conduce alla Chiesa di Santa Maria delle Vigne e al sestiere di Pre-Molo-Maddalena.
Dopo il rilancio dell'area avuto con l'Expò del 92, il fulcro attorno al quale ruotano molti dei flussi del commercio e del turismo è oggi dato dalla zona del porto antico (area riprogettata da Renzo Piano), dove si trova l'acquario, con la restrostante piazza Caricamento e i portici di Sottoripa (o della Ripa). Da lì, attorno al Banco di San Giorgio presso cui veniva creandosi la città dei mercanti e dei camalli della Compagnia dei caravana, si raggiungono facilmente via Orefici e Piazza Banchi, costeggiando l'antica Loggia della Mercanzia, sede della vecchia Borsa merci, oggi edificio impiegato per numerose manifestazioni e mostre.
Per quello che riguarda la parte di levante del centro storico, dopo anni di semi-abbandono, il trasferimento della facoltà di architettura in stradone Sant'Agostino[142] (che collega Sarzano/Castello con i caruggi siti tra piazza delle Erbe e via San Lorenzo) con il recupero dell'area del convento di San Silvestro (distrutto dai bombardamenti) e l'apertura di numerosi ristoranti e locali dagli anni novanta in poi, hanno portato ad una rinascita della zona e ad un'attiva e frequentata vita serale e notturna, la cosiddetta "movida" genovese, che è però sovente fonte di attrito con parte dei residenti.[143] Dal 2006 la zona è raggiunta dai mezzi pubblici, grazie alla stazione di .Sant'Agostino-Sarzano della metropolitana.
A conferma del recupero del centro storico negli ultimi decenni, o per lo meno di una sua consistente parte, il 13 luglio 2006 l'UNESCO ha dichiarato parte della zona occidentale, dove si trovano le Strade Nuove, patrimonio mondiale dell'umanità.
Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]
I vicoli che si sviluppano particolarmente nella parte adiacente al porto antico, costituiscono una sorta di intricata casbah connotata architettonicamente in maniera non sempre unitaria e facilmente identificabile, con chiese di stile romanico, palazzi di gusto classico e neoclassico e costruzioni appartenenti alla cultura mediorientale, frutto di quel passato che portò i Genovesi ad operare nei principali porti del Mar Mediterraneo e sui campi delle Crociate.
Patrimonio dell'umanità [modifica]
| Per approfondire, vedi Rolli di Genova. |
Una sua vasta parte, racchiusa nel tratto delle cosiddette Strade Nuove (via Garibaldi, via Cairoli e via Balbi), dove sorgono i palazzi dei Rolli, è stata dichiarata dall'UNESCO il 13 luglio 2006 patrimonio mondiale dell'umanità.
Con il termine Rolli (derivato dalla parola rotoli), o più precisamente Rolli degli alloggiamenti pubblici di Genova, a partire dal 1576 venivano indicate le liste dei palazzi dimore eccellenti delle nobili famiglie che ambivano ad ospitare, sulla base di un sorteggio pubblico, le alte personalità in transito per visite di stato. Quarantadue di questi edifici sono stati inclusi nel Patrimonio dell'Umanità.
I Rolli erano suddivisi in bussoli (bussolotti), in cui gli edifici (circa centocinquanta dimore, non tutte tuttora esistenti) erano classificati in tre tipi di categorie in base al loro prestigio: il primo venne redatto nel 1576 e i successivi negli anni 1588, 1599, 1614 e 1664.
Il 20 gennaio 2007 è stata posta dall'UNESCO all'inizio di via Garibaldi una targa con la motivazione che inserisce la serie dei Palazzi dei Rolli fra i patrimoni mondiali dell'umanità:
| « Le maggiori dimore, varie per forma e distribuzione, erano sorteggiate in liste ufficiali (rolli) per ospitare le visite di Stato. I palazzi, spesso eretti su suolo declive, articolati in sequenza atrio - cortile - scalone - giardino e ricchi di decorazioni interne, esprimono una singolare identità sociale ed economica che inaugura l'architettura urbana di età moderna in Europa » |
Architetture religiose [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiese di Genova. |
Nel centro storico genovese sono concentrate le maggiori e tra le più conosciute chiese antiche ed edifici di culto della città. Simbolo del potere religioso genovese, ma anche delle più nobili famiglie che nella maggior parte dei casi contribuirono alla nascita dei primi luoghi di culto come cappelle gentilizie, le chiese del centro storico fanno parte della storia di Genova e, da un punto di vista architettonico e turistico, sono oggi punto di ritrovo e richiamo per l'attività turistica-religiosa del capoluogo ligure.
Come detto precedentemente, con l'istituzione della filo napoleonica Repubblica Ligure a seguito del trattato di Campoformio del 1797, molti edifici religiosi vennero esprorpriati[100]. Dopo l'annessione della Repubblica al Regno di Sardegna decisa durante il congresso di Vienna, parte di questi edifici rimasero statali mentre altri vennero riassegnati alla chiesa, ma non sempre agli stessi gruppi di religiosi che vi abitavano precedentemente. Le grandi opere edilizie avvenute nel centro città a partire dai primi anni del XIX secolo potarono poi alla demolizioni di diverse chiese e monasteri o ex tali.
