Fatti della scuola Diaz

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Coordinate: 44°23′46″N 8°57′10″E / 44.39611°N 8.95278°E / 44.39611; 8.95278

1leftarrow.pngVoce principale: Fatti del G8 di Genova.

I fatti della scuola Diaz sono avvenuti durante lo svolgimento del G8 di Genova nel 2001; ci sono stati diversi scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, in particolar modo episodi violenti da parte delle forze dell'ordine vennero segnalati nella scuola Diaz a danno di manifestanti che si erano accampati all'interno per passare la notte. All'operazione di polizia ha preso parte un numero tutt'oggi imprecisato di agenti: la Corte di Appello di Genova, pur richiamando questo fatto nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, basandosi sulle informazioni fornite durante il processo da Vincenzo Canterini, lo stima in circa "346 Poliziotti, oltre a 149 Carabinieri incaricati della cinturazione degli edifici"[1].

Indice

[modifica] Le indagini e il processo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Processi e decisioni giudiziarie sul G8 di Genova.

Nella relazione della Procura di Genova, con cui si chiedeva il rinvio a giudizio di 28 poliziotti per le violenze alla scuola Diaz, i magistrati affermano di aver scoperto la sparizione di alcuni filmati amatoriali sull'irruzione, spediti dalla polizia, senza autorizzazione da parte della magistratura, in Svizzera e in Germania per il riversamento su DVD, e di cui si sono poi perse le tracce.

Il 10 giugno 2002, il vicequestore aggiunto Pasquale Guaglione riconosce, tramite foto e riprese, le due molotov sequestrate ufficialmente nella scuola Diaz come quelle da lui stesso ritrovate in alcuni cespugli di una traversa di Corso Italia, al termine di una carica durante gli scontri del sabato, facendo così sorgere i primi sospetti sulla reale provenienza delle molotov.

Successivamente il 4 luglio 2002 Michele Burgio, l'agente che guidava il mezzo nel quale erano riposte le bottiglie ("un magnum blindato in dotazione al reparto mobile di Napoli"), affermò di aver avvertito il generale Valerio Donnini (che viaggiava sul mezzo di cui Burgio era autista) della presenza di queste bottiglie e di aver chiesto se fosse opportuno portarle in questura, ricevendone però una risposta brusca ("lui si è rivolto a me in modo alterato, come se avessi fatto una domanda stupida o che comunque non dovevo porre"), e aggiunse di aver ricevuto successivamente l'ordine dal vicequestore Pasquale Troiani di portare le molotov davanti alla Diaz. È stato inoltre ritrovato un video dell'emittente locale Primocanale (classificata col nome Blue Sky), che aveva ripreso tutti i giorni della manifestazione, girato nel cortile della scuola durante l'irruzione, in cui si vedrebbero i responsabili delle forze dell'ordine che stanno guidando la perquisizione, intenti a parlare tra loro al telefono tenendo in mano il sacchetto azzurro nel quale erano contenute le molotov.

Il vicequestore Pasquale Troiani (che teoricamente non ricopriva alcun ruolo durante l'operazione), si contraddisse durante i successivi interrogatori, nell' affermare sia di aver ricevuto effettivamente le molotov fuori dalla scuola, da Burgio, sia che egli,probabilmente, era già stato informato prima di arrivare alla Diaz dell'esistenza delle bottiglie a bordo del mezzo di servizio e che forse ne aveva parlato anche con il vicequestore Di Bernardini. Ammise, tuttavia, di aver detto a quest'ultimo che esse "erano state trovate nel cortile o nell'immediatezza delle scale d'ingresso. Questa è stata la mia leggerezza, e me ne rendo conto".

Spartaco Mortola, l'ex capo della Digos genovese (che stando a quanto riferito dai media è uno dei superiori gerarchici che compaiono nel filmato di Primocanale), sostenne invece che le molotov gli furono segnalate da due agenti del reparto mobile che le avevano reperite dentro la scuola, che con lui in quel momento erano due colleghi, forse La Barbera (morto l'anno successivo al G8) e Gratteri, nonché di aver visto al piano terra della scuola una cinquantina di manifestanti tranquilli e apparentemente senza lesioni o ferite.

Francesco Gratteri (presente, sempre secondo le notizie date dai media, nel succitato filmato) durante l'interrogatorio nell'ottobre 2003 sostenne, a proposito del finto accoltellamento:

« Io penso che l'episodio dell'accoltellamento simulato sia stato determinato dal fatto che qualcuno ha esagerato... Che l'episodio dell'accoltellamento potesse in qualche maniera parare, giustificare, coprire l'eccesso di violenza usato »

Aggiunse che non ricordava né quando furono consegnate le molotov, né se gli erano state indicate e che aveva trovato anomala la presenza delle telecamere delle televisioni subito dopo il loro arrivo.

