Casa dei Vettii
Coordinate: 40°45′7.38″N 14°29′4.73″E / 40.75205°N 14.4846472°E
La Casa dei Vettii è una delle più lussuose ville venute alla luce negli scavi archeologici di Pompei, rinomata soprattutto per i dipinti che ne ornano sfarzosamente le pareti, eseguiti dopo il 62 e fortunatamente ben conservati.
Vi furono rinvenuti due sigilli in bronzo che le hanno fatto attribuire la proprietà a due ricchi fratelli appartenenti al ceto dei liberti, Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva.
La casa appare divisa in due zone ben distinte: l'abitazione signorile con le stanze di rappresentanza che si svolge intorno all'atrio tuscanico, e le stanze di servizio con le abitazioni dei servi disposte intorno ad un atrio secondario.
Essa fu oggetto di ristrutturazione, dopo che fu acquistata dai Vettii verso la metà del I secolo e poi successivamente fu restaurata dopo il terremoto del 62.
All'entrata vi è la raffigurazione di un Priapo itifallico (Fig.1), che simboleggia il benessere e la fecondità, dipinto mentre pesa il suo grande fallo su una bilancia utilizzando come contrappeso una borsa di monete.
Sui lati dell'atrio sono presenti due casseforti con rivestimento in ferro e rifiniture in bronzo, mentre sulla parete orientata a sud è presente una raffigurazione mitologica della lotta di Amore e Pan alla presenza di Dioniso e Arianna.
Sulla parete orientata a nord è, invece, presente una raffigurazione del mito di Ciparisso, che avendo ucciso il cervo preferito da Apollo, fa trasformato da questi in cipresso; questa, insieme ad altre rinvenute a Pompei, è l’unica raffigurazione di Ciparisso pervenuteci.
Dal lato destro dell’atrio si accede al quartiere della servitù che circonda un atrio secondario con al centro un impluvio in tufo ed un larario a nicchia (Fig. 2), con semicolonne corinzie che sorreggono un timpano triangolare. In esso è raffigurato il Genio tutelare della famiglia con l’aspetto di Nerone, con la testa coperta dalla toga, mentre liba tra due lari danzanti con la patera e la cassetta dell'incenso.
Dall’atrio secondario si accede alla cucina dove c’era il focolare composto da un bancone in muratura su cui veniva accesa la brace.
Il peristilio, costituito da diciotto colonne, circoscrive il giardino e le fontane in marmo ed in bronzo con vasche, nelle quali fluiva acqua da dodici piccole statue.
Nell’ambiente situato a sinistra dell'ingresso del peristilio, su pareti dipinte in giallo, sono presenti quadri raffiguranti episodi mitologici tebani, quali:
- Anfione e Zeto che legano Dirce a un toro, come vendetta per aver resa schiava la loro madre Antiope (Fig.4);
- Penteo, re di Tebe che viene assalito ed ucciso da Baccanti poiché aveva impedito in città la professione del culto di Dioniso;
Nella parete del peristilio orientata a nord-est c’è un dipinto raffigurante Dedalo che esibisce a Pasifae, moglie di Minosse re di Creta, la vacca di legno che aveva costruito per lei (Fig.3); Pasifae, entrata nella vacca, si unì con un toro generando il Minotauro.
Sulla parete di fondo è, invece, raffigurato il mito di Issione, che fu condannato da Zeus ad essere legato con serpenti ad una ruota realizzata da Efesto, rappresentato nel dipinto mentre gira la ruota davanti ad Ermes ed Era seduta in trono.
Nel lato nord del peristilio c’è il grande triclinio, sala utilizzata per festeggiamenti e banchetti, dov’è presente il famoso complesso pittorico rappresentante amorini che esercitano vari mestieri (Fig. 5).
[modifica] Gli affreschi
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