Giacomo Medici

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sen. Giacomo Medici
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Giacomo Medici
Luogo nascita Milano
Data nascita 16 gennaio 1817
Luogo morte Roma
Data morte 9 marzo 1882
Professione generale
Legislatura X
Giacomo Medici
16 gennaio 1817 - 9 marzo 1882
Nato a Milano
Morto a Roma
Dati militari
Paese servito Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1861-1946).svg Regio esercito
Arma Esercito
Corpo Fanteria
Grado TenenteGeneraleREI-1870.jpg Tenente generale
Guerre Prima guerra d'indipendenza italiana
Seconda guerra d'indipendenza italiana
Spedizione dei Mille
Terza guerra d'indipendenza italiana
Battaglie Battaglia di Luino
Battaglia di Varese
battaglia di San Fermo
Battaglia di Milazzo
Battaglia del Volturno

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Giacomo Medici, marchese del Vascello (Milano, 15 gennaio 1817Roma, 9 marzo 1882), è stato un generale e politico italiano. La sua è la figura di uno dei più valenti e costanti ufficiali di Giuseppe Garibaldi, nominato successivamente prefetto in Sicilia, e in seguito vittorioso generale dell'Esercito Regio nella Terza guerra di indipendenza e politico di spicco del nuovo Regno d'Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo Medici nacque a Milano, città dove crebbe e dove visse fino all'esilio in Portogallo, che cominciò nel 1836. Qui combatté contro i Carlisti a Oporto per quattro anni, assieme al padre emigrato con lui. Trasferitosi a Londra nel 1840, prese contatto col neonato movimento della Giovine Italia, e nella capitale del Regno Unito conobbe Giuseppe Mazzini. L'eco dei moti rivoluzionari in America Latina lo portò in Uruguay, dove conobbe Garibaldi a Montevideo nel 1846.

La prima guerra di indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Quando giunsero notizie delle riforme di Pio IX e di Carlo Alberto, Medici e Garibaldi fecero ritorno in Italia (prima a Nizza, poi a Genova, dove sbarcarono il 29 giugno 1848) sulla nave "Bifronte", ribattezza "Speranza".

Nello stesso anno Medici (non immune da simpatie federaliste) suggerì a Garibaldi di recarsi a Milano, per offrire i suoi servigi al Governo provvisorio di Lombardia, che di fatto rimpiazzava l'amministrazione austriaca: i due giunsero a Milano il 14 luglio. Nei giorni seguenti organizzarono, nella caserma di San Francesco, il "Battaglione Anzani" (dal nome del colonnello Francesco Anzani, già comandante in seconda della Legione Italiana di Montevideo, morto di malattia alcuni giorni prima a Genova) composto di volontari, al comando dello stesso Medici. Egli fu col Garibaldi lungo l'intera campagna dei volontari in Lombardia, nel corso della guerra.

La difesa della Repubblica Romana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1849 Medici giunse a Roma con Giuseppe Garibaldi, alla guida della cosiddetta "Legione Medici", composta da circa trecento lombardi, studenti o cadetti di famiglie nobili e benestanti.

Quando, il 28 giugno, i Francesi del maresciallo Nicolas Charles Oudinot attaccarono le posizioni fuori dalle mura di Roma, occupando Villa Corsini, il Casino dei Quattro Venti e Villa Pamphili, Medici riuscì a resistere solo all'avamposto del Vascello, presso porta San Pancrazio.

Il Governo dello Repubblica Romana gli assegnò la medaglia d'oro al valore militare: un onore spartito con Garibaldi, Luciano Manara (per la difesa di Villa Spada) e Giacinto Bruzzesi (per la difesa dei Monti Parioli).

La seconda guerra di indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1859 Medici fu coinvolto, sin dall'inizio, nell'organizzazione dei Cacciatori della Stura: il 20 marzo venne promosso tenente colonnello, gli venne affidato il comando (assieme a Nicola Arduino) dei due depositi costituiti a Savigliano il 29 marzo e il 7 aprile, e fu messo a capo del secondo dei due primi reggimenti dei Cacciatori delle Alpi, in linea già dal 24 aprile.

Durante la Seconda guerra di indipendenza, Giacomo Medici si distinse nella battaglia di Varese, partecipò alla battaglia di San Fermo e guidò l'avanguardia nelle operazioni di Valtellina alla liberazione di Bormio.

La spedizione dei Mille[modifica | modifica wikitesto]

Medici alla spedizione dei Mille.

Il 4 maggio 1860 fu Medici a stipulare, a Torino e alla presenza del notaio Gioachino Vincenzo Baldioli, il contratto con il quale Raffaele Rubattino cedeva i due vapori Piemonte e Lombardo, coi quali venne compiuta la spedizione dei Mille.

