Albaro

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Albaro
quartiere
La collina di Albaro vista dal Santuario della Madonna del Monte
La collina di Albaro vista dal Santuario della Madonna del Monte
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Liguria.svg Liguria
Provincia Provincia di Genova-Stemma.png Genova
Comune Genova-Stemma.png Genova
Territorio
Coordinate 44°23′57″N 8°57′45″E / 44.399167°N 8.9625°E44.399167; 8.9625 (Albaro)Coordinate: 44°23′57″N 8°57′45″E / 44.399167°N 8.9625°E44.399167; 8.9625 (Albaro)
Abitanti
Altre informazioni
Prefisso 010
Fuso orario UTC+1
Targa GE
Nome abitanti albaresi o albarini
Circoscrizione Municipio VIII Medio Levante
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Albaro
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova
« Sorge, nella parte orientale di Genova, colle piacevolissimo che imitando l'Alba col nome, vien'à superarla in vaghezze »
(Anton Giulio Brignole Sale, "Le instabilità dell'ingegno", pubblicato per Giacomo Monti e Carlo Zenzero, 1630)

Albaro (Arbâ in ligure[1]) è un elegante quartiere residenziale di Genova che comprende gran parte del territorio dell'antico Comune di San Francesco d'Albaro, unito alla città nel 1873.

Fino all'Ottocento era il classico luogo di villeggiatura dei genovesi più abbienti, che qui avevano casa e che d'estate erano usi appunto a "recarsi in villa" per trascorrervi la stagione calda. Assimilata alla città, ha subito notevoli trasformazioni con il passare dei decenni per diventare, a partire dall'epoca del fascismo e con la creazione della Grande Genova, uno dei quartieri residenziali più rinomati della città.

Fa parte del Municipio VIII Medio Levante. A livello di unità urbanistiche sono comprese in San Francesco d'Albaro le unità di "Albaro", "Lido", "San Giuliano" e "Puggia", che tutte insieme hanno una popolazione di 29.784 abitanti (al 31 dicembre 2010).[2]

Nell'intendere comune sono considerati suoi confini: ad ovest via Nizza (asse mediano) via Pozzo (compresa); a nord corso Gastaldi (compreso) poi via del Forte di San Martino - via Papigliano ad est (verso Sturla Alta) via Riese e via Sclopis (asse mediano) e poi via Orlando (asse mediano) fino al mare, a sud il confine del quartiere è il mare, con Corso Italia che lo costeggia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Albaro era parte del comune chiamato San Francesco d'Albaro che venne annesso a Genova nel 1874.

Riguardo l'origine del toponimo, e la storia ad esso correlata, lo storico Federico Donaver nel suo Vie di Genova, pubblicato nel 1912, cita lo studioso di cose liguri Gaetano Poggi secondo il quale il nome Albaro deriva "da raibà che significa insenatura; onde arbà in dialetto, italianizzato in Albaro. Trovandosi la località a levante dove spunta l'alba, in dialetto arba, non potrebbe derivare il nome da ciò?".

Riferisce ancora Donaver: "Si ha in linea storica, memoria d'una famiglia d'Albaro che trasse le sue origini d'Arenzano e Diano [...]. Che la famiglia di cui si ha nota fin dal 1000 abbia preso il nome dalla collina o l'abbia dato alla stessa? La collina, o il seguito di colline che così si denomina, è divisa in S. Francesco e S. Martino che fino al 1873 formavano due distinti comuni".[3]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Palazzi e ville[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ville di Genova.

La collinetta su cui sorge è tutt'oggi uno dei luoghi più ridenti della Liguria. L'aristocrazia genovese vi fece costruire superbi palazzi, ville bellissime, parchi, giardini, cappelle private e chiese. Nel 1500, mentre la non distante Nervi, su trecentosettantuno case ne contava appena quattro di contadini, Albaro ne avesse centoquarantaquattro delle quali quarantasei di contadini e il rimanente di cittadini, padroni di fruttifere e lussuose ville (nell'immagine in alto: prospetto di Villa Saluzzo Carrega Parodi.).

