Basilica di Santa Maria Assunta (Genova)

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Coordinate: 44°24′8″N 8°56′6″E / 44.40222, 8.935

Basilica di Santa Maria Assunta
Basilica di Santa Maria Assunta (Genova)
Città Genova
Regione Liguria
Stato bandiera Italia
Religione Cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Genova
Anno di consacrazione
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico
Inizio della costruzione
Completamento
Sito web
Note {{{Note}}}

La basilica di Santa Maria Assunta - svettante sulla ripida collina di Carignano - è uno dei maggiori esempi di architettura rinascimentale di Genova.

Fu progettata nel 1522 dall'architetto perugino Galeazzo Alessi per volontà - e relativa disposizione testamentaria - di un patrizio genovese, Bandinello Sauli. I lavori per la sua realizzazione si protrassero per circa due secoli e furono completati da maestranze locali, con una revisione totale della facciata compiuta nel XIX secolo dall'architetto Carlo Barabino.

È adibita ad abbazia-collegiata nonché sede parrocchiale.

Strutturata su una pianta a croce greca basata su identici prospetti per i quattro lati, con cinque cupole e con due campanili a base quadrata ai lati dell'ampia fronte principale coronata da un timpano, la cupola centrale a cassettoni è impostata su un alto tamburo a serliane (l'insieme si rifà al progetto di Bramante per la Basilica di San Pietro a Roma), la chiesa presenta un interno molto luminoso ed arricchito da fasti barocchi, con sfavillio di ori, marmi, affreschi, stucchi e tele.

Ospita diverse sculture di pregio di Pierre Puget (un San Sebastiano ed un Beato Alessandro Sauli) e diversi dipinti di Giulio Cesare Procaccini, di Guercino e del pittore marchigiano Carlo Maratta.

Pregevole è il grandioso organo - di cui rimane solo la facciata monumentale della cassa - opera realizzata tra il 1656 ed il 1660 dal gesuita olandese Herman Willem.

Indice

[modifica] "Fabbrica" senza fine

Il testamento con lascito di Bandinello Sauli porta la data del 17 ottobre 1481 (vale a dire poco prima della sua morte); soltanto quasi settant'anni dopo - il 7 settembre 1549 - l'architetto Alessi firmò il contratto con la famiglia Sauli per la progettazione dell'edificio. La posa della prima pietra avvenne - presente il vicario generale dell'Arcivescovado monsignor Egidio Falcetta - il 15 marzo 1552.

Prospetto posteriore della basilica
Prospetto posteriore della basilica

La "fabbrica" rimase aperta per più di cinquant'anni: la cupola fu terminata solo nel 1603 quando l'erezione in collegiata ed abbazia era già avvenuta con atto di Papa Gregorio XIII del 13 giugno 1583. Dovranno passare ancora quasi novant'anni perché un altro pontefice, Papa Alessandro VIII conceda all'abate il privilegio di celebrare pontificali.

Soltanto in tempi più recenti - anno 1939 - un decreto vescovile ha trasformato la chiesa di Carignano in parrocchia territoriale; del 14 agosto 1951 è invece la consacrazione a basilica da parte del cardinale Giuseppe Siri.

[modifica] Curiosità

  • Secondo una leggenda popolare, la decisione di far costruire una propria chiesa sulle alture di Carignano venne adottata - quasi in segno di ripicca - dalla moglie del patrizio Bandinello Sauli la quale - richiesto ad una nobildonna della dinastia Fieschi di attenderla e di ritardare di qualche tempo la celebrazione della messa nella vicina chiesa di Santa Maria in via Lata - si sentì rispondere testualmente: "Chi vuole dei comodi se li procuri a sue spese".
  • Il secolare prolungamento dei lavori per la edificazione della basilica, molto amata dai genovesi, non poteva sottrarsi all'arguzia popolare tanto da diventare addirittura oggetto di un motto: infatti tuttora, nel capoluogo ligure, si usa ricordare che una cosa destinata a protrarsi all'infinito "A l'è comme a "fabbrica" de Caìgnan" (è alla stregua della "fabbrica" di Carignano).
  • Un discendente della famiglia Sauli, Domenico, per migliorarne il suono, nel 1737 fece fondere completamente le campane della chiesa con il metallo ricavato da alcuni sacchi di monete d'argento.
  • Come chiesa parrocchiale del centro di Genova, la Basilica di Carignano è stata luogo nel corso degli anni di importanti manifestazioni ecclesiastiche. Dal sagrato recentemente restaurato che si affaccia sull'ampia piazza (appena sopra l'antico ponte di via Eugenia Ravasco e a ridosso della Marina e del quartiere di Sarzano) i genovesi hanno salutato spesso i propri morti illustri. Così accadde negli anni 1970 per le numerose vittime del terrorismo e, più recentemente (nel gennaio 1999) per i funerali di Fabrizio De André, quando una moltitudine di persone si radunò ammutolita davanti alla basilica per salutare il compianto artista. Dalla stessa piazza antistante la chiesa, partì - il 19 luglio 2001 - il corteo pacifico degli emigranti in occasione della riunione del G8 che avrebbe portato - il giorno dopo - ai fatti di Piazza Alimonda e alla morte di Carlo Giuliani.

[modifica] Le parole dello storico

Scrisse Charles de Brosses (erudito di Francia e prolifico autore di letteratura di viaggio) nelle sue Lettres familières sur l'Italie (1739-1740):

« Arrivai a Santa Maria di Carignano, situata su una collina, attraverso un grande ponte di numerose arcate, lanciato, per comodità dei passanti, al di sopra di parecchie vie con case a otto piani. ... È un'architettura semplice e nobile, tutta bianca.
Quattro grandi statue adornano il transetto. Il San Sebastiano del Puget è tra esse la migliore. Quanto ai quadri voglio ricordare una Maddalena di Guido, un Martire di Carlo Maratta, un San Francesco del Guercino, una Deposizione dalla croce di Cambiaso, un San Carlo di Piola e un San Domenico del Sarzana.
Salimmo sulla cupola per una scala a chiocciola, che però non ha colonna centrale, giacché, invece di questa, c'è un grande foro cilindrico dal basso fino in cima. Dall'alto della cupola si gode di una vista molto estesa sia sul mare che sulla città. »

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