Lingua ligure

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Ligure (Lìgure)
Parlato in Italia Italia
Francia Francia
Monaco Principato di Monaco
Argentina Argentina
Cile Cile
Perù Perù
Regioni Flag of Liguria.svg Liguria
Piemonte Bandiera.png Piemonte
(Caprauna, Briga Alta, Alto, Oltregiogo e alta Val Tanaro)
Emilia-Romagna-Bandiera.png Emilia-Romagna
(alta Val Trebbia e alta Val di Taro)
Flag of Lombardy.svg Lombardia
(alta Valle Staffora ed influenze nel Dialetto bustocco)
Flag of Sardinia.svg Sardegna
(Carloforte e Calasetta)
Blason région fr Provence-Alpes-Côte d'Azur.svg Provenza-Alpi-Costa Azzurra
(Val Roia, Mentone e Roquebrune-Cap-Martin)
Flag of Corsica.svg Corsica
(Bonifacio, Calvi)
Persone circa 450.000 parlanti
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Italoromanze
    Ligure
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 lij  (EN)
SIL LIJ  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
"Tutti i òmmi nàscian in libertæ e son pægi in dignitæ e drîti. Son dotæ de raxon e de consciensa e àn da fâ l'un con l'âtro in pinn-a fraternitæ."
Ligurian language in France.jpg

Col nome di lingua ligure[1] si intende una serie di dialetti riconoscibili come gruppo a sé stante e quindi come lingua appartenente alla famiglia delle lingue romanze: tale sistema dialettale viene tradizionalmente integrato tra quelli galloitalici come il piemontese, il lombardo e l'emiliano-romagnolo pur discostandosi da essi per una serie di caratteristiche peculiari. Sotto questo punto di vista il tipo ligure rappresenta, assieme al veneto, una delle varietà meglio differenziate e riconoscibili nel contesto italiano settentrionale.

La denominazione di ligure (o meglio, dialetti liguri romanzi), riferita alle pratiche linguistiche della Liguria e delle aree circostanti è, in realtà, di introduzione recente e non è mai entrata nell'uso corrente.[senza fonte] Essa è stata adottata convenzionalmente, a livello scientifico, come termine che coinvolgesse l'intero contesto regionale, ma questa scelta ha generato qualche confusione con la lingua dei Liguri preromani. Ancor più recentemente, in taluni ambienti, si parla unitariamente di ligure per sfumare il carattere centralista della dizione tradizionale genovese, in uso dal XIV secolo per denominare l'insieme delle varietà liguri-romanze; ancora oggi tuttavia è spesso in uso, fra i parlanti, la denominazione collettiva "genovese" (rimasta in Francia a indicare, anche a livello scientifico, i dialetti liguri[senza fonte]), in alternativa alla quale ciascuna varietà viene denominata con l’aggettivo etnico riferito al centro corrispondente (dialetto savonese, spezzino, intemelio, ecc.). Va ancora chiarito che il modello urbano del genovese è l'unico dotato di solide e consistenti tradizioni letterarie, al punto da essere identificato anche all’esterno come il tipo ligure per eccellenza. La lingua ligure, intendendo per tale il sistema dei dialetti di tipo ligure, si può ritenere una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta Europea delle Lingue regionali o minoritarie, che all'art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue [...] che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato".[2]

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

(LIJ)

« Tanti sun li Zenoeixi, e per lo mondo si desteixi, che und'eli van o stan un'aotra Zenoa ge fan »

(IT)

« Tanti sono i genovesi, per il mondo così dispersi, che dove vanno e stanno un'altra Genova fanno »

(Rima dell'Anonimo Genovese, XIII sec.)
Targa bilingue in francese e monegasco, dialetto ligure diffuso nel Principato di Monaco

Oggi il ligure, considerato nell’insieme delle sue varianti, è parlato in quasi tutta la Liguria con l'esclusione dell'estremità orientale della regione, intorno alla città di Sarzana, dove i dialetti lunigiani assumono caratteristiche proprie. Varietà di transizione verso gli altri dialetti gallo-italici, ma ancora con nette caratteristiche liguri, sono quelle del cosiddetto Oltregiogo, il territorio che comprende i solchi vallivi al di sopra dello spartiacque alpino-appenninico, includendo anche aree amministrativamente legate ad altre regioni italiane: in provincia di Cuneo, l'alta val Tanaro con i centri di Briga Alta, Ormea e Garessio, mentre i caratteri piemontesi si accentuano nei dialetti della val Mongia (Viola e Pamparato) e di alcuni rami della val Bormida (Monesiglio); in provincia di Alessandria, l'Oltregiogo storico a sud di Ovada e Novi Ligure include i centri di Gavi, Arquata Scrivia e Serravalle Scrivia, la val Lemme e la val Borbera, che fecero parte della Repubblica di Genova o furono amministrati come feudi da famiglie genovesi; in provincia di Pavia, l'alta val Staffora; in provincia di Piacenza l'alta val Trebbia a sud di Bobbio e la val d'Aveto (ma anche in alta val Nure l'influenza ligure è piuttosto accentuata); in provincia di Parma l'alta val di Taro con Bedonia e parzialmente Borgo Val di Taro e parzialmente Bardi e l'alta val Ceno.

Una varietà ligure occidentale denominata monegasco viene tradizionalmente parlata nel Principato di Monaco dove, sebbene non sia lingua ufficiale (status riservato al solo francese, dal 1961)[3], viene però insegnata nelle scuole; in Francia, dialetti liguri di tipo alpino (roiasco e brigasco) si parlano in val Roia (ad esempio nei centri di Briga, Tenda, Saorge, Breil-sur-Roya), mentre a Mentone e a Roccabruna si parla il mentonasco, una varietà ligure con caratteri di transizione verso il nizzardo .Secondo molti studiosi ( Francesco Barberis e

Bernard Cerquiglini ) un tempo le parlate liguri, lungo la costa si spingevano molto più ad est includendo la stessa Nizza e giungendo fino al fiume Varo, tradizionale confine dell'Italia sin dai tempi di Augusto. Sembra che la provenzalizzazione del dialetto di Nizza ebbe inizio atra il XII e XIV secolo con l'inizio della pressione dei signori di Provenza sulla citta' e l'afflusso di provenzali in citta, durante le fasi di sottomissione della citta' agli angioni di Provenza. Tutt'oggi si riconoscono tratti liguri nel lessico, struttura e fonetica del dialetto nizzardo ( v. Giulia Petracco Sicardi e Werner Ferner, massimo studioso del dialetto ligure)

