Bisagno

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Bisagno
Bisagno
il Bisagno a Genova, quartiere Marassi
Stato Italia Italia
Regioni Liguria Liguria
Lunghezza 30 km
Portata media 5 m³/s
Nasce Passo della Scoffera
Sfocia Golfo di Genova, quartiere Foce
44°23′42.47″N 8°56′35.27″E / 44.39513°N 8.94313°E44.39513; 8.94313Coordinate: 44°23′42.47″N 8°56′35.27″E / 44.39513°N 8.94313°E44.39513; 8.94313

Il torrente Bisagno è – assieme al torrente Polcevera – fra i maggiori corsi d'acqua di Genova: taglia in senso longitudinale il capoluogo ligure dando il nome alla omonima valle. La conformazione orografica della relativa Val Bisagno definisce l'assetto territoriale di tre comuni: Genova, Bargagli, Davagna. Tra i suoi affluenti vi sono il torrente Lentro, il torrente Canate, il rio Geirato, il rio Torbido, il rio Molassana e il rio Fereggiano. Propriamente, il torrente nasce come Bargaglino al Passo della Scoffera, assumendo poi il nome di Bisagno dalla confluenza con il Lentro, nei pressi di località La Presa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Genova.

La sua lunghezza è di circa 30 km. Nell'epoca preromana aveva un letto circa quattro volte più largo e profondo rispetto a quello d'oggi, lungo il quale – con il relativo porto a circa 5 km all'interno rispetto alla costa – si era ipotizzata la presenza del nucleo originario di Genova, chiamato Σταλìα (Stalia), che si faceva coincidere con l'attuale località di Staglieno (anche per una similitudine verbale); questa ipotesi è stata smentita dai ritrovamenti più recenti nelle zone più vicine al litorale.

Il Bisagno nasce dal passo della Scofféra, ad un'altitudine di 650 m. Sfocia nel golfo di Genova, in corrispondenza del quartiere di San Pietro alla Foce (per contrazione, semplicemente la Foce).

Il torrente è spesso in secca, ma capace di provocare disastrosi fenomeni alluvionali in caso di piena, come accaduto il 7 ottobre 1970 e ancora a più riprese negli anni novanta e il 4 novembre 2011 e il 9 ottobre 2014. In occasione della penultima alluvione che si è verificata il 4 novembre 2011, il torrente è esondato verso le ore 12:40 nelle zone di Molassana (in Via Bernardini, località Olmo), di Piazzale Adriatico e di Borgo Incrociati, provocando allagamenti in tutta la zona del centro prospiciente la stazione ferroviaria di Genova Brignole con chiusura di quest'ultima fino al giorno successivo e problemi alla circolazione automobilistica. I maggiori danni e le sei vittime causate dall'evento sono state provocate non direttamente dal Bisagno ma dall'esondazione del Rio Fereggiano; tra le cause di questa va comunque annoverato anche l'effetto di blocco del deflusso del Fereggiano nel Bisagno dovuto a sua volta al deflusso insufficiente del Bisagno stesso nel momento della piena.

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Lavori di rifacimento della copertura del torrente in Viale delle Brigate Partigiane (luglio 2007)
Il Bisagno con lo Stadio Luigi Ferraris

In passato il Bisagno, come un lungo serpentone che scendeva dalla montagna, serviva per trasportare verso il porto da Calvari (frazione sulle alture di Davagna) il legno di castagno destinato alla costruzione delle navi.

Nella parte finale del suo percorso, attraversa i quartieri genovesi di Prato, Doria, Giro del Fullo, Molassana, San Gottardo, San Sebastiano, Gavette, Staglieno, Marassi, Borgo Incrociati, Borgo Pila e Foce. Per parte del suo percorso è costeggiato dalla Strada Statale 45.

In riva al Bisagno, all'altezza del quartiere di Marassi, sorge lo stadio di Marassi intitolato a Luigi Ferraris, nel quale giocano le loro partite interne le squadre di calcio del Genoa e della Sampdoria.

Numerosi sono i ponti e i cavalcavia (anche autostradali) che lo sovrastano: di particolare pregio architettonico era l'antico ponte medievale situato all'altezza del Borgo Incrociati, costruito per congiungere il centro città con l'antica strada romana di levante, andato quasi completamente distrutto nell'alluvione del 1970 e del quale rimangono solo pochi resti.

Negli anni trenta la parte finale del torrente è stata tombinata, nell'ambito delle operazioni edilizie che in quegli anni cambiarono radicalmente l'aspetto di quella zona di Genova, e scorre ora sotto Viale Brigata Bisagno e Viale delle Brigate Partigiane, per sfociare poi a fianco al quartiere fieristico della Fiera di Genova.