La villa di Albaro dove soggiornò Charles Dickens.

Albaro, fino a cent'anni fa era diverso, come diversi erano appunto i privilegiati che vi nascevano. Di quel tempo questo quartiere conserva le ville. Alcune dall'aspetto scenografico, altre raccolte e sommesse.

Tra le principali si possono citare:

  • Villa Brignole Sale;
  • Villa Cambiaso, che fu costruita da Galeazzo Alessi per Luca Giustiniani intorno al 1548;
  • Villa Bagnarello - chiamata anche la Prigione rossa di Charles Dickens, che vi dimorò fra il 1843 e il 1844 - dove si può leggere su una lapide: "In questa villa / nel prisco rosso delle sue mura / ebbe gradita dimora / Carlo Dickens / geniale e profondo rivelatore / del sentimento moderno";
  • Villa Saluzzo Bombrini;
  • Villa Saluzzo (oggi Mongiardino), costruita per la famiglia Saluzzo e in seguito diventata proprietà dei Brian, che riporta una lapide a ricordo del soggiorno di lord Byron, che qui risiedette fra il 1822 e il 1823 prima di recarsi a Missolungi per combattere per l'indipendenza della Grecia ("Riposando la vita fortunosa / qui dimorò e scrisse / Giorgio Gordon lord Byron / finché l'intenso grido / della greca libertà risorta / nol traeva magnanimo a lacrimata fine / in Misselungi".

Scriveva Andreolo Giustiniani intorno al XVI secolo:

« Sono queste ville dotate di domestico, di salvatico, di acque, di luoghi per uccellare. La struttura è superba. I cittadini le abitano con grandissima comodità. »

Alessandro Magnasco nel suo dipinto dall'atmosfera sottile e ricercata Trattenimento in un giardino d'Albaro descrive un ambiente con un suo carattere, definito e ben ritagliato in un ambito staccato, quasi come se fosse visto sotto un altro aspetto.

Visto dalla collina di Carignano, nell'incisione dell'Abate Antonio Giolfi eseguita nel Settecento, Albaro è rappresentata con un gruppo di case staccate con qualche campanile qua e là e tanti bersò (ombreggiati porticati la cui copertura è costituita dalla naturale vegetazione).

Tra le ville si può immaginare la creuza di San Nazaro, che scende alla spiaggia costeggiata dall'attuale corso Italia, con il Lido d'Albaro e i suoi piccoli bar e gelaterie, centro del piccolo mondo albarese.

Villa Saluzzo Mongiardino e Byron[modifica | modifica sorgente]

Villa Saluzzo Mongiardino ospitò il poeta George Gordon Byron.

Villa Saluzzo (oggi Mongiardino) ospitò il poeta Byron agitato dai recenti dolori familiari e dalla scomparsa dell'amico Shelley, annegato qualche tempo prima durante una traversata da Livorno a San Terenzo. Il poeta, giungendo a Genova scriveva:

« C'è qui un sospiro per quelli che mi amano / Un sorriso per quelli che mi odiano, / E, sotto qualunque cielo io vada, / C'è qui un cuore pronto ad ogni destino. »

Arrivato a Genova, Byron aveva trovato la città sottomessa alla Santa Alleanza e piena di spie sabaude ed austriache.

A Genova, dopo il fallimento dei moti carbonari del 1821, erano stati condannati alla forca dal re Carlo Felice alcuni giovani che avevano inneggiato "Viva la Costituzione". L'Università di Genova era stata chiusa e la "Depurazione moderatrice degli studi" aveva operato severe restrizioni all'organizzazione dell'ateneo genovese.

Il soggiorno genovese di Byron legò per sempre a Villa Saluzzo il suo messaggio di libertà e tutta la collina d'Albaro andò mutandosi in un asilo per cospiratori e patrioti (vi abitò per qualche tempo anche Carlo Pisacane).

