Basilica di Santa Maria Assunta (Genova)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando la basilica del quartiere genovese di Sestri Ponente, vedi Basilica di Nostra Signora Assunta.

Coordinate: 44°24′07.33″N 8°56′06.35″E / 44.402036°N 8.935097°E44.402036; 8.935097

Basilica di Santa Maria Assunta
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Liguria
Località Genova
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria Assunta
Diocesi Arcidiocesi di Genova
Consacrazione 1951
Stile architettonico Rinascimentale
Inizio costruzione 1552
Completamento XIX secolo

La basilica di Santa Maria Assunta è un edificio religioso di Genova. La basilica, che svetta con la sua mole armoniosa al culmine della collina di Carignano, è una delle più note opere genovesi di Galeazzo Alessi ed uno dei maggiori esempi di architettura rinascimentale della città.

Già chiesa gentilizia della famiglia Sauli divenne in seguito abbazia, collegiata e basilica minore. La sua comunità parrocchiale fa parte del vicariato "Carignano-Foce" dell'arcidiocesi di Genova.

Per la sua posizione preminente è ben visibile da molte parti della città, sulla quale si affaccia con quattro prospetti identici, anche se oggi parzialmente nascosti da moderni edifici. Iniziata intorno alla metà del Cinquecento, la sua costruzione si protrasse fino all'inizio del secolo seguente, ma i lavori continuarono anche nei secoli successivi, per questo nel linguaggio popolare divenne proverbiale l'espressione "A l'è comme a fabrica de Caignan" ("è come la fabbrica di Carignano") per indicare un'impresa interminabile.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa fu realizzata per volontà del patrizio genovese Bandinello Sauli, che con la sua disposizione testamentaria del 17 ottobre 1481 creava un apposito fondo presso il banco di S. Giorgio. Fu però soltanto quasi settant'anni dopo, il 7 settembre 1549, che gli eredi di Bendinello Sauli mediante una convenzione affidarono l'incarico all'architetto perugino Galeazzo Alessi, che si trovava a Genova da un anno.[2]

La posa della prima pietra avvenne, presente il vicario generale dell'arcivescovado monsignor Egidio Falcetta, il 10 marzo 1552. Nel 1555 erano quasi pronte le mura perimetrali, nel 1560 l'edificio fu parzialmente coperto, e già nel 1564 la chiesa cominciò ad essere officiata, anche se la prima messa solenne vi sarebbe stata celebrata solo nel 1588.

L'Alessi, trasferitosi a Milano nel 1556, mantenne la direzione del progetto e dei lavori, avvalendosi della collaborazione di noti architetti locali tra i quali Bernardino Cantone[3], Angelo Doggio, Bernardo Spazi, Domenico e Giacomo Ponzello[4], con i quali intrattenne una fitta corrispondenza, oggi conservata nell'archivio storico della basilica.[2]

La "fabbrica" rimase aperta per più di cinquant'anni: la cupola fu terminata solo nel 1603, trent'anni dopo la morte del progettista.[2] Nel frattempo, il 13 giugno 1583, papa Gregorio XIII con un "motu proprio" ne aveva decretato l'erezione in collegiata ed abbazia. Sarebbero trascorsi ancora quasi novant'anni prima che un altro pontefice, Alessandro VIII, concedesse all'abate il privilegio di celebrare pontificali (27 agosto 1690); nel 1742 con una bolla di Benedetto XIV alla chiesa fu conferito lo status di parrocchia, ma senza giurisdizione territoriale.[5]

Per creare un accesso scenografico alla chiesa tra il 1718 e il 1724 Domenico Sauli fece realizzare da Gerard De Langlad il ponte che, superando la valletta del Rivo Torbido, unisce i colli di Sarzano e di Carignano. Lo stesso Domenico Sauli nel 1737 fece realizzare il concerto di campane.[6]

La facciata fu sistemata una prima volta nel 1722 da Francesco Giovanni Baratta, che realizzò il portale d'ingresso, sul quale, in una cornice barocca, fu collocata la statua dell'Assunta, originariamente destinata all'altare maggiore.[6]

I lavori si protrassero ancora fino all'Ottocento e furono completati da maestranze locali, con il rifacimento totale della facciata su disegno dell'architetto Carlo Barabino; in questa circostanza furono realizzate anche le scalinate di accesso ai tre portoni della chiesa, già previste dall'Alessi.[6]

Una targa all'interno della chiesa ricorda che il papa Pio VII nel 1815 vi celebrò un solenne pontificale.[6]

Soltanto in tempi più recenti, il 4 dicembre 1939, un decreto arcivescovile del cardinale Pietro Boetto ha trasformato la chiesa di Carignano in parrocchia territoriale; del 14 agosto 1951 è invece la consacrazione a basilica minore da parte del cardinale Giuseppe Siri. La basilica ha ancora oggi il titolo di parrocchia gentilizia dei marchesi Cambiaso Negrotto Giustiniani.[5]

Come chiesa parrocchiale del centro di Genova, la basilica di Carignano è stata luogo nel corso degli anni di importanti manifestazioni ecclesiastiche. Dal sagrato, recentemente restaurato, che si affaccia sull'ampia piazza di Carignano i genovesi hanno salutato spesso i propri morti illustri, come accadde negli anni settanta per alcune vittime del terrorismo degli anni di piombo e nel gennaio 1999 per i funerali di Fabrizio De André, quando una grande folla si radunò davanti alla basilica per salutare il compianto artista.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Prospetto posteriore della basilica visto da via Nino Bixio.
San Pietro risana lo zoppo, di Domenico Piola.

