Albaro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Francesco d’Albaro
La collina di Albaro vista dal santuario della Madonna del Monte
La collina di Albaro vista dal santuario della Madonna del Monte
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio VIII Medio Levante
Quartiere Albaro
Altri quartieri San Giuliano, Lido, Puggia
Codice postale 16145, 16146, 16147
Superficie 2,95 km²
Abitanti 28 963 ab.
Densità 9 817,97 ab./km²
Nome abitanti albaresi o albarini
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°23′57″N 8°57′39″E / 44.399167°N 8.960833°E44.399167; 8.960833

« Sorge, nella parte orientale di Genova, colle piacevolissimo che imitando l'Alba col nome, vien'à superarla in vaghezze »
(Anton Giulio Brignole Sale, "Le instabilità dell'ingegno", pubblicato per Giacomo Monti e Carlo Zenzero, 1630)

Albaro (in genovese Arbâ, pronuncia /arba:/[1]) è un quartiere residenziale del levante genovese.

Con la denominazione di "San Francesco d’Albaro" è stato comune autonomo fino al 1874, quando insieme ad altri cinque comuni della bassa val Bisagno fu inglobato nel comune di Genova. Centro rurale, ma già sede fin dal Cinquecento di prestigiose residenze patrizie, dopo l'annessione a Genova è divenuto uno dei più eleganti quartieri residenziali cittadini.

Descrizione del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Albaro fa parte insieme a Foce e San Martino del Municipio VIII Medio Levante e comprende le unità urbanistiche "Albaro", "Lido", "San Giuliano" e "Puggia".[2]

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo l'origine del toponimo lo storico Federico Donaver nel volume Vie di Genova, pubblicato nel 1912, cita lo storico locale Gaetano Poggi secondo il quale il nome Albaro deriva "da raibà che significa insenatura; onde arbà in dialetto, italianizzato in Albaro. Trovandosi la località a levante dove spunta l'alba, in dialetto arba, non potrebbe derivare il nome da ciò?".

Quest'ultima ipotesi sembrerebbe trovare supporto nella posizione della collina di Albaro, a levante del centro storico di Genova. Non esistono comunque fonti che attestino con certezza l'origine del toponimo.

Sempre il Donaver riferisce di una famiglia di nome Albaro, nota fin dall'XI secolo, originaria però della riviera di Ponente, ma egli stesso si domanda se sia questa ad aver preso il nome dalla località o al contrario ve l'abbia dato.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

« Da lungi, la collina d'Albaro apparisce il facile dorso di un monte che spiccandosi da monti più alti si stenda a metter piede nel mare. Ma da presso la scorgete composta di più colli, che nei loro intervalli danno spazio a piacevolissime vallicelle.

La costiera della collina di Albaro che risguarda sopra il mare, è quasi tutta teatrali rovine e scogli biancheggianti della spuma che vi fanno frangendosi l'onde. »

(L'Italia descritta e dipinta con le sue isole, Tomo V, Stati del Re di Sardegna, Giuseppe Pomba & C editori, Torino, 1838)
Veduta aerea della zona di San Giuliano

Albaro comprende la parte più meridionale dell'omonima collina, che forma un mosso altopiano digradante verso il mare, ultima propaggine della dorsale che separa le valli dei torrenti Bisagno e Sturla. La collina termina a mare con alte scogliere, alternate a piccole spiagge, un tempo raggiungibili solo attraverso strette crêuze tra gli orti e i giardini, mentre oggi l'intera linea di costa è percorsa dal lungomare di Corso Italia.

L'ex circoscrizione comprende la maggior parte del territorio dell'antico comune di San Francesco d'Albaro, ad eccezione delle frazioni di Borgo Pila con parte della piana del Bisagno (ora completamente urbanizzata e aggregata al quartiere della Foce) e Vernazzola, borgo marinaro, oggi accorpato all'ex circoscrizione "Sturla-Quarto".

L'attuale territorio di Albaro confina a levante con Sturla, a nord con San Fruttuoso e San Martino, a ponente con la Foce, mentre a sud si affaccia sul mare. Più in dettaglio l'asse di via Podgora, via Nizza, via Francesco Pozzo e via Dassori delimitano il quartiere verso la Foce, corso Gastaldi verso San Fruttuoso, parte di via Montallegro e via Serretto verso San Martino, via San Pio X, via Sclopis e via al Capo di Santa Chiara verso Sturla.

Il quartiere è caratterizzato da un tessuto urbano prevalentemente residenziale, di elevato livello qualitativo, in cui accanto alle storiche dimore patrizie sono sorti nell'ultimo secolo eleganti condomini e palazzine, molti dei quali circondati da ampi spazi verdi esclusivi.

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Le quattro "unità urbanistiche" che formano la ex circoscrizione di San Francesco d'Albaro avevano complessivamente al 31 dicembre 2013 una popolazione di 28.963 abitanti.[2]

Via Francesco Pozzo
Piazza Tommaseo e i grattacieli di Corte Lambruschini

Nel Cinquecento, il Giustiniani conta 144 case, delle quali solo 46 di contadini residenti, e le restanti appartenenti a ricchi cittadini. La crescita degli insediamenti patrizi, con la costruzione di grandi ville, nel tempo fece da volano per l'insediamento di nuovi residenti, anche se la presenza stessa delle ville con i loro fondi non consentì il formarsi di consistenti nuclei urbani. Il censimento del 1861 registra 5.556 abitanti, in costante aumento alle rilevazioni successive.

Con l'applicazione del piano regolatore del 1906[3] ha inizio una fase di espansione edilizia che porta ad un ulteriore incremento della popolazione che raggiunge progressivamente il suo massimo storico nel 1961, con 59.413 abitanti.

Dopo la rettifica dei confini amministrativi (come accennato le modifiche più consistenti furono il passaggio dell'area nella piana del Bisagno, compresa tra Borgo Pila e piazza Tommaseo, al quartiere delle Foce e del borgo di Vernazzola a Sturla-Quarto), nel 1971 i residenti risultano 41.529. Inizia da allora un costante decremento, più accentuato negli anni settanta e ottanta, quando risulta superiore a quello medio del comune di Genova nel suo complesso, fino al censimento del 2001 che registra 30.304 abitanti, valore stabilizzato, sia pur con un lieve ulteriore calo, fino ad oggi.

Albaro è il quartiere di Genova con la più alta percentuale di laureati (29,8% della popolazione) ed il minore tasso di disoccupazione, mentre l'età media risultava, nel 2008, di 48,5 anni, di poco superiore a quella cittadina.[4] Su questi ultimi fattori incide la destinazione del quartiere a residenza di classi benestanti, e come tale percepito sia dai residenti che dal resto dei genovesi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il "Teatro da San Francesco"
« Evvi un teatro con palchi in giro, di proprietà del sig. marchese Ridolfo Pallavicini, situato a poca distanza dalla chiesa parrocchiale dedicata a s. Francesco: da parecchi anni i dilettanti filodrammatici sogliono rappresentarvi scelte commedie e tragedie: questo teatro può contenere cinquecento e più spettatori. »
(Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", Volume XVIII, 1849)

All'inizio della via Albaro vi era un teatro, nel quale si tenne la prima genovese de L'italiana in Algeri di Gioacchino Rossini; non era l'unico teatro in Albaro perché si ricorda anche quello situato nella villa La Delizia del conte Leopoldo Doria in San Luca d'Albaro che nel 1783 ospitò la rappresentazione di una farsa in due atti: La nuova riconciliazione.

Del "Teatro da San Francesco" si trova traccia nei trafiletti degli Avvisi (diventato poi la Gazzetta Nazionale della Liguria) dal 1778 al 1797, dai quali si apprende che vi si tenevano opere comiche in musica tenute da artisti che vi venivano a continuare le recite sospese per "le calure" al Teatro Sant'Agostino. Vi si tenevano anche "feste da ballo, frequentate da numeroso pubblico convenuto da San Francesco e da persone provenienti dalla Capitale", che il biglietto d'ingresso costava 30 soldi e l'abbonamento a tutta la stagione 32 lire.

