Acquedotto storico di Genova

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L'acquedotto storico di Genova è un'antica struttura architettonica idrica situata nella val Bisagno, attraversando e uscendo dai confini del comune di Genova. Ha inizio nella provincia dal comune di Bargagli, nell'alta valle, e attraversa per intero i quartieri di Molassana, Staglieno, circonvallazione a monte fino a Castelletto, per finire all'altezza della Ripa (o Sottoripa), in prossimità del porto antico, oggi attrazione turistica, un tempo cuore del futuro grande porto del mar Mediterraneo.

Oggi l'acquedotto si configura come un percorso pedonale lungo circa ventotto chilometri, in uno scenario rilevante sotto moltissimi punti di vista: dalle architetture civili e monumentali di cui abbiamo esempio nel ponte canale sul rio Torbido o nel portale del Barabino alla Rovinata, all'archeologia industriale del ponte Sifone sul Geirato e del suo gemello sul Veilino, dalle passeggiate nel verde del tratto Pino sottano - Trensasco alla gola di Fossato Cicala, scoprendo continuamente come l'acquedotto si è trasformato e mimetizzato giungendo nel centro cittadino.

La storia dell'acquedotto[modifica | modifica sorgente]

La Valbisagno sin dall' epoca romana ha "donato" l'acqua alla città di Genova, bisognosa di questo essenziale elemento per la vita degli abitanti, per l'attività di molini e opifici, per il rifornimento delle navi, che sceglievano l'approdo al molo, per l'approvvigionamento idrico.

Proprio a Molassana duemila anni fa, avvenne la prima captazione di acque dal Bisagno arricchite dai corsi d'acqua provenienti dalla val di Lentro, tra il Giro del Fullo e le ripide di monte Montanasco.

Una cascata formava il lago Dragonarius e il primo nucleo del quartiere era situato su un isolotto al suo interno, di proprietà del vescovo (fatto di cui rimane traccia nella toponomastica di via Isola del Vescovo, appunto). Dal lago il prezioso liquido veniva convogliato in fossati e portato a Sant'Andrea con un percorso di sette chilometri. Lo sviluppo del porto e dell'abitato indussero nei secoli successivi i governanti a ricercare più copiose sorgenti in altura.

Attorno al 1050 venne scelto il sito del Veilino, sopra la necropoli di Staglieno, con la necessità di opere murarie a sostegno dei canali. Gli amministratori si affrettarono, in quella occasione, ad intrecciare il bisogno della funzionalità e del trasporto di ingenti quantità di acqua con l'arte, dando vita ad opere di architettura ancora presenti nel capoluogo ligure e inserite nel panorama urbanistico della Valbisagno e del centro storico. Le testimonianze si ritrovano nei ponti e nelle arcate (Cavassolo, Rio Torbido, Geirato, Ronco, Trensasco, Cicala, Preli, Veilino, Sant'Antonino, Briscata, Casamavari, Burlando, Manin, Palestro, Caffaro, Castelletto, Acquasola, Sarzano, Caricamento, Mandraccio).

La storia dell'acquedotto è il racconto di una civiltà che ha espresso grandissimi architetti e ingegneri come Claudio Storace, Matteo Vinzoni, Carlo Barabino. I portici di Sottoripa sono costruiti sulle arcate dell'acquedotto che portava acqua alle navi ed anche i palazzi in cui hanno sede - a piazza Corvetto l'amministrazione provincia di Genova e la prefettura, la porta di Vacca, la fontana di Piazza Sarzano, le mura dell'Acquasola e il Campo Pisano sono pezzi storici di Genova realizzati su strutture del condotto.

Nel 1275 il punto di inizio dell'acquedotto venne spostato a monte presso la frazione di Trensasco e il nuovo ramo dell'acquedotto fu realizzato da Marin Boccanegra, della famiglia del capitano del popolo Guglielmo. La penuria idrica portò nel 1491 alla creazione del magistrato delle acque, che preparò una specie di piano regolatore volto all'incremento delle risorse prima sul tratto esistente, poi con il prolungamento da Trensasco alla frazione La Presa di Bargagli, deciso nel 1623 e attuato in pochi anni.

Tratti residui dell'acquedotto storico[modifica | modifica sorgente]

L'acquedotto storico di Genova conserva ancora intatti molti dei suoi tratti. In val Bisagno abbiamo una serie di ponti e arcate a cominciare dai mulini di Davagna, passando da Struppa Molassana, San Gottardo e Preli per arrivare alle parti rimaste nella zona di Staglieno, interrotte queste ultime dalla costruzione dell'attuale casello autostradale.

In questa zona l'acquedotto del XIII secolo si affianca alle nuove strutture del ponte-sifone progettato da Carlo Barabino, che scavalca il cimitero di Staglieno.