Giovanni Luperi, vice di La Barbera, affermò che il sacchetto delle molotov era passato di mano in mano tra gli ufficiali presenti, per rimanere infine a lui quando questi se ne erano andati mentre stava telefonando (stando alla sua testimonianza, lo consegnò alla dottoressa Mengoni della Digos di Firenze). Sulla presenza delle molotov una volta portate all'interno della scuola disse:

« Le ho viste, queste due bottiglie molotov, stese su uno striscione. Ritengo che fosse un qualche suggerimento ad uso stampa. Qualcuno aveva intenzione di far riprendere le immagini fotografiche del materiale sequestrato all'interno della Diaz »

Riferì di essere andato alla Diaz solo per seguire il suo superiore, La Barbera e di aver cercato, pur senza averne la responsabilità, di coordinare le azioni perché le forze dell'ordine erano in un "bailamme in cui nessuno capiva più nulla", cessando però di interessarsi alla perquisizione dopo l'arrivo del superiore. Dopo che La Barbera se ne era andato senza che lui se ne accorgesse e che anche Mortola della Digos genovese aveva abbandonato la scuola, era rimasto bloccato sul posto senza mezzi.[2] [3] [4] [5] [6] [7]

Nel gennaio 2007 sono stati sentiti come testimoni Claudio Sanfilippo, dirigente della squadra mobile di Genova e Luca Salvemini, vicequestore a Palermo, che erano stati incaricati nel giugno 2002 di svolgere alcune indagini sui fatti accaduti nelle scuole Diaz e Pascoli. Durante la testimonianza hanno riferito, tra le altre cose, della difficoltà di effettuare i riconoscimenti (come per esempio alcuni ritardi nel ricevere le foto degli agenti della polizia presenti per i confronti, o l'impossibilità di identificare un agente con una coda di cavallo, nonostante comparisse in diverse riprese e avesse appunto un aspetto caratteristico) e della mancata identificazione, nonostante sei anni di indagini, di una delle quindici firme dei verbali di arresto dei no-global. [8] [9]

Il 17 gennaio 2007, nel corso di un'udienza del processo relativo all'irruzione delle forze dell'ordine nella scuola Diaz, gli avvocati difensori degli agenti e dei funzionari di Polizia imputati hanno reso noto che le due molotov usate come prova per giustificare l'irruzione (che successivamente si scoprì, grazie ad un fortuito filmato dell'emittente Primocanale e alla testimonianza di un'agente, erano state ritrovate lo stesso giorno in una traversa di Corso Italia e portate nella scuola a blitz concluso) erano state smarrite. Il tribunale ha deciso che, finché non saranno ritrovate le due bottiglie incendiarie, non ascolterà le testimonianze legate a queste e proseguirà con l'analisi di altro materiale e di altri testimoni. I media locali hanno riferito voci, non confermate ufficialmente, che vorrebbero le molotov distrutte a causa della loro pericolosità (anche se ovviamente erano state svuotate) su richiesta della procura. Nella successiva udienza, il 25 gennaio 2007, il Tribunale di Genova ha respinto l'istanza avanzata dai difensori - tra i quali spicca il nome di Alfredo Biondi, parlamentare di Forza Italia ed ex ministro della giustizia - degli agenti dei funzionari di Polizia imputati. L'istanza invocava l'annullamento di almeno parte del processo in corso contro i loro 29 assistiti - imputati di gravi reati consumati ai danni dei manifestanti, quali falso, lesioni e calunnia - mettendo in discussione la validità dell'intero procedimento. Respingendo la richiesta della difesa, il Presidente del Tribunale, Gabrio Barone, ha reso note le risultanze dell'indagine condotta dal questore Salvatore Presenti che, in una risposta scritta sollecitata dai Pubblici Ministeri Francesco Cardona-Albini ed Enrico Zucca, ha dato per certo che le molotov siano da considerare - se non addirittura distrutte - comunque irrimediabilmente perdute. La non recuperabilità materiale dei corpi di reato - custoditi in questura e in locali teoricamente accessibili per un certo periodo ad almeno uno degli imputati, il dirigente Digos Spartaco Mortola - non è stata tuttavia sufficiente a convincere la Corte ad accogliere le tesi difensive, che sono state rigettate spiegando come le due bottiglie molotov fossero ormai già incluse nei fascicoli del Processo durante il quale, in aula, un testimone aveva inoltre già effettuato dichiarazioni giurate sui movimenti delle stesse e come esse fossero state ampiamente referenziate da altri testimoni e consulenti tecnici che le avevano esaminate. Il presidente Barone ha inoltre stigmatizzato duramente il comportamento della Questura di Genova, evidenziando come sia impossibile smarrire o addirittura distruggere corpi di reato di importante valenza se non per dolo o per colpa, non escludendo provvedimenti contro i responsabili della loro custodia; a tale proposito il PM Zucca ha chiesto l'apertura di uno specifico procedimento giudiziario, ricordando come Mortola fosse in servizio presso la questura genovese proprio nel periodo, individuato da Presenti, nel quale le molotov sarebbero state distrutte. Lorenzo Guadagnucci, giornalista de Il Resto del Carlino malmenato e gravemente ferito durante l'assalto alla Diaz e parte lesa nel processo, ha dichiarato:

« Questo episodio della sparizione delle bottiglie molotov è scandaloso perché è l'ultimo di una serie di boicottaggi operati dalla polizia di Stato contro il normale esercizio dell' azione giudiziaria[10]»

Il 5 aprile 2007 il vicequestore Pasquale Guaglione, in videoconferenza per problemi di salute, ha confermato l'identificazione delle molotov, testimoniando di averle riconosciute fin dai primi servizi televisivi che mostravano i materiali sequestrati alla scuola Diaz. Il vicequestore ha anche aggiunto che dopo il ritrovamento aveva mostrato le due molotov (contenute in un sacchetto di plastica colorato e senza scritte) all'assistente che gli faceva autista, al suo responsabile, per poi consegnarle al generale Donnini, che era sopraggiunto nel frattempo su un fuoristrada del reparto mobile di Roma, e che nella relazione di servizio preparata dal suo responsabile non erano stati scritti i particolari del ritrovamento (come alcune delle caratteristiche esterne particolari delle bottiglie che ne avrebbero permesso una facile individuazione) nonostante la sua esplicita richiesta. [11] Il giorno dopo, nel riportare una breve descrizione dell'interrogatorio, i media locali danno anche la notizia che alcuni poliziotti sono stati iscritti nel registro degli indagati per la sparizione delle molotov. [12] [13]

