Uccellagione

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L'uccellagione è una pratica di caccia, illegale in Italia dove è dunque considerata una forma di bracconaggio, attuata con l'impiego di dispositivi fissi e finalizzata alla cattura indiscriminata e di massa della selvaggina volatile. La pratica ha origini antiche e nel corso dei tempi si è perfezionata con l'impiego di sistemi sofisticati.

Tecniche di uccellagione[modifica | modifica sorgente]

  • Roccolo. sistema per la cattura di uccelli caratterizzato da un impianto arboreo a forma di anello, dentro il quale sono posizionate le reti e un prato centrale dove si erge una struttura a forma di torre (la rocca, da cui il nome di roccolo) nella quale risiede il roccolatore. Esso, all'arrivo degli uccelli, lancia uno "spauracchio", spingendo gli animali a cercare rifugio fra gli alberi dove rimangono catturati. Tipico delle zone montane. Ancora oggi in uso soprattutto in Lombardia e Trentino per rifornire di uccelli da richiamo i cacciatori capannisti.
  • Bresciana. Detta anche brescianella, consiste in un appostamento fisso composto da un quadrilatero di alberi chiuso da reti. Al centro dell'area si localizzavano gli uccelli da richiamo, ai quali si tagliavano le timoniere e le remiganti allo scopo di impedirne il volo. Gli uccelli di passo, attirati dai richiami, si calavano all'interno dell'area. L'uccellatore, azionando con una pertica o una fune, provocava lo sbattimento di una serie di barattoli che spaventando gli uccelli li spingeva verso la rete.
  • Paretaio. È un sistema formato da due reti rettangolari contrapposte e fissate a piccoli pali. Le due reti, azionate a comando, si chiudevano a scatto imprigionando gli uccelli.
  • Prodina. È un sistema simile al precedente con chiusura a scatto, formato da due reti stese sul terreno ed eventualmente mimetizzate.
  • Pania. Detta anche vischio, consiste in una bacchetta di legno tradizionalmente cosparsa di vischio o di un'altra sostanza adesiva, impiegata per catturare piccoli uccelli. Si dispongono presso punti di abbeveraggio oppure in appostamenti fissi con l'impiego dei richiami.
  • Palmone. Appostamento fisso costituito da un sistema di panie eretto su pertiche con l'impiego di uccelli da richiamo.
  • Archetto. È una trappola a scatto costituita da un laccio teso e sostenuto da un ramo elastico curvato e mantenuto in tensione. L'azionamento è provocato dalla preda che attiva un meccanismo a leva nel momento in cui becca l'esca, in genere rappresentata da una bacca.
  • Piagna. Prende il nome dal principale elemento costituente rappresentato da una lastra di pietra naturale di quelle che si usavano come copertura dei tetti in montagna. La stessa viene tenuta sollevata, in equilibrio precario, da alcuni bastoncini opportunamente allestiti. L'uccello si avvicina all'esca alimentare toccandone uno che gli fa crollare la piagna addosso.

Normativa[modifica | modifica sorgente]

La pratica dell'uccellagione è attualmente vietata in tutto il territorio italiano in ottemperanza all'articolo 3 della Legge n. 157 del 1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio):

« È vietata in tutto il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati »
(Art. 3 - Divieto di uccellagione)

La stessa legge, nell'articolo 4, contempla specifiche deroghe:

« Le regioni, su parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica, possono autorizzare esclusivamente gli istituti scientifici delle università e del Consiglio nazionale delle ricerche e i musei di storia naturale ad effettuare, a scopo di studio e ricerca scientifica, la cattura e l'utilizzazione di mammiferi ed uccelli, nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati. »
(Art. 4 - Cattura temporanea e inanellamento)

Chi esercita l'uccellagione è sanzionato, dall'art. 30 della stessa legge, con l'arresto fino ad un anno o l'ammenda da euro 774 a euro 2.065.

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