Piazza De Ferrari

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Piazza De Ferrari

Piazza De Ferrari
De Ferrari è uno dei luoghi simbolici della città. Da essa si ramificano alcune delle maggiori vie del centro, fra cui via XX Settembre (a sinistra) e via Dante (sulla destra). La piazza porta questo nome dal 1877, quando fu intitolata all'uomo politico e benefattore Raffaele De Ferrari. La foto raffigura la piazza come si presenta dopo le riqualificazioni del 2001.

Piazza De Ferrari è la principale piazza di Genova. Situata nel pieno centro della città - ed in particolare presso l'antico sestiere di Portoria -, ne rappresenta il fulcro commerciale, finanziario ed economico, oltre ad essere principale punto di riferimento in occasione degli eventi più importanti della vita cittadina.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La piazza, intitolata a Raffaele De Ferrari, duca di Galliera, uomo politico e banchiere[1], ha una forma irregolare, dovuta a successivi interventi urbanistici, che hanno determinato l'accorpamento di due aree contigue, urbanisticamente differenziate, come evidenziato anche dai diversi stili architettonici degli edifici. Occupa una superficie complessiva di circa 11.000 .

Piazza De Ferrari si apre su via Dante, l'arteria al termine della quale sorge il grattacielo Piacentini

L'aspetto attuale della piazza prende forma nei primi due decenni del Novecento, con la realizzazione delle tre vie che vi convergono da levante, via XX Settembre (1892-1901), via Dante e via Petrarca (1901-1915), e dei quattro grandi palazzi in stile eclettico, sedi di aziende e istituzioni, edificati tra il 1899 e il 1923 nell'area ottenuta dallo sbancamento del colle di S. Andrea.[2] A questi si contrappone, sul lato opposto, il profilo neoclassico degli edifici realizzati nella prima metà dell'Ottocento da Carlo Barabino in quella che era l'antica piazza San Domenico: il teatro Carlo Felice (1827) e il palazzo dell'Accademia Ligustica (1831).

Infine, sul lato della piazza rivolto verso il centro storico si affacciano il prospetto laterale del Palazzo Ducale ed altri due storici palazzi, risalenti al XVI secolo ma rimaneggiati nell'Ottocento.

Verso ponente, a fianco del teatro Carlo Felice, si aprono altre due importanti arterie: leggermente in salita, in direzione di piazza Corvetto, l'elegante via Roma, ricca di negozi e boutique, affiancata dalla galleria Mazzini e, in leggera discesa, con sbocco in piazza delle Fontane Marose, la via XXV Aprile, un tempo via Carlo Felice.

Nello spazio antistante il teatro, dov'era un tempo la facciata della chiesa di S. Domenico, si trova la statua equestre di Giuseppe Garibaldi, opera dello scultore Augusto Rivalta (1893).

Al centro della piazza dal 1936 è collocata la grande fontana in bronzo, disegnata dall'architetto Giuseppe Crosa di Vergagni e divenuta ben presto, assieme alla Lanterna, uno dei principali simboli cittadini.

Dai primi anni del Novecento la piazza è il punto di riferimento per misurare le distanze di altre città e località da Genova.[3] Benché non sia la piazza più grande del centro di Genova, è comunque il principale punto di riferimento per eventi sociali e culturali, quali comizi politici e manifestazioni sindacali e studentesche, concerti rock, spettacoli di danza e di teatro.

In alcune di queste occasioni si è trovata anche al centro di disordini, come avvenne nel giugno 1960, durante le proteste contro la convocazione a Genova del congresso del MSI, o durante il G8 del luglio 2001.

Il 27 gennaio 1979 vi si tenne una grande manifestazione in occasione dei funerali di Guido Rossa, l'operaio sindacalista assassinato dalle Brigate Rosse tre giorni prima sotto casa nel quartiere di Oregina. Alla presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in un clima di grande tensione, parteciparono 250.000 persone[4]; questa manifestazione segnò un punto di svolta nella lotta al terrorismo brigatista, testimoniando la grande distanza tra i gruppi eversivi e la popolazione, in particolare quella classe operaia nella quale i terroristi speravano di trovare consenso.

Fino agli anni settanta ha costituito anche il maggiore punto di aggregazione dei più giovani, prima che la movida genovese si trasferisse nella vicina piazza delle Erbe. In anni più recenti, e in occasioni non drammatiche ma festose, De Ferrari ha salutato con caroselli e con l'ormai rituale bagno nella fontana, i successi calcistici delle due principali squadre cittadine (Genoa e Sampdoria) e della nazionale azzurra, come è avvenuto dopo le vittorie ai Mondiali di Calcio del 1982 e del 2006.