Il 4 maggio 2007 è stato ascoltato nel processo Francesco Colucci, al tempo questore di Genova. Colucci, stando a quanto riferito dai media, contraddicendosi più volte su diverse questioni (per es. su chi avesse fatto la comunicazione sul ritrovamento delle molotov o sulla perquisizione errata alla vicina scuola Pascoli), contraddicendo anche passate testimonianze, avrebbe riferito che a coordinare la perquisizione alla Diaz era stato Lorenzo Murgolo e che il prefetto La Barbera (morto nel frattempo) era d'accordo. [14] [15] Successivamente a questa deposizione Francesco Colucci è stato iscritto nel registro degli indagati per falsa testimonianza, a causa delle numerose contraddizioni [16].

Il 23 maggio 2007 viene ascoltato Ansoino Andreassi, all'epoca dei fatti vice capo della polizia: nella sua testimonianza afferma che con l'arrivo di Arnaldo La Barbera venne a saltare tutta la catena di comando, nonostante ufficialmente fosse un suo sottoposto ("Arnaldo La Barbera era la figura più carismatica. E lui quella sera era presente. A me dispiace parlare di un collega che non può più dire la sua. Ma è andata così. È pacifico.("e che fosse sentita la necessità di effettuare il maggior numero di arresti possibile per poter recuperare l'immagine delle forze dell'ordine che non erano riuscite a fermare gli atti vandalici e gli scontri di quei giorni" Si fa sempre così, in questi casi. È un modo per rifarsi dei danni ed alleggerire la posizione di chi non ha tenuto in pugno la situazione. La città è stata devastata? E allora si risponde con una montagna di arresti."). Andreassi afferma anche di non aver partecipato alla riunione effettuata in questura in cui si decise la perquisizione nella scuola e di aver incaricato Lorenzo Murgolo (allora dirigente della digos di Bologna e oggi funzionario del SISMI, la cui posizione è già stata archiviata) di recarsi alla scuola per riferire se lo svolgimento della perquisizione potesse procurare problemi di ordine pubblico nel resto della città (dove molti no-global si stavano apprestando ad andersene) e di aver ricevuto da questo, ad arresti e perquisizione già compiuti, la notizia del ritrovamento delle molotov. [17] [18] [19]

Nell'udienza del 30 maggio 2007 i PM hanno chiesto di poter acquisire agli atti una relazione stilata a suo tempo dall'ispettore ministeriale Pippo Micalizio (che aveva effettuato un'indagine esclusivamente da un punto di vista disciplinare), relativa all'organizzazione della perquisizione della scuola (a questa richiesta si è associato anche il difensore dell'ex questore Francesco Colucci). Secondo quanto riportato in questa relazione alla gestione della perquisizione aveva nuociuto l'elevato numero di agenti impegnati (circa 275) e l'elevato numero di funzionari appartenenti a più corpi non ufficialmente coordinati tra di loro, eccessivi rispetto ai 93 manifestanti effettivamente trovati nella scuola (numero minore dei 150/200 stimati nella fase preparatoria).[20]

Il 7 giugno 2007 è stato sentito nel processo il questore Vincenzo Canterini, all'epoca Comandante del I Reparto Mobile della Polizia di stato con sede in Roma. Durante la deposizione, durata 6 ore, Canterini ha ammesso di non aver assistito alla "resistenza attiva da parte dei 93 no-global" di cui al tempo aveva scritto nella sua relazione indirizzata al questore Francesco Colucci (reazione che è sempre stata usata per giustificare l'uso della forza da parte degli agenti), ma di averla invece dedotta da quello che era stato detto da altri agenti presenti nel cortile della scuola. Come altri testimoni ascoltati neppure Canterini è stato in grado di individuare con sicurezza chi coordinava le operazioni, ritenendo però che fosse Lorenzo Murgolo. Definisce la presenza di agenti di diversi corpi come "una macedonia di polizia" e relativamente all'accoltellamento dell'agente Nucera afferma che "All'inizio avevamo visto i tagli, sapevano dell´aggressione: ma non avevamo avuto la sensazione dell'accoltellamento".[21]