Secondo varie fonti questo primo teatro venne distrutto da un incendio causato dai patrioti della Guardia Nazionale o da truppe del generale francese Duphot al quale era stata affidata la difesa di Genova dopo la sommossa tentata il 4 settembre 1797 dai contadini di Albaro e della val Bisagno contro la Repubblica Ligure, che si era instaurata nel giugno dello stesso anno sul modello francese.

L'8 settembre 1810 il teatro venne riaperto in un edificio di proprietà del marchese Ridolfo Pallavicini, come riportato dalla Gazzetta di Genova:

« Fin da sabato scorso nell'amena villeggiatura d'Albaro si è fatta apertura di un bel Teatro nuovo, presso la chiesa di San Francesco, in una situazione estremamente comoda, e a cui sono annesse delle sale per ridotto, giuochi, biliardo, e delle officine per sorbetterie, cuoco ecc. »

A quell'epoca, in cui la Liguria era stata annessa all'Impero francese, il biglietto d'ingresso era gravato da una sovrattassa a favore del Burò di Bienfaisance d'Albaro, in base a un decreto della prefettura che stabiliva "que le Thèatre ètabli à S. François donne lieu par suite des disposition bienfaisantes du decret Imperial du 9 novembre 1809 à la perception d'un droit dont le produit doit etre employé en profit des pauvres...".
Verso la fine dell'Ottocento il teatro venne chiuso e l'edificio che l'ospitava demolito per lasciare spazio a nuove case.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Fino al XIV secolo la collina di Albaro, raggiungibile solo da San Martino lungo stradine di campagna tra orti e vigneti, era scarsamente popolata, con poche case rustiche isolate al centro dei poderi ed alcune chiese appartenenti a ordini monastici. Il litorale, con le sue alte scogliere, non permetteva la presenza di insediamenti: solo all'estremità orientale, dove le rocce scendevano al livello del mare permettendo l'approdo delle barche, venne a formarsi il borgo di pescatori di Boccadasse. [5]

All'inizio del XVI secolo, con il consolidarsi della ricchezza in città, i ricchi genovesi, appartenenti alle famiglie dell'oligarchia che governava la repubblica, iniziarono a far costruire grandi palazzi di villeggiatura nei dintorni della città, chiamando a progettarli i migliori architetti dell’epoca. La collina di Albaro, per la sua vicinanza alla città, divenne uno dei siti di villeggiatura preferiti dai genovesi più abbienti, che qui avevano casa e che d'estate erano usi appunto a "recarsi in villa" per trascorrervi la stagione calda.[5] La costruzione delle ville proseguì nei secoli successivi, raggiungendo il suo culmine nel Settecento. A quel tempo Albaro, visto da colle di Carignano, nell'incisione di Antonio Giolfi eseguita nel Settecento, si presentava come gruppi di ville e case isolate tra le quali spuntavano i campanili delle numerose chiese, oggi in gran parte scomparse.

Così descrive la zona il Giustiniani, vescovo e storico, nei suoi "Annali" (1537):

« Ed a mano manca di S. Fruttuoso e di S. Martino giace la magnifica ed amena villa di Albaro, la qual è in lunghezza circa due miglia: e comprende centoquarantaquattro case, delle quali ve ne sono quarantasei di contadini, ed il restante di cittadini, che tutte hanno fruttifere ed amene ville; talché è cittadino che ha nella sua villa pere di ventidue specie. Sono queste ville dotate di domestico, di salvatico, di acque, di are per uccellare: tutte murate in cerco. E la struttura delle magnifiche case è superbissima; fra le quali ville hanno eccellenza quella che edificò Andrea Cicero, quella di Vincenzo Sauli, quella di Alessandro di Nigrone, e quella di Cosmo Damiano Giustiniano: è certo che tutte particolarmente hanno in loro qualche cosa degna di laude: ed i cittadini le abitano con grandissima comodità. »
(Agostino Giustiniani, "Annali della Repubblica di Genova", 1537)

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Con la discesa in Italia di Napoleone, nel 1797 ebbe fine la storia plurisecolare della Repubblica di Genova, che ribattezzata Repubblica Ligure passò di fatto sotto il controllo della Francia repubblicana e nel 1805 annessa all'Impero francese. Nel 1814, a seguito delle decisioni del Congresso di Vienna la ex Repubblica Ligure napoleonica passò al Regno di Sardegna, e con essa anche il comune di San Francesco d’Albaro, così descritto dal Casalis nel 1849:

« San Francesco d'Albaro, comune nel mandamento di s. Martino prov. dioc. e div. di Genova. Dipende dal senato, intend. gen. prefett. ipot. insin. di Genova, posta di s. Martino d'Albaro.

Giace a ponente di s. Martino suo capoluogo di mandamento, da cui è discosto un miglio. Gli sono aggregati i luoghi di Boccadasse, e Pila. Nella parte australe confina col mare, ove sono alcune piccole piaggie chiamate di s. Nazaro, s. Giuliano, Boccadasse, Vernazzola.

Salubre è l'aria che vi si respira; ma vi dominano i venti sciroccali, che danneggiano i vigneti, gli oliveti, ed i terreni coltivati a campo: nell'invernale stagione vi soffiano i venti di greco e di tramontana, che danneggiano gli agrumi, e gli ortaggi. Si mantiene poco bestiame: riescono di mediocre qualità i vini di questo comune: l'olio d'olivo e gli ortaggi si smerciano in Genova. Popolazione 4355. »

(Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", Volume XVIII, 1849)

Nella prima metà dell'Ottocento venne realizzata la prima strada di attraversamento del quartiere, che veniva a porre fine al secolare isolamento veicolare della zona. La "strada Principale", perpendicolare alle antiche crêuze che scendevano verso il mare, seguiva il tracciato delle attuali vie Albaro, Bocchella e Pisa collegando Genova con Sturla, e costituiva un tratto della cosiddetta via Aurelia.[5]

Nel 1873, con un Regio Decreto, il comune di Genova si espandeva oltre il confine del Bisagno, inglobando, oltre San Francesco d'Albaro, i comuni della Foce, San Martino, San Fruttuoso, Marassi e Staglieno, dando avvio ad una fase di sviluppo edilizio che negli ultimi decenni del secolo portò alla realizzazione nella piana del Bisagno di un nuovo quartiere con pianta a scacchiera, con strade ampie, rettilinee e pianeggianti, inedite nella Genova storica.

La Marinetta[modifica | modifica wikitesto]

Gozzano e la "Marinetta"


Gozzano fra gli amici della "Marinetta"

La "Marinetta" vide Guido Gozzano (nell'immagine sopra al centro) tra i suoi più assidui frequentatori. Scrive Edoardo Firpo:

« Ghe vegnivan artisti e poeti / a çercaghe salute e fortunn-a; / e vegnivan ben ben da lontan. / Mi t'ò visto unn a sèja de lunn-a; ëo insemme con Guido Gozzan.[6] »

Il futuro poeta era stato una prima volta da bambino a Cornigliano e si era innamorato della città; da adulto iniziò a recarsi a Genova soprattutto nei mesi invernali per godere del beneficio dell'aria marina e trovare sollievo alla malattia che lo affliggeva (la tubercolosi) e che lo avrebbe portato alla morte a soli 32 anni.

Alla "Marinetta", conosciuta come l'Osteria dei poeti, Gozzano fece molte amicizie e in quell'ambiente trovò ispirazione per diverse sue poesie pubblicate sulla rivista La Riviera Ligure di Mario Novaro e sulla "Rassegna Latina" diretta da Martini. A Genova Gozzano ritornerà per l'ultima volta nel 1916, l'anno della sua morte, mentre i suoi amici erano ancora al fronte.