La piazza, oggi quasi completamente pedonalizzata, negli anni novanta ha riacquistato l'antico splendore dopo una massiccia operazione di restyling architettonico, che ha riguardato principalmente la pavimentazione stradale, la fontana e il Palazzo Ducale, sulla base di un progetto di rinnovamento di Bernhard Winkler.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Piazza San Domenico[modifica | modifica sorgente]

Dove oggi sorge la piazza, anticamente era poco più di uno slargo di forma all'incirca triangolare che prendeva il nome dalla chiesa di San Domenico, demolita negli anni venti dell'Ottocento per costruire il Teatro Carlo Felice. La piazza era racchiusa tra la chiesa dalla quale traeva il nome, l'annesso convento dei Domenicani, il palazzo Forcheri e altri palazzi che proseguivano le facciate degli edifici sul lato meridionale di di via Giulia. Al centro della piazza era un barchile del 1536.

A piazza San Domenico accedevano la già citata via Giulia ad oriente, via dei Sellai (attuale via Cardinal Boetto), e a ponente via San Sebastiano, all'incirca dove ora iniziano via Roma e vico della Casana. La maggior parte dell'attuale piazza era ancora occupata dalle case che sorgevano alle pendici e ai piedi del colle di S. Andrea, che sarebbe stato poi spianato all'inizio del Novecento.

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'annessione dei territori della ex Repubblica Ligure al Regno di Sardegna stabilita nel 1814 dal Congresso di Vienna le autorità locali decisero di aprire un varco nel cuore del sestiere di Portoria, che facesse da snodo per la nuova viabilità cittadina tra ponente e levante, creando anche un grande spazio pubblico, destinato a divenire luogo di incontro sociale e culturale; proposero inoltre di costruire un teatro sul sito dell'ex complesso di San Domenico, chiuso nel 1797 per le leggi di soppressione degli ordini religiosi e trasformato in caserma (con la chiesa utilizzata come magazzino). Il 2 giugno 1818 il re Vittorio Emanuele I autorizzava la sola demolizione della chiesa, negando inizialmente la demolizione della caserma sistemata nell'ex convento. Ma negli anni seguenti, con gli sviluppi urbanistici che venivano maturando, che avrebbero fatto dell'antica piazza San Domenico un punto cruciale della nuova viabilità cittadina, anche questo edificio sarebbe stato demolito.[5]

La chiesa di San Domenico fu quindi demolita e sulla sua area fu costruito il teatro Carlo Felice, su progetto dell'architetto Carlo Barabino. I lavori, iniziati nel 1826, terminarono due anni più tardi; il teatro fu inaugurato il 7 aprile 1828.

In seguito venne progettata la costruzione di una nuova caserma sull'area dell'ex convento, ma poi l'idea fu accantonata e al suo posto fu costruito un edificio di due piani, completato nel 1831 e inaugurato il 28 aprile 1832, destinato a sede dell'Accademia Ligustica e della biblioteca Berio[6], consegnando così alla piazza il suo nuovo volto, sul lato nord-orientale.

Nel frattempo veniva realizzata una strada, inaugurata il 30 marzo 1828, che congiungeva il nuovo centro monumentale a "piazza delle Fontane Amorose" (piazza Fontane Marose), alla quale fu dato, come al vicino teatro, il nome del re Carlo Felice (oggi via XXV Aprile). Questo intervento veniva a realizzare il collegamento, più volte auspicato fin dal XVII secolo, tra le vie della nobiltà cittadina, strada Balbi, strada Nuova (via Garibaldi) e strada Nuovissima (via Cairoli), con l'uscita orientale della città (strada Giulia). Pochi anni dopo fu aperta anche via S. Lorenzo per collegare la zona del porto con via dei Sellai e quindi con la stessa strada Giulia. I due percorsi si univano in piazza S. Domenico, ponendo le premesse per la creazione di un nuovo importante snodo viario e in prospettiva lo spostamento del centro cittadino dalla zona del porto a quest'area.[2]

Nella seconda metà del secolo, dopo i numerosi interventi sulla viabilità la piazza assunse sempre più la funzione di fulcro della viabilità cittadina. Nel 1865 due progetti prevedevano il collegamento di via Assarotti a piazza S. Domenico. Nel 1868 si scelse un tracciato retto, progettato dall'ingegnere civico che prolungando la via raggiungesse la zona a ponente del teatro: via Roma, e la realizzazione di una strada parallela coperta: Galleria Mazzini. Nel 1877, ad un anno dalla sua morte, fu deciso di intitolare la piazza a Raffaele De Ferrari; nel 1893 davanti al colonnato del teatro Carlo Felice venne inaugurato il monumento a Giuseppe Garibaldi, opera di Augusto Rivalta. Alla cerimonia di inaugurazione parteciparono numerose personalità, tra le quali Francesco Crispi, il generale Stefano Canzio e lo scrittore Anton Giulio Barrili.[3]