Circa 10.000 persone in Sardegna tra Carloforte e Calasetta (Provincia di Carbonia-Iglesias) parlano il dialetto Tabarchino formando un'isola linguistica ligure. Ciò è dovuto ad una migrazione di coloni genovesi, soprattutto di Pegli, che a partire dal 1541 si erano trasferiti nella piccolissima isola di Tabarka (Tunisia) su invito della famiglia genovese dei Lomellini (che aveva in concessione quel territorio) per praticarvi la pesca del corallo e il commercio in generale. La permanenza della regione perdurò fino a quando (1738), a causa delle angherie dei corsari barbareschi, dell'esaurimento progressivo dei banchi di corallo e, soprattutto, dell'incremento della popolazione (insostenibile per le minuscole dimensioni dell'isola), venne concordato con il Re Carlo Emanuele III il loro trasferimento nell'allora deserta isola di San Pietro in Sardegna, dove fondarono la città di Carloforte (in onore del Re) e, successivamente (1770), nella costa settentrionale della vicina isola di Sant'Antioco, la città di Calasetta.[4]

Un'altra isola linguistica genovese è Bonifacio in Corsica, quale conseguenza di un popolamento risalente al XII secolo (vedi lingua corsa).

Determinante fu il ruolo delle parlate liguri dell'Oltregiogo occidentale (alta val Bormida) nella formazione in epoca medievale dei cosiddetti dialetti gallo-italici di Basilicata (Potenza, Picerno, Tito, ecc.), e anche i cosiddetti dialetti gallo-italici (o altoitaliani) della Sicilia (Aidone, Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello ecc.) presentano una componente ligure, la cui esatta origine resta però da determinare.

Dialetti liguri importati nel XV secolo dalla zona di Oneglia furono parlati fino ai primi anni del Novecento in alcune località della Provenza orientale (Biot, Vallauris, Mons ed Escragnolles) e anche il ramo spagnolo della diaspora tabarchina, stanziato sull'isola di Nuova Tabarca presso Alicante, si estinse soltanto all'inizio del XX secolo. Più a lungo è sopravvissuta la comunità di parlata genovese installatasi a partire dai primi anni del Settecento a Gibilterra (ove gli ultimi parlanti scomparvero verso il 1980), che ha influenzato il dialetto composito attualmente parlato (il Llanito), mentre sono ancora vitali diverse comunità di parlanti in America Latina, soprattutto in Cile, Argentina e in Perù.

Il genovese esportato per motivi storico-politici in vari ambiti del Mediterraneo e dell'Atlantico ai tempi della Repubblica di Genova e durante l'Ottocento ha influenzato notevolmente la lingua corsa, il dialetto greco dell'isola di Chios, la lingua sassarese e altri idiomi; ha contribuito inoltre alla formazione di varietà miste, come il dialetto dell'isola di Capraia (a base còrsa) e quello di La Maddalena (vera e propria varietà di transizione corso-sardo-ligure), oltre a una varietà di cocoliche chiamata lengua giacumina che fu parlata a Buenos Aires e che lasciò tracce significative nel lessico del gergo lunfardo.[5]

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema delle parlate liguri è caratterizzato da una profonda crisi dell'uso: molte delle sue varianti, in particolare quelle urbane, stanno cadendo in disuso, a causa dei mancati processi di trasmissione generazionale che riguardano in Italia anche diverse altre lingue prive di prerogative istituzionali. Varie sono dunque le cause che hanno portato ad un calo dell'uso, riferibili a processi comuni alle diverse regioni italiane, soprattutto settentrionali: l'abbandono dei dialetti liguri da parte dei parlanti obbedisce infatti a una logica che permea la storia linguistica italiana a partire dall'Unità d'Italia[6].

I dati ISTAT per il 2006 (pubblicati nel 2007) relativi agli usi linguistici tradizionali[7] parlano per la Liguria di un 68,5% della popolazione che parla preferibilmente italiano in famiglia, contro un 8,3% che preferisce il "dialetto" (quindi non solo il tipo ligure, ma anche varietà risalenti alla terra d'origine di immigrati da altre regioni), mentre un 17,6% alterna i due codici e un 5,2% (verosimilmente immigrati stranieri per la gran parte) utilizza un altro codice ancora; con gli amici, i cittadini della regione si esprimono in italiano per il 70%, in "dialetto" per il 6%, alternano i due codici per il 19,6% e usano un'altra lingua per il 2,5%; con estranei si preferisce l'italiano per l'87,1%, il "dialetto" per il 2,5%, l'alternanza dei due codici per l'8,7% e un altro idioma per l'1,1%. Questi dati lasciano supporre che la percentuale di locutori attivi sia alta soprattutto tra la popolazione nata prima del boom economico del Novecento anni cinquanta, sessanta e settanta) e che scenda rapidamente fino a toccare lo zero tra le nuove generazioni; la distribuzione geografica vede inoltre una maggiore tenuta nelle aree rurali e rivierasche rispetto ai centri urbani principali.

Storia linguistica interna[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista storico, il ligure rappresenta l'evoluzione locale del latino volgare, caratterizzata come si è visto dall'emergere, insieme a fenomeni comuni con le parlate dell'Italia settentrionali, di caratteri nettamente peculiari o di raccordo con l'area italiana centro-meridionale.

Tra i caratteri settentrionali, non ugualmente condivisi da tutte le parlate liguri, si segnalano ad esempio:

  • l'evoluzione in [y] di Ū latino (PLŪS > ['ʧy]) e in [ø] di Ŏ latino (NŎVU(M) > ['nø:vu]);
  • l'evoluzione di -CT- secondo un modello che viene dubitativamente riferito a influsso celtico (FACTU(M) > genovese del sec. XIV fàito e dialetti arcaici ['fajtu] > genovese moderno 'fɛ:tu);
  • la palatizzazione di CL- e GL- in [ʧ]), [ʤ] (es. CLAMARE > [ʧa'ma:] ‘chiamare’, GLANDE(M) > ['ʤaŋda] 'ghianda');
  • la lenizione delle consonanti sorde, che può raggiungere la completa sparizione (LŎCU > ['lø:gu] ‘luogo’, CEPULLA > [se'ula] > [si'ɔwla] ‘cipolla’, DIGITU(M) > ['di:u], ecc.);

Tra i caratteri di raccordo con l'area centro-meridionale:

  • la conservazione delle vocali atone e finali tranne dopo -[n] e -[l], -[r] (ad esempio in ['gatu] ‘gatto’, contro il settentrionale ['gat], [me'nestra] contro ['mnɛstra], ma ['kaŋ] per 'cane');
  • la palatizzazione spinta fino all'affricazione/spirantizzazione di PL-, BL- e FL- quale si ritrova anche nei dialetti italiani meridionali (PLANTA > ['ʧaŋta] ‘pianta’, BLASPHEMIA > [ʤa'stema] ‘bestemmia’, FLORE > ['ʃu:(a)]);
  • la maggior parte delle caratteristiche morfologiche e sintattiche.

