Camallo

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Pontili caldi

Porto di Genova

Le banchine del porto di Genova
affollate da gru e container

« ... gli scaricatori di carbone, belle figure robuste, il torso nudo, agili e veloci, col carico in groppa (in testa un fazzoletto, a riparo dei capelli), sulla lunga passerella su al magazzino, per la pesatura. Poi, liberi per un'altra passerella giù al piroscafo, dov'è pronta un'altra cesta piena ... »
(Paul Klee, da Diario italiano, 1901)

Il termine dialettale camallo veniva usato fino a pochi decenni or sono per indicare gli scaricatori delle navi nel porto di Genova ma anche in quello di Savona.

Oggi tale attività può essere considerata estinta, essendo ormai completamente meccanizzata e potendosi avvalere di potenti elevatori, ed estinti sono - di fatto - i camalli, un tempo appartenenti alla potente corporazione della Compagnia dei Caravana (poi evolutasi nella Compagnia unica del porto di Genova - o meglio: CULMV, Compagnia Unica dei Lavoratori delle Merci Varie - oggi confluita nell'Autorità portuale).

Indice

[modifica] Storia del termine

Il termine invece mantiene comunque una sua forte valenza nella città, resta comunque a definire la memoria una categoria di genovesi legata al porto ed alle sue attività, dotata anche di una sua connotazione politica ed un suo peso nella vita cittadina.

Come molti altri termini del dialetto, venne mutuato dall'arabo, dove "hamal" significa dromedario, il noto animale da soma che in italiano definiamo anche cammello (più correttamente questo animale ha due gobbe ed è asiatico, non nordafricano).

Questo termine si lega doppiamente all'animale da soma nordafricano, in quanto anticamente stava ad indicare una grossa fune usata nei porti per lo scarico delle merci dalle navi attraccate. Ciò fa quindi supporre che il passo del Vangelo "È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno dei Cieli" sia riferito al camallo (= grossa fune), piuttosto che all'animale. Il tutto, probabilmente, per un mero errore di traduzione.

Comunque il significato del termine e della sua estensione "camallare" è chiaro: someggiare, trasportare, portare (solo a spalla). Per il trasporto su carrello il termine è rebellâ, appunto da rebellö, carretto con ruote.

Va detto che i termini camallo e rebellö hanno assunto nel tempo anche una valenza lievemente dispregiativa intendendo modi non propriamente fini e sembianza di persona trasandata nel vestire o nell'agire e nel parlare.

[modifica] Lo Scösalin da Camallo

Il termine Scösâ significa in genovese grembiule. Con l'espressione Scösalin da Camallo si intendeva identificare il gonnello blu indossato dai camalli sin dal medioevo, di tela di jeans, tessuto tipicamente genovese.

[modifica] Curiosità

A Savona, sin dagli anni settanta cresce la fama di Vittorio Vitaliano, popolare “camallo” conosciuto con il soprannome di “Gilera”. Motociclista di passione, il soprannome se lo guadagna facendo acrobazie motociclistiche improvvise per le vie del centro, quando ancora lavora in porto. Appare con la sua moto rossa (Gilera), esibendosi in difficili equilibrismi per catturare l'attenzione dei passanti e inveendo, con voce baritonale e potente, contro le moto giapponesi. Questa è la sua "missione". [1] Era poi un camallo del porto di Genova Bartolomeo Pagano il famoso "Maciste" reso celebre dalle sue apparizioni cinematografiche nei film muti di inizio '900.

Fino intorno al 1870 i “camalli” non erano genovesi, bensì bergamaschi in quanto gli scaricatori genovesi che c'erano in precedenza erano consorziati in organizzazioni molto potenti che influenzavano non solo la vita del porto ma anche quella della città con conseguenti danni all'attività commerciale del porto stesso. Fu deciso e scelto di rivolgersi a dei "foresti" e la scelta cadde sui bergamaschi.

[modifica] Note

  1. ^ Il Secolo XIX Web

[modifica] Bibliografia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bibliografia su Genova.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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