Per tutto l'Ottocento tra gli orti e i giardini di Albaro e sulla riva del mare vi erano tante piccole osterie. Tra le più rinomate c’erano la "Passaggia" e quella detta "del Parroco", ma la più celebre era la "Marinetta"[7], che il poeta Edoardo Firpo così cantava[8]:

« Marinetta, patella de schêuggio, / bagnâ solo da-e-sc-ciumme do mä, / rievocate anc'un pö mi te vêuggio / comme t'ë ne-a-memoia restä!... / ... / Oh se alloa ti pàivi lontann-a/cö to canto do mä e de çigâe, / e o reciocco de qualche campann-a / dai ulivi lazzù a San Giulian!...[9] »

Il ristorante San Giuliano, conosciuto come la Marinetta, detto anche l'osteria dei poeti, al quale sono legati diversi nomi della cultura genovese e italiana, sorgeva sulle scogliere accanto al forte San Giuliano, dov'è oggi corso Italia.[10] La Marinetta sopravvisse solo di poco alla costruzione di corso Italia, che proprio in quel punto supera le scogliere e la piccola spiaggia su grandi arcate in cemento.

Il Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto di espansione verso levante interessò nel nuovo secolo la collina di Albaro: il piano regolatore del 1906, che si poneva l'obiettivo di realizzare la piena integrazione del quartiere con il centro cittadino, diede inizio ad una fase di sviluppo urbanistico con la realizzazione di abitazioni destinate ai ceti medi nella parte più a monte della collina ed a quelli più benestanti lungo la nuova strada litoranea (corso Italia) e nelle sue vicinanze.[4][3]

Il proposito era quello di creare un quartiere disteso tra il mare e la collina, con ampi viali adatti al crescente traffico automobilistico e con una ricca dotazione di verde, destinato alle famiglie dell'alta borghesia cittadina.[11]

Dopo la strada litoranea vennero aperte la strada intermedia che tagliava le antiche crêuze e i poderi ed una serie di strade di collegamento da mare a monte, aprendo la via alla moderna lottizzazione: scomparsi orti e parchi, si è così sviluppato, com'era nelle premesse, un quartiere residenziale considerato il più elegante ed esclusivo della città.[5]

Dato il recente sviluppo urbanistico, pochi degli abitanti di Albaro, con la sola eccezione del borgo di Boccadasse, possono considerare il quartiere come luogo di origine della propria famiglia.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Boccadasse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Boccadasse.
Veduta notturna del borgo di Boccadasse

Il borgo di Boccadasse, celebre frazione di Albaro, è compreso tra l'estremità orientale di corso Italia e il Capo di S. Chiara; con le sue case dalle tinte pastello, addossate le une alle altre e strette attorno ad una piccola baia, anche se ormai circondato dal contesto cittadino, si è conservato pressoché immutato nel tempo, circostanza che ne ha fatto una delle più conosciute attrattive turistiche genovesi.[12][13]

Boccadasse e la vicina Vernazzola erano gli unici nuclei urbani compatti nella zona di Albaro e gli unici insediamenti in riva al mare; il borgo è sempre stato parte integrante del territorio di S. Francesco d'Albaro, da cui dipendeva amministrativamente, sia come comune che come parrocchia.

Strade, piazze e spazi pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Corso Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corso Italia (Genova).
Corso Italia all'altezza del forte San Giuliano; al centro l'abbazia di San Giuliano e poco oltre l'edificio del Nuovo Lido

Corso Italia si sviluppa per circa due chilometri e mezzo lungo l'intero litorale del quartiere di Albaro collegando la Foce con il borgo marinaro di Boccadasse. Realizzata tra il 1909 e il 1915, divenne da subito uno dei principali punti di ritrovo del "passeggio" domenicale dei genovesi.

La nuova strada, realizzata nell'ambito del piano di espansione della città verso levante, sia per dare a Genova una moderna passeggiata lungomare, sia per agevolare l'accesso alle spiaggie presenti nella zona, fu aperta con lo sbancamento delle scogliere che terminavano a mare la collina di Albaro, modificando profondamente l'ambiente costiero.[14][12]

La strada ha due corsie per direzione, separate da un'aiuola spartitraffico ed un ampio marciapiede sul lato a mare. Diversi sono stati gli interventi di restyling tra gli anni trenta e gli anni novanta. Lungo il percorso si incontrano alcuni storici edifici quali la chiesa di S. Pietro, il forte San Giuliano, l'abbazia di San Giuliano, lo stabilimento balneare del Nuovo Lido e la chiesa di Sant'Antonio in Boccadasse. Sul lato a monte si affacciano eleganti condomini e palazzine in stile art decò, tra cui la villa Canali-Gaslini, opera dell'architetto fiorentino Gino Coppedè, costruita intorno alla metà degli anni venti, e palazzi razionalisti progettati da Luigi Carlo Daneri.

Via Albaro[modifica | modifica wikitesto]

Provenendo dal centro di Genova, giunti in piazza Tommaseo si risale la collina di Albaro per la via Francesco Pozzo (l'antica via Olimpo). La strada, alla sommità del colle, prende il nome di via Albaro, ed era la strada principale del vecchio comune di S. Francesco.[15] Aperta nella prima metà dell'Ottocento fu la prima strada carrozzabile del quartiere. Lungo la via sorgono alcune delle celebri ville di Albaro, in parte ben conservate, altre stravolte da recenti ristrutturazioni e lottizzazioni. Tra le meglio conservate la villa Saluzzo Bombrini, detta "il Paradiso", la villa Saluzzo Mongiardino, dove soggiornò George Byron, la villa Carrega Cataldi[12][14] e villa Bombrini, sede del Conservatorio Niccolò Paganini. Da via Albaro avevano origine le crêuze che scendevano al mare[16]; con le successive vie Bocchella, Pisa e Caprera era parte della strada diretta a levante, che costituiva all'epoca della sua costruzione un'alternativa alla via medioevale che passava per S. Martino.

Piazza Leopardi[modifica | modifica wikitesto]

La piazza intitolata al celebre poeta recanatese, all'incrocio tra via Albaro e il percorso che scendeva da San Martino verso il mare, era l'antico "prato pubblico" del comune di S. Francesco, antistante le chiese di S. Francesco d'Albaro e S. Maria del Prato.[17] Un'iscrizione posta sull'abside della chiesa di S. Francesco, accanto a quella che commemora caduti di Albaro nella prima guerra mondiale riporta: "Prato comunale/ è vietato a chiunque/di danneggiare/gli alberi ivi esistenti/siccome è proibito/qualunque giuoco/che potesse recarvi danno/e di pascolarvi bestiame/sotto le pene correzionali/prescritte dalle vigenti/leggi".

La piazza, uno dei pochi luoghi di Albaro che conserva la memoria di un lontano passato, è chiusa a levante da una serie di modeste case a schiera, oggi ristrutturate, a ponente dall'abside della chiesa di S. Francesco e dal muro perimetrale dell'annesso convento. Di forma allungata, si presenta più come un viale alberato che una vera e propria piazza; fino all'inizio del Novecento era il capolinea degli omnibus a cavalli provenienti dal centro città.[12][16]

Tra il XVII e il XVIII secolo il prato era sede di partite di pallone che attiravano ai suoi bordi una grande folla. Nel 1797 vi venne innalzato uno dei primi Alberi della Libertà sacrificando curatissime aiuole e roseti.[16][7]

Scalinata Giorgio Borghese[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Tommaseo, corso Buenos Aires e i grattacieli di Corte Lambruschini

Da piazza Tommaseo una scenografica scalinata con decorazioni in stile liberty, intitolata a Giorgio Borghese[18][19], conduce ad un belvedere panoramico nella parte alta di via Francesco Pozzo, da dove lo sguardo può spaziare sulla stessa piazza Tommaseo, limite tra i quartieri di Albaro e della Foce, con la statua equestre a Manuel Belgrano, il rettifilo di corso Buenos Aires, l'antica via Minerva, e più in lontananza, in asse con questa, via XX Settembre, della quale corso Buenos Aires è la prosecuzione verso levante.[20]

La scalinata, costruita all’inizio del Novecento, si sviluppa su quattro livelli, e comprende alcuni locali coperti, ma versa da anni in stato di abbandono; sono stati proposti diversi progetti di riqualificazione ma al momento non è stata avviata nessuna concreta iniziativa per il recupero architettonico e l'utilizzo dei locali.[21]

Le strade dell'espansione urbanistica del Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Con lo sviluppo urbanistico, tra gli anni venti e trenta del Novecento, tra la via Albaro e il lungomare di corso Italia, dove prima erano i giardini delle ville e i poderi vennero aperte nuove vie funzionali agli insediamenti residenziali che stavano sorgendo. Furono così aperti un nuovo asse di scorrimento da ponente a levante, intermedio tra via Albaro e corso Italia, ed una serie di viali da monte a mare, paralleli alle antiche crêuze. Il progetto iniziale prevedeva anche un ampio asse di scorrimento rettilineo a monte, parallelo a via Albaro e via Pisa, realizzato solo parzialmente nel secondo dopoguerra con la creazione di due ampi viali, via Federico Ricci e via Paolo Boselli, paralleli ad un tratto di via Pisa ed inframmezzati dalla piazza Leonardo da Vinci.