L'antico ponte medievale di Sant'Agata[modifica | modifica wikitesto]

Nella sequenza a lato, l'antico ponte di Sant'Agata, costruito in epoca medievale.

Da sinistra: il ponte – spesso erroneamente indicato come struttura di fabbricazione romana – con sullo sfondo le case dello storico Borgo Incrociati (o Borgo degli Incrociati) in prossimità del palazzo delle Poste e della stazione di Genova Brignole; i grattacieli della moderna Corte Lambruschini fanno da sfondo al rudere dell'antico ponte; sullo sfondo del torrente in secca (autunno 2005) le case del quartiere popolare di San Fruttuoso.

L'originario ponte che sorgeva su questo tratto del torrente Bisagno fu costruito in pietra dai Romani come molte altre strutture analoghe che si trovano sulla via Aurelia, durante la marcia di trasferimento verso la Gallia; anche nella ricostruzione medioevale continuava a presentare una curiosa somiglianza – che sarebbe culminata nella identica sorte toccatagli – con il Ponte Emilio (conosciuto anche come Ponte Rotto) di Roma.

Il percorso che lo attraversava era la Antica via Aurelia Romana, che doveva avere avuto in questo punto una corrispondente costruzione, una preesistente struttura costruita di epoca romana che univa la città alla vecchia strada per il levante del genovesato, venendo dalla attuale vie San Vincenzo e via Borgo Incrociati e da qui mettendo in comunicazione con il percorso oggi disegnato dalle vie San Fruttuoso, salita della Noce, Vernazza, Pontetti, vie delle Casette, via Romana di Quarto, via Romana della Castagna, via Romana di Quinto.

Il ponte insisteva su uno slargo del torrente Bisagno, un vasto spazio o area golenale, lasciata libera dalle costruzioni per scaricare le piene del Bisagno. Attraversava un lungo tratto che andava dal Borgo Incrociati sino alla chiesa di Sant'Agata, con 28 arcate. La realizzazione dell'abitato di Corso Sardegna e delle vicine vie ha coperto questa area golenale tra la fine dell'Ottocento e i primi due decenni del Novecento; delle arcate del ponte ne sono rimaste due presso la chiesa di Sant'Agata, altre o sono state demolite o giacciono tuttora interrate sotto le attuali strade. Ne furono lasciate solo sei, scoperte, ad attraversare il torrente, di fronte al Borgo Incrociati.

Dipinto di Antonio Varni raffigurante le lavandaie alla foce del torrente Bisagno sul finire del XIX secolo

Pesantemente danneggiato durante la tragica alluvione del 7 ottobre 1970 che causò oltre quaranta morti, principalmente nella zona della stazione ferroviaria di Genova Brignole, e nella quale del ponte crollarono due delle arcate lasciate libere, cui seguì ancora il crollo dell'arcata rimasta sulla sponda di Levante nei successivi fenomeni alluvionali degli anni novanta, il ponte sul Bisagno è stato definitivamente chiuso. Quello che ne rimane sono solo pochi resti, tre arcate cui sono stati posti alcuni tiranti metallici per evitare il crollo totale.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Volatile[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti varie specie di volatili come fagiani, aironi cinerini, Larinae, corvi, germani reali e anatre.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Ai bordi del letto del torrente sono presenti roveti, arbusti a basso fusto e alberi tipici della macchia mediterranea.

Curiosità in riva al Bisagno[modifica | modifica wikitesto]

Il letto in piena secca del Bisagno; sulle alture si nota il complesso del Biscione
  • Il nome del torrente Bisagno fu adottato come nome di battaglia durante la Resistenza italiana dal capo partigiano Aldo Gastaldi, cui è intitolata un'importante arteria cittadina, e da una formazione partigiana operante in Liguria e nel Basso Piemonte.
  • Negli anni settanta, Tupamaros della Val Bisagno vennero chiamati i componenti del Gruppo XXII Ottobre, prodromo delle Brigate Rosse.
  • Infine, il nome Bisagno è ancor oggi indirettamente usato nel capoluogo ligure – nella forma diminutiva di bisagnino – per indicare il mestiere dell'ortolano: i bisagnini (o besagnini) furono, nei primi decenni del XX secolo, i coltivatori delle località situate sulle alture di Genova che scendevano in città per vendere, appunto per le strade della Valle del Bisagno (dove sarebbe poi sorto il mercato ortofrutticolo all'ingrosso) i prodotti della terra.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]