Il 13 giugno 2007 uno dei 28 poliziotti imputati per l'irruzione alla Diaz, Michelangelo Fournier, all'epoca dei fatti vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma agli ordini di Canterini, confessa in aula a Genova, rispondendo alle domande del PM Francesco Cardona Albini, di aver assistito a veri e propri pestaggi, sia da parte di agenti in uniforme (specifica, anche in interviste successive, "con l'uniforme dei reparti celere e un cinturone bianco... non blu come il nostro") sia in borghese con la pettorina. Fournier ha sostenuto di non aver parlato prima perché non ebbe "il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza" e, parlando delle violenze, le ha definite "macelleria messicana" (nelle dichiarazioni rese precedentemente ai PM il vicequestore aveva sostenuto di aver visto dei feriti a terra, ma di non aver assistito ad abusi o pestaggi). [22] [23][24]. A seguito delle sue dichiarazioni diversi esponenti dell'Unione hanno nuovamente chiesto l'istituzione di una commissione parlamentare sui fatti i quei giorni[25], ricordando che questa era anche presente nel programma elettorale della coalizione.
Il questore Vincenzo Canterini, intervistato da La Repubblica sulle dichiarazioni al processo del suo collega, conferma di non aver assistito personalmente a nessun pestaggio e di essere entrato nella Diaz quando "era tutto finito", pur ricordandosi di feriti (tra cui la ragazza di cui parlava Fournier) e che nessuno dei suoi uomini era da ritenersi responsabile di simili comportamenti. Canterini ribadisce anche che in quell'operazione nella scuola vi era "una macedonia di polizia" e che su 300 agenti entrati nella scuola solo 70 erano del suo reparto. Canterini nella stessa intervista sostiene anche di aver consigliato ad Arnaldo La Barbera di non entrare nella scuola, ma di sparare dentro all'edificio "qualcuno dei potenti lacrimogeni di cui avevamo dotazione" in modo da far uscire chi si trovava all'interno, ma di non essere stato ascoltato. [26]

Il 20 giugno 2007 i media danno notizia dell'apertura di un'indagine per induzione e istigazione alla falsa testimonianza su Gianni De Gennaro. Secondo l'accusa De Gennaro avrebbe fatto pressioni sul questore Francesco Colucci perché desse una versione dei fatti concordata, in cui si potesse scaricare la responsabilità del blitz alla Diaz su Arnaldo La Barbera (ormai morto) e su Lorenzo Murgolo, la cui posizione è già stata archiviata in passato su richiesta dei PM. Interrogato il 14 luglio De Gennaro (da poco sostituito nel suo ruolo di capo della Polizia da Antonio Manganelli, e divenuto capo di gabinetto del ministro dell'Interno Giuliano Amato) ha respinto tutte le accuse. Secondo quanto riportato dai media vi sarebbe un'intercettazione telefonica in cui Colucci, parlando con un alto funzionario della Polizia indagato dalla Procura di Genova per una vicenda non legata al G8, affermerebbe che "Il capo dice che sarebbe meglio raccontare una storia diversa...". [27] [28] [29] [30] Per questi fatti i pubblici ministeri il 29 marzo 2008 hanno chiesto il rinvio a giudizio di Gianni De Gennaro, di Francesco Colucc e di Spartaco Mortola (degli ultimi due esisterebbero diverse intercettazioni in cui si parla della questione)[31].

Il 31 marzo 2008 i media hanno dato notizia dell'esistenza di intercettazioni tra un artificiere che aveva firmato un verbale in cui affermava che le due molotov erano state distrutte per errore (il cui telefono era sotto controllo per altre indagini che lo riguardavano non legate ai fatti del G8) e un suo familiare, in cui il primo diceva che le molotov sarebbero state da lui consegnate ad alcuni agenti della Digos, ma che questa versione non poteva essere data ai magistrati, per cui gli era stato consigliato di usare come scusa la distruzione accidentale dei due reperti.[32] A tal proposito, la Corte di appello, nelle motivazioni della sua sentenza, ricostruisce che[1]:

« È emerso nel corso del dibattimento, allorché sorse la necessità di visionare tali reperti, che gli stessi sono scomparsi; secondo la Questura di Genova perché accidentalmente distrutti per errore dell’artificiere incaricato della distruzione di altri reperti, ma secondo le successive indagini svolte dalla Procura, la cui acquisizione al processo non è stata ammessa dal Tribunale, perché intenzionalmente asportate da ignoti funzionari mediante pressioni sul predetto artificiere. »

Il 3 luglio 2008 è iniziata la requisitoria dei Pubblici Ministeri.

Il 1 ottobre 2008 l'avvocato dello Stato al processo per i fatti avvenuti durante il G8 del 2001 Ha negato la responsabilità degli imputati per l'assalto alla scuola diaz.

« Nego che vi sia stata una spedizione punitiva. Non è stata una spedizione latu sensu terroristica. La democrazia in quelle ore non è mai stata in pericolo »

L'avvocato dello Stato rappresenta il Viminale. Nel processo sono imputati 29 tra dirigenti di polizia e poliziotti per accuse che vanno dalle lesioni gravissime al falso, alla calunnia.

Nel luglio 2009 i PM Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno chiesto la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione per Spartaco Mortola e di due anni di reclusione per Gianni De Gennaro, relativamente all'accusa di aver spinto il questore Francesco Colucci a cambiare versione durante le testimonianze, dandone una falsa. La questione è inerente la presenza alla Diaz dell'allora responsabile delle pubbliche relazioni per la Polizia di Stato, Roberto Sgalla: inizialmente Colucci avrebbe affermato che De Gennaro gli aveva chiesto di chiamare Sgalla e di mandarlo alla Diaz, affermazione che dimostrerebbe la conoscenza di ciò che stava avvenendo nella scuola da parte del'ex capo della Polizia e, presumibilmente, degli altri vertici delle forze dell'ordine, mentre successivamente il questore aveva affermato di aver chiamato Sgalla di sua iniziativa.[33]Nell'ottobre seguente il giudice dell'Udienza Preliminare di Genova ha assolto i due funzionari per non aver commesso il fatto, rinviando però a giudizio Colucci.[34] Il 17 giugno 2010 la sentenza di appello condanna De Gennaro (nel frattempo passato a dirigere il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) a un anno e 4 mesi, mentre Mortola è stato condannato ad un anno e due mesi. A seguito della condanna il prefetto ha annunciato le sue dimissioni, respinte dal governo, ottenendo pieno sostegno sia da parte degli esponenti della maggioranza sia da parte di quelli dell'opposizione.[35][36][37][38] Il 22 novembre 2011 il sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello ha chiesto l'annullamento senza rinvio della sentenza di appello, richiesta accolta dalla corte di Cassazione che ha assolto Mortola e De Gennaro "perché i fatti non sussistono" [39][40][41]. Secondo Iacovinello i fatti oggetto di questo processo sarebbero stati di scarsa importanza, in quanto