La chiesa ha pianta a croce greca, con una cupola centrale impostata su un alto tamburo a serliane e quattro cupolette agli angoli. Questa struttura, che non ha precedenti nella tradizione genovese, è ispirata al progetto per la basilica di S. Pietro elaborato da Giuliano da Sangallo. Caratteristica della chiesa sono i quattro prospetti identici su ogni lato, ciascuno coronato da un timpano e dotato di un proprio ingresso, tranne quello posteriore. Dei quattro campanili previsti dal progetto dell'Alessi solo due sono stati realizzati, in corrispondenza della facciata principale.[2]

L'interno, molto luminoso, è caratterizzato da pareti bianche, prive di affreschi, decorate solo da lesene con capitelli fitomorfi, che riprendono il motivo della decorazione esterna. Le volte, comprese quelle delle cupole, hanno il soffitto a cassettoni.[2][6]

All'incrocio dei bracci, che suddividono la chiesa in quattro parti uguali, si impongono le quattro grandi statue di santi poste nelle nicchie alla base dei pilastri della cupola centrale. L'altare maggiore, con la sua decorazione in bronzo, crea un netto contrasto con il bianco di pareti e soffitti. Nella chiesa sono diverse tombe di esponenti della famiglia Sauli, tra cui quella del doge Lorenzo Sauli, assassinato nel 1601.[6]

Opere d'arte[modifica | modifica sorgente]

Facciata principale:

Nicchie nei pilastri della cupola:

Presbiterio e altare maggiore:

Navata destra:

Navata sinistra:

Sagrestia:

L'organo monumentale[modifica | modifica sorgente]

L'organo monumentale.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Organo della basilica di Santa Maria Assunta a Genova.

Nella controfacciata, al di sopra della cantoria, è presente un organo a canne monumentale, realizzato fra il 1656 e il 1660 dal gesuita olandese Willem Hermans. Lo strumento, originariamente caratterizzato da uno spiccato stile barocco nord-europeo rarissimo in Liguria, venne pesantemante modificato da Camillo Guglielmo Bianchi fra il 1852 e il 1853 e dalla Ditta Lingiardi nel 1905.

L'organo, attualmente, ha un'impostazione fonica di gusto romantico-ottocentesco.

Tradizioni popolari[modifica | modifica sorgente]

Secondo una leggenda popolare, la decisione di far costruire una chiesa sulle alture di Carignano venne decisa nel 1478 quando la moglie del patrizio Bandinello Sauli, avendo chiesto ad una nobildonna della famiglia Fieschi di attenderla, ritardando di qualche tempo la celebrazione della messa nella vicina chiesa di Santa Maria in via Lata (gentilizia dei Fieschi), si sarebbe sentita rispondere: "Chi vuole dei comodi se li procuri a sue spese".

Il rifiuto, accolto come un'offesa dai Sauli, avrebbe fatto nascere in loro il desiderio di costruire una propria chiesa gentilizia che superasse in bellezza quella dei Fieschi e così Bendinello Sauli nel 1481 lasciò un legato, stabilendo che il moltiplicato dei capitali iscritti alle Compere di San Giorgio fosse destinato alla costruzione della chiesa, il che avvenne solamente nel 1549[6], quando ormai la famiglia rivale, dopo la fallita congiura di Gianluigi Fieschi ai danni di Andrea Doria, era stata privata delle sue proprietà in Carignano.

Secondo un'altra leggenda popolare, quando nel 1737 Domenico Sauli fece realizzare il concerto di campane, egli stesso avrebbe gettato nel crogiolo, durante la fusione, alcuni sacchi di monete d'argento per rendere il suono più armonioso.[6]

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

Scrisse Charles de Brosses (erudito di Francia e prolifico autore di letteratura di viaggio) nelle sue Lettres familières sur l'Italie (1739-1740):

« Arrivai a Santa Maria di Carignano, situata su una collina, attraverso un grande ponte di numerose arcate, lanciato, per comodità dei passanti, al di sopra di parecchie vie con case a otto piani. ... È un'architettura semplice e nobile, tutta bianca.
Quattro grandi statue adornano il transetto. Il San Sebastiano del Puget è tra esse la migliore. Quanto ai quadri voglio ricordare una Maddalena di Guido, un Martire di Carlo Maratta, un San Francesco del Guercino, una Deposizione dalla croce di Cambiaso, un San Carlo di Piola e un San Domenico del Sarzana.
Salimmo sulla cupola per una scala a chiocciola, che però non ha colonna centrale, giacché, invece di questa, c'è un grande foro cilindrico dal basso fino in cima. Dall'alto della cupola si gode di una vista molto estesa sia sul mare che sulla città.
 »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ F. Caraceni Poleggi, "Genova - Guida Sagep", Genova, 1984.
  2. ^ a b c d e Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009
  3. ^ Note biografiche su Bernardino Cantone sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  4. ^ Note biografiche sui fratelli Ponzello sul sito dell'Enciclopedia Treccani.
  5. ^ a b La basilica sul sito dell'arcidiocesi di Genova
  6. ^ a b c d e f g h Sei itinerari in Portoria, Edizione Samizdat, Genova, 1997
  7. ^ Biografia di Bernardo Schiaffino sul sito dell'Enciclopedia Treccani.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Walter Ghia, Il cantiere della basilica di Carignano dal 1548 al 1602, Genova, 1999 (in Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s. XXXIX (CXIII), I).
  • Giancarlo Bertagna, Il monumentale organo della basilica di Carignano a Genova, Lugano, Agorà & Co., 2011 (Biblioteca di "Organi Liguri", 1).
  • Guida d'Italia - Liguria, Touring Club Italiano, Milano, 2009.
  • Fiorella Caraceni Poleggi, Genova - Guida Sagep, SAGEP Editrice - Automobile Club di Genova, Genova, 1984.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]