Per quello che riguarda i luoghi di culto islamici esistenti in passato nella zona della darsena, questi vennero abbandonati ed adibiti ad altri scopi alla fine del XVIII secolo, quando, sull'onda degli ideali della Rivoluzione francese, la neonata Repubblica Ligure abolì la schiavitù, liberando i prigionieri mussulmani ancora presenti. Ad oggi rimangono solo pochi resti, incorporati nell'edificio che ospita la facoltà di Economia.[93][94]
Oggigiorno, da ovest verso est si possono individuare:
| Edificio | Coordinate | Note storiche |
|---|---|---|
| Chiesa e Commenda di San Giovanni di Prè | 44°24′56″N 8°55′20″E / 44.41556°N 8.92222°E | Sita in via Prè, è l'elemento in stile romanico genovese tra i più conosciuti e conservati del centro storico. Fondato nel 1180 dai Cavalieri Gerosolimitani, il corpo dell'edificio è composto da due chiese sovrapposte e dalla Commenda. |
| Abbazia di Sant'Antonio | 44°24′49.25″N 8°55′34.27″E / 44.4136806°N 8.9261861°E | Demolita nel 1881 e sita in vico inferiore di Sant'Antonio, del precedente edificio rimane visibile un portale datato al 1365. |
| Chiesa di San Sisto | 44°24′50.67″N 8°55′34.75″E / 44.414075°N 8.9263194°E | Situata sul lato a mare del tratto sud-occidentale del quartiere di Prè, è la riedificazione neoclassica ottocentesca (1827) di un preesistente impianto romanico risalente all'XI secolo. |
| Chiesa di San Marco al Molo | 44°24′26.62″N 8°55′35.44″E / 44.4073944°N 8.9265111°E | Situata nel quartiere del Molo, la chiesa venne eretta nella seconda metà del XII secolo. Tra la fine del XVI secolo e i primi decenni del XVIII subì diversi interventi di ampliamento e modifica che le diedero uno stile barocco. Sul fianco sinistro della chiesa è murata una lapide con bassorilievo, raffigurante il leone di San Marco, che fu strappata alla città di Pola nel 1380, quando i Genovesi la saccheggiarono. |
| Chiesa di Santa Fede | 44°24′47.66″N 8°55′37.97″E / 44.4132389°N 8.9272139°E | Sita in piazza Metelino, l'attuale edificio è una ricostruzione del XVII secolo di un già presente tempio romanico dell'XI secolo. L'ex chiesa romanica è, dal 2007, sede del Municipio I Centro Est. Dal nome della chiesa la vicina porta dei Vacca venne anche chiamata porta di Santa Fede. |
| Santuario di Nostra Signora delle Grazie al Molo | 44°24′20.79″N 8°55′40.88″E / 44.405775°N 8.9280222°E | Sita in piazza delle Grazie, è la riedificazione di una chiesa precedente effettuata nel XVII secolo. Sono ancora presenti l'originario campanile in stile romanico ed una cripta risalente al XI secolo. |
| Chiesa di San Marcellino | 44°24′43.33″N 8°55′41.60″E / 44.4120361°N 8.928222°E | Già nota nel 1023 e chiesa gentilizia della famiglia Cybo, è una ricostruzione del XVIII secolo. Qui fu battezzato Giovanni Battista Cybo, salito al soglio pontificio nel 1484 come papa Innocenzo VIII. |
| Oratorio di San Giacomo della Marina | 44°24′19″N 8°55′43″E / 44.40528°N 8.92861°E | Eretto nel XVI secolo sulle mura della città di Genova, in una zona che fino alla fine del XIX secolo era toccata dal mare. E' stato restaurato nella seconda metà del XX secolo. |
| Chiesa dei Santi Cosma e Damiano | 44°24′24.01″N 8°55′43.49″E / 44.4066694°N 8.9287472°E | Detta anche di San Cosimo, la sua fondazione è datata al 1049. |
| Chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant'Agnese | 44°24′54.58″N 8°55′44.25″E / 44.4151611°N 8.9289583°E | Situata nell'ominomo quartiere del Carmine, venne eretta nel XIII secolo ad opera dei monaci Carmelitani, giunti al seguito di Luigi IX di Francia, ed ampliata a più riprese nei secoli successivi. È stata oggetto di lavori di restauro negli anni trenta del XX secolo e nei primi anni del XXI secolo. |
| Chiesa di Santa Maria di Castello | 44°24′20.76″N 8°55′44.39″E / 44.4057667°N 8.9289972°E | Edificata nel primo quarto del XII secolo. |
| Chiesa di San Giorgio | 44°24′26.57″N 8°55′44.44″E / 44.4073806°N 8.9290111°E | Citata nel 904, è una ricostruzione del XVII secolo |
| Chiesa di San Pancrazio | 44°24′40.96″N 8°55′45.22″E / 44.4113778°N 8.9292278°E | Chiesa gentilizia dei Pallavicini fu riedificata, nella piazza omonima, dopo il bombardamento navale francese del 1684. |
| Chiesa di San Torpete | 44°24′25.78″N 8°55′45.64″E / 44.4071611°N 8.9293444°E | Chiesa gentilizia dei Cattaneo fu ricostruita dopo il 1730. |
| Chiesa di San Pietro in Banchi | 44°24′32.79″N 8°55′47.38″E / 44.4091083°N 8.9298278°E | Realizzata tra il 1572 e il 1585 nell'omonima piazza. |
| Chiesa di Santa Maria delle Grazie la Nuova | 44°24′19″N 8°55′48″E / 44.40528°N 8.93°E | Con annesso convento delle Canonichesse Lateranensi è del XVI secolo. È sede del Centro Studi Paganiniani. |