La via intermedia di scorrimento, accessibile da piazza Tommaseo attraverso via Nizza, è formata dalle vie Rosselli, Gobetti, Righetti e De Gaspari[22] e termina in via Cavallotti, dove confluisce anche corso Italia.

L'intitolazione delle nuove vie venne fortemente improntata al periodo storico tra le due guerre mondiali, con nomi legati all'epica della prima guerra mondiale (Piave, Trento, Trieste), alle annessioni italiane in Dalmazia e nell'Egeo (Quarnaro, Zara e, nella parte più a monte del quartiere, via Rodi e via Dodecanneso), a martiri dell'irredentismo (Nazario Sauro, Cesare Battisti, Guglielmo Oberdan[23]) e caduti della guerra d'Etiopia (Renzo Righetti, Dalmazio Birago, Tito Minniti e Reginaldo Giuliani; tranne via Righetti, le altre nel secondo dopoguerra furono intitolate a martiri antifascisti, divenendo rispettivamente via Rosselli, via Gobetti e via don Minzoni). Altre vie furono intitolate a politici del Risorgimento (Giacomo Medici del Vascello, Francesco Domenico Guerrazzi, Giovanni Bovio) e filosofi (Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Giambattista Vico).

Le crêuze di Albaro[modifica | modifica wikitesto]

L'origine delle romantiche "crêuze d'Arbà", cantate dai poeti, risale alla costruzione delle prime ville patrizie, quando le strade vicinali tra gli orti lasciarono il posto a strade selciate tra i muri che delimitavano i grandi poderi, al centro dei quali sorgevano le ville con i loro giardini.[5] Queste caratteristiche strade, fiancheggiate dalle ville, dalla sommità del colle scendevano verso il mare seguendo i crinali dei piccoli rilievi della collina. Fino ai primi del Novecento erano l'unica rete viaria che consentiva di raggiungere le grandi ville nobiliari e il mare.[20] Alcuni tratti di esse ancora oggi sembrano immersi in un'atmosfera d'altri tempi, nonostante l'asfalto abbia ricoperto in gran parte l'antico selciato per consentire il traffico veicolare

Via San Nazaro[modifica | modifica wikitesto]

Tra le varie crêuze via S. Nazaro, che in origine scendeva fino alla scomparsa chiesa dei Santi Nazario e Celso, ed oggi termina in via fratelli Rosselli, presenta numerosi esempi di ville, ancora ben conservate; tra queste le più notevoli la villa Raggi, quattrocentesca ma ricostruita nel XVII secolo, la villa Brignole Sale, seicentesca ma in gran parte rifatta dopo i gravi danni dell'ultimo conflitto e villa Bagnarello, dove soggiornò Charles Dickens. La via, citata per la prima volta in un documento del 1345, si snoda tra gli alti muri che delimitano i giardini, conservando, specie nel tratto mediano, l'originario carattere ambientale.[12][7]

Via Parini[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra delle crêuze di Albaro è via Parini che collegava piazza Leopardi con la spiaggia di San Giuliano. La via oggi termina in via Gobetti, in corrispondenza del forte San Giuliano. Conserva anch'essa il suo antico carattere, con numerose ville, in parte oggi ancora residenze private, in parte sedi di istituti religiosi. Tra le ville notevoli, un'altra appartenuta ai Brignole Sale, la cinquecentesca villa Elisa, con torre e la seicentesca villa Rebuffo Gattorno.[12][7]

Via al Capo di Santa Chiara[modifica | modifica wikitesto]
Il capo di S. Chiara

Via al Capo di S. Chiara è la più orientale delle crêuze di Albaro e collega via Caprera con il borgo di Boccadasse, fiancheggiata da ville settecentesche. Al culmine del capo di S. Chiara si trova un punto panoramico a picco sul mare dominato da due edifici del primo Novecento in stile medioevale, il "castello Casareto" e il "castello Türcke", quest'ultimo opera del Coppedè.[12][24]

Dopo la rettifica dei confini amministrativi, negli anni sessanta del Novecento, la via costituisce il limite tra Albaro e Sturla.

Altre crêuze storiche sono via Riboli, al limite di ponente del quartiere, dove nel 1980 le Brigate Rosse assassinarono il colonnello dei carabinieri Mario Tuttobene con il suo autista Antonino Casu, via San Giuliano, parallela a via Parini e via San Luca d'Albaro, più a levante, che prende il nome da una storica chiesa oggi scomparsa.

Immagini delle crêuze di Albaro[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi e ville[modifica | modifica wikitesto]

Le ville storiche[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ville di Genova.
« Una delle più leggiadre colline estese in faccia al mare ….ove un mondo, per così dire, di superbissime fabbriche e di bellissime ville forma in questa parte un teatro di cui non ha pari l'Europa, e si può dir l'Universo. »
(Jacob Gråberg, "Lettera al r.do p. Bernardo Laviosa c.r.s. socio di molte accademie, sopra i piaceri della villeggiatura d'Albaro presso Genova", 1810)

All'inizio del XVI secolo, con il consolidarsi della ricchezza in città, i ricchi genovesi, appartenenti alle famiglie dell'oligarchia che governava la repubblica, iniziarono a far costruire grandi palazzi di villeggiatura nei dintorni della città, chiamando a progettarli i migliori architetti dell'epoca. La collina di Albaro, per la sua vicinanza alla città, divenne uno dei siti di villeggiatura preferiti dai genovesi più abbienti, che qui avevano casa e che d'estate erano usi appunto a "recarsi in villa" per trascorrere la stagione calda.[5] La costruzione delle ville proseguì nei secoli successivi, raggiungendo il suo culmine nel Settecento.

Trattenimento in un giardino di Albaro, di Alessandro Magnasco

Le famiglie patrizie non lesinarono le risorse destinate alla costruzione delle loro case, un immenso patrimonio edilizio e storico che comprende ancora oggi gli oltre centotrenta palazzi del centro storico e le oltre duecento ville suburbane, quasi la metà delle quali tra Albaro e Nervi. [25] Le crêuze che scendono al mare restano i percorsi più fitti di ville nobiliari, racchiuse fra alti muri interrotti da cancellate che lasciano appena intravvedere le facciate dei palazzi.[14]

Il pennello di Alessandro Magnasco ci ha lasciato un'istantanea della vita e dell'ambiente in cui la società ricca trascorreva la sua villeggiatura nella prima metà del XVIII secolo. Nel dipinto Trattenimento in un giardino di Albaro (1735), conservato a Palazzo Bianco, si vedono piccoli gruppi di persone in un giardino (identificato come quello della villa Saluzzo Bombrini) intente a conversazioni, danze e giochi di carte, sullo sfondo della piana del Bisagno, nella zona di San Fruttuoso, ancora tutta coltivata a orti.