« a Genova, mentre stava succedendo il finimondo, c'erano stati pestaggi, c'era la morte di Giuliani, noi ci stiamo occupando solo di capire chi ha chiamato l'addetto stampa Sgalla »

[modifica] La sentenza di primo grado

Il giorno 13 novembre 2008 viene emessa la sentenza di primo grado. Vengono condannati Vincenzo Canterini (4 anni), al tempo comandante del Reparto mobile di Roma, che secondo le ricostruzioni fu il primo gruppo a fare irruzione nell’istituto e diversi suoi sottoposti (tra cui Michelangelo Fournier, che definì la situazione nella Diaz "macelleria messicana", condannato a 2 anni). Condannati anche Michele Burgio (2 anni e 6 mesi) e Pietro Troiani (3 anni) per aver rispettivamente trasportato ed introdotto all'interno dell'edificio le due molotov. Per quello che riguarda l'irruzione nella scuola Pascoli e gli eventi successivi, su due richieste di condanna vi è stata una sola sentenza di colpevolezza con condanna ad un mese di carcere. Assolti i vertici delle forze dell'ordine presenti durante il fatto e i responsabili che firmarono i verbali dell'operazione poi rivelatisi contenenti delle affermazioni erronee (come la presenza delle molotov all'interno della scuola). Assolti anche due agenti indagati relativamente alla questione del dubbio accoltellamento da parte di un manifestante. L'accusa aveva chiesto 28 condanne, su 29 persone processate (era stata chiesta l'assoluzione di Alfredo Fabbrocini, inizialmente ritenuto responsabile dell'errata irruzione nella Pascoli, poi rivelatosi estraneo al fatto), per un totale di circa 109 anni di carcere. In totale sono stati erogati 35 anni e 7 mesi di carcere, più 800 mila euro di risarcimento (da parte di alcuni condannati e del Viminale) da dividere fra circa novanta persone. Non essendo avvenuta l'identificazione degli agenti che avevano ridotto in coma il giornalista inglese Mark Covell, questo è stato risarcito di soli quattromila euro per essere stato "calunniato" da alcuni agenti.[42][43]

Il 10 febbraio 2009 sono state depositate le motivazioni della sentenza di 1º grado,[44] che nel riconoscere che:

« ... la perquisizione venne disposta in presenza dei presupposti di legge. Ciò che invece avvenne non solo al di fuori di ogni regola e di ogni previsione normativa ma anche di ogni principio di umanità e di rispetto delle persone è quanto accadde all’interno della Diaz Pertini.[45] »

e che

« In uno stato di diritto non è invero accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tale entità, anche se in situazioni di particolare stress.[46] »

esclude che essa fu organizzata come "un complotto in danno degli occupanti" o una "spedizione punitiva", "di rappresaglia"[47]. I giudici, al riguardo, precisano che

« a parte la carenza di prove concrete in proposito, appare assai difficile che un simile progetto possa essere stato organizzato e portato a compimento con l’accordo di un numero così rilevante di dirigenti, funzionari ed operatori della polizia »

Interessante appare comunque la relazione stabilita tra la diffusa brutalità del VII nucleo comandato da Vincenzo Canterini e la connivenza di corpo tra i vari livelli, laddove si afferma che ancorché

« l’inconsulta esplosione di violenza all’interno della Diaz abbia avuto un’origine spontanea e si sia quindi propagata per un effetto attrattivo e per suggestione, tanto da provocare, anche per il forte rancore sino allora represso, il libero sfogo all’istinto, determinando il superamento di ogni blocco psichico e morale nonché dell’addestramento ricevuto, deve d’altra parte anche riconoscersi che una simile violenza, esercitata così diffusamente, sia prima dell’ingresso nell’edificio, come risulta dagli episodi in danno di Covell e di Frieri, sia immediatamente dopo, pressoché contemporaneamente man mano che gli operatori salivano ai diversi piani della scuola, non possa trovare altra giustificazione plausibile se non nella precisa convinzione di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell’impunità. Se dunque non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni, è invece certo che la loro propagazione, così diffusa e pressoché contemporanea, presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori, che comunque non li avrebbero denunciati.[48] »

Quanto all'omertosità delle Forze di Polizia, viene infine accertato "un certo distacco rispetto all'indagine in corso", come "la polizia, una volta venute alla luce le violenze compiute all’interno della Diaz, non abbia proceduto con la massima efficienza nelle indagini volte ad individuarne gli autori e ad accertare le singole responsabilità", e che "tale atteggiamento ha contribuito ad avvalorare la sensazione di una certa volontà di nascondere fatti e responsabilità di maggiore importanza che seppure infondata o comunque rimasta del tutto sfornita di prove ha caratterizzato negativamente sotto il profilo probatorio tutto il procedimento"[49].