| Chiesa di San Luca | 44°24′37.78″N 8°55′48.59″E / 44.4104944°N 8.9301639°E | Riedificata nella via omonima tra il 1626 e il 1650. |
| Chiesa di San Siro | 44°24′42″N 8°55′49″E / 44.41167°N 8.93028°E | Ricostruita nella forma attuale nel 1585, fino al IX secolo[45][69], pur essendo posta nel burgus al di fuori delle mura, era stata la cattedrale di Genova, per poi essere sostituita nel compito dalla più centrale e protetta San Lorenzo. |
| Chiesa del SS. Nome di Maria e degli Angeli custodi | 44°24′30″N 8°55′50″E / 44.40833°N 8.93056°E | Edificata dai Padri Scolopi a cavallo della metà del XVIII secolo, sulla superficie occupata da un edificio preesistente. |
| Oratorio dei Santi Pietro e Paolo | 44°24′22.5″N 8°55′51″E / 44.40625°N 8.93083°E | Edificato nel 1772, agli inizi del XX secolo venne requisito ed usato a partire dal 1918 come deposito di carta dal quotidiano il Secolo XIX. Oggi è sede di alcune associazioni.[145] |
| Cattedrale di San Lorenzo | 44°24′26.92″N 8°55′53.83″E / 44.4074778°N 8.9316194°E | Ubicata nella piazza della via omonima la sua costruzione ebbe inizio nel XII secolo per una fase conclusiva nel XIV secolo. All'interno è conservato il Museo del tesoro della cattedrale di San Lorenzo. |
| Oratorio di Sant'Antonio Abate | 44°24′13.79″N 8°55′54.25″E / 44.4038306°N 8.9317361°E | Affacciato sul mare e sede di una storica "casaccia", fu riaperto al culto religioso nel 1816 e restaurato nel 1828. |
| Chiesa di San Donato | 44°24′21″N 8°55′55″E / 44.40583°N 8.93194°E | Edificata nei primi anni del XII secolo. |
| Chiesa di San Salvatore | 44°24′14.72″N 8°55′55.03″E / 44.4040889°N 8.9319528°E | Sita in piazza Sarzano, l'ex chiesa fu fondata nel 1141 ma completamente ricostruita nel 1653. Restaurata, soprattutto dopo i notevoli danni subiti nel bombardamento del secondo conflitto bellico, ospita oggi l'aula magna della facoltà di architettura dell'Università di Genova. |
| Chiesa di Sant'Agostino | 44°24′17.89″N 8°55′55.72″E / 44.4049694°N 8.9321444°E | Fondata dagli Agostiniani nel 1260 in stile gotico, dal 1995 è stata convertita in auditorium con una capienza di 750 posti. |
| Chiesa di San Matteo | 44°24′29.60″N 8°55′58.90″E / 44.408222°N 8.933028°E | Fondata nel 1125 come cappella gentilizia della famiglia Doria, l'attuale stile gotico è risalente alla rivisitazione del 1278. |
| Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea | 44°24′24.40″N 8°56′0″E / 44.406778°N 8.93333°E | Sita in piazza Matteotti, nei pressi di palazzo Ducale, l'odierna chiesa è una ricostruzione del 1589. La facciata venne completata rifatta nella seconda metà del XIX secolo. |
| Chiesa di Santa Maria Maddalena | 44°24′37.76″N 8°56′00.75″E / 44.4104889°N 8.9335417°E | Ricostruzione cinque-seicentesca di un preesistente edificio medievale. |
| Chiesa di Santa Croce e San Camillo de Lellis | 44°24′29.00″N 8°56′15.00″E / 44.40806°N 8.9375°E | Sorta nel XVII secolo a fianco del non più esistente ospedale di Pammatone per ospitare la congregazione dei Padri Camilliani che vi operavano, è sopravvissuta ai bonbardamenti alleati che hanno distrutti l'ospedale e quasi tutti gli altri edifici circostanti |
| Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria | 44°24′27.89″N 8°56′21.08″E / 44.4077472°N 8.9391889°E | Situata nei pressi della spianata dell'Acquasola ed anche questa strettamente legata con l'attività dell'ospedale di Pammatone, fu costruita con l'annesso convento, a partire dal 1488 dai Minori francescani, ma successivamente vi si alternarono Cappuccini. Gesuiti, Camilliani, i "preti riformati di Tortona" e gli Agostiniani. I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero il convento, ma risparmiarono fortunosamente la chiesa. Pur conservando l'intitolazione alla SS. Annunziata, la chiesa dal 1927 è stata ufficialmente dichiarata "Santuario di Santa Caterina" e al suo interno è conservato il corpo della santa. |
Le edicole votive e i portali [modifica]
| « ...ci sono tantissimi tabernacoli dedicati alla Vergine e ai Santi, posti di solito alle svolte delle vie... » |
| (Charles Dickens parlando di Genova, "Pictures from Italy", 1846[146]) |
Una delle caratteristiche tipiche del centro storico genovese è l'elevato numero di edicole votive presenti, non tutte in buono stato di conservazione o facilmente visibili, anche se negli ultimi decenni è in corso un impegnativo progetto di restaturo e catalogazione. La tradizione ha origine nel basso medioevo e continuò per diversi secoli, fino agli inizi del XX secolo, avendo il suo massimo nei secoli XVI e XVII.