Giuseppe Cesare Abba, nel suo libretto "Noterelle", scrisse:

« A pié della collina d'Albaro alzai gli occhi per vedere ancora una volta la villa dove Byron stette gli ultimi giorni, prima di partire per la Grecia, e il suo grido d'Aroldo a Roma mi risuonò nelle viscere. Se vivesse, sarebbe là sul "Piemonte", a fianco a Garibaldi. »

Villa Brignole Sale[modifica | modifica sorgente]

Dove oggi sorge il numero civico 20 di San Nazaro vi era la villa Brignole Sale, famosa per aver ospitato Gabriello Chiabrera, dove il nobile savonese trascorreva le sue tranquille giornate di villeggiatura.

La villa del civico numero 20 è una monumentale costruzione secentesca che, danneggiata in maniera notevole dalla guerra, oggi si presenta con il tetto rifatto e la cappella ricostruita ad un diverso livello da quello che era l'originale pur mantenendo ancora vivi i suoi caratteri originari di imponenza e lusso.

All'interno vi è un imponente atrio e dietro ad un fondale di colonne si sviluppa un'ampia scala ad un'unica rampa.
I danni della guerra hanno distrutto gli affreschi del Boni e la decorazione a stucco; per il resto, la villa conserva ancora il suo carattere piacevolmente degradante verso il giardino, fitto di viali e pergolati. Attualmente parte della villa è sede dell'Istututo Culturale Marcelline Genova e una visita virtuale fotografica della Villa è a disposizione sul sito www.marcellinegenova.it [1]. È inoltre visibile il modello tridimensionale della villa realizzato con il software Google Sketchup all'indirizzo [2]

Villa Bagnarello[modifica | modifica sorgente]

La villa Bagnarello, che si trova alcune curve più sotto della villa Brignole Sale, è detta la Prigione rossa e, come si è già detto, aveva ospitato Dickens che aveva segnato nel suo taccuino le impressioni ricevute sia dalla città di Genova sia di Albaro.

Di Genova scrive:

« Genova è tutta un contrasto; è la città più sporca e più pittoresca, più volgare e magnifica, repulsiva e più deliziosa che esista. »

Ma, più tardi, nelle sue memorie di viaggio aggiungerà, con tono melanconico:

« Quando ritornerò in Inghilterra, lascerò Genova con una stretta al cuore. »

Nella villa d'Albaro rossa di gerani, egli scriverà le Note americane e abbozzerà i Racconti di Natale e I carillons.

L'impressione che ebbe all'arrivo ad Albaro non è molto convincente per Dickens che dopo una lunghissima descrizione del suo arrivo nel sobborgo di Genova e alla villa Bagnarello conclude scrivendo:

« ...E questo è tutto quanto mi riesce di ricordare, fino al momento in cui fui deposto in un piazzale d'aspetto triste, ingombro di erbacce, il quale apparteneva ad una casa rosa, che pareva una prigione, e mi fu detto che io abitavo lì. »

Certo è che la permanenza in quel luogo lo fece ricredere fino a rimpiangere Genova al momento della sua partenza.

La costruzione della villa, che oggi è abitata dai discendenti della famiglia Bagnarello, risale, nel suo nucleo centrale, al XVI secolo e ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso del tempo.

Dalla crueza di San Nazaro si arriva, attraversando una porta carraia, ad un cortile delineato dalle antiche scuderie e dal corpo centrale della villa. Si apre quindi un grande ingresso dal quale parte una magnifica scala cinquecentesca che conduce ad un ampio ballatoio che si stende per la sua stessa lunghezza.

Villa Soprani Camilla[modifica | modifica sorgente]

Conserva gli affreschi di Giovanni Carlone del 1616 circa con Scene dalle Metamorfosi di Ovidio.

Luoghi di culto[modifica | modifica sorgente]

Chiesa dei Santi Nazario e Celso[modifica | modifica sorgente]

Di una via San Nazaro si ha notizia già da un manoscritto del 1345 ad opera di un certo Argiroffo in cui si parla dell'acquisto di un terreno poco distante.