Nel 1893 l'ingegnere Cesare Gamba presentò un progetto (poi approvato) per la realizzazione di un asse viario tra piazza San Domenico e porta Pila che prenderà nel 1896 il nome di via XX Settembre, in sostituzione dell'antica via Giulia, divenuta inadeguata al crescente traffico tra il centro cittadino e i quartieri della bassa Val Bisagno, inglobati nel comune di Genova nel 1874.

Fino agli ultimi anni dell'Ottocento nella piazza si teneva il mercato dei prodotti ortofrutticoli provenienti dalla Val Bisagno e dei fiori provenienti dalla Riviera, trasferito nel 1899 nel nuovo Mercato Orientale, costruito nella zona di levante di via XX Settembre.[3]

Il Novecento (prima metà)[modifica | modifica sorgente]

I lavori di ampliamento della piazza proseguirono nei primi decenni del Novecento quando l'attenzione si spostò sul lato sud-orientale, dove sopravvivevano il colle di Sant'Andrea ed i palazzi sottostanti. Nel 1904 l'intero colle, sul quale sorgeva l'antica chiesa di Sant'Andrea con l'annesso convento, trasformato in carcere all'inizio dell'Ottocento, fu spianato, demolendo anche tutte le case che vi sorgevano e una parte delle “mura del Barbarossa“, risalenti al 1155.[7] Con questo intervento la piazza fu ampliata, sull'area già occupata dal colle a sud sud di via XX Settembre tra il 1904 e il 1915 furono aperte via Dante, che formando con la stessa un angolo di 45 gradi si dirigeva anch'essa verso levante e via Petrarca.

Nel 1912 venne inaugurato il Palazzo della Nuova Borsa all'angolo fra via Dante e via XX settembre, la cui tipica forma a semicerchio della facciata venne aggiunta in corso d'opera.

Crocevia nella storia

Statua equestre di Augusto Rivalta dedicata a Giuseppe Garibaldi
Sopra: silhouette della statua equestre dedicata a Giuseppe Garibaldi; inaugurata nel 1879, fu realizzata dallo scultore Augusto Rivalta (1837 - 1925); sullo sfondo il prospetto laterale dell'Accademia Ligustica di Belle Arti
Sotto: Piazza De Ferrari in una antica cartolina
a sinistra il capolinea dei tramway; in alto a sinistra il Palazzo della Nuova Borsa; al centro la fontana

Piazza De Ferrari (1).jpg

Nel 1914 vi era ancora un lato della piazza da rinnovare ed era quello accanto alla chiesa del Gesù. Su questo lotto fu realizzato, di fianco alla chiesa, il palazzo della Navigazione Italia, oggi sede degli uffici di presidenza della Regione Liguria.

Il 24 aprile 1936 venne collocata al centro della piazza la celebre fontana. La grande vasca in bronzo, opera dell'architetto Giuseppe Crosa di Vergagni[8] fu donata dall'ingegner Carlo Piaggio per celebrare l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Abissinia.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Durante la seconda guerra mondiale, un bombardamento distrusse quasi completamente il teatro Carlo Felice; rimasero in piedi i muri perimetrali con la facciata neoclassica verso la piazza ma dell'interno poco o nulla si salvò. Il teatro, dopo un lungo dibattito, fu poi ricostruito tra il 1987 e il 1991.

Nei giorni precedenti il 25 aprile 1945 la piazza fu teatro di violenti scontri tra i partigiani e l'esercito tedesco; nei giorni seguenti la piazza fu testimone degli eventi legati alla liberazione, con la discesa dei partigiani dalle montagne per partecipare alla parata nella quale essi conducevano le truppe del generale Günter Meinhold, che proprio il 25 aprile si erano arresi al Comitato di Liberazione Nazionale della Liguria, rappresentato dal presidente Remo Scappini; fu questo l'unico caso in Italia nel quale l'esercito tedesco si arrese alle forze partigiane e non alle truppe alleate, non ancora giunte in città.

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Nel dopoguerra, la piazza fu in varie occasioni al centro di manifestazioni di protesta. Questi eventi, pur nella loro drammaticità, diedero una dimostrazione dell'importanza del ruolo sociale di questo grande spazio urbano.

La prima di queste fu, nel 1948, la grande manifestazione di protesta per l'attentato a Palmiro Togliatti.