Si ritiene che nel centro storico siano state costruite nel tempo centinaia di edicole (non tutte ancora esistenti ai giorni nostri), molte delle quali dedicate alla Madonna (particolarmente venerata a Genova, tanto da essere dichiarata nel 1637 "Regina di Genova"), sia da parte di nobili, mercanti e artigiani, confraternite sia da parte di semplici cittadini. Le raffigurazioni presenti venivano poi spesso ornate con ex voto e candele.[96][146][147][148]
Altra caratteristica sono i portali dei palazzi, finemente decorati con sculture, statue (in marmo, ardesia e pietra) ed affreschi. L'origine della diffusione di questo tipo di portali è da ricercarsi nel XV secolo, quando le famiglie nobili proprietarie dei palazzi della zona, per far fronte alla carenza di spazi per nuove aree abitative o da adibire a botteghe, decidono di riutilizzare i cortili e i porticati degli stessi, cambiando la distribuzione degli spazi ed ottenendone nuovi vani e logge sovrapposte.
I palazzi così ridefiniti necessitavano di nuovi ingressi, più sontuosi dei precedenti, il cui progetto e costruzione vennero affidati a scultori e maestri muratori, spesso provenienti da fuori città (molti di questi venivano a Genova perché interessati ai marmi e alle altre materie prime che venivano sbarcate nel porto), principalmente lombardi (della Val d'Intelvi) o toscani. I temi raffigurati, oltre quelli religiosi, sovente riprendevano la mitologia greca o erano omaggi alla famiglia proprietaria del palazzo.[96][146]
Nel degrado decennale che ha accompagnato la zona del centro storico, molte delle statue contenute nelle edicole e molte delle decorazioni dei portali sono andate deteriorandosi gravemente o sono state oggetto di furti e atti di vandalismo.
La crescita di Genova e l'andamento della popolazione nella città antica [modifica]
La popolazione di Genova all'inizio del XVI secolo era tra i 50.000 e i 100.000 abitanti, a seconda delle diverse stime (minori quelle più recenti), compresa quasi interamente nei sestieri del Molo, Maddalena, Prè e Portoria.[149]
Un testo del 1834, Viaggio nella Liguria marittima, scritto da Davide Bertolotti, riporta una tabella in cui riassume dati risalenti all'incirca al 1530, raccolti da "il Giustiniano" (Agostino Giustiniani, vescovo di Nebbio, autore dei Castigatissimi Annali di Genova), ed in base a questi cerca di ottenere una stima della popolazione dei primi decenni del XVI secolo. Secondo i dati del Giustiniani riportati e sommati dal Bertolotti, a Genova vi erano 6298 case nella cerchia compresa all'interno delle mura cinquecentesche, a cui si devono aggiungere più di 300 case nella zona che verrà inglobata nelle seicentesche Mura Nuove. Le case più umili, ritenute la maggioranza, avrebbero avuto 4, 5 o 6 fuochi (ovvero nuclei familiari, normalmente di 5 o 6 persone): questo porta lo scrittore ottocentesco a valutare (considerando una stima per difetto di quattro fuochi per casa e 5 individui per fuoco) la popolazione di Genova (cerchia muraria più dintorni) pari a circa 132.000 abitanti, cifra superiore ai valori oggi generalmente considerati corretti per quel periodo.[150][151].
Stime e studi basati su vari documenti (annali, documenti del Vescovato e della Repubblica di Genova, ecc.) riportate dalle pubblicazioni dell'unità organizzativa statistica del Comune, fanno ipotizzare una popolazione di quasi 50.000 abitanti nella seconda metà del XVI secolo, che cresceranno fino a poco prima della pestilenza del 1656, toccando i circa 90.000 residenti, per poi crollare a causa di questa a circa 40.000 abitanti. L'espansione nel frattempo ingloberà nel centro storico anche i sestieri di San Vincenzo e di San Teodoro.[149]
Dalla metà del XVI secolo in poi, dopo la pestilenza, la popolazione riinizierà a crescere, giungendo a circa 100.000 abitanti negli anni '30 del XIX secolo, per superare i 130.000 negli un quarantennio dopo.[149] Il già citato Dizionario geografico storico statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, riportando dati relativi al 1938, valutava la popolazione della città, militari (sia i soldati della guarnigione che il personale della marina) e portuali inclusi, in 115.257 abitanti. L'autore specifica anche che vi erano 181 ebrei che "non potendo possedere alcun bene immobile, si occupano con buon successo del commercio marittimo", ed avevano una sinagoga nella zona delle mura di Malapaga (sestiere del Molo); oltre a questi vi erano anche diversi protestanti, 296 svizzeri e 65 anglicani, che questi gruppi "si applicano per la più parte al commercio, e figurano tra i banchieri, e i più ricchi negozianti" e che avevano una chiesa nella zona della crosa del Diavolo (attuale largo San Giuseppe nelle vicinanze di galleria Mazzini e piazza Corvetto). L'autore specifica anche che a Genova era solitamente presente un numero medio di forestieri stimabile in circa 2800, a cui andavano ad aggiungersi gli abitanti delle zone vicine che si recavano in città nelle ore diurne per affari o per lavoro.[152] È da notare, per quello che riguarda il periodo a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, che nel 1797, per opera di Napoleone Bonaparte, termina la sua esistenza la Repubblica di Genova e con questa l'indipendenza di fatto della città. La successiva Repubblica Ligure, strettamente dipendente dai francesi, al fianco dei quali combatterà diverse battaglie che la porteranno ad essere assediata da austriaci e inglesi nel 1800, assedio che causerà quasi 10.000 morti a causa di malnutrizione e malattie[153]. La stessa Repubblica Ligure verrà annessa nel 1805 all'Impero francese e, con la caduta di questo nel 1814, dopo alcuni mesi di vita come Repubblica Genovese, verrà quindi annessa al Regno di Sardegna dei Savoia.