Nel corso dell'Ottocento alla società aristocratica immortalata dal pennello del Magnasco si sostituì la ricca borghesia imprenditoriale. Sorsero così eleganti villini, mentre i palazzi storici, troppo grandi per le nuove necessità, venivano divisi in appartamenti o ceduti a comunità religiose.[5]

Ancora oggi le ville storiche appartenute all'aristocrazia genovese, ristrutturate, in parte sono suddivise in appartamenti, altre ospitano scuole private, cliniche e case di riposo. Se i palazzi si sono conservati, con le lottizzazioni e l'espansione urbanistica sono in gran parte andati persi i loro rigogliosi giardini; alcuni di quelli sopravvissuti sono oggi parchi pubblici.[14]

Villa Giustiniani Cambiaso[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Giustiniani-Cambiaso.
Villa Giustiniani-Cambiaso, sede della facoltà di ingegneria dell'università di Genova

La villa Giustiniani-Cambiaso sorge in posizione dominante al culmine della valletta Cambiaso. Il suo parco è accessibile da via Montallegro, nei pressi della chiesa di S. Francesco. Fu costruita nel 1548 su disegno di Galeazzo Alessi per Luca Giustiniani. La proprietà passò nel 1787 alla famiglia Cambiaso e nel 1921 al comune di Genova; oggi appartiene alla Fondazione Carige ed è sede della facoltà di ingegneria dell'Università di Genova. [26] Il vasto parco che la circondava venne fortemente ridimensionato dall'espansione urbanistica degli anni trenta del Novecento.

La struttura elaborata dall'architetto perugino per questa villa, con la sua forma cubica tripartita da lesene, divenne il modello per la costruzione di altre ville e palazzi nel territorio genovese.[26][12]

Villa Saluzzo Bombrini[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Saluzzo Bombrini.
Villa Saluzzo Bombrini, detta Il Paradiso

Villa Saluzzo Bombrini, detta il Paradiso, si trova in posizione dominante alla confluenza delle vie Albaro e Francesco Pozzo. Fu costruita per Giacomo Saluzzo da Andrea Ceresola, detto il Vannone, nell'ultimo decennio del XVI secolo[12]; nel 1837 divenne proprietà del marchese Henri de Podenas, nel 1886 fu venduta dagli eredi del nobile francese alla famiglia Bombrini, nelle cui mani è rimasta fino al 2005 quando è stata acquisita da una società immobiliare. Nel 2007 fu infine venduta a privati per destinarla ad abitazioni e uffici.[27] Attualmente per la sua destinazione ad uso privato, non è visitabile.

Circondata da un ampio parco, è un tipico esempio di architettura tardo manierista. All'interno è decorata da affreschi seicenteschi di Lazzaro Tavarone, Bernardo Castello e Giovanni Andrea Ansaldo.[12]

In uno degli appartamenti in cui è suddivisa la villa ha vissuto da giovane il cantautore Fabrizio De André[28]

Villa Saluzzo Mongiardino[modifica | modifica wikitesto]
George Byron a Genova

La targa che ricorda il soggiorno di Byron a villa Saluzzo
Byron giunse ad Albaro nel settembre del 1822, turbato per i lutti che lo avevano colpito, la morte della figlioletta Allegra e dell'amico Shelley, annegato qualche mese prima nel mare davanti a Viareggio. Insieme alla sua amante Teresa Gamba prese in affitto villa Saluzzo, mentre la vedova di Shelley, la scrittrice Mary Godwin, che li accompagnava, si stabilì nella vicina villa Negrotto con il figlioletto Percy Florence.[29] Il poeta, giungendo a Genova scriveva:
« C'è qui un sospiro per quelli che mi amano / Un sorriso per quelli che mi odiano, / E, sotto qualunque cielo io vada, / C'è qui un cuore pronto ad ogni destino.[16] »

Byron lasciò Genova nel luglio del 1823, quando si imbarcò per unirsi ai patrioti greci insorti contro la dominazione turca, abbandonando anche Teresa, con la quale nel frattempo il rapporto si era logorato, e che non rivide mai più.[30] Del suo soggiorno genovese rimangono alcune lettere scritte agli amici e al suo editore, senza però alcun accenno a Genova ed ai luoghi in cui visse in quei mesi, con la mente rivolta quasi esclusivamente all'organizzazione di quel suo ultimo viaggio.[31]

Giuseppe Cesare Abba, nel suo libretto "Noterelle", scrisse:

« A pié della collina d'Albaro alzai gli occhi per vedere ancora una volta la villa dove Byron stette gli ultimi giorni, prima di partire per la Grecia, e il suo grido d'Aroldo a Roma mi risuonò nelle viscere. Se vivesse, sarebbe là sul "Piemonte", a fianco a Garibaldi. »
Villa Saluzzo Mongiardino

Al civico 1 di via Albaro, di fronte all'ingresso della villa Saluzzo Bombrini, sorge la villa Saluzzo Mongiardino, costruita anch'essa per la famiglia Saluzzo all'inizio del XVIII secolo e in seguito divenuta proprietà dei Brian e poi dei Mongiardino. Ancora oggi di proprietà privata, e quindi non visitabile, è nota più che per le sue caratteristiche architettoniche e la ricca decorazione barocca degli interni, per il soggiorno di George Byron, tra il 1822 e il 1823, prima di imbarcarsi per partecipare alla guerra per l'indipendenza della Grecia[12], dove sarebbe morto nell'aprile del 1824 per una grave malattia, come ricordato da un'epigrafe apposta sulla facciata della villa.[32]

Villa Brignole Sale[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Brignole Sale.

La villa Brignole Sale (via San Nazaro, 20) fu realizzata all'inizio del Seicento con il rifacimento di un precedente edificio cinquecentesco acquistato nel 1584 dal marchese Giulio Sale. La villa passò alla figlia Geronima e al genero Gio. Francesco Brignole, che vi apportò numerose modifiche. Questi, insieme al figlio Anton Giulio ospitò nella villa illustri uomini di cultura del suo tempo, tra i quali il poeta savonese Gabriello Chiabrera.[33][7][34]

Nel 1882 fu venduta alle suore marcelline e trasformata in un educandato femminile; è ancora oggi un istituto scolastico privato, con asilo nido, scuola materna e scuola primaria[33][34]

Alcune parti dell’edificio vennero distrutte da un bombardamento nel 1942 e ricostruiti nel dopoguerra rispettando per quanto possibile la struttura originaria.[33][7]

Villa Bagnarello[modifica | modifica wikitesto]
Immagine ottocentesca della villa Bagnarello, dove soggiornò Charles Dickens

La villa Bagnarello, raggiungibile dalla villa Brignole Sale scendendo verso il mare lungo via San Nazaro, risale nel suo nucleo centrale al XVI secolo ma ha subito nel corso del tempo numerosi rimaneggiamenti. Una porta carraia che si apre sulla via dà accesso ad un cortile delineato dalle antiche scuderie e dal corpo centrale della villa, da dove uno scalone conduce ad un ampio ballatoio dov'è l'ingresso principale.[7]

La villa è conosciuta soprattutto per il soggiorno genovese di Charles Dickens, che vi dimorò da luglio a settembre del 1844 con la sua famiglia (la moglie Catherine e i cinque figli)[35]. La sua breve permanenza a villa Bagnarello è ricordata da una targa su cui si può leggere: "In questa villa / nel prisco rosso delle sue mura / ebbe gradita dimora / Carlo Dickens / geniale e profondo rivelatore / del sentimento moderno".[7]

Al primo impatto con Genova, come scrisse lui stesso, lo scrittore non ebbe un'impressione positiva della città e della sua dimora nel sobborgo genovese, da lui definita "the pink jail" ("la prigione rosa"):

« Genova è tutta un contrasto; è la città più sporca e più pittoresca, più volgare e magnifica, repulsiva e più deliziosa che esista.

… E questo è tutto quanto mi riesce di ricordare, fino al momento in cui fui deposto in un piazzale d'aspetto triste, ingombro di erbacce, che faceva parte di una sorta di prigione rosa; e mi fu detto che io abitavo lì. »

(Charles Dickens, Pictures from Italy, 1846)

A questo seguirono altri commenti non proprio lusinghieri, ma la permanenza in quel luogo, con la magnifica vista del mare blu e la piacevole brezza marina, lo fece ricredere fino a rimpiangerlo al momento della partenza[36] Nella villa di Albaro scrisse il romanzo breve Le campane (The Chimes), pubblicato a dicembre del 1844; nei suoi scritti ha lasciato anche una descrizione dell'ambiente circostante, ancora non toccato dall'urbanizzazione.

