Edoardo Firpo
Edoardo Firpo (Genova, 20 aprile 1889 – Genova, 10 febbraio 1957) è stato un poeta italiano.
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Biografia [modifica]
Edoardo Firpo è stato un poeta dialettale in lingua genovese e anche un pittore del Novecento.
Come altri artisti coevi - quali Luigi Navone, Adolfo Lucarini, Edoardo De Albertis ed Eugenio Baroni - non fu mai incline ad assoggettarsi al sistema e alle pressioni del periodo storico - il primo Novecento - in cui trovò ad operare. Per procurarsi di che vivere lavorò come accordatore di pianoforti; fu grande nella poesia, ma della sua opera rimangono anche disegni e pastelli. Ha avuto una famiglia numerosa. Fu una persona schiva, ricurva e ha vissuto sempre nella semplicità. Ha condotto una vita molto riservata.
Fu un convinto oppositore del fascismo. Una lapide con una sua poesia in memoria dei partigiani è posta sulla chiesa dedicata a Sant'Antonino e situata poco distante dal cimitero monumentale di Staglieno.
Arrestato dalle truppe tedesche nel marzo del 1945, venne condannato alla deportazione; un mese dopo venne tuttavia rilasciato; sul periodo trascorso nel carcere nazifascista scrisse poi un diario.
Bibliografia [modifica]
- O grillo cantadö, All'insegna della Tarasca, Genova, 1931 (con una tavola fuori testo di Luciano Lombardo)
- O fiore in to gotto, Emiliano degli Orfini, Genova, 1935, con introduzione di Eugenio Montale
- A vea scoverta de l'America, Genova, Libreria Internazionale Di Stefano, 1946
- Ciammo o martinpescòu, Edizioni Salvatore Sciascia, Caltanissetta, 1955
- O grillo cantadö e altre poesie, a c. di M.Boselli, E.Giuseppetti, Giovanni e Guido Sechi, trad. dal genovese di G.Sechi, Einaudi, Torino, 1960
- Çigae, edizioni Scheiwiller, Milano, 1968 (Poesie inedite o rare raccolte da V.E.Petrucci e Cesare Viazzi);
- Bäsigo, I Libretti di Malaria, Pisa, 1972 (con una tavola fuori testo di Luciano Lombardo);
- Tutta Zena ciù un caroggio, Il Melangolo, Genova, 1977 (che raccoglie, tra le poesie uscite su l'Unità, quelle più politiche e locali);
- Tutte le poesie, a cura di Bruno Cicchetti ed Eligio Imarisio, Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova, 1978;
- Diario, 2 voll., Consiglio Regionale della Liguria, Genova, s.d. (1979) (edizione integrale dei diari di Firpo dal 1918 al 1943 e di alcuni versi sparsi, a cura di Mario Boselli, Carlo Cormagi, Ettore Giuseppetti e Giovanni Sechi);
- Firpo racconta Genova, a cura di Michele Dolcino e Attilio Mangini, Edizioni Pirella, Genova, 1981;
- Poesie e Diari, Co.Edit.A.L. - Cooperativa Editoriale delle Autonomie Locali, Genova, 1982 (Audiolibro. Lina Volonghi, Sandro Bobbio ed Ettore Giuseppetti, leggono le poesie e brani di diario, con musiche di Musorgskij eseguite al pianoforte dal Maestro Tullio Macoggi);
- Edoardo Firpo doppo a vitta, immagini e liriche, a cura di G.Bruno, B.Cicchetti ed E.Imarisio, Ecig, Genova, 1988.
Su Firpo si veda:
- Pier Paolo Pasolini, in Passione e ideologia, Garzanti, Milano, 1960 (ora in Opere di Pier Paolo Pasolini, ivi, 1977)
- Giovanni Cattanei, in La Liguria e la poesia italiana del Novecento, Silva, Milano, 1966;
- Domenico Astengo, Il sentimento della natura nella poesia di Edoardo Firpo, in «Resine», 1972, n° 2;
L'opera [modifica]
L'ispirazione poetica di Firpo fu determinata prevalentemente dal paesaggio ligure. L'asprezza del dialetto genovese - che talvolta però Firpo italianizzò - non toglie musicalità alla sua poesia, ispirata, da una parte, a temi di genere decadentista-simbolista (A Lampara da U fiure intu gottu), e, dall'altra, riferiti a momenti significativi del suo vissuto (Boccadâze, dedicata al borgo marinaro di Boccadasse, dove una targa con il testo della poesia lo ricorda, e L'öchin, entrambe da Fiure in to gottu).
A parere di Eugenio Montale il tono tragico è assente dalla poesia di Firpo. Solo nell'ultima raccolta (del 1955) sono avvertibili toni cupi in riferimento all'angoscia dell'uomo davanti al mistero dei fenomeni naturali. In essi è possibile sentire una suggestione pascoliana, dove il mare, col veloce succedersi delle onde, può rappresentare il contenuto effimero della vita.
La poesia dei partigiani [modifica]
Fra le poesie di Firpo molto care ai genovesi, soprattutto a quelli residenti nelle delegazioni periferiche, è da ricordare la già citata poesia Sant'Antonino.
Questo componimento è - a detta dei critici - una sintesi di poetica limpida e pacata che non abbandona, anzi sottolinea il pensiero di coloro che aderirono al movimento partigiano opponendosi al fascismo:
| « Sant'Antonin.... sœnna cianin (suona pianino) / cianin...cianin (pianino pianino) / che nu s'addescian i Partigen (che non si sveglino i Partigiani) » |
Al pari di quelle di una madre in ansia, l'invocazione al santo - che assume qui il ruolo di guardiano dei caduti - sale alta e sincera:
| « Lascia che dorman comme son morti (Lascia che dormano come sono morti) / cuu sacrifiziu da zuentu (col sacrificio della gioventù) / che no s'accorzan (affinché non s'accorgano) / che za se tenta (che si tenta) / de seppellili (di seppellirli) / sott'a rumenta (sotto la spazzatura) » |
Fino a questo punto il tono è quasi quello di una ninna nanna; subito dopo però, con pacatezza ma anche risolutezza, se dovesse accadere che fosse mancato loro di rispetto:
| « Quand'arrivia (quando arriverà) / quellu mattin (quel mattino) / survia Staggen (sopra Staglieno) / ti cantiæ l'Innu (canterai l'Inno) / di Partigen (dei Partigiani) » |
Sant'Antonino è una frazione di Staglieno, dove sorge il cimitero monumentale più grande d'Italia, e dove riposano i partigiani caduti sulla terra genovese. È questo luogo, localizzato proprio sopra al cimitero di Staglieno (survia Staggen) che canterà l'Inno dei Partigiani.
Questo poemetto - al di là del valore poetico - è importante anche per comprendere come, soprattutto nelle delegazioni operaie di Genova, la vecchia matrice solidaristica (vedi Storia del movimento partigiano a Genova), unì atei e credenti, in una comune lotta contro la barbarie nazifascista; aiuta in definitiva a comprendere come il senso del sacro fu comune, anche se visto sotto ottiche diverse (un esempio che verrà restituito appieno da Bartolomeo Ferrari, don Berto, cappellano della divisione Mingo).
Riconoscimenti [modifica]
- Al suo nome è intitolato l'Istituto Tecnico per il Turismo di Genova.
Voci correlate [modifica]
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