Gli scontri del 30 giugno 1960[modifica | modifica sorgente]

Gli scontri in Piazza De Ferrari

Il 30 giugno 1960 la città, medaglia d'oro della Resistenza, si oppose allo svolgimento del congresso del Movimento Sociale Italiano autorizzato dal governo presieduto dal democristiano Fernando Tambroni, anche perché nell'occasione sarebbe intervenuto Carlo Emanuele Basile, già prefetto della provincia di Genova durante la Repubblica Sociale, che come collaboratore dei tedeschi era considerato responsabile di rastrellamenti ed esecuzioni, anche se era stato prosciolto nel 1947 dalla Corte d'Assise di Venezia.

Scoppiarono disordini e De Ferrari (come viene familiarmente chiamata dai genovesi) fu scossa, assieme alle vie adiacenti, dal fumo dei lacrimogeni e dall'incrociare dei mezzi del reparto celere inviati a sedare uno dei moti popolari spontanei più drammatici accaduti nel XX secolo nel capoluogo ligure, secondo solo alle battaglie di strada della guerra partigiana.

Protagonisti dei violenti scontri di piazza con la polizia furono i ragazzi dalle magliette a righe (un particolare modello di polo a strisce orizzontali allora molto in voga), operai, studenti universitari e portuali.

Il G8 del luglio 2001[modifica | modifica sorgente]

Punto focale dell'inaccessibile zona rossa durante la riunione del G8 che si teneva nel vicino Palazzo Ducale, la piazza fu assediata dai manifestanti che tentarono invano di accedere alle aree interdette. In quella circostanza, essendo proibito l'accesso alla piazza, le manifestazioni di protesta si svolsero in altre zone della città e portarono ai tragici fatti di piazza Alimonda e della scuola Diaz.

Le riqualificazioni degli anni novanta[modifica | modifica sorgente]

La piazza, oggi quasi completamente pedonalizzata, ha riacquistato l'antico splendore dopo una massiccia operazione di restyling, compiuta particolarmente sulla pavimentazione stradale, sulla stessa fontana e sul Palazzo Ducale, sulla base di un progetto di rinnovamento di Bernhard Winkler.

Sistematiche operazioni di restauro sono state condotte tra gli anni novanta e i primi anni duemila, una prima volta in occasione delle celebrazioni colombiane per il cinquecentenario della scoperta dell'America, e poi per la riunione dei G8 nel 2001.

In quest'ultima occasione quasi tutta la piazza è stata pedonalizzata e ripavimentata e la fontana, in precedenza più volte ristrutturata, sempre però rispettando l'originale progetto del 1936, è stata arricchita da tre teorie di nuovi getti.

In particolare, il progetto dell'architetto Winkler, ha riguardato la pavimentazione e la fontana, oltre alla parziale chiusura al traffico[9]; nel dettaglio, questi sono stati gli interventi principali:

  • Ripavimentazione dell'intera area con blocchi di diverse dimensioni e colore;
  • Installazione di tre fontane laterali a quella centrale, composte da 14 getti da terra ciascuna, disposte a formare un quadrato su tre lati.
  • Aggiunta di un forte getto centrale, 60 getti laterali e una seconda vasca più bassa nella fontana originale donata dal Piaggio.
  • Sistemazione, con rifacimento delle facciate e dell'illuminazione, dei principali palazzi circostanti.


Il 2005 ha visto l'apertura della stazione della metropolitana, di fronte all'ingresso del teatro Carlo Felice.

Architetture[modifica | modifica sorgente]

Sulla piazza si affacciano alcuni fra i principali palazzi genovesi. Partendo dal Palazzo Ducale, che presenta verso la piazza un prospetto laterale ed un ingresso secondario (l'ingresso principale si apre sulla piazza Matteotti), in senso antiorario si incontrano:

