Simbolismo fallico

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Un Murale raffigurante Priapo con gli attributi di Ermes, affresco di Pompei antica

Con Simbolismo fallico s'identifica una rappresentazione simbolica dell'organo sessuale maschile in erezione[1], spesso associata al culto della fertilità. Qualsiasi oggetto somigliante simbolicamente ad un pene può essere identificato come fallo; queste immagini mimetiche raffiguranti la fertilità hanno spesso anche implicazioni culturali associate al sesso e all'orgasmo maschile.

Origine ed etimologia[modifica | modifica sorgente]

Erma con fallo ben visibile.

In origine, nelle religioni pagane, il fallo era il simbolo cosmogonico del membro virile in erezione, cui venivano dedicati riti e preghiere, e per secoli è stato oggetto di potere, tabù, mistero. Il termine fallo deriva dal latino phallus, dal greco φαλλός-phallós, da connettersi alla radice del sanscrito phalati (= germogliare, fruttificare) o alla radice della lingua protoindoeuropea bʰel-phal (= gonfiare, gonfiarsi)[2].

Per l'etimologia pene deriva dal latino penis, coda, poi membro virile, (da pes; cfr. il sanscrito vedico pasas, membro virile, greco pésos, lituano písti, coito) e possiede una energia incontrollabile e misteriosa, in grado di procreare. Secondo l'antico grammatico Festo, penis deriverebbe da pendere, perché pende come una coda.

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

Un fallo in siltite risalente all'incirca a 28 mila anni fa è stato scoperto all'interno di una grotta nel sud della Germania, ed è a tutt'oggi una delle più antiche rappresentazioni falliche note[3]

Religione[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione di un atto votivo a Priapo

Antichità[modifica | modifica sorgente]

Nell'antichità si ritrovano moltissime tracce dell'adorazione del fallo-pene: gli obelischi in Egitto, i monumenti di Delo, le costruzioni falliche della Persia e della Fenicia, le torri d'Irlanda e Scozia, i monoliti della Francia e della Corsica, i sassi piantati a Cuzco o nelle Indie, alcuni edifici Polinesiani e Giapponesi, alcune monete macedoni, le tombe etrusche, i Dolmen in Gran Bretagna, Sardegna, Malta e Spagna, i cippi agricoli in Puglia, Albania e Grecia oltre a testimonianze sulla religione orgiastica di Dioniso e nei baccanali. Del culto vero e proprio se ne sa molto poco. Le pitture della Villa dei Misteri a Pompei, anche se riproduzioni tardive (5 secoli dopo), ci danno un'idea dei riti.

Tutto ciò che si erige, quindi, sembra essere un riferimento fallico: dall'obelisco al campanile della chiesa alla torre, fino al giuramento con alzata di mano e il saluto romano assunto dal fascismo.
Questa energia incontrollabile era temuta dal Cristianesimo degli albori, che affermava la superiorità di Dio sull'uomo.

Antico Egitto[modifica | modifica sorgente]

Il fallo svolge un ruolo di primaria importanza nel culto del dio Osiride, nell'antica religione egizia: quando il corpo del dio dell'oltretomba fu tagliato in 14 pezzi da Seth, questi vennero sparpagliati per tutto il paese tanto che la moglie-sorella Iside fu costretta ad andare a recuperarli uno per uno; non ritrovò però il pene del marito, che era stato inghiottito da un pesce (così com'è narrato nel mito di Iside ed Osiride). Presumibilmente la de lo sostituì con una sua rappresentazione in legno.

Rappresentazione itifallica di Min, dio della fertilità dell'antico Egitto

Il dio egizio Min è stato spesso raffigurato come itifallico, cioè come pene eretto.

Lo storico greco Kallixeinos di Rodi racconta di aver visto nel 275 a.C. una festa dionisiaca svoltasi ad Alessandria d'Egitto, durante la quale un fallo d'oro lungo 60 metri con in cima una stella d'oro fu portato in processione per tutta la città, davanti a mezzo milione di persone che intonavano inni in suo onore.

Mesopotamia e Medio Oriente[modifica | modifica sorgente]

Per i Babilonesi, il dio Enki aveva creato i due fiumi Tigri e l'Eufrate proprio con la forza del suo pene.

Gli Assiri e i Fenici, adoravano il dio Kmul, divinità dall'enorme membro, potente generatore della vita.

Nella biblica Canaan i re mangiavano il pene del predecessore per assimilarne il potere.

Le antiche popolazioni israelite giuravano ponendo la mano sull'organo, tanto che l'etimo testicoli, dal latino testes, cioè piccoli testimoni deriva da questa usanza.
Persio, per designare i testicoli, usò proprio un diminutivo di testes (plurale), quasi a significare i due testimoni dell'atto sessuale (per questo uso cfr. anche il poeta rinascimentale Pietro Aretino).

Antichità classica[modifica | modifica sorgente]

Nel mondo antico e classico e poi nella cultura greco-romana, il fallo era ritenuto l'origine della vita, in quanto considerato il generatore del seme: a ciò è dovuta la leggenda secondo cui le antiche civiltà lo trasformano in divinità.

Nella tradizione derivante dalla mitologia greca il dio Ermes, signore dei confini e degli scambi commerciali (comunemente denominato "messaggero degli dei") è considerato una divinità fallica dall'associazione con le rappresentazioni che ne vengono fatte sulle erme, grandi pilastri fallici. Lo stesso figlio del dio, il mezzo-capro Pan, è stato spesso raffigurato come avente un fallo eretto di dimensioni esagerate.