Il 17 marzo 2009 l'avvocato dello Stato Domenico Salvemini, in rappresentanza del Ministero dell'Interno, ha presentato ricorso in appello contro le condanne[50]. Pochi giorni dopo, anche l'accusa ha deciso di ricorrere in appello con il Procuratore Generale - massimo organo inquirente del tribunale genovese - che affianca i PM Francesco Albini Cardona ed Enrico Zucca.[51]

[modifica] La sentenza di secondo grado

Il 18 maggio 2010 la terza sezione della Corte d'Appello di Genova ha riformato la sentenza di primo grado condannando tutti i vertici della catena di comando della Polizia che erano stati assolti nel precedente giudizio. In totale sono stati condannati 25 imputati su 28[52], per una condanna complessiva ad oltre 98 anni e 3 mesi di reclusione.

In particolare, l'ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini è stato condannato a cinque anni, il capo dell'anticrimine Francesco Gratteri e l'ex vicedirettore dell'Ucigos Giovanni Luperi a quattro anni ciascuno, l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola e l'ex vicecapo dello Sco Gilberto Caldarozzi entrambi a tre anni e otto mesi. Un dirigente della Polizia, Pietro Troiani, accusato con Michele Burgio di aver materialmente introdotto le molotov nella scuola, è stato condannato a tre anni e nove mesi. Al contrario di quanto riferito in un primo tempo dalle notizie di agenzia, l'autista Michele Burgio è invece stato assolto con formula piena (per non aver commesso il fatto relativamente all'accusa di calunnia e perché il fatto non sussiste relativamente all'accursa di trasporto di armi)[53]. Non sono stati dichiarati prescritti i falsi ideologici e alcuni episodi di lesioni gravi, mentre la prescrizione è scattata per i reati di lesioni lievi, calunnie e arresti illegali. Per i 13 poliziotti già condannati in primo grado, inoltre, le pene sono state inasprite. Il procuratore generale, Pio Macchiavello, aveva chiesto oltre 110 anni di reclusione per tutti i 27 imputati.[54] Tra i condannati in primo grado, sono stati assolti per intervenuta prescrizione l'ex vice dirigente del reparto mobile di Roma Michelangelo Fournier (colui che, durante la testimonianza, parlò di "macelleria messicana" suscitando diverse polemiche di segno opposto) e l'ex sovrintendente capo di Catanzaro Luigi Fazio[52].

Nelle motivazioni della sentenza[1] la corte evidenzia che

« Difficilmente in un processo è dato riscontrare un complesso di elementi probatori orali (deposizioni testimoniali) e documentali (riprese audio e video, tabulati telefonici, registrazioni di telefonate) tanto nutrito come quello che in questo processo documenta la fase di esecuzione dell’operazione di perquisizione nelle scuole Pertini e Pascoli. »

e che

« E ciò è tanto vero che tranne un solo difensore [...], nessuno degli imputati pone in dubbio che l’esito dell’operazione sia stato l’indiscriminato e assolutamente ingiustificabile pestaggio di quasi tutti gli occupanti, come del resto ritenuto dal Tribunale. Ne è ulteriore conferma la constatazione che le difese non si incentrano sulla negazione dell’accadimento dei fatti di lesione, ma sull’attribuzione ad altri della responsabilità di tale illecita condotta. »

La Corte contesta diverse delle ricostruzioni del Tribunale[1]. Sull'origine delle violenze da parte delle forze dell'ordine, ritiene che[1]:

« Inoltre la tesi dell’insorgenza spontanea (ma il significato del termine “spontaneo” è dubbio, posto che nessuno ha mai sostenuto che gli operatori siano stati indotti alla condotta illecita su impulso esterno) contrasta con le immediate violenze perpetrate all’esterno della scuola ai danni di Covell e di Frieri ancora prima di entrare nell’edificio; contrasta con l’assunto di un preventivo accordo di impunità (la preordinazione seppure implicita e tacita di un accordo confligge con l’origine spontanea ed improvvisa della violenza

[...]
In sostanza, secondo la Corte, non è possibile descrivere i fatti in esame come la somma di singoli episodi delittuosi occasionalmente compiuti dagli operatori indipendentemente l’uno dall’altro in preda allo sfogo di bassi istinti incontrollati; al contrario, trattasi di condotta concorsuale dai singoli agenti tenuta nella consapevolezza che altrettanto avrebbero fatto e stavano facendo i colleghi, coerente con le motivazioni ricevute dai superiori gerarchici e con l’esplicito incarico di usare la forza per compiere lo sfondamento e l’irruzione finalizzati all’arresto di pericolosi soggetti violenti, senza alcuna preventiva o successiva forma di controllo sull’uso di tale forza.

La responsabilità di tale condotta e, quindi, delle lesioni inferte, è pertanto ravvisabile in capo ai dirigenti che organizzarono l’operazione e che la condussero sul campo con le modalità e le finalità sopra descritte; trattasi di responsabilità commissiva diretta per condotta concorsuale con quella degli autori materiali delle lesioni, perché scatenare una così rilevante massa di uomini armati incaricandola di sfondare gli accessi e fare irruzione nella scuola con la motivazione che all’interno soggiornavano i pericolosi Black Bloc che i giorni precedenti avevano messo a ferro e fuoco la città di Genova e si erano fatti beffe della Polizia, senza fornire un chiaro e specifico incarico sulla c.d “messa in sicurezza” o alcun limite finalizzato a distinguere le posizioni soggettive, significa avere la certa consapevolezza che tale massa di agenti, come un sol uomo, avrebbe quanto meno aggredito fisicamente ed indistintamente le persone che si trovavano all’interno, come in effetti è accaduto senza alcun segnale di sorpresa o rammarico manifestato da alcuno dei presenti di fronte all’evidenza del massacro. »

da cui il diverso esito processuale per molti degli imputati.

