Francesco Montanari

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Tito Speri, Augusto Fattori, il pittore Giuseppe Boldrini, Angelo Giacomelli, Antonio Lazzati, Francesco Montanari nelle carceri di Mantova nel 1853

Francesco Montanari (San Giacomo Roncole, 22 gennaio 1822Vita, 6 giugno 1860) è stato un patriota e militare italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Proveniente dalla famiglia localmente nota come "Bozzolino", si votò da giovanissimo alle idee liberali, sull'esempio del padre che aveva preso parte ai moti carbonari del 1830-1831. Approfittando dell'accesso agli studi militari anche per le famiglie non nobili, decretato da Francesco V, frequentò l'Accademia Militare Estense di Modena, uscendone laureato in ingegneria e con il grado di ufficiale.

Durante la prima guerra d'indipendenza si arruolò nell'esercito piemontese e combatté nella battaglia di Governolo. Dopo la disfatta di Custoza si unì ai difensori della Repubblica Romana, dove conobbe Giuseppe Garibaldi, divenendone amico e collaboratore.

Nel 1851 accettò l'incarico dei patrioti mantovani di studiare le fortezze di Mantova e Verona al fine di trovare il modo di occuparle con un colpo di mano, nella progettata insurrezione mazziniana. Travestito da mugnaio, riuscì ad entrare nella fortezza di Mantova, per consegnare alla guarnigione un carico di farina e tracciare una pianta della fortezza e un piano d'attacco. La scoperta del complotto mantovano da parte della polizia austriaca lo costrinse alla fuga verso Venezia. Fu catturato dopo un inseguimento di alcuni giorni e tradotto nelle carceri di Mantova. Una parte delle planimetrie gli fu trovata addosso, mentre la parte già conclusa fu rinvenuta nell'abitazione di don Enrico Tazzoli. Condannato a 12 anni di carcere duro, la pena fu poi tramutata in esilio nel 1854. Montanari fu esule prima a Genova e, successivamente in Svizzera.

Nella seconda guerra d'indipendenza, fu capitano di stato maggiore tra i Cacciatori delle Alpi e combatté a San Fermo e Varese. Inviato a guidare un distaccamento in Val Camonica, comandò l'assalto da Ponte di Legno che costrinse alla resa gli austriaci asserragliati a difesa del Tonale.

La battaglia di Calatafimi, uno degli episodi più decisivi della Spedizione dei Mille, combattuta il 15 maggio 1860, olio su tela di R. Legat.

In seguito all'armistizio di Villafranca, Garibaldi gli affidò l'incarico di organizzare un battaglione di Bersaglieri emiliani, ma pochi mesi dopo interruppe il lavoro per partecipare alla Spedizione dei Mille. Fu colpito in modo grave durante la battaglia di Calatafimi. L'ultimo ordine ai suoi garibaldini lanciati all'assalto, come ricorda Abba, fu : «Rispettate il nemico, rispettate i feriti ! Sono italiani anch'essi!».

Trasportato nell'ambulanza allestita nel vicino paese di Vita, spirò poche ore più tardi. Le sue spoglie riposano nel sacrario di Pianto Romano.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Cesare Abba, Da Quarto al Volturno, Nistri, Pisa, 1866
  • Giuseppe Cesare Abba, Storia dei Mille, Bemporad, Firenze, 1910
  • Giuseppe Bandi, I mille, da Genova a Capua, Salandi, Firenze, 1902
  • Giuseppe Morselli, Mirandola: 30 secoli di cronaca, CPE, Modena, 1976
  • Vittorio Montanari, Le gesta di Giuseppe Montanari ingegnere e capitano garibaldino in La Reggia, SPDM, Mantova, 1998