Il 9 giugno partì da Genova per la Sicilia a capo della seconda spedizione, a rinforzo dei Mille con 930 volontari. Intercettato la sera del 10 dalla pirofregata borbonica Fulminante, fu rimorchiato a Gaeta, dove arrivò il giorno successivo. Il 14 luglio, il Medici e circa 2.000 volontari si reimbarcarono a Cornigliano per la Sicilia su navi battenti bandiera statunitense e arrivarono il 17 a Castellammare del Golfo.

Durante l'anno 1860 combatté alla battaglia di Milazzo, costrinse Messina alla resa dopo un assedio di otto giorni e ne firmò la relativa convenzione, inoltre fu presente alla battaglia del Volturno.

La carriera militare nell'Esercito Regio[modifica | modifica wikitesto]

Unitosi all'Esercito Regio, fu nominato comandante militare della piazza di Palermo, ove facilitò l'impresa garibaldina all'Aspromonte nel 1862 e si spinse a presentare una supplica al Re e a Urbano Rattazzi affinché non fermassero i volontari, come invece avvenne nella giornata dell'Aspromonte.

Sotto la prefettura palermitana dell'umbro Filippo Antonio Gualterio (che restò in carica tra il 1865 e il 1866) egli condusse una serie di operazioni militari nelle quattro province della Sicilia occidentale. La durissima repressione produsse in sei mesi l'arresto di 2384 uomini e 180 donne nella sola provincia di Palermo.

Nel febbraio del 1866 venne candidato al collegio di Messina, in contrapposizione a Giuseppe Mazzini, il quale era stato già eletto in regolare consultazione, annullata d'imperio dal Governo. Medici perse le elezioni, che andarono a favore di Mazzini.

La terza guerra di indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Invasione del Trentino (Medici - 1866).

Nel 1866 Medici comandò una colonna dell'Esercito Regio in una brillante avanzata da Padova, lungo la Valsugana, sino alle porte di Trento.

Per i suoi meriti fu nominato Grande Ufficiale dell'Ordine Militare d'Italia.

La prefettura di Palermo[modifica | modifica wikitesto]

Garibaldi e Medici incontrano Vittorio Emanuele

In seguito alla dura repressione operata dal generale Raffaele Cadorna della rivolta di Palermo del 1868, ritornò a Palermo come prefetto: era dotato di poteri insolitamente ampi e, soprattutto, della piena fiducia del Re. Vi restò sino al 1873. Fu accusato di aver autorizzato accordi con la mafia, specie a causa della grande prossimità al questore Albanese, divenuto per la pubblica opinione un alleato della mafia al punto da essere fatto oggetto di mandato di cattura dal procuratore del Re, poi dimissionario, Diego Tafani. Tali accuse non sono mai stare dimostrate e forte resta il sospetto che siano state messe in atto in maniera strumentale, la sua specchiata onestà ed integrità è in particolare documentata dal suo biografo Capitano Giovanni Pasini.

Nel corso del suo mandato, in collaborazione con il questore G. Albanese, Medici piuttosto diede impulso alle opere pubbliche, soprattutto alla rete viaria e ferroviaria, istruzione e pubblica sicurezza. Egli era infatti fermamente convinto che il progresso economico e sociale dell’isola fosse legato allo sviluppo delle infrastrutture; decise pertanto di assecondare le numerose richieste che riguardavano l’avanzamento delle strade, il miglioramento dei porti, lo sviluppo delle linee ferroviarie Palermo-Messina e Palermo-Trapani, minacciando più volte di dimettersi dalla carica di prefetto nel caso in cui non si fossero eseguiti a questi interventi.

A Palermo conobbe e sposò la nobile inglese Lady Ingham, vedova del primo marito Lord Ingham-Whitaker (il cui nonno aveva inventato il Marsala) e proprietaria del palazzo più tardi trasformato nell'attuale Grand Hotel et Des Palmes, in Via Roma a Palermo.

La carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Venne nominato dal Re senatore il 2 giugno 1870 e, nel 1876, Marchese del Vascello e Primo Aiutante di Campo del Re.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 6 dicembre 1866[1]
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1861[1]
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 8 giugno 1859[1]
Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro al Valor Militare
«Per i brillanti fatti d' armi di Primolano, Borgo e Levico il 22 e 23 luglio 1866.»
— 6 dicembre 1866[2]
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala
Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Liberazione di Roma 1849-1870 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Liberazione di Roma 1849-1870
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (5 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (5 barrette)

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
Medaille Commémorative de la Campagne d'Italie de 1859 (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaille Commémorative de la Campagne d'Italie de 1859 (Francia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  2. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

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