Tra le altre caratteristiche specifiche o che connotano comunque in maniera unitaria le varietà liguri:

  • Il passaggio da -L- a [r] (che copre un'area peraltro assai vasta dalla Provenza all'Italia settentrionale) e l'indebolimento di [r] in [ɹ], che nei dialetti più evoluti, compreso il genovese, arriva fino alla caduta: CARU > ['kaɹu] > ['ka:u] ('caro'), [maɹa'veʤa] > [ma: 'veʤa] ('meraviglia'), ['ʧɛɹu] > ['ʧɛ:u] ('chiaro'), ecc. Questo fatto tra gli altri ha avuto conseguenze notevoli nella struttura delle parole: ad esempio FARINA è passato a [fa'ɹiŋna] e da qui a [fa'iŋa], con successiva ritrazione dell'accento in ['fajna] e chiusura del dittongo nel genovese moderno ['fɛŋa]; PATRE ha dato in genovese medievale l'esito ['pajɹe], conservato nei dialetti arcaici, in seguito al quale, dopo lo sviluppo di un'appendice semivocalica alla consonante labiale (['pwajɹe]) e alla chiusura del dittongo si è arrivati al genovese moderno ['pwɛ:] attraverso le fasi ['pwɛ:ɹe], ['pwɛ:ɹe]: sempre in genovese, tra le conseguenze di questi fenomeni di ristrutturazione fonetica, la quantità vocalica ha assunto valore fonologico, sia che si tratti di vocali toniche che atone: si distingue pertanto, ad esempio, tra [ka: 'seta] 'calza', con vocale atona lunga, e [ka'seta] 'mestolo' con vocale breve.

Il lessico ligure è per la stragrande maggioranza di derivazione latina, con rari affioramenti di sostrato (ad es. la voce ligure occidentale barma ‘grotta’) ed elementi di superstrato germanico per lo più comuni all’area italiana settentrionale. I caratteri della latinità rimandano di volta in volta all’Italia settentrionale o a quella centro-meridionale, per la presenza di forme estranee alla tipologia dialettale galloitalica (ad esempio il tipo ['nevu] ‘nipote’, le forme ['frɛ:] ‘fratello’ e ['sø:] ‘sorella’, ecc.). Durante i secoli, a causa dell'espansione marittima di Genova e dei traffici commerciali, i dialetti liguri si sono arricchiti di numerosi elementi lessicali di varia provenienza araba (es. [ka'malu] ‘facchino’), greca ([maŋ'dilu] ‘fazzoletto’), spagnola, inglesi, francesi ecc.

Per la grafia tradizionale e i problemi connessi si rimanda alla voce ortografia ligure.

Divisioni dialettali[modifica | modifica wikitesto]

I dialetti liguri rappresentano un gruppo sostanzialmente unitario nel quale le forze centrifughe date dal frazionamento territoriale sono state controbilanciate, tra l'altro, dall'influsso politico e culturale di Genova su gran parte del restante territorio: se questo fatto ha marginalizzato da un lato i dialetti più eccentrici, come quelli arcaici delle Alpi Marittime (dialetto brigasco) o delle Cinque Terre, in alcuni casi si è verificata la conservazione nelle parlate provinciali di caratteristiche un tempo comuni al genovese urbano: ad esempio, la [ɹ] palatale caduta nella variante illustre a partire dal sec. XVIII è ancora saldamente presente in molte varietà della Riviera di Ponente, e i suoni [ts] e [dz ] del genovese medievale si mantengono ancora in alcune aree montane. Al di là dell'influenza genovese, alcuni elementi di differenziazione interna sono comunque antichi: si distingue così l'esito di -CL- latino nell'area orientale gravitante sulla Spezia (che ha ['speʧo]) dal tipo genovese (['spe:ʤu]), diffuso fino a Taggia verso ovest e da quello occidentale estremo che è ['speʎu]; al contrario, l'esito del nesso latino -LI- è [ʤ] in un'area che va dai confini orientali fino alla zona di Finale Ligure (che ne è esclusa) (FAMILIA > [fa'miʤa]), mentre più a ovest si ha [ʎ] ([fa'miʎa]); tra i fenomeni di tipo "galloitalico", inoltre, la velarizzazione di -N- e il passaggio di Ē latina ad [ej] sono estesi solo nella zona più direttamente influenzata da Genova, con LANA > ['laŋa] ('lana') e BIBERE > ['bejve] ('bere'), che vanno da Noli a Levanto. Sulla base di queste e di altre differenziazioni è ormai invalso l'uso di classificare i dialetti liguri secondo lo schema seguente:

  • ligure orientale, dai confini orientali fino a Punta Mesco sulla costa (con l'area particolarmente conservativa delle Cinque Terre ove la parlata è peculiare in quanto presenta influenze sia spezzine che genovesi), e fino a Sesta Godano; la Val di Vara mostra concordanze con il lunigianese, sempre maggiori procedendo verso sud-est, parimenti la percorrenza lungo l'asse nord-ovest trova progressivamente sempre più influenze genovesi: è proprio Sesta Godano a decretare un netto spartiacque linguistico tra le due varietà fonetico-lessicali.
  • ligure genovese, da Punta Mesco a Capo Noli, col corrispondente entroterra al di sotto dello spartiacque appenninico e appendici in valle Scrivia (la varietà più diffusa e parlata, riconosciuta come genovese "illustre");
  • ligure centro-occidentale, da Finale Ligure a Taggia;
  • ligure occidentale (compreso l'intemelio), da Taggia a Monaco (monegasco);
  • ligure alpino (o roiasco), nelle zone montane a nord della fascia occidentale, con caratteri conservativi; il dialetto brigasco di Realdo, Verdeggia e Briga Alta e quello di Olivetta San Michele appartengono a questa sottovarietà, e la loro attribuzione al tipo occitano è legata strumentalmente all'accesso ai fondi della legge 482 in materia di minoranze linguistiche storiche;
  • ligure dell'Oltregiogo al di sopra dello spartiacque, con caratteri di transizione verso il piemontese (Oltregiogo occidentale, corrispondente alla val Bormida e alla zona tra Sassello e Ovada), il lombardo (Oltregiogo centrale, con centro a Novi Ligure) e l'emiliano (Oltregiogo centrale con la val Staffora e Oltregiogo orientale, dalla val Trebbia alla val di Taro);
  • Non costituisce un gruppo a sé il ligure coloniale, definizione convenzionale sotto la quale si raggruppano come si è visto il tabarchino, sostanzialmente aderente al genovese rustico, e il bonifacino, che rappresenta un'autonoma evoluzione dei dialetti liguri orientali degli originari coloni, con influssi del genovese urbano.

