Dedalo

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Dedalo incita il figlio al volo, dipinto dell'artista francese Charles Paul Landon, 1799, Alençon, Musée des Beaux-Arts et de la Dentelle.

Dedalo (in greco Δαίδαλος, Dàidalos) è un personaggio della mitologia greca; grande architetto, scultore ed inventore, noto soprattutto per essere il costruttore del famoso labirinto del Minotauro.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Metione, Dedalo era probabilmente originario di Atene, dov'era un apprezzato scultore. In seguito all'omicidio del suo assistente e nipote Talo, che avrebbe ucciso perché geloso della sua maestria, fu accolto a Creta dal re Minosse.
Durante questo suo soggiorno al palazzo, lo scultore attirò il desiderio di una schiava del re di Creta, di nome Naucrate, la quale s'innamorò perdutamente della sua maestria e della sua bellezza. Dedalo si unì alla giovane, che gli diede un figlio, Icaro.

A lui è attribuita la costruzione della mucca di legno nella quale Pasifae, moglie di Minosse, si accoppiò con il toro sacro inviato da Poseidone. Dall'unione nacque il Minotauro, che fu rinchiuso per ordine di Minosse nel labirinto costruito da Dedalo.

Essendo a conoscenza della struttura del labirinto, Dedalo, una volta finita la sua opera, vi fu rinchiuso con il figlio Icaro.[1] Per scappare Dedalo costruì con delle penne due paia d'ali e le attaccò ai loro corpi con la cera. Durante il volo Icaro si avvicinò troppo al sole ed il calore fuse la cera, facendolo cadere in mare.

Dedalo ed Icaro in un rilievo a Villa Albani in Roma.

Fuggito da Creta, Dedalo si recò in Sicilia, dove trovò rifugio presso il re Cocalo. Minosse, per cercare di riacciuffare il fuggitivo, escogitò un piano: promise una forte ricompensa a chiunque avesse trovato il modo di far passare un filo tra le volute di una conchiglia. Dedalo riuscì nell'impresa, legando un filo ad una formica che, introdotta nella conchiglia i cui bordi aveva cosparso di miele, passò tra gli orifizi per trovare il miele.

Minosse giunse in Sicilia e pretese la consegna di Dedalo, ma le figlie del re Cocalo aiutarono Dedalo ad ucciderlo.

Dedalo visse ancora molti anni in Sicilia fino a quando decise di andare con Iolao, nipote di Eracle, in Sardegna dove si stabilirono.

Le invenzioni[modifica | modifica wikitesto]

A lui venne attribuita l'invenzione delle sculture, lignee o in terracotta, dette daidala, anche se lo scrittore e geografo Pausania pensava che esse esistessero già prima dei tempi di Dedalo.[2]

Dedalo era anche ritenuto l'inventore delle agalmata, statue di divinità che avevano occhi aperti e membra mobili.[3] Queste statue erano così simili alla realtà rappresentata, che Platone fece notare la loro sorprendente e sconcertante mobilità.[4]

Dedalo nell'Eneide[modifica | modifica wikitesto]

Virgilio ricorda Dedalo nel VI libro dell'Eneide, quando Enea giunge al "tempio immane" della Sibilla cumana. Fu appunto Dedalo a costruire il tempio, a consacrarlo a Febo e ad incidere sui battenti la storia del mito che lo riguardava, dalla morte di Androgeo fino ai "ciechi passi" di Teseo lungo il filo d'Arianna. Solo del figlio Icaro manca la storia, perché il padre fu fermato due volte dal troppo dolore nel raffigurare l'evento: bis patriae cecidere manus ("due volte caddero le mani paterne").

Uso del termine nella lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

In italiano viene utilizzato il sostantivo "dedalo" per indicare un intrico (solitamente di strette vie) simile ad un labirinto, derivando il termine dal costruttore per antonomasia del labirinto.

Galleria d'immagini su Dedalo[modifica | modifica wikitesto]

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ikaris.

Il personaggio di Dedalo è presente anche nei fumetti Marvel Comics e corrisponde a Ikaris, uno degli Eterni (un gruppo di personaggi immortali). Questo Eterno (con il dono del volo) al tempo dell'Antica Grecia non si chiamava ancora Ikaris e aveva un figlio di nome Icaro.
Per fare volare Icaro al suo fianco, l'Eterno gli costruì un paio d'ali meccaniche; una volta che egli era assente, tuttavia, il figlio volò troppo in alto, perse i sensi, cadde e morì. Il padre decise allora di cambiare il proprio nome in Ikaris, in ricordo del figlio perduto.

Nel manga de I cavalieri dello zodiaco, compare un Cavaliere d'Argento di nome Dedalus di Cefeo, maestro di Andromeda e di Nemes. Con il personaggio mitologico, questo Cavaliere condivide la notevole intelligenza ed il grande ingegno (insegnerà al suo allievo come manovrare la sua celebre Catena di Andromeda, nonostante il suo stesso Cloth non sia provvisto di armi simili). Questo personaggio nella serie anime non esiste, in quanto viene sostituito da Albione, un Cavaliere creato appositamente dagli autori della serie televisiva.

Letteratura fantasy[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo.

Dedalo compare, come personaggio secondario, nella serie Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo, nel quarto libro della prima serie. All'inizio compare con il nome di Quintus, e si presenta come un ottimo spadaccino intento ad addestrare i mezzosangue nell'arena di scherma. Qui Dedalo non è più malvagio, infatti si sacrificherà per il bene del Campo Mezzosangue e dei suoi abitanti semidei.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quest'ultimo periodo manca della fonte: Apollodoro nel II secolo a.C. sostiene che Dedalo venne rinchiuso nel labirinto perché Minosse lo ritenne responsabile della "riuscita" di Teseo, che poté tornare dal labirinto grazie all'espediente del gomitolo che lo stesso Dedalo aveva suggerito. Non ci sono altre fonti nell'antichità che collochino Dedalo e Icaro imprigionati nel labirinto. Ovidio nelle Metamorfosi non lo fa, Diodoro Siculo nemmeno.
  2. ^ Pausania, The Description of Greece, Volume 3, Londra, R. Faulder, 1794, p. 6.
  3. ^ (EN) Donohue, Xoana and the origins of Greek sculpture, Scholars Press, 1988, p. 182.
  4. ^ Luisa Biondetti, Dizionario di mitologia classica, Milano, Badini & Castoldi, 1997. ISBN 88-8089-300-9. p. 178

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

e Gabriele Nardone (1654-1723)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]