Casa del Fauno

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Coordinate: 40°45′04.57″N 14°29′04.54″E / 40.751269°N 14.484594°E40.751269; 14.484594

L'atrio

La Casa del Fauno è una casa di epoca romana, sepolta durante l'eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovata a seguito degli scavi archeologici dell'antica Pompei: si tratta di una delle abitazioni più vaste della città e deve il suo nome ad una statua in bronzo, raffigurante un satiro, posta nell'impluvium[1]. Occupa quasi completamente la Insula 12 della Regio VI.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Una prima costruzione della casa risale al III secolo a.C., di dimensioni ridotte rispetto a quella attuale e caratterizzata da una grande orto[2]; nel II secolo a.C.[3], intorno al 120 a.C.[4], sfruttando anche altre abitazioni vicine ed alzando di circa un metro il piano di calpestio[5], la casa fu totalmente ricostruita ed ampliata, raggiungendo un'estensione di 2970 metri quadrati[2]. Una delle opere principali fu la costruzione di un secondo peristilio[6]: la scelta di avere una casa con ampi atri e peristili e pochi ambienti servili e abitativi è da ricondursi al fatto che il proprietario aveva la necessità di ostentare la propria ricchezza ed il proprio potere[7]. Nel I secolo fu risistemata la zona del bagno e dei servizi[1]. Sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79, fu esplorata a partire dall'inizio del XIX secolo[8], offrendo una grande varietà di decorazioni in primo stile, di tipo ellenistico, caratterizzate da numerosi mosaici, asportati per preservarne la conservazione e custoditi al museo archeologico nazionale di Napoli[1]: al suo interno furono anche ritrovati un gran numero di oggetti in oro ed argento, tra cui un bracciale a forma di corpo di serpente[8].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Colonnato del peristilio

L'ingresso dell'abitazione, sostenuto da pilastri in tufo[9] , è caratterizzato da una scritta sul pavimento con tessere multicolore, che riportano il saluto Have, per esibire la cultura del proprietario, conoscitore della lingua latina, in quanto a Pompei, in quel periodo, si parlava ancora la lingua osca[7]. Superato il vestibolo, pavimentato in opus sectile, con triangoli in marmo e pietra calcarea[6] e nel quale era probabilmente posto un piccolo tempietto realizzate con colonne corinzie, si accede all'atrio: di tipo tuscanico, al centro è posto l'impluvium, realizzato in travertino e non in tufo, com'era consuetudine[2] e nella vasca fu ritrovato un satiro danzante, erroneamente interpretato come un fauno[10], oggi conservato al museo nazionale; era inoltre presente un mosaico in opus vermiculatum, raffigurante maschere tragiche[10]. Nella stanza si nota la caratteristica preparazione delle pareti, prima di essere affrescate: sono infatti presenti i fori lasciati dai chiodi che fissavano le lastre di piombo, per impedire all'umidità di penetrare attraverso l'intonaco e tale tecnica era una consuetudine utilizzata prima dell'arrivo dei romani[6]. Intorno all'atrio si aprono diversi cubicoli e due alae, oltre ad un tablino, nel quale il proprietario, un magistrato della famiglia dei Satrii, come scritto su una cornice in tufo dove probabilmente era posta una statua[11] o dei Cassii, come testimoniato da un anello utilizzato come sigillo[4], riceveva i clienti: al suo interno fu rinvenuto lo scheletro di una donna intenta a salvare denari e gioielli[2]. Ai lati del tablino, due triclini, nei quali sono presenti raffigurazioni di pesci e di un demone su di una pantera[2].

Mosaico pavimentale

Intorno ad un secondo atrio tetrastilo, con quattro colonne[12], si aprono diversi ambienti di servizio, oltre che un accesso secondario alla casa[12]: la stanza da letto è ornata da un affresco di Satiro e Baccante; tutte le stanze dispongono di decorazioni emblematiche come il gatto che mangia una pernice e tre colombe che rubano un anello. La casa era dotata anche di un piccolo quartiere termale con tepidarium e calidarium, il primo realizzato in una casa privata di Pompei[13].

La casa dispone di due peristili: quello di minor dimensioni, è ornato da ventotto colonne di tipo ionico, che hanno sostituto quelle originali di tipo dorico[6]; un'esedra divide i due peristili[8] ed al suo interno fu ritrovato un mosaico, che fungeva da pavimentazione, raffigurante la Battaglia di Isso tra Alessandro e Dario: il mosaico, commissionato probabilmente poiché antenati del proprietario dovevano avere rapporti con il re macedone[7], è una copia del famoso dipinto di epoca greca, eseguito dal pittore Filosseno ed è stato realizzato con circa un milione e mezzo di tessere[3]; sulla soglia dell'esedra un mosaico raffigurante scene nilotiche[8] con ippopotami e coccodrilli[14]; sono inoltre presenti stucchi in primo stile. Il secondo peristilio, più grande, ha una lunghezza di quarantacinque metri, per una larghezza di quaranta, è circondato da un doppio ordine di quarantaquattro colonne di tipo dorico, rivestite in stucco[6] ed è decorato con mosaici: nella parte sinistra del peristilio diverse nicchie venivano utilizzate come larari e nelle loro vicinanze furono rinvenuti due candelabri in bronzo, due treppiedi, due lampade ed una statuetta del Genio[6]. Sul fondo si aprono alcune stanze riservate alla servitù, di cui una appartenente al custode che svolgeva anche mansioni da giardiniere[2]. Nell'oecus è rappresentato un leone, in quale però appare notevolmente danneggiato. Nella stalla sono stati ritrovati i resti di quattro uomini e due buoi[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Breve descrizione della Casa del Fauno. URL consultato il 06-03-2012.
  2. ^ a b c d e f g Storia e descrizione della Casa del Fauno. URL consultato il 06-03-2012.
  3. ^ a b Regio VI - La Casa del Fauno. URL consultato il 06-03-2012.
  4. ^ a b Pompei: la Casa del Fauno. URL consultato il 06-03-2012.
  5. ^ Pesado, op. cit., p.39.
  6. ^ a b c d e f Storia della casa. URL consultato il 06-03-2012.
  7. ^ a b c Brevi cenni sulla Casa del Fauno. URL consultato il 06-03-2012.
  8. ^ a b c d I reperti della casa. URL consultato il 06-03-2012.
  9. ^ Cenni sulla Casa del Fauno. URL consultato il 06-03-2012.
  10. ^ a b Pesado, op. cit., p.43.
  11. ^ Pesado, op. cit., p.49.
  12. ^ a b Casa del Fauno. URL consultato il 06-03-2012.
  13. ^ Pesado, op. cit., p.40.
  14. ^ Pesado, op. cit., p.50.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fabrizio Pesando; Maria Paola Guidobaldi, Gli ozi di Ercole: residenze di lusso a Pompei ed Ercolano, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2006. ISBN non esistente

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]