All'interno di questi raggruppamenti vigono differenziazioni anche sostanziali, ma in linea di massima le parlate liguri rimangono nettamente riconoscibili nel loro insieme e risultano caratterizzati da una forte unitarietà lessicale, che ne favorisce l'intercomprensione; il gruppo genovese è comunque il più compatto, anche se le differenze areali (ad esempio tra l'area del Tigullio e la varietà urbana o il dialetto savonese) e di ordine sociolinguistico (varianti rustiche, popolari, della borghesia urbana, ecc.) hanno una loro importanza.

Storia linguistica esterna[modifica | modifica wikitesto]

Accanto all'originale evoluzione linguistica, che denuncia l'alternarsi nel periodo di formazione di fasi di apertura verso il settentrione a momenti di maggiore orientamento verso sud (coincidenti probabilmente con la fase della resistenza bizantina all'espansione longobarda tra il VI e il VII secolo), un aspetto costitutivo della personalità attuale della lingua ligure è dato dalle conseguenze della precoce espansione politico-commerciale di Genova nell'Oltremare: più ancora che Venezia, interessata al controllo di un settore significativo del proprio retroterra, Genova, unificato lo stato regionale lungo l'arco rivierasco e oltre, si dimostrò poco attratta dai modelli culturali e linguistici del settentrione, al punto che l'alterità etnica rispetto ai "Lombardi" è un luogo comune costantemente rappresentato nella letteratura medievale.

Come si è visto, le dinamiche dell'espansione mediterranea introdussero precocemente, nel genovese e nelle parlate liguri, una serie di elementi lessicali di varia provenienza che contribuirono in maniera decisiva allo sviluppo di una personalità linguistica autonoma rispetto al retroterra: al contempo, il diretto raccordo con la Toscana eludeva la partecipazione dell'area ligure ai modelli di koinè italiana settentrionale, isolando Genova e le Riviere anche dai più recenti processi evolutivi in ambito galloitalico: "lingua del mare" quanto poche altre, il genovese ha lasciato inoltre una quantità notevole di prestiti non soltanto nelle lingue con le quali ha avuto più lunghi e durevoli contatti, come il corso, ma anche in diversi idiomi orientali, in spagnolo, in francese e naturalmente nell'italiano, che dal genovese ha mutuato una parte importante del proprio lessico marinaresco (parole come scoglio, cavo, gassa, bolentino, tra le altre, sono di derivazione ligure).

Va considerato, inoltre, che il genovese godette in epoca medievale e moderna di un notevole prestigio come lingua commerciale, diffusa poi a lungo nei grandi porti del Mediterraneo orientale e occidentale e lungo le coste americane dell'Atlantico: non solo le colonie commerciali genovesi, da Pera presso Costantinopoli a Caffa in Crimea assistettero a questa espansione linguistica (puntualmente rintracciabile nei documenti), ma ancora in pieno Ottocento il genovese ebbe un ruolo preminente nei contatti commerciali tra operatori locali ed europei ad esempio a Tunisi, e fu lingua tecnica della navigazione fluviale lungo il Rio de la Plata in Argentina. Questa diffusione ebbe come riflesso interno una crescita del genovese come lingua scritta a partire dalla fine del XIII secolo.

Atti ufficiali redatti in volgare genovese appaiono con sempre maggiore frequenza fra il Trecento e il Quattrocento, e solo a partire dalla metà del Cinquecento si può parlare di una generalizzata sostituzione dell'italiano negli usi scritti (ove peraltro a prevalere fu sempre il latino). In questo modo il genovese finì per rappresentare un elemento caratterizzante nella rappresentazione retorica della "diversità" genovese, denunciata da Dante nella Divina Commedia ma assunta dalla classe dirigente locale come punto di forza della propria prassi politica: le peculiarità istituzionali della Repubblica, soprattutto a partire dal 1528, furono associate strettamente all'utilizzo di una lingua che gli umanisti italiani, come il Varchi, definirono "barbara" e "da tutte l'altre diversa", ma che proprio per questo gli intellettuali locali, come Paolo Foglietta non cessarono di promuovere come espressione originale di un senso di autonoma appartenenza.

Il rapporto lingua-identità divenne particolarmente vistoso tra il XVII e il XIX secolo, prima in polemica con l'italiano fiorentino e lo spagnolo, lingue "forestiere" rifiutate da una parte dell'aristocrazia locale, poi come elemento di coesione interclassista ai tempi della guerra di liberazione dall'occupazione austro-piemontese del 1745-1748.

Se a differenza dei vicini stati sabaudi l'italiano, per quanto piuttosto diffuso (e non soltanto nei ceti intellettuali), non ebbe mai prerogative di ufficialità durante l'Ancien régime, con l'occupazione piemontese (1815) il suo uso pubblico incise profondamente il prestigio del genovese, sempre più relegato al rango di linguaggio tecnico della navigazione e del commercio, oltre che, ovviamente, come linguaggio parlato: la reazione autonomista sviluppatasi soprattutto prima della proclamazione del Regno d'Italia (1861) si servì comunque del genovese in funzione anti-monarchica, e tracce significative di questo atteggiamento, che confermava il nesso imprescindibile tra identità linguistica e senso di appartenenza, si ritroveranno nella prassi di scrittori attivi fino ai primi decenni del Novecento. A partire da allora, il regresso del genovese e delle parlate liguri segue modalità analoghe a quelle che contraddistinguono il progressivo calo di prestigio delle diverse parlate regionali in Italia.

La legislazione regionale in materia linguistica è tra le più arretrate in Italia e le attività di promozione e valorizzazione del patrimonio linguistico restano allo stato attuale affidate essenzialmente a iniziative di volontariato non sempre sostenute da un’opportuna preparazione scientifico-culturale.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Quella in genovese presenta caratteri insoliti nel quadro delle letterature regionali italiane: è dotata anzitutto di una propria continuità storica e contenutistica, verificabile a partire dai testi delle origini, e si distingue per il deciso prevalere di temi che esulano da quelli che si considerano tipici dell'espressione “dialettale”.

Il primo testo, risalente al 1190, è il contrasto bilingue di un trovatore provenzale, Raimbaut de Vaqueiras, nel quale una dama genovese risponde per le rime a un corteggiatore occitano. Questo esperimento letterario isolato, tra i primi a prevedere l'uso di un volgare di area italiana, spicca tra i documenti di carattere notarile anticipando solo dal punto di vista linguistico i successivi frammenti epico-lirici e la complessa opera poetica dell'Anonimo Genovese (contenuta nel Codice Molfino), che tra la fine del Duecento e i primi del Trecento sviluppa nelle sue Rime temi di carattere religioso e morale, ma soprattutto l'esaltazione patriottica delle vittorie navali sui Veneziani: è l'iniziatore di un robusto filone di poesia civile che continuerà nei secoli successivi accanto alla produzione lirica, orientata in un primo tempo su contenuti religiosi (le Laudi di tradizione tosco-umbra, primo embrione del teatro in volgare).