Il censimento della popolazione del 1861 riporta l'esistenza di 5409 case, di cui 185 vuote, un numero di famiglie pari a 28931, con una popolazione compresa nel tracciato delle mura di 139.993 persone (popolazione di fatto 127.986, ovvero presente alla data del censimento il 31 dicembre 1861, a cui vanno ad aggiungerni 12.007 assenti), di cui però solo 127.735 effettivamente residenti (popolazione di diritto) a Genova.[154] Nel censimento di un decennio dopo, nel 1871, la popolazione di fatto sale a 130.269, mentre quella di diritto scende a 125.606. L'ufficio che analizza i dati del censimento del 1871 motiva questo calo con le variazioni nella popolazione non stabile, con l'avvenuta epidemia di colera che aveva colpito la città tra il 1866 e il 1867 e per via del fatto che molti cittadini si erano trasferiti nei più vivibili ed economici comuni limitrofi.[155]
Nel 1874 Genova uscirà dai 6 sestieri iniziali e annetterà, nella sua espansione a levante e lungo la val Bisagno, proprio questi comuni: Marassi, San Francesco e San Martino d'Albaro, San Fruttuoso e Staglieno, oltre a quello della Foce (nome riferito alla presenza dell'estuario del torrente Bisagno).[149]
Dopo l'unificazione del Regno d'Italia, la popolazione nelle zone storiche del centro di Genova ha avuto il seguente andamento, rilevato nei vari censimenti che si sono susseguiti negli anni[156]:
| Sestiere | 1861 | 1871 | 1881 | 1901 | 1911 | 1921 | 1931 | 1936 | 1951 | 1961 | 1971 | 1981 | 1991 | 2001 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Maddalena | 11891 | 12341 | 11484 | 12511 | 11402 | 11805 | 10666 | 11431 | 11629 | 10130 | 7437 | 6485 | 5598 | 4924 |
| Molo | 22717 | 22837 | 21929 | 24430 | 24474 | 25112 | 23635 | 24668 | 22947 | 19164 | 13763 | 11437 | 9043 | 7667 |
| Portoria | 35877 | 38774 | 39912 | 40260 | 39251 | 38373 | 34667 | 35007 | 25967 | 20021 | 14236 | 11311 | 9398 | 9012 |
| Prè | 20895 | 18497 | 17303 | 17261 | 17770 | 18251 | 17290 | 18676 | 17233 | 13871 | 9905 | 9013 | 7352 | 6862 |
| San Teodoro | 10427 | 11368 | 14539 | 21779 | 26316 | 33892 | 37439 | 37889 | 39533 | 53595 | 62630 | 59841 | 51955 | 45294 |
| San Vincenzo | 21963 | 27019 | 30146 | 39654 | 46634 | 51830 | 53439 | 57988 | 60134 | 56915 | 52343 | 46412 | 39947 | 36387 |
| Zona interna al porto | 4216 | - | 549 | 44 | 709 | 419 | 1518 | - | 1361 | 760 | 310 | 301 | 147 | 215 |
| Totale | 127986 | 130836 | 135862 | 155939 | 166556 | 179682 | 178654 | 185659 | 178804 | 174456 | 160624 | 144800 | 123440 | 110361 |
| Prè-Molo-Maddalena | 55503 | 53675 | 50716 | 54202 | 53646 | 55168 | 51591 | 54775 | 51809 | 43165 | 31105 | 26935 | 21993 | 19453 |
Come evidenziato anche nell'Atlante demografico pubblicato dal comune[14] la zona antica del centro storico, corrispondente ai sestieri Prè-Molo-Maddalena, presenta un'evoluzione demografica singolare rispetto al resto di Genova: seppur con alcune oscillazioni tra un censimento e l'altro, la popolazione risulta leggermente diminuita tra il primo del 1861 e quello di quasi un secolo dopo del 1951, per avere poi un proprio e vero crollo tra il censimento del 1961 e quello del 1971 (-12.060 residenti), nel periodo un cui invece la città nel suo insieme raggiunge il suo massimo di popolazione (816.872 residenti al censimento del 1971), per poi continuare a diminuire (questa volta coerentemente al resto della città) anche nei censimenti dei decenni successivi. Al censimento del 2001 la popolazione presente nella zona Prè-Molo-Maddalena, con i suoi 19.453 abitanti, corrisponde a circa il 3,19% della popolazione totale cittadina (610.307 residenti), mentre considerando tutti i sestieri si arriva a circa il 18,08%. È da notare tuttavia che da alcuni decenni in zona vi è una consistente presenza di immigrati irregolari che, di fatto, rendono la popolazione effettiva più elevata rispetto a quanto registrato dalle statistiche.