Priapo è un dio greco della fertilità il cui simbolo è un grande fallo eretto; dal suo nome deriverà anche il termine medico priapismo, disturbo consistente in un'incontrollabile erezione. Questo figlio di Afrodite e Dioniso (o Adone, a seconda delle differenti versioni del mito originale), è il protettore del bestiame, della piante da frutto e dei giardini, oltre che dei genitali maschili. Priapo, originario forse del Mar Nero, si trasferì prima in Grecia e poi a Roma, dove si confuse con il dio locale Mutinus Tutunus e a volte persino con lo stesso Pan (entrambi fanno difatti parte del grande corteo dionisiaco). A Roma, ove assunse l'aspetto di un satiro, si celebravano in suo onore i Lupercali.

Nell'arte romana, il fallo veniva spesso raffigurato in affreschi e mosaici, generalmente posti anche all'ingresso di ville ed abitazioni patrizie. Il pene eretto era infatti considerato un amuleto contro invidia e malocchio. Inoltre, il culto del membro virile eretto, nella Roma antica era molto diffuso tra le matrone di estrazione patrizia a propiziare la loro fecondità e capacità di generare la continuità della gens. Per questo, il fallo veniva usato anche come monile da portare al collo o al braccio. Sempre a Roma, le vergini patrizie, prima di contrarre matrimonio, facevano una particolare preghiera a Priapo, affinché rendesse piacevole la loro prima notte di nozze.

Tintinnabulum pompeiano a forma di fallo volante.
Tripode per un braciere utilizzato per il culto di Priapo, rinvenuto a Pompei

Onnipresente nella cultura romana, in particolare sotto forma di fascinus. Le rovine dell'antica Pompei hanno portato alla luce i tintinnabulum, una specie di sonaglio azionato dal vento e composto da più campanelle legate ad un'unica struttura dalle caratteristiche forme falliche; venivano usati per scongiurare le influenze malevoli: la statue di Priapo custodivano in odo simile i giardini privati delle ville patrizie.

I bambini e ragazzini romani portavano con sé la bulla, un amuleto indossato come medaglione contenente un fascinus fallico, questo fino a quando non entravano formalmente nell'età della giovinezza. Secondo Agostino di Ippona il culto del pater Liber, che presiedeva l'ingresso del cittadino nella virilità politica e sessuale, coinvolgeva anche il fallo.

La divinità fallica Mutunus Tutunus presiedeva al sesso coniugale. Un fallo sacro è stato tra gli oggetti di vitale importanza per la sicurezza dello stato romano e veniva conservato gelosamente dalle vestali.

Ai giorni nostri la città greca di Tyrnavos tiene un annuale processione fallica o parata del pene-phallika, un evento tradizionale che si svolge durante i primi giorni della Quaresima[4].

India[modifica | modifica sorgente]

Il pene eretto era adorato soprattutto per propiziare la fecondità: nei templi Indù dedicati a Shiva c'era il linga (fallo di pietra), venerato per favorire la fertilità delle donne; ancora oggi il fallo viene adorato in tutti i paesi dove è diffuso l'induismo; i Greci facevano le falloforie, processioni con statue di enormi falli per incrementare i raccolti agricoli.

Simbolo di potere[modifica | modifica sorgente]

Per i Greci ed i Romani il pene era simbolo di potere: nell'antica Roma, spesso le dimensioni e la forma del pene agevolavano la carriera militare. Proprio tra i Romani, inoltre, il pene fungeva da portafortuna. Il fascinum era un amuleto fallico contro il malocchio da appendere al polso. Di qui il gesto scaramantico di "toccarsi" (o di toccare il corno, a forma fallica) per attingere energia.

Tertulliano (150-220) diceva che durante l'orgasmo l'uomo perde una parte dell'anima: un modo antico di concepire l'energia umana, ma anche un'ammonizione morale. Con il cattolicesimo, il fallo, da divinità, divenne demoniaco[senza fonte]: il pene, per Anselmo d'Aosta è la "verga del diavolo". Nessun organo, diceva sant'Agostino, è più corrotto del pene. Così nel Rinascimento papa Paolo IV fece coprire gli attributi maschili a eletti e dannati nella Cappella Sistina di Michelangelo.

Costume di gigantesco fallo al gay pride 2005 di San Francisco.

Psicoanalisi[modifica | modifica sorgente]

La psicoanalisi lo ha posto al centro della vita mentale, e anche nel linguaggio primeggia: l'organo sessuale maschile ha 1.047 sinonimi (40 più della vagina), per esprimere i concetti più disparati, dalla forza (cazzuto), all'imbecillità (cazzone)[5].

Antichi amuleti propiziatori di arte gallo-romana di forma fallica

Uso moderno[modifica | modifica sorgente]

Dal fallo derivano le rappresentazioni dei cornetti delle superstizioni mediterranee (per esempio a Napoli).

I culti fallici sono sopravvissuti fino ad oggi, anche se mimetizzati sotto altre forme, come la Sagra dei gigli a Nola, la Corsa dei ceri a Gubbio e durante le feste di carnevale a Firenze (cfr. Vasco Pratolini, Cronache di poveri amanti).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Definition of phallus in English" Oxford Dictionaries. Retrieved 16 August 2013.
  2. ^ etymonline.com
  3. ^ Jonathan Amos, Ancient phallus unearthed in cave, BBC News, 2005-07-25. URL consultato il 2006-07-08.
  4. ^ "The Annual Phallus Festival in Greece", Der Spiegel, English edition, Retrieved on the 15-12-08
  5. ^ Focus, n. 182 dicembre 2007, pag. 212

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • David M. Friedman, Storia del pene da Adamo al Viagra, Roma, Castelvecchi, 2007, EAN 9788876151736.

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