[modifica] Il ricorso in cassazione

Nell'aprile 2011 Procuratore Generale Luciano Di Noto ha chiesto alla Corte d'Appello di accelerare le pratiche burocratiche per il passaggio del processo al vaglio della Cassazione. Il timore espresso dal procuratore Di Noto è che intoppi e lungaggini burocratiche causino la prescrizione dei reati commessi. Tra le valutazione che dovrà compiere la Corte di Cassazione anche quella relativa alla possibile equiparazione dei reati compiuti a quelli di tortura o maltrattamento che, in base alle decusioni della Corte europea dei Diritti umani, non dovrebbero essere soggetti a prescrizione, condono o amnistia.[55]

Il 14 luglio 2011 il quotidiano genovese Il Secolo XIX, nell'ambito di uno speciale sui 10 anni della manifestazione, ha pubblicato un articolo dal titolo provocatorio Nessuno paghi per la Diaz in cui evidenziava sia la presenza di anomalie nelle notifiche degli atti relativi ai ricorsi degli imputati, sia alcuni campi di docimiliazione e errori nei ricorsi (secondo la tesi del quotidiano coscientemente voluti per allungare i tempi), che avrebbero portato il processo ad un rischio concreto di oltrepassare i limiti della prescrizione. L'articolo evidenziava anche come molti dei responsabili indagati, nonostante le condanne in secondo grado, avessero poi fatto carriera o fossero stati promossi. Alcuni degli imputati, tra cui Mortola, hanno però comunicato al giornale, tramite i loro avvocati, che le irregolarità non li riguardavano e che avevano anzi l'intenzione di rinunciare all'eventuale prescrizione per giungere all'ultimo grado di giudizio. [56]

Sulla questione ha preso posizione anche la sezione ligure di Magistratura Democratica, evidenziando che nei processi a carico dei manifestanti,alcuni dei quali condannati (15, 23 e 12 anni) per devastazione e saccheggio "la possibilità di valersi della prescrizione non è neppure ipotizzabile" pur essendo danni realitvi ad oggetti materiali, mentre nel caso delle azioni di cui sono accusati gli esponenti delle forze dell'ordine (lesioni, falso e abuso), ritenute più gravi, la prescrizione sarebbe vicina a causa della mancata esistenza del reato di tortura.[57]