Il Trecento tuttavia vede soprattutto una notevole fioritura di testi in prosa (prevalentemente anonimi, ma anche di autori come Gerolamo da Bavari o Antonio de Regibus), opere originali o tradotte dal latino, dal francese, dal toscano e dal catalano con le quali Genova si propone quale centro di ricezione e di trasmissione per un tipo di letteratura moraleggiante, a carattere narrativo, cronachistico e dottrinale, che tocca i suoi vertici nella Passion de lo Segnor Gexù Christe e in alcune raccolte di vite di santi e leggende mariane (Miràcori de la biâ Verzem). Questo filone continua nel Quattrocento arricchendosi di contenuti escatologici nella Istòria de lo complimento de lo mondo e avegnimento de Antechriste, ma intanto l'uso del genovese come lingua cancelleresca implica la trascrizione di orazioni politiche e altre prose civili. La poesia in volgare stigmatizza in quell'epoca le discordie intestine, ma celebra anche, con Andreolo Giustiniani, le più recenti vittorie d'oltremare.

Nel corso del Cinquecento la lirica religiosa cede progressivamente il passo a quella di carattere amoroso, condotta tra gli altri da Paolo Foglietta e Barnaba Cigala Casero sui registri sostenuti del petrarchismo. Con Foglietta in particolare riprende vigore la poesia civilmente impegnata che riflette il complesso dibattito istituzionale interno della Repubblica: nasce in quell'epoca anche un teatro plurilingue, destinato a grande fortuna nel secolo successivo grazie all'opera di Anton Giulio Brignole Sale, in cui i personaggi che si esprimono in genovese rappresentano dietro metafora le problematiche politiche che si agitano in quel periodo. Gian Giacomo Cavalli è l'autore più rappresentativo del concettismo barocco della prima metà del Seicento e il poeta che più di ogni altro sviluppa, con la sua lirica amorosa e i poemetti encomiastici e patriottici raccolti nella Çìttara zeneize (1636) una lingua letteraria nettamente distinta dalla parlata popolare fatta propria tra gli altri, nello stesso periodo, da Giuliano Rossi.

Dopo la crisi di metà Seicento l'espressione in genovese riprende vigore su temi politico-patriottici, prima con le opere di Carlo Andrea Castagnola e Gio. Agostino Pollinari che celebrano la resistenza genovese al bombardamento francese del 1684, poi con la fioritura intorno al 1745-1748 di un'ampia produzione epica dedicata alla guerra di liberazione dall'occupazione austro-piemontese (la cosiddetta guerra di Balilla) e alle ultime vittorie sui corsari barbareschi: a opere anonime come la Libeaçion de Zena e il Trionfo dro pòpolo zeneize si associa in particolare la multiforme attività poetica e teatrale di Stefano de Franchi, autore aristocratico che apre tuttavia al gusto popolaresco nelle sue traduzioni da Molière (Comedie transportæ da ro françeize in lengua zeneize) e nelle poesie originali di contenuto lirico e patriottico. Questa vena sarà continuata con accenti diversi durante la breve stagione della poesia rivoluzionaria legata all'instaurazione (1797) del regime filofrancese.

L'Ottocento si apre all'insegna dello scoramento per l'annessione forzata alla monarchia sabauda, che genera da un lato il disimpegno, risolto in chiave introspettiva e moraleggiante, di Martin Piaggio (Esòpo zeneise), dall'altro la reazione patriottica e liberal-repubblicana di autori come Giovanni Casaccia, Giovanni Battista Vigo e soprattutto Luigi Michele Pedevilla, che col poema epico A Colombìade si inserisce a pieno titolo nel clima delle rinascenze culturali delle lingue minoritarie europee. Riprende vigore nell'Ottocento anche la produzione in prosa: sia la narrativa, per lo più legata alle appendici di giornali in genovese come O Balilla e "O Staffî, dove compaiono le opere di Edoardo M. Chiozza e il romanzo anonimo di ambientazione americana Ginn-a de Sanpedænn-a; sia il teatro, che vede in Nicolò Bacigalupo il primo autore in genovese di gusto schiettamente dialettale.

Ai primi del Novecento, mentre cresce la scrittura in alcune varietà dialettali periferiche (spezzino, ventimigliese, alassino), Angelico Federico Gazzo con la traduzione integrale della Divina Commedia si inserisce, rinnovandolo, al seguito del filone regionalista ottocentesco; dopo gli aggiornamenti tentati da Carlo Malinverni, il clima poetico del Novecento è dominato però dalla figura di Edoardo Firpo, autore attento al recupero della tradizione classica ma aperto al decadentismo e al rinnovato gusto della poesia dialettale italiana contemporanea. Nello stesso periodo si distingue anche il poeta savonese Giuseppe Cava.

Nel secondo dopoguerra la poesia in genovese e nelle varietà liguri cresce per qualità e quantità con autori come l'imperiese Cesare Vivaldi, i ventimigliesi Renzo Villa e Andrea Capano, il lericino Paolo Bertolani, e soprattutto i genovesi, da Alfredo Gismondi e Aldo Acquarone, a Plinio Guidoni (anche drammaturgo), Roberto Giannoni, Luigi Anselmi, Vito Elio Petrucci, Silvio Opisso, Giuliano Balestreri, Sergio Sileri, Sandro Patrone, Angelo de Ferrari, Daniele Caviglia, Alessandro Guasoni, Enrica Arvigo, Anselmo Roveda e numerosi altri, non sempre meritevoli di menzione per l'eccellenza artistica, ma comunque rappresentativi dell'interesse che circonda nella fase attuale l'uso letterario del genovese. Una certa sclerosi riguarda negli ultimi tempi il teatro, legato ai modelli farseschi imposti dall'attore Gilberto Govi, mentre la canzone d'autore ha toccato punte di eccellenza con Fabrizio De André; recenti sono i tentativi di rinascita della prosa giornalistica e la ricerca di altri ambiti espressivi, come la prosa scientifica e divulgativa.