« … dai muri della casa fin giù ad una cappella in rovina[37] costruita sugli scogli erti e pittoreschi in riva al mare, si stendono verdi vigneti, dove si può girare tutto il giorno, quasi all'ombra lungo stretti sentieri coperti da rustici pergolati. »
Villa Fuckel[modifica | modifica wikitesto]

Villa Fuckel, in via dei Maristi, venne costruita verso la fine del XVII secolo, ed era in origine una tipica villa di campagna, circondata da un vasto podere con orti, alberi da frutta, vigneti e oliveti. Nel 1728 risultava di proprietà di Gerolamo Veneroso, che in quello stesso periodo ricopriva la carica di doge.

Nel 1901 venne acquistata dalla famiglia Fuckel, commercianti di origine tedesca, che la fecero ristrutturare dall’architetto Riccardo Haupt, che vi aggiunse anche un nuovo scalone marmoreo e una torre belvedere.

Requisita dallo stato durante la prima guerra mondiale, essendo i Fuckel cittadini germanici, venne loro restituita nel primo dopoguerra. Nel 1939 Anna Allegeyer, vedova del Fuckel, la vendette ai padri maristi, che da allora la utilizzano come scuola.[38]

Altre ville storiche[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a quelle già citate, numerose sono le ville patrizie ancora presenti nel territorio di Albaro, tutte sottoposte a vincolo architettonico da parte della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria; tra le tante si possono citare:

  • Villa Bombrini, via Albaro 36, attuale sede del Conservatorio Niccolò Paganini
  • Villa Brignole Sale "Interiano",Via Parini 17, seicentesca, dalla grande volumetria di stampo alessiano[12], sede dal 1922 del "Conservatorio Interiano" (pensionato per studentesse universitarie)[39]
  • Villa Carrega Cataldi, Via Albaro 11 e 13, del XVII secolo, sede dal 1967 al 1993 della Società Ligure di Storia Patria.
  • Villa Cordano, via Parini 21, di origine seicentesca ma più volte rimaneggiata nel corso dei secoli; negli anni trenta del Novecento divenne un collegio del "Pio Istituto Artigianelli"[40], fondato da don Francesco Montebruno (1831-1895)[41] Oggi ospita un asilo nido, rivolto in particolare a famiglie in condizioni disagiate, gestito dall'Associazione Circolo Oasis S. M. di Castello[42]
  • Villa Raggio, via Pisa 56, ristrutturata da Riccardo Haupt tra il 1898 e il 1900, sede provvisoria del conservatorio Paganini negli anni della seconda guerra mondiale, è oggi un istituto ospedaliero privato.[12]
  • Villa Rebuffo Gattorno, Via Parini 5, seicentesca, con un ampio giardino antistante, ospita una residenza universitaria.
  • Villa Sopranis, via Camilla 14, costruita all'inizio del XVII secolo, conserva un ciclo di affreschi di Giovanni Carlone del 1616 circa con Scene dalle Metamorfosi di Ovidio.[12]
Ville e palazzi del Novecento[modifica | modifica wikitesto]
Il castello Casareto, in via al Capo di S. Chiara

Dopo la fine della Repubblica di Genova, una nuova classe imprenditoriale borghese prese il posto delle storiche famiglie patrizie. Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, soprattutto in concomitanza con l'apertura di corso Italia, le famiglie di questi ricchi imprenditori fecero costruire le loro palazzine lungo il nuovo lungomare o nelle sue adiacenze.

Lo stile architettonico di questi edifici si differenzia a seconda delle epoche di costruzione, dal neo-gotico e il Liberty dei primi del Novecento, allo stile razionalista degli anni trenta.

Benché più sobrie, almeno nelle dimensioni, rispetto alle ville storiche del passato, si tratta comunque di edifici di altissimo pregio, come la villa Canali Gaslini, il castello Türke di via al Capo di S. Chiara e la palazzina Profumo, opere di Gino Coppedè, edifici neogotici, come la villa San Nazaro (ex Park Hotel) e il castello Casareto, che domina il borgo di Boccadasse, ma anche i condomini razionalisti di Luigi Carlo Daneri e l'originale villa Ollandini, nata dalla ricostruzione ad opera di Robaldo Morozzo della Rocca di un edificio ottocentesco distrutto dalla guerra.[43]

Villa Canali Gaslini[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Canali Gaslini.
Villa Canali Gaslini

La villa Canali Gaslini, una delle ultime opere a Genova dell'architetto fiorentino Gino Coppedè, fu costruita tra il 1924 e il 1925 per la famiglia Canali. Divenuta sede del consolato del Giappone, nel periodo bellico fu occupata prima dalle truppe tedesche e poi da quelle alleate. Acquistata nel 1942 da Gerolamo Gaslini (industriale oleario e fondatore dell'istituto pediatrico intitolato alla figlia Giannina) dopo le vicende belliche rientrò nella proprietà della famiglia che vi abitò a partire dal 1948. Il senatore Gaslini morì nel 1964. Con la scomparsa dell'ultima figlia Germana, nel 1988, la villa divenne sede della Fondazione Gaslini. La villa sorge su un poggio in posizione dominante su corso Italia, in corrispondenza della spiaggia di San Giuliano, circondata da uno scenografico giardino. Come molte opere del Coppedè lo stile dell'edificio è liberamente ispirato al gotico fiorentino.[44]

Villa Ollandini[modifica | modifica wikitesto]
Villa Ollandini

Tra i numerosi edifici in stile razionalista realizzati nel quartiere negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale il palazzo conosciuto come Villa Ollandini (via S. Vito 2), costruito tra il 1958 e il 1963 su disegno di Robaldo Morozzo della Rocca, si distingue per la sua storia e l'originalità della struttura. La ricostruzione della precedente villa Ollandini, distrutta dal bombardamento aereo inglese nella notte fra il 22 e il 23 ottobre 1942[45] venne concepita da Morozzo della Rocca come una sorta di memoriale di questo evento, creando nella muratura perimetrale, in pietra di Finale, uno spazio rivestito da pareti vetrate curvilinee, inclinate verso l'alto per seguire l'andamento delle solette dei piani, sfalsate orizzontalmente a ricordare idealmente lo squarcio creato dalle bombe nell'edificio distrutto.[46][47][48]

La precedente villa distrutta dalla guerra rivestiva un notevole interesse storico: sorgeva infatti nel luogo, alle pendici di ponente del colle di Albaro, dove fino alla fine del XVIII secolo si trovava la chiesa di San Vito, annessa ad un convento di domenicani chiuso per le leggi di soppressione del 1797 ed in seguito trasformato in abitazione. Il complesso fu acquistato intorno alla metà dell'Ottocento da Raffaele Rubattino, ricco armatore, noto anche per il contributo dato alla spedizione dei Mille, che lo fece trasformare nello stile neogotico in auge in quel periodo. Rubattino vi morì nel 1881 e la villa passò per via ereditaria prima a Rodolfo Hofer e poi ai marchesi Ollandini. Conosciuta all'epoca come "Castello Ollandini-Hofer", fu abitata anche dall'imprenditore Ferdinando Maria Perrone.[48]

Torre dell'Amore[modifica | modifica wikitesto]
La Torre dell'Amore

La Torre dell'Amore è una suggestiva costruzione che risale al XV secolo, ma per la sua posizione nascosta, al centro di un nucleo di villette e raggiungibile solo attraverso una stradina chiusa, è sconosciuta anche a molti abitanti del quartiere.