[modifica] Note

  1. ^ a b c d e Le motivazioni della sentenza di secondo grado, riportate dal sito processig8.org
  2. ^ In cerca delle molotov forse distrutte "per sbaglio", articolo de Il Secolo XIX, 19 gennaio 2007
  3. ^ G8, i superpoliziotti confessano "Alla Diaz errori e violenze", articolo de La Repubblica, 7 gennaio 2003
  4. ^ La vera storia del blitz alla Diaz, articolo de Il Manifesto, 7 gennaio 2003, riportato da Indymedia
  5. ^ Diaz - Blue Sky, approfondimento sulla perquisizione alla scuola Diaz a cura di Indymedia, del 7 dicembre 2004
  6. ^ G8 sequestrato il video sulle false prove alla Diaz, articolo de La Repubblica, 2 agosto 2002
  7. ^ "Alla Diaz abbiamo sbagliato", articolo de Il Secolo XIX, 1 ottobre 2003, riportato dal Comitato Verità e Giustizia
  8. ^ G8, le "scomode" verità del poliziotto, articolo de Il Lavoro, del 11 gennaio 2007
  9. ^ trascrizione LXXVI udienza, effettuata da supportolegale.org
  10. ^ Corriere della Sera: G8, il processo va. Anche senza molotov
  11. ^ LXXXVI udienza processo Diaz, testimonianza di Pasquale Guaglione, 5 aprile 2007
  12. ^ Processo Diaz, riconosciute le due molotov scomparse, articolo de Il Corriere Mercantile, del 6 aprile 2007
  13. ^ Diaz, il vicequestore accusa Sí, le molotov erano false, articolo de Il Secolo XIX, del 6 aprile 2007
  14. ^ Processo G8: l´ex questore Colucci in grande difficoltà, articolo de La Repubblica-Il Lavoro, del 5 maggio 2007
  15. ^ L'ex questore inguaia un collega: fu lui a guidare il blitz alla Diaz, articolo de Il Secolo XIX, del 5 maggio 2007
  16. ^ Contro Colucci "prove documentali", articolo de Il Secolo XIX, del 22 giugno 2007
  17. ^ G8, "Roma ordinò Fate arresti a raffica", articolo de La Repubblica, 24 maggio 2007
  18. ^ Diaz, Andreassi accusa: "Colpa di La Barbera", articolo de Il Secolo XIX, del 24 maggio 2007
  19. ^ Irruzione alla Diaz: "Comandava La Barbera", articolo de Il corriere Mercantile, del 24 maggio 2007
  20. ^ "C'erano troppi agenti", articolo de Il Corriere Mercantile, del 31 maggio 2007
  21. ^ G8, lo strano flash back di Canterini, articolo de La Repubblica-Il Lavoro, del 8 giugno 2007
  22. ^ Testimonianza choc in aula del vice questore aggiunto Fournier - G8 a Genova, «la polizia ha infierito», articolo de Il Corriere della Sera
  23. ^ G8, Fournier: "Sembrava una macelleria. Non dissi nulla per spirito di appartenenza", articolo de La Repubblica, 13 giugno 2007
  24. ^ Io, poliziotto di destra con il fantasma del G8, articolo de La Repubblica, del 2 luglio 2007
  25. ^ G8, confessione choc: «Alla Diaz fu una macelleria», l'Unità.it, 13 giugno 2007
  26. ^ Alla Diaz fu una notte cruenta ma il macellaio non sono io, articolo de La Repubblica, del 15 giugno 2007
  27. ^ Gianni De Gennaro indagato nell'inchiesta sul G8 di Genova, articolo de La Repubblica, del 20 giugno 2007
  28. ^ G8, De Gennaro interrogato a Genova, articolo de L'Unità, del 14 luglio 2007
  29. ^ G8, interrogato l'ex capo della Polizia, articolo de La Repubblica, del 14 luglio 2007
  30. ^ E il questore confidò al collega "De Gennaro vuole un'altra versione", articolo de La Repubblica, del 22 giugno 2007
  31. ^ «G8, De Gennaro va processato», articolo de Il corriere della Sera, del 29 marzo 2008
  32. ^ G8, depistaggi a catena, articolo de Il Secolo XIX, del 31 marzo 2008
  33. ^ G8 Genova, il pm: condannate De Gennaro Per l'ex capo della Polizia chiesti 2 anni, articolo de La Repubblica, del 1 luglio 2008
  34. ^ Diaz, assolti De Gennaro e Mortola L'ex questore Colucci rinviato a giudizio, articolo de La Repubblica, del 7 ottobre 2009
  35. ^ De Gennaro condannato a un anno e 4 mesi Maroni: "Continuo ad avere fiducia in lui", articolo de La Repubblica, del 17 giugno 2010
  36. ^ La rabbia di De Gennaro dopo la sentenza "Mi dimetto". Ma una telefonata di Letta lo frena, articolo de La Repubblica, del 18 giugno 2010
  37. ^ G8, il governo con De Gennaro "Vada avanti, respinte le sue dimissioni", articolo de La Repubblica, del 18 giugno 2010
  38. ^ A De Gennaro rimette incarico Governo: «dimissioni respinte», articolo de Il Corriere della Sera, del 18 giugno 2010
  39. ^ G8, Cassazione assolve De Gennaro e Mortola, articolo del sito web de La Repubblica, del 22 novembre 2011
  40. ^ G8, falsa testimonianza sulla Diaz La Cassazione assolve De Gennaro e Mortola, articolo del sito web de Il fatto quotidiano, del 22 novembre 2011
  41. ^ G8, assoluzione per De Gennaro e Mortola, articolo del sito web de Il Secolo XIX, del 22 novembre 2011
  42. ^ Diaz, 16 assolti e 13 condannati, articolo de Il Secolo XIX del 13 novembre 2008
  43. ^ Diaz, la rabbia di Canterini, articolo de Il Secolo XIX del 15 novembre 2008
  44. ^ G8 2001: violenza e senso dell’impunità. Alla Diaz: «Pestaggi disumani», articolo de Il Secolo XIX, del 10 febbraio 2009
  45. ^ Le motivazioni della sentenza di primo grado, riportate dal sito de Il Secolo XIX, pag. 313
  46. ^ Le motivazioni della sentenza di primo grado, riportate dal sito de Il Secolo XIX, pag. 314
  47. ^ Le motivazioni della sentenza di primo grado, riportate dal sito de Il Secolo XIX, pag. 312
  48. ^ Le motivazioni della sentenza di primo grado, riportate dal sito de Il Secolo XIX, pag. 315
  49. ^ Le motivazioni della sentenza di primo grado, riportate dal sito de Il Secolo XIX, pag. 323
  50. ^ G8, l’avvocato dello Stato chiede l’assoluzione per tutti, articolo de Il Secolo XIX del 18 marzo 2009
  51. ^ G8, appello per la Diaz. La Procura Generale: «Agenti intimiditi in aula», articolo de Il Secolo XIX del 31 marzo 2009
  52. ^ a b Diaz, la sentenza nel dettaglio, dal sito de Il Secolo XIX
  53. ^ Genova: G8-soddisfazione per l'avvocato di Burgio, assolto, articolo del sito savonanews.it, del 19 maggio 2010
  54. ^ Diaz, condannati i vertici della polizia. L'appello ribalta sentenza di primo grado. La Repubblica, 18-5-2010
  55. ^ Diaz, il procuratore generale in campo "Subito in Cassazione o sarà prescritto", articolo de La Repubblica, del 24 aprile 2011
  56. ^ Si vedano gli articoli Nessuno paghi per la Diaz e Mortola si smarca: «Io voglio il processo», pubblicati sul sito del quotidiano il 15 luglio 2011
  57. ^ Torture al G8, l’appello dei giudici di MD "Via la prescrizione per Diaz e Bolzaneto", articolo de La Repubblica, del 15 luglio 2011

[modifica] Bibliografia

  • Checchino Antonini, Francesco Barilli, Dario Rossi. Scuola Diaz: vergogna di Stato. Il processo alla polizia per l'assalto alla Diaz al G8 di Genova. Edizioni Alegre, 2009. ISBN 978-88-89772-32-4.

[modifica] Collegamenti esterni

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