  • Palazzo della Regione Liguria, già Palazzo della Società Italia di Navigazione (Cesare Gamba, edificato tra il 1912 e il 1923).[10]
  • Palazzo del Credito Italiano (Giuseppe Tallero, 1914), all’angolo tra le vie Dante e Petrarca.[2]
  • Palazzo della Nuova Borsa. Fu edificato tra il 1907 e il 1912, su progetto di Dario Carbone[11], mentre Adolfo Coppedè[12], fratello del più noto Gino Coppedè, curò la ricca decorazione interna. Il palazzo aveva allora sostituito la vecchia Loggia dei Mercanti di piazza Banchi; venuto meno il suo ruolo con l'avvento della borsa telematica, oggi è adibito a sede di mostre tematiche allestite nel magnifico salone delle contrattazioni in stile liberty. Situato all'angolo tra via Venti Settembre e via Dante, occupa lo spazio dell'antico colle di S. Andrea. La ricchezza della decorazione in stile eclettico non incontrò, all'epoca della sua costruzione, il favore dei cittadini.[10][2][13][14]
  • Il teatro Carlo Felice, con il suo pronao neoclassico, opera dell'architetto Carlo Barabino. Quasi completamente distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, fu poi ricostruito dopo molti anni. Nel 1951 venne presentato da Paolo Antonio Chessa un primo progetto per la ricostruzione, accontonato alcuni anni più tardi dopo un lungo ed acceso dibattito. Nel 1977 fu un nuovo progetto di Carlo Scarpa a voler ridare nuova vita al teatro ma dopo la sua morte si dovette attendere il progetto redatto da Aldo Rossi in collaborazione con Ignazio Gardella e altri; finalmente nel 1987 venne dato il via ai lavori ed il teatro venne consegnato alla città nel 1991.[16] Dell'edificio originale è conservato solo il pronao neoclassico del Barabino.


Il lato nord-occidentale, che corrisponde all'antica piazza S. Domenico e presenta sostanzialmente l'aspetto voluto dal Barabino, forma una rientranza con al centro il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi, opera dello scultore Augusto Rivalta (1893), sulla quale si affacciano il teatro, il palazzo dell'Accademia Ligustica e, dalla parte opposta, due palazzi allineati con la facciata del Palazzo Ducale, i più antichi fra quelli che circondano la piazza, anche se molto rimaneggiati nell'Ottocento[2]:

  • Palazzo Forcheri, anch'esso derivato dall'accorpamento già in epoca tardomedioevale di due edifici della famiglia Doria, sorge accanto al Palazzo Ducale, dal quale lo divide salita del Fondaco. Nel corso dell'Ottocento passò più volte di proprietà; dal 1899 al 1989 fu la sede del quotidiano Il Secolo XIX. Oggi il palazzo ospita parte degli uffici della Camera di Commercio di Genova.[2][10]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ricordato soprattutto per aver finanziato varie opere pubbliche ed in particolare l'ampliamento porto, per il quale aveva donato nel 1874 la cospicua somma di venti milioni di lire.
  2. ^ a b c d e f g h Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009
  3. ^ a b c "Genova tra Ottocento e Novecento – Album storico-fotografico", vol. 1, a cura di M. Lamponi, Nuova Editrice Genovese, Genova, 2006
  4. ^ Immagine della piazza durante i funerali di Guido Rossa.
  5. ^ La chiesa di S. Domenico sul periodico “La Casana“, n. 2-1998.
  6. ^ Dal 1998 trasferita nella sede restaurata dell'antico Seminario dei Chierici.
  7. ^ Immagine della demolizione del colle di Sant'Andrea; al centro si vede ancora l'ex carcere di S. Andrea che di lì a poco sarà abbattuto come tutte le case circostanti
  8. ^ Biografia di Giuseppe Crosa di Vergagni sul sito del SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche).
  9. ^ Inizialmente la piazza fu completamente chiusa al traffico, ma dopo poche settimane la circolazione fu consentita su un lato della piazza, a causa degli ingorghi che si erano venuti a creare nelle vie circostanti.
  10. ^ a b c Sei itinerari in Portoria, Edizione Samizdat, Genova, 1997
  11. ^ Biografia di Dario Carbone sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  12. ^ Biografia di Adolfo Coppedè sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  13. ^ Interno del Palazzo della Borsa in una fotografia d'epoca.
  14. ^ Storia sul sito www.palazzonuovaborsa.it
  15. ^ Oggi trasferita nell'ex Seminario dei Chierici, ai piedi della collina di Carignano.
  16. ^ La ricostruzione sul sito del teatro
  17. ^ Palazzo De Ferrari sul sito del Comune di Genova.
  18. ^ Palazzo De Ferrari sul sito dell'ABI.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ennio Poleggi, De Ferrari, la piazza dei genovesi, Genova, De Ferrari Editore.
  • Guida d’Italia - Liguria, Milano, TCI, 2009.
  • Fiorella Caraceni Poleggi, Genova - Guida Sagep, SAGEP Editrice - Automobile Club di Genova, 1984.
  • Maurizio Lamponi, Genova tra Ottocento e Novecento – Album storico-fotografico, Genova, Nuova Editrice Genovese, 2006, ISBN 88-88963-07-3.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Coordinate: 44°24′25.57″N 8°56′02.55″E / 44.407103°N 8.934042°E44.407103; 8.934042

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