La torre, in blocchi di pietra scura, è alta 13 m; situata nell'omonima via, nella zona del Lido d'Albaro, è oggi adibita ad abitazione privata ed è stata recentemente restaurata. Incerte sono le notizie storiche: la sua elegante struttura fa ritenere che facesse parte di una villa patrizia, poi nel XVIII secolo sarebbe stata acquisita dal governo della repubblica per farne una postazione di guardia sanitaria ed in seguito una batteria costiera. Circa l'origine del nome, l'ipotesi ritenuta più probabile è che derivi dalla famiglia Finamore, presente a Genova fino alla prima metà del XVII secolo e che ne fu proprietaria per un certo periodo. È ritenuta invece inattendibile dagli storici la tradizione popolare secondo la quale vi si sarebbero celebrati in passato matrimoni in forma civile.[49]

Lido d'Albaro[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nuovo Lido.
Il complesso del "Lido d'Albaro"

Il complesso balneare-ricreativo chiamato in origine Lido d'Albaro (più tardi Nuovo Lido) sorge in corso Italia, tra San Giuliano e Boccadasse; costruito nel 1908 da Giuseppe Garibaldi Coltelletti, in concomitanza con l'inizio dei lavori di costruzione del lungomare, venne riqualificato nel secondo dopoguerra, assumendo negli anni cinquanta rinomanza nazionale come passerella per le selezioni del concorso di Miss Italia. Miss Lido furono in quegli anni due future star del cinema: Sophia Loren e Rosanna Schiaffino, mentre negli anni ottanta la vittoria del titolo fu l'esordio nel mondo dello spettacolo, a soli 15 anni, per la futura cantante Sabrina Salerno[50]. È stato anche sede di rappresentazioni dell'attore genovese Gilberto Govi.

Il complesso, secondo quanto riportato sul sito della società che gestisce l'impianto, sarebbe tuttora il più grande stabilimento balneare europeo, in grado di accogliere diecimila persone, con mille cabine e tre piscine di cui una olimpionica.[51]

Stadio del nuoto[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso sportivo delle piscine d'Albaro (Piazza Henry Dunant, 4) fu realizzato negli anni trenta del Novecento su progetto di Paride Contri. Comprende una piscina olimpionica coperta con gradinate per il pubblico e tre piscine scoperte, di cui una destinata ai bambini, oltre ad una grande terrazza per cure elioterapiche, un salone per le feste e posti di ristoro. Il complesso è circondato da una pista per il pattinaggio. In epoca più recente si è aggiunta una piccola vasca di ambientamento neonatale, utilizzata anche per i corsi per gestanti e le attività di riabilitazione.[52][53]

Inaugurato nell'ottobre del 1935, era all'epoca una delle più moderne strutture di questo tipo in Europa, espressamente studiata, come sottolineava la stampa del tempo, per favorire la formazione di nuovi atleti nella disciplina del nuoto. La sua struttura architettonica ottenne l'unanime favore della critica e fu un vanto per il regime fascista, per il quale la realizzazione di grandi strutture con finalità sociali costituiva in quel periodo un importante strumento di propaganda. L'edificio, significativa espressione del razionalismo italiano, si caratterizza per le ampie vetrate in facciata, i due corpi laterali semicircolari e la torretta porta-antenna. All'interno della piscina coperta un mosaico in ceramica, opera dell'artista futurista Fillia. Le gradinate ai lati della vasca olimpionica potevano contenere 1.600 spettatori seduti e 3.000 in piedi.[52][53]

Dichiarato inagibile fin dal 1992 è stato completamente ristrutturato a partire dal 2006, rispettandone sostanzialmente la struttura originaria, salvo la discussa sopraelevazione dei due corpi laterali. Il complesso ristrutturato è stato inaugurato il 20 marzo 2008.[48]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei Santi Nazario e Celso[modifica | modifica wikitesto]

Di una via San Nazaro si ha notizia già da un manoscritto del 1345 ad opera di un certo Argiroffo in cui si parla dell'acquisto di un terreno poco distante.

La crosa di San Nazaro scendeva, come ancor oggi avviene, dall'attuale via San Francesco d'Albaro e arrivava fino al mare nei pressi della scomparsa chiesa dei Santi Nazario e Celso.

Antica chiesa

L'antica chiesa intitolata ai santi Nazario e Celso, oggi non più esistente, era ad una sola navata e della struttura originaria aveva solamente il nome.

Di dimensioni ridotte rispetto alla precedente, era dotata di due cappelle ai lati ed un coro in pianta quadrata. Per essere meglio protetta dalle mareggiate, era stata costruita a ridosso dell'antica torre, detta dell'Amore, che non avendo più la funzione di guardia a protezione dagli attacchi dei predoni saraceni, funzionava da campanile per la nuova chiesa.

La chiesa finì il suo tempo in conseguenza dell'apertura di corso Italia che cambiò fisionomia alla zona rendendola più aperta verso il Lido. Questa operazione urbanistica non snaturò comunque il carattere di quell'angolo di Genova nel quale rimangono ancora ben visibili le ville dei signorotti di un tempo.

La stradina oggi ha termine nella via Fratelli Carlo e Nello Rosselli ma, prima che fosse aperto il corso Italia, proseguiva tra orti e ville fino alla zona oggi attraversata dalla via Quarnaro.
In fondo alla via vi era appunto la chiesa dei santi Nazario e Celso la cui storia, a causa della sua ubicazione in prossimità estrema del mare (era posta infatti su di una scogliera) fu quanto mai tormentata.

Precocemente distrutta a causa della violenza dei marosi, venne ricostruita nel 1543 ma un secolo esatto dopo, nel 1643, a seguito di un nuovo tremendo fortunale venne gravemente danneggiata. In seguito a questi eventi venne a formarsi una commissione composta dai cittadini Gaspare Donati, Gian Carlo Brignole, Agostino Airoli, con il compito di interessare il governo della Repubblica di Genova perché contribuisse ai lavori per il restauro della chiesa.

Le discussioni si protrassero per quattordici anni fintanto che, nel 1675, un'altra e ancor più terribile mareggiata erose definitivamente i fianchi della struttura fino a farla definitivamente crollare. La tragedia servì tuttavia a smuovere i reggitori della Repubblica e i Padri del Comune che finalmente portarono la loro attenzione su quella pratica che giaceva da tanto tempo negli uffici del Palazzo Ducale.

Nel frattempo anche i dissapori tra i membri della commissioni si erano appianati e due di essi erano morti di peste. Così Gian Carlo Brignole, tra coloro che erano sopravvissuti, iniziò i lavori di ricostruzione con tale alacrità che un anno dopo la chiesa era stata ricostruita e aperta al culto.

Chiesa di Santa Maria del Prato[modifica | modifica wikitesto]

Della Chiesa di Santa Maria del Prato (chiesa romanica XI secolo) si dice che venne fondata dal console Sigismondo Muscola o dai nobili Camilla o dai due casati insieme e venne affidata all'ordine dei mortuariensi.
La chiesa, che conobbe periodi di grande decadenza, venne chiusa al culto nel 1800 e trasformata in scuderia, ma dopo alterne vicende ha ritrovato, grazie a un radicale restauro, il suo splendore.

Villa Saluzzo Bombrini, conosciuta con il nome de Il Paradiso, oggi dimora privata sotto tutela del FAI

Lo sfondo di Santa Maria del Prato non toglie alla piazza il suo fascino ottocentesco.

Chiesa di San Francesco d'Albaro[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Francesco d'Albaro iniziata nel 1334 venne compiuta nel 1387 e sembra sia nata per volere testamentario di Lanfranco Cebà. Essa venne affidata nel 1544 ai minori conventuali che tuttora la officiano.

Chiesa di Nostra Signora del Rosario[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale fu edificata, nella zona di via Rosselli, tra il 1954 e il 1957. Affidata all'ordine dei Frati Minori Conventuali, conserva al suo interno una caratteristica Via Crucis dello scultore Giovanni Battista Airoldi.

Chiesa dei Santi Pietro e Teresa del Bambin Gesù[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale fu edificata, nella zona di via Guerrazzi, tra il 1955 e il 1958.

Chiesa di San Pio X[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale fu edificata, su progetto del dottore Marcello Belleri, nella zona di via San Pio X, tra il 1957 e il 1959. I lavori per l'edificazione della nuova chiesa iniziarono nel 1957, con la posa e benedizione della prima pietra il 19 marzo. Terminati i lavori di costruzione la chiesa fu elevata al titolo parrocchiale con decreto arcivescovile del 21 giugno del 1959. Il 12 marzo del 1966 sarà ufficialmente consacrata.