La crosa di San Nazaro scendeva, come ancor oggi avviene, dall'attuale via San Francesco d'Albaro e arrivava fino al mare nei pressi della scomparsa chiesa dei Santi Nazario e Celso.

Antica chiesa

L'antica chiesa intitolata ai santi Nazario e Celso, oggi non più esistente, era ad una sola navata e della struttura originaria aveva solamente il nome.

Di dimensioni ridotte rispetto alla precedente, era dotata di due cappelle ai lati ed un coro in pianta quadrata. Per essere meglio protetta dalle mareggiate, era stata costruita a ridosso dell'antica torre, detta dell'Amore, che non avendo più la funzione di guardia a protezione dagli attacchi dei predoni saraceni, funzionava da campanile per la nuova chiesa.

La chiesa finì il suo tempo in conseguenza dell'apertura di corso Italia che cambiò fisionomia alla zona rendendola più aperta verso il Lido. Questa operazione urbanistica non snaturò comunque il carattere di quell'angolo di Genova nel quale rimangono ancora ben visibili le ville dei signorotti di un tempo.

La stradina oggi ha termine nella via Fratelli Carlo e Nello Rosselli ma, prima che fosse aperto il corso Italia, proseguiva tra orti e ville fino alla zona oggi attraversata dalla via Quarnaro.
In fondo alla via vi era appunto la chiesa dei santi Nazario e Celso la cui storia, a causa della sua ubicazione in prossimità estrema del mare (era posta infatti su di una scogliera) fu quanto mai tormentata.

Precocemente distrutta a causa della violenza dei marosi, venne ricostruita nel 1543 ma un secolo esatto dopo, nel 1643, a seguito di un nuovo tremendo fortunale venne gravemente danneggiata. In seguito a questi eventi venne a formarsi una commissione composta dai cittadini Gaspare Donati, Gian Carlo Brignole, Agostino Airoli, con il compito di interessare il governo della Repubblica di Genova perché contribuisse ai lavori per il restauro della chiesa.

Le discussioni si protrassero per quattordici anni fintanto che, nel 1675, un'altra e ancor più terribile mareggiata erose definitivamente i fianchi della struttura fino a farla definitivamente crollare. La tragedia servì tuttavia a smuovere i reggitori della Repubblica e i Padri del Comune che finalmente portarono la loro attenzione su quella pratica che giaceva da tanto tempo negli uffici del Palazzo Ducale.

Nel frattempo anche i dissapori tra i membri della commissioni si erano appianati e due di essi erano morti di peste. Così Gian Carlo Brignole, tra coloro che erano sopravvissuti, iniziò i lavori di ricostruzione con tale alacrità che un anno dopo la chiesa era stata ricostruita e aperta al culto.

Chiesa di Santa Maria del Prato[modifica | modifica sorgente]

Della Chiesa di Santa Maria del Prato (chiesa romanica XI secolo) si dice che venne fondata dal console Sigismondo Muscola o dai nobili Camilla o dai due casati insieme e venne affidata all'ordine dei mortuariensi.
La chiesa, che conobbe periodi di grande decadenza, venne chiusa al culto nel 1800 e trasformata in scuderia, ma dopo alterne vicende ha ritrovato, grazie a un radicale restauro, il suo splendore.

Villa Saluzzo Bombrini, conosciuta con il nome de Il Paradiso, oggi dimora privata sotto tutela del FAI

Lo sfondo di Santa Maria del Prato non toglie alla piazza il suo fascino ottocentesco.

Chiesa di San Francesco d'Albaro[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Francesco d'Albaro iniziata nel 1334 venne compiuta nel 1387 e sembra sia nata per volere testamentario di Lanfranco Cebà. Essa venne affidata nel 1544 ai minori conventuali che tuttora la officiano.

