Salvatore Viganò

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Salvatore Viganò (Napoli, 25 marzo 1769Milano, 10 agosto 1821) è stato un ballerino, coreografo e compositore italiano.

Figlio d'arte, studiò danza con il padre, Onorato Viganò, grande coreografo del tempo, debuttando nei suoi balletti.

Studiò anche composizione con lo zio, il grande compositore Luigi Boccherini, fratello della madre, e a metà del 1780 componeva già musica originale. Nel 1788 fece la prima apparizione come danzatore sul palcoscenico di Venezia. Ballò durante i festeggiamenti per l'incoronazione di Carlo IV di Spagna nel 1789. Diventò allievo del danzatore e coreografo francese Jean Dauberval. Nel 1791 lui e sua moglie, la danzatrice spagnola Maria Medina, ottennero un notevole successo in coppia danzando a Venezia, dove egli coreografò il suo primo balletto Raoul de Créqui. Fu nominato Maître de ballet a Vienna e collaborò con Beethoven nel balletto Le creature di Prometeo. Ritornò in Italia nel 1804 e divenne Maître de ballet alla Scala a Milano. Il periodo italiano fu fecondo e Viganò creò molte coreografie.

Il coreodramma[modifica | modifica sorgente]

Viganò si colloca sulla scia innovatrice iniziata da Noverre con la concezione unitaria del "ballet d'action". Viganò è considerato il padre del coreodramma, balletto in cui le masse e la coralità hanno il predominio sugli assoli e i pas de deux (come ad esempio nel Prometeo) e in cui la pantomima è integrata nella danza e non separata da essa come era stato fino ad allora. Sua personale è la creazione di un ballo epico come fu per i I Titani, uno degli ultimi suoi balletti, che ottenne un successo enorme alla sua rappresentazione alla Scala di Milano. Il nuovo modo di lavorare richiedeva nuovi ballerini, con una diversa preparazione e una capacità di muoversi da un ruolo ad un altro. Le coreografie richiedevano lunghi periodi di prove ed una attenta preparazione. Viganò contribuì alla nascita del corpo di ballo de La Scala. I suoi balletti si avvalevano delle fastose scenografie di Alessandro Sanquirico e potevano contare su bravissime ballerine, una fra tutte Antonia Pallerini.

Fu molto ammirato da Stendhal che disse di lui: «La più bella tragedia di Shakespeare non produce su di me la metà dell’effetto di un balletto di Salvatore Viganò» (citazione contenuta nel libro Rome, Naples et Florence).

Il coreodramma morì con il suo creatore, nessuno fu in grado di continuare il lavoro di Viganò.

Maggiori coreografie[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marco Russo, Il balletto "La Figlia dell’Aria" di Salvatore Viganò da Gozzi in Carlo Gozzi - Letteratura e musica, a cura di Bodo Guthmüller e Wolfgang Osthoff, Roma, Bulzoni, 1997, pp. 193-227.
  • Ezio Raimondi (a cura di), Il sogno del coreodramma. Salvatore Viganò, poeta muto, Bologna, Il Mulino, 1984.
  • Salvatore Viganò, Prometeo. Libretto del ballo, con i testi della polemica, ed. critica, introduzione e commento a cura di Stefano Tomassini, Torino, Legenda, 1999.
  • Ezio Raimondi, Il coreografo perduto, in Le pietre del sogno. Il moderno dopo il sublime, Bologna, Il Mulino, 1985, pp. 123-157.

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