Confronto tra il ligure (varietà genovese) e altre lingue neolatine[modifica | modifica wikitesto]

Si propone nelle tabelle che seguono un confronto tra il tipo ligure e le principali lingue neolatine e una panoramica lessicale dei vari dialetti liguri, utile a fare risaltare l’unità e la varietà all’interno dell’area.[8]

Ligure Italiano Piemontese Francese Spagnolo Portoghese Catalano Sardo Corso
primmaveia [prima'veja] primavera prima printemps primavera primavera primavera beranu veranu/primavera
doménega [du'menega] domenica Dumìnica dimanche domingo domingo diumenge domìniga dumènica
zennâ [ze'na:] gennaio Genè janvier enero janeiro gener ghennàrgiu ghjennaghju
eutto ['øtu] otto eut huit ocho oito vuit oto ottu
òmmo ['ɔmu] uomo òm homme hombre homem home òmine omu
ascordâse [askur'da:se] dimenticare smentiè oublier olvidar esquecer oblidar ismentigare scurdassi
cösa ['kɔ:sa] cosa afè chose cosa coisa cosa cosa cosa
nïo ['ni:u] nido ni nid nido ninho niu niu nidu
teito ['tejtu] tetto coercc toit techo tecto sostre teulado tettu
freido ['frejdu] freddo frèid froid frio frio fred fritu fretu
ceuve ['ʧø:ve] piovere pieuve pleuvoir llover chover ploure pròere piove
graçie ['grasje] grazie mersì merci gracias obrigado gràcies gràtzias grazie
gexa ['ʤe:ʒa] chiesa gesia église iglesia igreja església crèsia ghjesgia
rosso ['rusu] rosso ross rouge rojo vermelho vermell/roig ruju rossu
giäno ['ʤa:nu] giallo giàun jaune amarillo amarelo groc grogu giallu
gianco ['ʤaŋku] bianco bianch blanc blanco branco blanc biancu/arbu biancu
sciô ['ʃu:] fiore fior fleur flor flor flor frore fiore
fænn.a ['fɛŋa] farina farin-a farine harina farinha farina farina/arina farina
moæ ['mwɛ:] madre mare mère madre mãe mare mama mamma/madre
lalla ['lala] zia magna tante tía tia tia tziu zìa

Confronto tra diverse varietà liguri[modifica | modifica wikitesto]

Genova-Stemma.png Genova Savona-Stemma.png Savona Albenga-Stemma.png Albenga Ventimiglia-Stemma.png Ventimiglia La Spezia-Stemma2.png La Spezia Novi Ligure-Stemma.png Novi Ligure Italia Italiano
['ʤaŋku] ['ʤaŋku] ['ʤaŋku] ['ʤaŋku] ['ʤaŋko] ['bjaŋku] bianco
[ku'niʤu] [ku'niʤu] [ku'niʤu] [ku'niʎu] [ko'niʤo] [ku'ni] coniglio
[fa'miʤa] [fa'miʤa] [fa'mi:a] [fa'miʎa] [fa'miʤa] [fa'mi:a] famiglia
['spe:ʤu] ['spe:ʤu] ['spe: ʤu] ['speʎu] ['speʧo] ['spe:ʤu] specchio
['tɔ:a] ['tɔ:a] ['tɔɹa] ['tɔwɹa] ['tɔ:a] ['tɔra] tavolo
['ʧy:] ['ʧy:] ['ʧy:] ['ʧy:] ['ʧy:] ['py] più
['ʃama] ['ʃama] ['ʃama] ['ʃama] - - fiamma
[bruŋ'ziŋ] [bruŋ'ziŋ] [bruŋ'ziŋ] - [broŋ'ziŋ] [bruŋ'zejŋ] rubinetto
[skɔ: 'sa:] [skɔ: 'sa:] [sku'sa] [skaw'sa] [sko'sa] [skusa'rejŋ] grembiule
['briku] ['briku] ['briku] ['briku] ['briko] ['briku] monte
[maŋ'dilu] [maŋ'dilu] [maŋ'dilu] [maŋ'driʎu] [maŋ'dilo] [maŋ'dilu] fazzoletto
['zia:rdwa] ['zia:rdwa] [zga'vadwa] [zga'vawduɹa] [brilo'e:a] ['ʤɔrdura] trottola
[se'truŋ] [se'truŋ] [purtu'galu] [purte'galu] [se'trɔŋ] [si'trɔŋ] arancia
[baŋ'ka:] [baŋ'ka:] [baŋka'ɹa] [baŋka'ɹa] [baŋka'a] [baŋka'ɹɔ] falegname
[mi'a:ʤa] [mi'aʤa] [my'ɹaja] [my'ɹaʎa] [mi'a:ʤa] [my'rɔja] muro
['fɛŋa] [fa'iŋa] ['faɹina] ['faɹina] [fa'ina] [fa'rejŋna] farina
['lyŋa] ['lyŋa] ['lyna] ['lyna] ['lyna] ['løjŋna] luna
['bejve] ['bɛjve] ['be:ve] ['beve] ['beve] ['bajve] bere
['mejze] ['mɛjze] ['me:ze] ['meze] ['meze] ['majze] mese
['maska] ['maska] ['maska] ['maska] ['maska] ['maska] guancia
[kreʃeŋ'tiŋ] [kreʃeŋ'tiŋ] [kreʃeŋ'tiŋ] [saŋ'ʤytu] [kreseŋ'tiŋ] [kreseŋ'tɛiŋ] singhiozzo

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Parole[modifica | modifica wikitesto]