Per quello che riguarda la provenienza (luogo di nascita) dei residenti ufficiali, il sesso e l'età media, i dati forniti dal comune di Genova, relativi al 31 dicembre 2007, sono i seguenti[14]:
| Unità urbanistica | Comune di Genova | Altri comuni della provincia | Altri comuni della regione | Nord Italia | Centro Italia | Sud Italia ed Isole | Estero | Totale | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Residenti | % | Residenti | % | Residenti | % | Residenti | % | Residenti | % | Residenti | % | Residenti | % | ||
| Prè | 3384 | 43,2 | 150 | 1,9 | 191 | 2,4 | 546 | 7,0 | 194 | 2,5 | 885 | 11,3 | 2477 | 31,6 | 7827 |
| Maddalena | 3039 | 52,5 | 133 | 2,3 | 184 | 3,2 | 502 | 8,7 | 155 | 2,7 | 824 | 14,2 | 951 | 16,4 | 5788 |
| Molo | 5218 | 55,4 | 218 | 2,3 | 286 | 3,0 | 703 | 7,5 | 233 | 2,5 | 1281 | 13,6 | 1475 | 15,7 | 9414 |
| San Vincenzo | 3456 | 64,0 | 170 | 3,1 | 145 | 2,7 | 630 | 11,7 | 176 | 3,3 | 440 | 8,1 | 382 | 7,1 | 5399 |
| Carignano | 5312 | 64,1 | 250 | 3,0 | 236 | 2,8 | 786 | 9,5 | 310 | 3,7 | 690 | 8,3 | 709 | 8,5 | 8293 |
| San Teodoro | 6946 | 65,0 | 255 | 2,4 | 201 | 1,9 | 854 | 8,0 | 343 | 3,2 | 1546 | 14,5 | 538 | 5,0 | 10683 |
| Unità urbanistica | Età media | Maschi | Femmine |
|---|---|---|---|
| Prè | 42,0 | 4380 | 3447 |
| Maddalena | 42,6 | 2922 | 2866 |
| Molo | 43,9 | 4785 | 4629 |
| San Vincenzo | 49,2 | 2460 | 2939 |
| Carignano | 46,4 | 3954 | 4339 |
| San Teodoro | 47,8 | 5034 | 5649 |
Galleria fotografica [modifica]
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La Loggia della Mercanzia in piazza Banchi, nel sestiere del Molo, venne eretta tra il 1589 e il 1595 da Andrea Ceresola (detto il Vannone) e Giovanni Donzello. Dal 1855 ospitò la prima borsa merci italiana[114][116]. Nel 1942 venne distrutta la copertura da un incendio, causato dai bombardamenti alleati, ma fu ristrutturata e riaperta al pubblico nel 1950. Oggi è sede di mostre e manifestazioni.
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Via della Maddalena al pomeriggio. La via, la vicina piazza e l'omonimo sestiere prendono il nome dall'antica chiesa di Santa Maria Maddalena, presente in zona da prima dell'anno mille.[157]
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Portici di Sottoripa, particolare del soffitto dei portici. I portici più antichi risalgono al XII secolo e vennero più volte modificati nel corso dei secoli. Nella seconda metà del XIX secolo Alfredo d'Andrade curò il restauro del porticato, eliminando i soppalchi che erano stati costruiti nel frattempo, in modo da riprotare alla vista i soffitti con le voltine a crociera e costoloni.
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Angolo di via Luccoli, dal basso all'alto l'indicazione della via (con anche quella dell'ex delegazione Prè-Molo-Maddalena), lo scudo araldico della "compagna" di Suxilia e del sestiere Maddalena
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I truogoli di Santa Brigida (fotografati da Via Balbi): vennero fatti costruire nel 1656, durante la pestilenza che colpì duramente la città, con il contributo della famiglia Balbi.[158]. L'area, come buona parte del centro storico, trascurata durante la seconda metà del XX secolo, è nuovamente accessibile dal 2006, dopo che pesanti restauri ne hanno determinato la chiusura quasi completa per circa 20 anni.[159]
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Portale di un palazzo di via Garibaldi. La strada, simbolo del benessere raggiunto dalla città nel Secolo dei Genovesi (El siglo de los Genoveses), è stata restaurata in occasione del G8 del 2001 e di Genova Capitale della Cultura 2004. Oggi i palazzi ospitano la sede del Comune, diversi musei e le sedi di alcune banche.
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Stradone sant'Agostino (realizzato nel 1690[160]), scende da piazza Sarzano per arrivare nella zona della chiesa di San Donato. Al tempo della sua realizzazione era la strada più larga della città[144]. Scendendo sulla sinistra dello stradone si trova l'area del monastero di San Silvestro (XVII secolo), ora sede della facoltà di architettura, poco oltre sulla destra vi è la sconsacrata chiesa gotica di Sant'Agostino (fatta edificare dagli Agostiniani nel 1260) oggi sede dell'omonimo museo e in fondo la chiesa di San Donato (edificata nel XII secolo ma modificata nel corso dei secoli) con il caratteristico campanile a pianta ottagonale.
