Giacinto Bruzzesi

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Giacinto Bruzzesi nel 1860 ca.

Giacinto Bruzzesi (Cerveteri, 13 dicembre 1822Milano, 25 maggio 1900) è stato un patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Educato allo studio da un sacerdote diventò ben presto un valente incisore di cammei. Carbonaro e mazziniano fervente, durante la prima guerra di indipendenza del 1848, abbandonò Cerveteri, con il fratello Filippo, e partecipò alle battaglie di Cornuda e Vicenza, arruolato volontario tra le file della Legione Romana inviata da Pio IX per combattere gli austriaci. Nel 1849 si distinse nella Guardia Nazionale nella difesa della Repubblica Romana, e per aver combattuto nel settore di Ponte Milvio per contrastare l'avanzata francese, con numerosi assalti alla baionetta, fu decorato della medaglia d'oro al valor militare e si guadagnò pure i galloni di tenente.

Caduta la Repubblica partì per la Grecia con il conte Aleksander Izensmid De Milbitz per partecipare alla rivoluzione ungherese, ma invano, visse per un certo periodo a Patrasso, Atene e Costantinopoli lavorando come incisore di cammei.

Nel 1851 penetrò con uno stratagemma nella fortezza turca di Kütahya ove era imprigionato il patriota ungherese Lajos Kossuth, con il pretesto di ritrarlo in un dipinto, in realtà per consegnargli delle lettere segrete di Mazzini. Nel 1859 combatté al fianco di Garibaldi come capitano dei “Cacciatori delle Alpi”.

Nel 1860 abbandonò l'esercito, nel quale si era da poco arruolato, per seguire Garibaldi nella spedizione dei Mille nell'Italia meridionale e, nel 1862, nella giornata d'Aspromonte.

Nella campagna del 1866 fu nominato colonnello comandante il 3º reggimento del Corpo Volontari Italiani e si meritò una seconda medaglia d'oro al valor militare per la capacità dimostrata nel comandare la controffensiva dei garibaldini nella battaglia di Monte Suello del 3 luglio che costrinse gli austriaci al ripiegamento e nella ritirata strategica delle truppe garibaldine condotta “con molto ordine” verso la chiesetta posta sul colle di Sant'Antonio. Valoroso fu anche nella battaglia di Bezzecca del 21 luglio e in quella serata ricevette l'encomio verbale di Garibaldi, che gli disse stringendogli la mano: “Ho veduto dei prodi come voi, più di voi, no”.

Si stabilì a Milano aprendo una fabbrica di calzature, ma quando la nuova impresa commerciale fallì, Bruzzesi ottenne dal Governo italiano un posto di modesto magazziniere di privative. Fu il promotore dell'associazione del Tiro a segno e il fondatore della Casa di Turate per i veterani combattenti. Morì a Milano il 25 maggio del 1900.

Onorificenza[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Guidò con sommo coraggio e sangue freddo il suo reggimento nell'attacco di Monte Suello il giorno 3 luglio e sostenne con molto ordine la ritirata a Sant'Antonio.»
— Monte Suello, 3 luglio 1866
Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia

Scritti[modifica | modifica sorgente]

  • Pubblicò un volume autobiografico sulle sue avventurose esperienze militari: “Dal Volturno ad Aspromonte, memorie del colonnello Giacinto Bruzzesi. Diario di campo, documenti diplomatici e dello Stato Maggiore, relazioni…”.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • U. Zaniboni Ferino, Bezzecca 1866. La campagna garibaldina dall'Adda al Garda, Trento 1966.
  • Stato Maggiore Esercito italiano, Corpo dei Volontari Italiani (Garibaldi), Fatti d'armi di Valsabbia e Tirolo, 1867.
  • Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866), Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909.

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