Italiano Genovese Corso Gallurese Sassarese Toscano
la terra a tæra a terra/a tarra la tarra la terra la terra
il cielo u çê u celu lu celi lu zelu/celu i'cèlo
l'acqua l'ægua l'acqua l'ea l'eba l'acca
il fuoco o feugo u focu lu focu lu fogu i'fòho
l'uomo l'ommu l'omu l'omu l'ommu l'òmo
la donna a donna a donna la fèmina la fémmina la donna
mangiare mangiâ manghjà/magnà manghjà/magnà magnà mangià/desinà
bere beive beie/bia bé/bève'
grande grande maiò/grande/grandi/magnu mannu/grendi/grandi mannu/grandi grande
piccolo piccin chjucu/pìcculu/minò minori/picculu minori pìcciolo
il burro u bitiru u butiru lu buttirru lu buttiru/lu burru i'burro
il mare u mâ u mare/u mari lu mari lu mari i'mare
il giorno u giurnu u ghjornu la dí la dì la giornaha
il fiore a sciû u fiore/u fiori lu fiori lu fiori i'fiore
la scimmia a scimia a scimia la municca la muninca/scìmmia la cìmmia
la macchia a maccia a tacca/a màcula/a machja la tacca la mancia la 'hiòsa
la testa a testa u capu/a testa lu capu lu cabbu i'capo/ceppióne
la finestra u barcun u purtellu/u purteddu lu balconi/lu pulteddu lu balchoni la finestra
il tavolo a toua a tàvula/a tola la banca la banca/la mesa i'tàolo
il piatto u tundu u piattu lu piattu lu piattu i'piatto
lo stagno u stagnu u stagnu lu stagnu lu stagnu i'bózzo
il lago u lagu u lagu/u lavu lu lagu lu lagu i'lago
un arancio u çetrùn un aranciu un aranciu un aranzu/aranciu un arancio
la scarpa a scarpa u scarpu lu calzari/lu scalpu la botta la scarpa
la zanzara a sinsâa a zinzala la zínzula la zinzura/tintula la zanzara
la luce a lüxe a luce/a luci la luci la luzi/la lugi la luce
un'unghia un'ungia un unghja un'unghja/un'ugna un'ugna un'unghia
la lepre a levre a levra/a lèvura lu lèpparu lu lèparu la lepre
la volpe a vurpe a volpe lu maccioni lu mazzoni/lu maccioni la górpe
il ghiaccio a giassa u ghjacciu lu ghjacciu lu ghiacciu i'diaccio
il cioccolato a ciculata a cicculata lu cioccolatu lu ciocculatu i'cioccolaho
l'aereo l'aéreu l'aviò l'aereu /l'apparecchju l'aereu l'aèrio/eliòttero
la valle a valle a valle/a vaddi la vaddi la baddi/la vaddi la valle
il monte u munte u monte/u monti lu monti lu monti i'monte
il fiume u sciümme u fiume lu riu lu riu i'fiume
la strada u carrugiu a stretta/u carrughju la strada/la carrera la carrera/lu caminu/la strada la strada
il bambino u figgeu u zitellu/u ziteddu lu steddu lu pizzinnu/piccinnu i'bimbo/citto/fìo
il neonato u ninnin u ciucciu/u cirùculu/u pargulettu/u piuppiunellu la criatura/lu stidducciu la criaddura/lu piccinneddu i'nini
la ferrovia a ferruvia a ferruvìa la ferruvia la ferruvia la ferroìa
il sindaco u scindegu u merre/u merru lu sìndacu lu sindagu i'sìndao
il Comune a Cà du Comun a merrìa/a casa cumuna la Cumuna/la Casa Cumunali la Cumuna/lu Cumuni i'comune
la stazione a staçiun a stazione/a stazioni la stazioni la stazzioni la stazione
l'auto a vetüa/ a macchina a vittura la vittura/la macchina la macchina/la vettura/l'automobile l'atumòbile
la pecora a pëgua a pècura la pècura la pégura la péggora

Numeri[modifica | modifica wikitesto]

1 un
2 doì/doe
3 trei/træ
4 quattro
5 çinque
6 sei
7 sette
8 eutto
9 neuve
10 dexe
11 onze
12 dozze
13 trezze
14 quattòrze
15 chinze
16 sezze
17 dïsette
18 dixeutto
19 dixineuve
20 vinti
21 vintiun
22 vintidoì/vintidoe
23 vintitrei
24 vintiquattro
25 vintiçinque
26 vintisei
27 vintisette
28 vinteutto
29 vintineuve
30 trenta
40 quaranta
50 çinquanta
60 sciuscianta
70 settanta
80 ottanta
90 novanta
100 çento
200 duxento
300 trexento
400 quattroçento
500 çinqueçento
600 seiçento
700 setteçento
800 euttoçento
900 neuveçento
1000 mille
2000 doamïa
1,000,000 un mion
1,000,000,000 un miliardo

Giorni della settimana[modifica | modifica wikitesto]

Italiano Genovese
Lunedì Lunesdì
Martedì Matesdì
Mercoledì Mâcordì
Giovedì Zeuggia
Venerdì Venardì
Sabato Sabbo
Domenica Domenega

Mesi[modifica | modifica wikitesto]

Italiano Genovese
Gennaio Zenâ
Febbraio Frevâ
Marzo Marso
Aprile Arvî
Maggio Mazzo
Giugno Zugno
Luglio Luggio
Agosto Agosto
Settembre Setenbre
Ottobre Òtôbre
Novembre Novenbre
Dicembre Dexenbre

I pasti[modifica | modifica wikitesto]

Italiano Genovese
Colazione Colaçion
Pranzo Disnâ/Dirnâ
Merenda Mënda/Maènda
Cena Çenn-a

Nomi delle città liguri e del basso Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

Nome italiano Nome ligure
Genova Zena
Savona Sann-a/Savonn-a
Imperia Imprea/Imperia
La Spezia Spèza/A Spèza
Albenga Arbénga
Sanremo Sanremü
Ventimiglia Vintimiggia/Ventemija
Sarzana Sarzànn-a
Chiavari Ciävai
Rapallo Rapallu
Busalla Bûsalla
Cairo Montenotte Cairi
Sestri Levante Séstri
Vado Ligure Voæ
Novi Ligure Nêuve
Ovada
Camogli Camuggi
Arenzano Rensèn

Citazioni celebri[modifica | modifica wikitesto]

  • Mi chì = io qui, risposta di un Doge, costretto dopo il bombardamento di Genova da parte dei Francesi (1684) a recarsi a Versailles a omaggiare il Re Sole, alla domanda su quale tra le molte meraviglie della reggia lo avesse colpito di più.
  • Che l'inse? = "Incomincio?" è la frase con cui nel 1746 un ragazzino di Portoria (al quale venne successivamente attribuito il soprannome di Balilla) diede avvio alla sassaiola contro gli austriaci, che portò alla ribellione culminata con la liberazione dagli invasori d'oltralpe.
  • Aiga ae corde! = "Acqua alle funi" è una frase che fu gridata in Piazza San Pietro, a Roma, in occasione dell'innalzamento dell'obelisco in mezzo alla piazza, nel 1585, da parte di un marinaio di Bordighera, il capitano Bresca, che evitò la rottura delle corde di sollevamento; fu premiato con l'esclusiva di fornire al Papa Sisto V le palme per la cerimonia della Domenica delle Palme.

Modi di dire[modifica | modifica wikitesto]

Una maglietta con la scritta "Io sono genovese" in lingua ligure
  • Son zeneise, riso ræo, strenzo i denti e parlo ciæo = Sono genovese, rido raramente, stringo i denti e parlo chiaramente.
  • Al bambino che si lamentava Gh'ò famme, facilmente la mamma rispondeva: Gràttite e zenogge e fatte e lasagne = "grattati le ginocchia e fatti le lasagne". D'altronde è noto anche ai bambini di ogni età che Chi no cianze, no tetta, ossia "chi non piange, non viene alimentato dalla mamma".
  • Pòscito ëse alughetòu = Possa tu essere riposto, allogato per un po': allughettâ è il frequentativo del verbo alugâ (in italiano riporre, allogare). Esistono alcune varianti: pòscito moî òrbo = "possa tu morire orbo"; pòscito ëse ammassòu! = "possa tu esser ammazzato".
  • Sciusciâ e sciorbî no se peu = "Soffiare e aspirare non si può". Non si può pretendere di fare una cosa e il suo contrario; occorre fare una scelta e sapersi accontentare.
  • L'é megio avei e braghe sguaræ 'nto cù che o cù sguaròu 'nte brâghe = "è meglio avere i pantaloni rotti nel culo, che il culo rotto nei pantaloni".
  • L'è cheito 'na bagascia in mà = "È caduta una prostituta in mare". Detto che si usa per indicare un evento totalmente inaspettato: le prostitute non potevano infatti per legge entrare in porto.

