Galleria Mazzini

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Galleria Mazzini fotografata da Alfred Noack prima del 1890 Galleria Mazzini fotografata da Alfred Noack prima del 1890
Galleria Mazzini fotografata da Alfred Noack prima del 1890
Galleria Mazzini nel 2012
Galleria Mazzini
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Genova
Codice postale I-16123
Caratteristiche
Intitolazione Trae il nome dal patriota genovese Giuseppe Mazzini.
Mappa
Mappa di localizzazione: Genova
Galleria Mazzini

Coordinate: 44°24′31.75″N 8°56′10.33″E / 44.408819°N 8.936203°E44.408819; 8.936203

La Galleria Giuseppe Mazzini è un camminamento coperto situato nel centro di Genova, in prossimità del Teatro Carlo Felice e di piazza De Ferrari.

Intitolata al patriota Giuseppe Mazzini, corre parallela a via Roma, assieme alla quale fu costruita tra il 1870 ed il 1880 sull'esempio dei famosi passages di Parigi e della milanese Galleria Vittorio Emanuele II, cui si ispirò. È uno degli esempi della cosiddetta architettura del ferro.

Meta dello struscio pomeridiano per una veloce pizza o un aperitivo, a marzo e aprile (periodo pasquale) e a dicembre (approssimativamente dal 7 al 24) è sede dal 1926 della Fiera del libro, creata dai vecchi bancarellisti Michele Amilcare Tolozzi, Giacomo Bertoni, Italo Muccini, Libera Traverso. Inoltre, ogni mercoledì e giovedì del mese, si svolge la Fiera dell'antiquariato.

Realizzazione e inaugurazione[modifica | modifica sorgente]

Le cupole vetrati facente parte della copertura di Galleria Mazzini
Mosaico di Galleria Mazzini

La Galleria fu costruita a seguito dell'apertura del secondo tratto di via Assarotti (arteria che viene realizzata in due tempi: un primo asse viario dal 1853 e un secondo successivamente, più a valle, corrispondente all'attuale via Roma).

Terminato il primo rettilineo di via Assarotti a monte della città negli anni 1850 - come attuazione del piano del Barabino del 1825 - lo si completava con una seconda via a valle di questa, che ne prolungava il rettifilo a valle, entrando nel cuore della città vecchia, terminando nella piazza San Domenico (nome mutato negli anni 1870 in De Ferrari, da Raffaele De Ferrari duca di Galliera).

Per eseguire questo secondo tratto di via Assarotti (attuale via Roma) si sbanca parte della collina di Piccapietra. Partendo dalle spalle del Teatro Carlo Felice (il Teatro dell'Opera, progettato da Carlo Barabino e terminato nel 1828), subito sul retro di questo si demolivano la chiesa e il convento di San Sebastiano, il conservatorio di San Giuseppe, l'oratorio di San Giacomo delle Fucine[1], quanto rimaneva del convento di San Domenico. I fratelli Bonino assunsero l'esecuzione dei lavori il 25 luglio 1871.

Presentano il progetto, divenuto definitivo nonostante i tentativi di deviare il percorso rettilineo onde salvare l'antica chiesa di San Sebastiano (la proposta di salvare il complesso monumentale con una deviazione curvilinea della strada era patrocinata dal gruppo di artisti, architetti e restauratori cui facevano parte Maurizio Dufour e Alfredo d'Andrade). Oltre ai conventi venne demolito anche un tratto dell'acquedotto civico medioevale che, correndo sul percorso delle Mura del Barbarossa, attraversava la salita di Santa Caterina[2].

Sul fronte posteriore dei palazzi di questo secondo tratto di via Assarotti-via Roma si previde una seconda fila di palazzi con inframmezzata una galleria di passaggio con una copertura vetrata. Con regio decreto del 26 luglio 1874 si proclamano di pubblica utilità questi secondi lavori che portano all'apertura della Galleria Mazzini. Quanto all'intitolazione la si imponeva superando le contestazioni contrarie al nome dell'esule da parte del partito cattolico.

I lavori per la Galleria Mazzini iniziavano dunque il 26 luglio 1874 per terminare nel 1876 con la posa degli arredi di bronzo. Di questi ultimi, sono in alto sotto la cupola vetrata i quattro Giano (Giano Bifronte, divinità antico romana simbolo di Genova) angolari di bronzo dorato, e sotto a questi i quattro lampadari in bronzo con lo stemma di Genova. Tutti questi bronzi erano stati fatti fondere a Berlino.

Galleria Mazzini fra Ottocento e Novecento[modifica | modifica sorgente]

La Genova del tempo visse l'inaugurazione come un grande avvenimento grazie alle vetrate scintillanti, ai lampadari in bronzo e alle grandi cupole in vetro attraverso le quali la galleria è naturalmente illuminata. All'epoca era considerata troppo lussuosa. La Galleria Mazzini diventa luogo di ritrovo di intellettuali e personalità illustri nell'Ottocento, con i suoi locali.

La ripavimentazione[modifica | modifica sorgente]

All'inizio degli anni 1990, in occasione del rinnovo degli edifici e degli angoli principali della città per le "Colombiadi" del 1992, è stato rifatto il selciato della Galleria Mazzini, togliendo le originarie lastre di pietra degli anni 1870 e sostituendole con altre di cementi compressi di moderna composizione dalla superficie lucidata.

Le precedenti lastre sono state donate dall'allora sindaco di Genova Romano Merlo (sindaco dal 2 agosto 1990 - 3 dicembre 1992), al Comune di Pontremoli che le ha usate per ripavimentare con pietre d'epoca le sue due piazze principali nel centro storico.

In occasione della riunione del G8 tenutasi a Genova nel 2001, la pavimentazione di Galleria Mazzini è stata arricchita con l'inserimento, in coincidenza delle cupole vetrate, di quattro grandi mosaici ottagonali in marmo e ottone lucidati, realizzati dal maestro d'arte Lino Reduzzi su bozzetti del prof. Francesco Somaini.

Locali storici di Galleria Mazzini[modifica | modifica sorgente]

Galleria Mazzini, ingresso dal lato del teatro Carlo Felice

La libreria, uno dei principali ritrovi della scapigliatura locale, fu eletta a domicilio letterario da Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, cui successe nel ruolo Federico Donaver. Qui nel 1898 nacque l'amicizia letteraria tra i giovani Alessandro Giribaldi e Alessandro Varaldo e Gian Pietro Lucini, nell'ambito di una poetica simbolista di fine secolo. L'interesse per le novità condusse dalla letteratura al Socialismo; Lerda conferì alla sua attività di casa editrice un indirizzo socialista. Testi editi furono pertanto anche quelli di Vandervelde, Kautsky, Marx, Valera, Salucci (di lui la Libreria Moderna pubblicò Il crepuscolo del socialismo (1910))

La riapertura del teatro Carlo Felice[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro Carlo Felice.

Il vuoto lasciato dal Teatro Carlo Felice a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e della demolizione per le fondazioni del nuovo Teatro, i cui tempi di progettazione si protrassero sino agli anni 1980, sminuì il ruolo di Galleria Mazzini. Il teatro venne ricostruito su progetto di Aldo Rossi e Ignazio Gardella nel 1992. La sua riapertura negli anni novanta ha ridato nuova vitalità alla Galleria Mazzini.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9, p. 130
  2. ^ Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9, p. 317

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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