Chiesa di Nostra Signora del Rosario[modifica | modifica sorgente]

La chiesa parrocchiale fu edificata, nella zona di via Rosselli, tra il 1954 e il 1957. Affidata all'ordine dei Frati Minori Conventuali, conserva al suo interno una caratteristica Via Crucis dello scultore Giovanni Battista Airoldi.

Chiesa dei Santi Pietro e Teresa del Bambin Gesù[modifica | modifica sorgente]

La chiesa parrocchiale fu edificata, nella zona di via Guerrazzi, tra il 1955 e il 1958.

Chiesa di San Pio X[modifica | modifica sorgente]

La chiesa parrocchiale fu edificata, su progetto del dottore Marcello Belleri, nella zona di via San Pio X, tra il 1957 e il 1959. I lavori per l'edificazione della nuova chiesa iniziarono nel 1957, con la posa e benedizione della prima pietra il 19 marzo. Terminati i lavori di costruzione la chiesa fu elevata al titolo parrocchiale con decreto arcivescovile del 21 giugno del 1959. Il 12 marzo del 1966 sarà ufficialmente consacrata.

Abbazia di San Giuliano[modifica | modifica sorgente]

Proseguendo oltre, dove una volta era la "Marinetta", vi è l'abbazia di San Giuliano che all'inizio del Novecento, quando ancora non era stato aperto il corso Italia, appariva in una posizione dominante sugli scogli e si raggiungeva, partendo da Albaro, costeggiando le ville.

L'Abbazia è antichissima e la sua fondazione risale al X secolo, anche se il primo documento ufficiale in cui la chiesa viene menzionata - un atto di vendita - porta la data del 17 giugno 1282.

Come molte altre chiese San Giuliano ebbe una vita movimentata con vari passaggi di proprietari fino alla seconda guerra mondiale quando subì gravi danni. La chiesa, che per molto tempo si presentò in stato di crescente decadenza, venne in seguito affidata ai monaci benedettini sublacensi e restaurata.

Teatri[modifica | modifica sorgente]

Teatro da San Francesco[modifica | modifica sorgente]

Via Francesco Pozzo
Piazza Tommaseo e i grattacieli di Corte Lambruschini

All'inizio della via vi era un teatro, nel quale si tenne la prima genovese de L'italiana in Algeri di Gioacchino Rossini. Il teatro che apparteneva al marchese Ridolfo Pallavicini e questo non era l'unico teatro in Albaro perché si ricorda anche quello locato nella villa La Delizia del Conte Leopoldo Doria in San Luca d'Albaro che nel 1783 ospitò la rappresentazione di una farsa in due atti: La nuova riconciliazione.

Un altro luogo di ricreazione per i villeggianti d'Albaro sorse nei primi anni del XVIII secolo nei pressi dell'oratorio della Madonna Assunta locato di fronte alla chiesa parrocchiale di San Francesco che divenne, nel 1751, trasformato da teatro ad oratorio ed ospitò la confraternita detta del Gonfalone.

Dalle memorie del Paganetti, scritte nel 1882, si sa che all'interno dell'oratorio c'era una scultura del Maragliano della Madonna del Carmine:

« ... oggidì ha tra altari di cotto; il maggiore con balaustra di marmo ed un'ancona rappresentante l'"Assunta"; quello della "Deposizione della Croce", come viene indicato dalla sua ancona; e quello di "N.S. della Speranza", dipintavi in un quadro a raggi: Vi è anche pulpito ed orchestra, con organo.♀5 »

Del Teatro da San Francesco d'Albaro si trova traccia nei trafiletti degli Avvisi (diventato poi la Gazzetta Nazionale della Liguria) dal 1778 al 1797. In essi si viene a sapere che in questo luogo si tenevano le opere comiche in musica tenute da artisti che venivano a continuare le recite che avevano dovuto interrompere per le calure al Teatro Sant'Agostino.

Si sa inoltre che venivano tenute feste da Ballo, frequentate da numeroso pubblico convenuto da San Francesco e da persone provenienti dalla Capitale e che il biglietto d'ingresso costava 30 soldi e l'abbonamento a tutta la stagione 32 lire.