Scioglilingua[modifica | modifica wikitesto]

  • A-o meu neuo gh'é neue nâe neue: a ciù neua de neue nâe neue a n'eu anâ = "Al molo nuovo ci sono nove navi nuove e la più nuova, delle nove navi nuove, non vuole andare" (genovese).
  • Sò asæ se a sâ a sâ asæ pe saâ a sâsissa = "So assai se il sale sarà abbastanza per salare la salsiccia" (assæ in genovese vuol dire sia assai che abbastanza).(in realtà il senso di "Sò asæ" è un modo per dire "non lo so" in maniera assoluta e con un po' di menefreghismo)
  • A l'ôa o lô o lûa a-a lôa alôa a lôa a lûa a-o lô = "A l'ora il lupo ulula alla lupa allora la lupa ulula al lupo" (difficoltoso per l'alternanza dei suoni [u] ed [y]).
  • Gi àngei gh'àn gi euggi e gi oege e gi onge comme gi âtri? = "Gli angeli hanno occhi orecchie ed unghie come gli altri?" (ligure orientale).
  • Chi t'ê ti? Ti t'ìriti ti, ti m'ìriti mi ti t'ìriti lê = "E tu chi sei? Tu ti irriti, tu mi irriti, tu irriti lui" (ligure comune).

Altra versione è: * Ti t'ìriti ti, ti m'ìriti mi, ti l'ìriti lê, ti n'iriti tutti = "Tu ti irriti, tu mi irriti, tu irriti lui, tu ci irriti tutti" (ligure comune).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ La Carta Europea delle Lingue regionali o minoritarie è stata approvata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata.
  3. ^ Art. 8. - La langue française est la langue officielle de l'État., Costituzione di Monaco del 1962
  4. ^ Carloforte, isola di San Pietro, Sardegna
  5. ^ Per le varietà liguri esportate si veda la voce ligure coloniale.
  6. ^ Si veda in merito AA.VV. L'italiano nelle regioni. Lingua nazionale e identità regionali a cura di Francesco Bruni, UTET, Torino 1992, e soprattutto il saggio relativo alla Liguria di Alberto Beniscelli, Vittorio Coletti e Lorenzo Coveri.
  7. ^ http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070420_00/testointegrale.pdf
  8. ^ Gli esempi sono tratti da un fascicolo illustrativo, Per conoscere il genovese, Genova, Amministrazione Provinciale, 2000. Il sardo si riferisce alla variante della Limba Sarda Comuna

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Azaretti, L’evoluzione dei dialetti liguri esaminata attra¬verso la grammatica storica del ventimigliese, Sanremo, Casabianca 1977;
  • F. Bampi, Nuovo Dizionario Italiano Genovese Genova, Nuova Editrice Genovese 2008;
  • A. Beniscelli, V. Coletti e L. Coveri, Liguria, in L’italiano nelle regioni a c. di F. Bruni, Torino, Utet 1992, pp. 45-84, con un’appendice a c. di L. Coveri nel volume Testi e Documenti, Torino, Utet 1994, pp. 55-100;
  • P. Carli, Dizionario dialettale sanremasco-italiano, Sanremo, in proprio, 1973;
  • G. Casaccia, Vocabolario genovese-italiano, Genova, Pagano 1851 [ed. anastatica, Genova 1997];
  • G. Casaccia, Dizionario genovese-italiano, Genova, Schenone Genova 1876 (II ed.) [svariate edd. anastatiche];
  • C. Costa, Grammatica genovese, Rapallo, Tigullio-Bacherontius 1993;
  • W. Forner, Generative Phonologie des Dialekts von Genua, Hamburg, Buske 1975;
  • W. Forner, Italienisch: Areallinguistik I. Ligurien
  • F. Lena, Nuovo dizionario del dialetto spezzino, La Spezia, Accademia Lunigianese G. Capellini 1992;
  • C.Olivari, Zeneise Riso Ræo - Vocabolario Genovese-Italiano Italiano-Genovese, Genova, Libero di Scrivere 2006
  • E.G. Parodi, Studi liguri, Archivio Glottologico Italiano, XIV/XVI-1898/1905, pp. 1-110, 1-82, 105-161;
  • G.B. Pellegrini, Contributo allo studio dell'influsso arabo in Liguria, «Miscellanea Storica Ligure II», Genova 1961, pp. 17-95; F. Toso, Gli ispanismi nei dialetti liguri, Alessandria, Ed. dell’Orso 1993; P. Scarsi,
  • G. Petracco Sicardi, Prontuario etimologico ligure, Alessandria, Ed. dell’Orso 1998;
  • C. Randaccio, Archive.org Dell'idioma e della letteratura genovese; studio seguìto da un Vocabolario etimologico genovese, Roma, Forzani e C. Tipografi del Senato, 1894;
  • S. Ravera, Ti veu scrive in dialetto?, Savona, s.a. (ma 1985);
  • R. e A. Sguerso, Compendio di voci ed espressioni del dialetto savonese, Savona, A Campanassa 1985;
  • F. Toso, Grammatica del genovese, Recco, Le Mani 1997;
  • F. Toso, La letteratura ligure in genovese e nei dialetti locali. Profilo storico e antologia a cura di Fiorenzo Toso, Recco (GE), Le Mani 2009 (in 7 volumi);
  • F. Toso, Liguria, in M. Cortelazzo, C. Marcato, N. De Blasi, e G.P. Clivio
  • F. Toso, Storia linguistica della Liguria dalle origini al 1528, Recco, Le Mani 1995;
  • F. Toso, Un modello di plurilinguismo urbano rinascimentale. Presupposti ideologici e risvolti culturali delle polemiche linguistiche nella Genova cinquecentesca, in Città plurilingui.
  • F. Toso, Emigranti do rïe. Poeti in genovese del Novecento, «Rivista in forma di parole» (numero monografico), a. XIX (1999), serie IV,
  • I dialetti italiani. Storia struttura uso, Torino, UTET 2002, pp. 196-225

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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