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Torre Embriaci, costruita nel XII secolo dalla famiglia nobile degli Embriaci. Quando nel 1196 venne deciso che nessuna torre potesse superare gli 80 palmi (all'incirca 20 m), questa, che raggiungeva l'altezza di 165 palmi, fu risparmiata, probabilmente in onore delle imprese di Guglielmo Embriaco.[161][162] Lo storico Federico Donaver, nel suo Le Vie di Genova (1912), evidenzia come, nel periodo in cui venne eretta la torre, la famiglia degli Embriaci "possedeva pressoché tutta la località di Castello, ma anche in altre parti della città aveva case e torri".[66]
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Porta Soprana (già porta di Sant'Andrea), sita sul piano di Sant'Andrea e facente parte della cerchia di mura duecentesche. Insieme alla coeva (e originariamente quasi identica) porta dei Vacca (già porta di Santa Fede), nel medioevo rappresentava uno degli ingressi principali della cittadina. L'edificio, inglobato durante i secoli dalle costruzioni adiacenti ed ampliato con la costruzione di alcune stanze site in due piani posti tra le torri, è stato poi riportato ad una forma più simile a quella originaria nell'ambito dei lavori di rinnovamento della zona avvenuti a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
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Il ponte di Sant'Agata, sul torrente Bisagno, venne costruito in epoca medioevale sul percorso di una precedente struttura di epoca romana. Inizialmente di 28 arcate, nella seconda metà del XX secolo ne rimanevano visibili ed intatte solo 5, di cui due sono crollate durante l'alluvione nel 1970. Il ponte si trovava sulla strada che collegava la città antica con i borghi e le cittadine del levante.
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La collina di Sarzano fotografata dalla sopraelevata. Tra la strada e la base dei palazzi si intravede ciò che resta delle mura delle Grazie e delle mura della Marina. In alto a destra si nota parte del complesso dell'ex monastero di San Silvestro (visibilmente restaurato) e oggi sede della Facoltà di Architettura.
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Uno scorcio tra gli stretti palazzi del centro storico. Si nota la presenza della persiane, molto diffuse in Liguria.
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Via San Lorenzo è una delle vie principali del centro storico di Genova. La strada ha subito forti modifiche a cavallo della metà del XIX secolo, nell'ambito della realizzazione della seconda parte della strada Carrettabile Carlo Alberto, con anche l'arretramento delle facciate di alcuni palazzi.[120][121]
Note [modifica]
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- ^ a b c "Il centro storico: da freno a opportunità", approfondimento di Bruno Gabrielli, assessore alla qualità urbana, dal sito del Comune di Genova
- ^ "Comune di Roma, Municipio Roma centro storio, Piano regolatore 2008 - 2010", dal sito del Comune di Roma, p. 10
- ^ Comune di Napoli
- ^ Emilio Tolaini, Le mura del XII secolo e altre fortificazioni nella storia urbana di Pisa, 2005
- ^ Marco Milanese, Scavi nell'oppidum preromano di Genova: (Genova, San Silvestro 1) - Volume 1, collana Studia archaeologica Volume 48, L'Erma di Bretschneider, 1987, ISBN 88-7062-621-0, p. 19 e sgg.
- ^ A cura di Piera Melli, La città ritrovata, Archeologia urbana a Genova 1984-1994, Tormena Editore, 1996, pp. 33, 45 ISBN 88-86017-62-6
- ^ A cura di Piera Melli, La città ritrovata, Archeologia urbana a Genova 1984-1994, p. 390, Tormena Editore, 1996, ISBN 88-86017-62-6
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- ^ Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9, p. 151
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- ^ a b Gli etruschi nel ventre della Superba, articolo de "La Repubblica" (edizione di Genova), del 20 febbraio 2008
- ^ Metropolitana Genova, Brignole-De Ferrari: sabato 22 dicembre 2012 apre la tratta, articolo di genovatoday.it, del 21 dicembre 2012
- ^ a b La Superba è nata in riva al Bisagno "Genova era un porto fluviale", articolo de La Repubblica, del 3 aprile 2010
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- ^ Si veda Resti etruschi sotto l’Acquario, articolo de Il Secolo XIX, del 8 gennaio 2013 e Acquario di Genova: trovate anfore etrusche e romane, articolo di mentelocale.it, del 8 gennaio 2013
- ^ Marco Milanese, Scavi nell'oppidum preromano di Genova: (Genova, San Silvestro 1) - Volume 1, collana Studia archaeologica Volume 48, L'Erma di Bretschneider, 1987, ISBN 88-7062-621-0, pag 30 e seg
- ^ A cura di Piera Melli, La città ritrovata, Archeologia urbana a Genova 1984-1994, Tormena Editore, 1996, ISBN 88-86017-62-6, p. 33 e sgg.
- ^ a b c Piera Melli, Genova preromana. Città portuale del Mediterraneo tra il VII e il III secolo a.C., Fratelli Frilli Editori, seconda edizione 2008, ISBN 978-88-7563-336-3, pp. 74-75
- ^ Si vedano i riferimenti in Due scheletri nel cantiere, articolo de La Repubblica, edizione di Genova, del 22 marzo 2001 e Via San Lorenzo, la sfida culturale, articolo de La Repubblica, edizione di Genova, del 16 giugno 2001
- ^ Piera Melli, Genova preromana. Città portuale del Mediterraneo tra il VII e il III secolo a.C., Fratelli Frilli Editori, seconda edizione 2008, ISBN 978-88-7563-336-3, p. 35 e sgg.