L'ingresso in città dell'acquedotto corrispondeva con l'iniziale percorso della circonvallazione a monte, presso la piazza Manin: ne resta almeno un passaggio, con le originarie arcate inglobate nei terrapieni della ottocentesca strada.
Entrando in città esso passava, sin dal XIII secolo, sul percorso delle mura del Barbarossa, dove è tuttora visibile, assieme alle serie di bocchette (i chiusini metallici che si trovano alle varie prese individuali nel muraglione.

Tratti superstiti sono in vico ai Forni di Castelletto (sopra la piazza della Zecca), nel ponte che attraversa la salita di San Gerolamo presso Castelletto, e, dalle parti della porta Soprana, nei resti di bocchette chiuse nella cisterna sotto le mura, cisterna trasformata in vano scala per accedere alle torri durante i restauri iniziati dall'architetto Alfredo d'Andrade.

Altri tratti sono sui resti delle mura, molto rimaneggiate, dietro al palazzo della prefettura (salita Di Negro, presso la villetta di Negro), dove il condotto passava su ampi arconi, attraversando l'allora convento di Santa Caterina.

Altro tratto era quello lasciato in parte dei portici di Sottoripa.

Carteggi galileiani[modifica | modifica sorgente]

Appena entrato in funzione, nel 1641, il giro del Geirato presenta gravi problemi di stabilità. Attorno al 1650 G.B. Costanzo propone l'abbandono del giro. Il 16 gennaio 1660 il magistrato delibera la costruzione del ponte sifone del Geirato, il primo ponte sifone della storia. Nello studiarne il funzionamento, ingegneri genovesi hanno avuto lunghi carteggi con Galileo Galilei, carteggi di cui si ha testimonianza.

Le vicende di questa opera, tuttavia, appaiono incredibili: si apre una discussione tra architetti che dura centododici anni fino al 1772. In soli cinque anni il ponte con le sue ardite arcate è costruito. Ma solo nel 1793, dopo innumerevoli problemi dovuti alla scarsa tenuta delle tubature alla pressione, l'acqua del Geirato può finalmente giungere a Genova.

Nel 1825 sotto la direzione di Carlo Barabino si captano anche le acque del rio Torbido. Carlo Barabino realizza un ponte sifone che taglia la valletta del Veilino, scavalcando il cimitero monumentale di Staglieno con poche arcate, su cui corre la tubazione in ripidissima discesa e risalita, tagliando il lunghissimo percorso di costa del precedente acquedotto medioevale. Per più di cento anni il ponte sifone rifornisce Genova, poi le necessità maggiori di acqua della neonata Grande Genova spostano gli interessi verso l'alta val Polcevera e l'acqua del Gorzente.

L'acquedotto storico: evoluzione[modifica | modifica sorgente]

La trasformazione della strada dell'acqua abbandonata in struttura ambientale diviene il sogno di sportivi amanti della natura, dell'aria pulita. Università, associazioni, comitati, promuovono iniziative per il recupero. Nel 2001 in occasione del G8 a Genova i progetti sono inseriti nelle priorità dall'amministrazione comunale.

Nel 2004, anno di Genova capitale europea della cultura, viene ristrutturato il ponte sifone del Veilino (anch'esso opera di Barabino). Sebbene i lavori non siano ancora definitivi si è conclusa nell'inizio 2007 una prima parte della ristrutturazione del lotto del Geirato. Questo primo intervento permette tuttavia di accedere al ponte, rimasto inagibile per decenni, nonostante la sua caratteristica strategica di collegare i percorsi interrotti tra Prato e Staglieno, e nonostante la rilevanza del manufatto dal punto di vista dell'archeologia industriale: i tubi risalgono alla primissima rivoluzione industriale inglese.

Oggi il canale in pietra dove scorreva l'acqua è il camminamento per un itinerario escursionistico frequentatissimo dalle famiglie genovesi e ancora sconosciuto alla grande massa dei turisti. Il completamento della sua ristrutturazione è un tassello importante per l'allargamento del turismo nel capoluogo ligure al turismo di tipo escursionistico, da cui trarrebbe beneficio lo stupendo e spesso sottovalutato entroterra genovese.

La possibilità di una promenade-parco a mezza costa tra la vallata e il parco dei Forti di Genova (che toccano e attraversano una parte della val Bisagno) arricchisce la prospettiva di crescita della città e della provincia ed è una necessità dal punto di vista storico-culturale dato il valore e la bellezza dell'opera.

L'8 ottobre 2006 si è svolta la prima grande festa dell'Acquedotto in cui i volontari delle diverse associazioni si sono adoperati per ripulire tratti significativi del percorso e le aree limitrofe, coinvolgendo la cittadinanza con gite e stand gastronomici. L'intendimento è quello di ripetere annualmente la manifestazione.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]