Abbazia di San Giuliano[modifica | modifica wikitesto]

Proseguendo oltre, dove una volta era la "Marinetta", vi è l'abbazia di San Giuliano che all'inizio del Novecento, quando ancora non era stato aperto il corso Italia, appariva in una posizione dominante sugli scogli e si raggiungeva, partendo da Albaro, costeggiando le ville.

L'Abbazia è antichissima e la sua fondazione risale al X secolo, anche se il primo documento ufficiale in cui la chiesa viene menzionata - un atto di vendita - porta la data del 17 giugno 1282.

Come molte altre chiese San Giuliano ebbe una vita movimentata con vari passaggi di proprietari fino alla seconda guerra mondiale quando subì gravi danni. La chiesa, che per molto tempo si presentò in stato di crescente decadenza, venne in seguito affidata ai monaci benedettini sublacensi e restaurata.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1955 e nel 1956 Albaro è stata sede di arrivo di tappa del Giro d'Italia. in entrambe le occasioni si trattava di frazioni a cronometro per squadre. La squadra di calcio del quartiere è l' Athletic Club Genova militante nel campionato di Promozione

Tappe del Giro d'Italia con arrivo ad Albaro
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1955 Genova (cron. a squadre) 18 Italia Torpado Italia Fiorenzo Magni
1956 Albaro (cron. a squadre) 12 Italia Leo Chlorodont Italia Vincenzo Zucconelli

Persone legate ad Albaro[modifica | modifica wikitesto]

Come già riportato nel testo, numerosi sono stati anche gli illustri visitatori che soggiornarono nel quartiere, lasciandone talvolta memoria nei loro scritti (tra gli altri Guido Gozzano, Charles Dickens, George Byron, Gabriello Chiabrera).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del professor Gaetano Frisoni, Nomi propri di città, borghi e villaggi della Liguria del Dizionario Genovese-Italiano e Italiano-Genovese, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1910-2002.
  2. ^ a b Notiziario statistico 2-2014 del comune di Genova
  3. ^ a b Progetto di piano regolatore e di ampliamento della regione di Albaro
  4. ^ a b Comune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, luglio 2008.
  5. ^ a b c d e f g Corinna Praga, "Genova fuori le mura"
  6. ^ Ci venivano artisti e poeti / a cercare salute e fortuna; / e venivano da molto lontano. / Io ti ho visto una sera di luna; ero insieme a Guido Gozzano.
  7. ^ a b c d e f g h Il quartiere di Albaro su www.genovaperta.net
  8. ^ Testo completo della poesia "Marinétta", di Edoardo Firpo
  9. ^ Marinetta, patella di scoglio, / bagnata solo dalla schiuma del mare, / voglio rievocarti ancora un po' / come sei rimasta nella memoria!... / ... / Oh, se allora sembravi lontana/con il canto del mare e delle cicale, / e il rintocco di qualche campana / dagli ulivi laggiù a San Giuliano!...
  10. ^ Immagini della Marinetta prima e dopo la costruzione di corso Italia
  11. ^ R. Luccardini, Albaro e la Foce - Genova • Storia dell'espansione urbana del Novecento, Sagep, Genova, 2013, ISBN: 978-88-6373-252-8
  12. ^ a b c d e f g h i j k l m n Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009
  13. ^ Boccadasse su Genova - Zenazone.It.
  14. ^ a b c d F. Caraceni Poleggi, Genova - Guida Sagep, 1984.
  15. ^ Via Albaro e la chiesa di S. Francesco in un’immagine del 1910 su www.genovacards.com
  16. ^ a b c d Storia di Albaro su www.guidadigenova.it
  17. ^ Immagini d'epoca di piazza Leopardi su www.genovacards.com
  18. ^ Giorgio Borghese (1691-1766), (spagnolizzato in Jorge Burgues), rapallese di nascita, nel XVIII secolo fu il primo colono italiano a Montevideo, all'epoca della fondazione della città, come ricordato da una targa lungo la scalinata
  19. ^ Gli Italiani nell'Uruguay, sul sito dell'agenzia di stampa Inform
  20. ^ a b Luoghi di interesse del levante genovese sul sito della rivista Trekking&Outdoor
  21. ^ Articolo su Il Secolo XIX del 25 aprile 2014
  22. ^ Cenni biografici su Oreste De Gaspari, sul sito della Gazzetta del Mezzogiorno
  23. ^ Dal dopoguerra via Oberdan fu intitolata al partigiano Renato Martorelli, mentre al martire triestino è stata intitolata la via principale del quartiere di Nervi
  24. ^ Immagine del capo di S. Chiara visto dal mare
  25. ^ "Genova tra Ottocento e Novecento – Album storico-fotografico", vol. 1, a cura di M. Lamponi, Nuova Editrice Genovese, Genova, 2006
  26. ^ a b Relazione storico-artistica allegata al decreto di vincolo della villa Giustiniani Cambiaso
  27. ^ Articolo su La Repubblica del 28 giugno 2008
  28. ^ Luigi Viva, Non per un dio ma nemmeno per gioco: vita di Fabrizio de Andrè, Feltrinelli, 2000.
  29. ^ Una targa in via Zara 24b, attuale indirizzo della villa Negrotto, ricorda il soggiorno della vedova Shelley, nota soprattutto come autrice del celebre romanzo Frankenstein (Le lacrime genovesi di Mary Shelley, articolo sul Secolo XIX del 10 giugno 2014)
  30. ^ Biografia di Teresa Gamba Ghiselli sul Dizionario Biografico Treccani
  31. ^ Il soggiorno di lord Byron a Genova su www.stoarte.unige.it
  32. ^ Villa Saluzzo Mongiardino e lord Byron su www.genovaperta.net
  33. ^ a b c Villa Brignole-Sale su http://guide.travelitalia.com
  34. ^ a b Villa Brignole-Sale su http://dearmissfletcher.wordpress.com
  35. ^ Da settembre la famiglia Dickens proseguì il suo soggiorno genovese nella villa Pallavicini "delle Peschiere"
  36. ^ Dickens a Genova su www.victorianweb.org
  37. ^ La scomparsa chiesa dei Santi Nazario e Celso
  38. ^ Villa Fuckel su www.liguria.beniculturali.it
  39. ^ Il "Conservatorio Interiano" trae origine da un'istituto per ragazze orfane fondato nel 1609 da Paolo Battista Interiano ([1])
  40. ^ Villa Cordano su www.gallaratiarchitetti.com
  41. ^ Biografia di don Francesco Montebruno
  42. ^ Sito dell'Associazione Circolo Oasis S. M. di Castello
  43. ^ Gli edifici del primo Novecento su www.levantenews.it
  44. ^ La villa Canali Gaslini sul sito della Fondazione Gaslini
  45. ^ Ricordato a Genova come uno dei più tragici bombardamenti della seconda guerra mondiale, il bombardamento del 22-23 ottobre 1942 arrecò numerosi e gravi danni nel centro storico, e fu indirettamente causa della tragedia della galleria delle Grazie, in cui persero la vita 354 persone
  46. ^ Villa Ollandini. Un’architettura organica nella Genova degli anni’50, di Lorenzo Bagnara, sul periodico La Casana, gennaio 2012
  47. ^ Informazioni su villa Ollandini, all’interno della biografia di Robaldo Morozzo della Rocca, sul Dizionario biografico Treccani
  48. ^ a b c Descrizioni e immagini degli edifici razionalisti di Genova tra gli anni venti e cinquanta, su www.academia.edu
  49. ^ I posti di guardia della sanità settecentesca dei commissariati di Albaro e Nervi, di Italo Pucci, Istituto Internazionale di Studi Liguri, 2004
  50. ^ Intervista de "L'Europeo" a Sabrina Salerno, 13 gennaio 1989
  51. ^ Sito Internet della società Nuovo Lido
  52. ^ a b http://www.piscinedialbaro.com/ Sito della società Piscine di Albaro S.r.l., che gestisce gli impianti sportivi
  53. ^ a b Lo stadio del nuoto di Albaro su www.architetturadelmoderno.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • A cura di Corinna Praga, Creuse in Albaro, Sagep, Genova, 1989

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Genova Portale Genova: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Genova