Il Teatro da San Francesco venne distrutto da un incendio causato, come taluni studiosi sostengono, dai patrioti della Guardia Nazionale o da truppe del generale francese Duphot al quale era stata affidata la difesa di Genova in seguito alla sommossa che i contadini d'Albaro e della valle del Bisagno tentarono il 4 settembre 1797 contro la Repubblica Democratica Ligure che si era instaurata nell'agosto precedente seguendo il modello francese.

Dopo varie vicissitudini si giunge alla vera definizione del teatro d'Albaro, quello di proprietà del marchese Ridolfo Pallavicini che venne aperto l'8 settembre 1810, come appare dalla Gazzetta di Genova:

« Fin da sabato scorso nell'amena villeggiatura d'Albaro si è fatta apertura di un bel Teatro nuovo, presso la chiesa di San Francesco, in una situazione estremamente comoda, e a cui sono annesse nelle sale per ridotto, giuochi, billar, e delle officine per sorbetterie, cuoco ecc. »
Gozzano e la "Marinetta"


Gozzano fra gli amici della "Marinetta"

La "Marinetta" era un famoso ristorante-albergo situato in fondo all'attuale via Quarnaro dove Guido Gozzano (nell'immagine sopra al centro) si ritrovava con gli amici genovesi.

Scrive Edoardo Firpo:

« Che vegnivan artisti e poeti / a çercaghe salute e fortunn-a; / e vegnivan ben ben da lontan. / Mi t'ò visto unn a sèja de lunn-a; ëo insemme con Guido Gozzan. »

Il futuro poeta era stato una prima volta da bambino a Cornigliano e si era innamorato della città; da adulto iniziò a recarsi a Genova soprattutto nei mesi invernali per godere del beneficio dell'aria marina e trovare sollievo alla malattia che lo affliggeva.

Alla "Marinetta", ormai conosciuta come l'Osteria dei poeti, Gozzano fece molte amicizie e in quell'ambiente nacquero diverse sue poesie pubblicate sulla "Rivista Ligure" di Mario Novaro e sulla "Rassegna Latina" diretta da Martini. A Genova Gozzano ritornerà poi per l'ultima volta nel 1916, l'anno della sua morte, mentre i suoi amici sono ancora al fronte.

L'abbonamento al Teatro da San Francesco costava 8 lire, l'ingresso serale alla platea lire 1 e "al libione" soldi 10.

Nel frattempo si fa luce la figura di Bonaparte e lo spettatore, da quel momento, deve pagare anche una piccola tassa sullo spettacolo che veniva considerato un contributo da versarsi al Burò di Bienfaisance d'Albaro nato in quel periodo "sous la Préfecture" e che stabiliva " que le Thèatre ètabli à S. François donne lieu par suite des disposition bienfaisantes du decret Imperial du 9 novembre 1809 à la perception d'un droit dont le produit doit etre employé en profit des pauvres...".
Alla morte del Pallavicini il palazzo e teatro fu lasciato in eredità e verso la fine del secolo XIX venne demolito tutto e il palazzo lasciò spazio a nuove case. Questa è ancora la zona di San Francesco d'Albaro e la strada si chiama via Parini: un tempo univa Piazza Leopardi al mare.

Le Osterie d'Albaro[modifica | modifica sorgente]

Un tempo, salendo le rampe di via Francesco Pozzo che si chiamava nel primo pezzo partendo da Albaro via Olimpo e nell'ultimo via Minerva, ci si perdeva tra gli orti che erano dove oggi si trova Piazza Tommaseo e dalla collina si scendeva al mare dove vi erano tante piccole osterie.