- ^ Marco Milanese, Gli scavi dell'oppidum preromano di Genova, Volume 1, L'Erma di Bretschneider editore, 1987, ISBN 9788870626216, pag 324
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- ^ Mauro Cristofani, Dizionario illustrato della civiltà Etrusca, Giunti Editore, 1985, ISBN 9788809217287, pag 123
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- ^ A cura di Piera Melli, La città ritrovata, Archeologia urbana a Genova 1984-1994, Tormena Editore, 1996, pp. 34 e 35, ISBN 88-86017-62-6
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- ^ a b c d A cura di Piera Melli, La città ritrovata, Archeologia urbana a Genova 1984-1994, p. 38 e sgg., Tormena Editore, 1996, ISBN 88-86017-62-6
- ^ Paola Pettinotti, Breve storia di Genova. Dalle origini ai giorni nostri, Coedit Edizioni, 2012, ISBN 9788896608203, pag 3 e 4
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- ^ A cura di Piera Melli, La città ritrovata, Archeologia urbana a Genova 1984-1994, p. 272 e sgg., Tormena Editore, 1996, ISBN 88-86017-62-6
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- ^ Aldo Padovano, Felice Volpe, La grande storia di Genova - Volume primo, Artemisia Progetti Editoriali, 2008, ISBN 9788860700216, pp. 81-82
- ^ Aldo Padovano, Felice Volpe, La grande storia di Genova - Volume primo, Artemisia Progetti Editoriali, 2008, ISBN 9788860700216, p. 98
- ^ Alberta Bedocchi, Emanuela Profumo, I caruggi di Genova, Newton Compton Editori, ISBN 978-88-541-0929-2, p. 524
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- ^ A cura di Paola Motta, Itinerario nel centro storico, collana Guide di Genova, nuova serie, Sagep editrice, pp. 47, 49
- ^ a b c d e Riccardo Navone , Genova città antica, articolo dal sito dei Fratelli Frilli Editori
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- ^ Teofilo Ossian De Negri, Storia di Genova, Giunti Editore, ISBN 88-09-02932-1, ISBN 9788809029323, pag 175
- ^ Teofilo Ossian De Negri, Storia di Genova, Giunti Editore, ISBN 88-09-02932-1, ISBN 9788809029323, pag 250 e seguenti
- ^ Alberta Bedocchi, Emanuela Profumo, I caruggi di Genova, Newton Compton Editori, ISBN 978-88-541-0929-2, p. 33
- ^ Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9, p. 389 e sgg.
- ^ a b c d Sito amatoriale in cui è riportato, sfruttando il software MediaWiki, il testo ormai in pubblico dominio di Le Vie di Genova – Notizie storiche e curiose ad uso del popolo e delle scuole, di Federico Donaver
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- ^ Si veda a proposito: Delibera del Commissario Prefettizio n. 7 del 14 marzo 1944, Delibera del Commissario Prefettizio n. 25 del 23 marzo 1944, Delibera del Podestà n. 957 del 27 novembre 1943 e Elenco delle variazioni toponomastiche, sul sito di Franco Bampi
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- ^ Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9, p. 33
- ^ Casa di Paganini, da Alfredo Preste, Alessandro Torti, Remo Viazzi, Sei itinerari in Portoria, Grafiche Frassicomo, Genova, 1997, riportato dal sito ortidicarignano.it
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- ^ Si vedano per es gli articoli di mentelocale.it relativi ai regolamenti comunali dell'autunno 2008 sulla chiusura anticipata dei locali.
- ^ Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9, p. 101
- ^ Edicole votive fra centro antico e museo, articolo della Fondazione Carige sull'esposizione di edicole votive al Museo di Sant’Agostino
- ^ Presentazione del libro Viaggio nei Caruggi - Edicole votive, pietre e portali, di Riccardo Navone, Fratelli Frilli Editori
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- ^ Ottocento Genovese, Pubblicazioni dell'Unità Organizzativa Statistica del Comune di Genova, p. 123 e sgg.
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Voci correlate [modifica]
Bibliografia [modifica]
| Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova. |
- Alberta Bedocchi, Emanuela Profumo, I caruggi di Genova, Newton Compton Editori, ISBN 978-88-541-0929-2
- Andrea Carmeli, Guida agli edifici storici genovesi del xv secolo, The Boopen, ISBN 978-88-6581-111-5
- Corinna Praga e Laura Monaco (a cura di), Una giornata nella città - Suggerimenti per la visita e la lettura pluridisciplinare del centro storico di Genova, Genova, Sagep editrice, 1992. ISBN 88-7058-440-2
- Piero Pastorino, Botteghe e vicoli. Itinerario genovese nel centro storico, Genova, ed. De Ferrari, 1999.
- A cura di Piera Melli, La città ritrovata, Archeologia urbana a Genova 1984-1994, Tormena Editore, 1996, ISBN 88-86017-62-6
- A cura di Paola Motta, Le Strade Nuove, collana Guide di Genova, nuova serie, Sagep editrice, Genova 1986
- A cura di Paola Motta, Itinerario nel centro storico, collana Guide di Genova, nuova serie, Sagep editrice, Genova 1986
- Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9
- Elio Vigna (a cura di), Centro Storico di Genova - inquietudini e incanti - 60 tra le migliori fotografie elaborate autonomamente dagli studenti del primo anno del corso di Percezione e Comunicazione Visiva del Diploma Universitario in Disegno Industriale, Genova, ed. De Ferrari, 1999.
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Collegamenti esterni [modifica]
- Comune.genova.it
- Mappa interattiva del centro storico, progetto Civis
- Centrostoricogenova.com