La "Passaggia" era una tra le più famose e più avanti c'era la "Marinetta" che il poeta Firpo così cantava:

« Marinetta, patella de schêuggio, / bagnâ solo da-e-sc-ciumme do mä, / rievocate anc'un pö mi te vêuggio / comme t'ë ne-a-memoia restä!... / ... / Oh se alloa ti pàivi lontann-a/cö to canto do mä e de çigâe, / e o reciocco de qualche campann-a / dai ulivi lazzù a San Giulian!... »

Proseguendo vi era l'osteria del "Parroco" dove si mangiavano i pesci salati con l'olio, l'origano e l'aglio accompagnati dal buon vino d'Albaro fatto di un miscuglio di uve.

Vie e piazze storiche[modifica | modifica sorgente]

Via Parini[modifica | modifica sorgente]

Un'altra delle grandi crueze d'Albaro è via Parini che al tempo delle ville portava fino al mare passando nei pressi del forte di San Giuliano ed era un centro di vita mondana.

Piazza Leopardi[modifica | modifica sorgente]

Piazza Leopardi era il prato dietro la chiesa di San Francesco e una lapide posta sull'abside della chiesa accanto ai caduti d'Albaro nella prima guerra mondiale così dice: "Prato comunale/ è vietato a chiunque/ di danneggiare/gli alberi ivi esistenti/siccome è proibito/qualunque giuoco/che potesse recarvi danno/e di pascolarvi bestiame/sotto le pene correzionali/prescritte dalle vigenti/leggi".

Fino allo scorcio del XIX secolo il prato era una specie di campo apposito dove si svolgevano partite di pallone fino a quando, nel 1797, venne innalzato sul "prato uno dei primi Alberi della Libertà che aveva sacrificato le aiuole e i roseti curatissimi. Chi abitava nelle ville intorno pensava che fosse arrivata la fine, ma la fine non arrivò perché rimase, a testimonianza della immobilità dal 1172, la chiesa di Santa Maria, della appunto del Prato.

La Torre dell'Amore
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La Torre dell'Amore è una delle architetture più suggestive di Albaro. A causa della sua posizione, celata dalla folta vegetazione e nascosta com'è all'interno del nugolo di ville che si affacciano sul Lido d'Albaro (l'elegante stabilimento balneare fulcro della mondanità del corso Italia), è anche fra le meno conosciute.

Situata nell'omonima via, è sconosciuta anche a molti abitanti del quartiere, tanto che la sua esistenza - peraltro tracciata sulle guide turistiche - ha avuto a lungo il sapore di una leggenda metropolitana.

Ma la Torre esiste e in tempi recenti, adibita ad uso privato, è stata restaurata e restituita al primitivo splendore. La sua storia, in realtà, è davvero sconosciuta: alcuni storici l'attribuiscono di proprietà della famiglia Finamore (da cui il nome), che abitò a Genova fino alla prima metà del XVII secolo (ma lo stemma che appare sulla torre smentirebbe questa versione); altri sostengono che vi si celebrassero in passato matrimoni di rito civile (e anche questo fatto suffragherebbe il tenore del nome).

Per ammirarla da vicino occorre in ogni caso sapersi districare nell'intrico degli ombrosi caruggi e creuze che costituiscono la trama delle creuze d'Albaro.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Nel 1955 e nel 1956 Albaro è stata sede di arrivo di tappa del Giro d'Italia. in entrambe le occasioni si trattava di frazioni a cronometro per squadre. La squadra di calcio del quartiere è l' Athletic Club Genova militante nel campionato di Promozione

Tappe del Giro d'Italia con arrivo ad Albaro
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1955 Genova (cron. a squadre) 18 Italia Torpado Italia Fiorenzo Magni
1956 Albaro (cron. a squadre) 12 Italia Leo Chlorodont Italia Vincenzo Zucconelli

Persone legate a Albaro[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del professor Gaetano Frisoni, Nomi propri di città, borghi e villaggi della Liguria del Dizionario Genovese-Italiano e Italiano-Genovese, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1910-2002.
  2. ^ Notiziario statistico della città di Genova 1/2011
  3. ^ Vedi: Viedigenova.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • A cura di Corinna Praga, Creuse in Albaro, Sagep, Genova, 1989

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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