Casa del Fauno
Coordinate: 40°45′4.57″N 14°29′4.54″E / 40.7512694°N 14.4845944°E
La Casa del Fauno è una delle più lussuose abitazioni private venute alla luce negli scavi archeologici di Pompei.
Con la sua estensione su una superficie di 3.050 m² occupa un intero isolato ed è situata nel quartiere della città in cui vi è la maggior concentrazione di case "ad atrio" con peristilio.
Indice |
[modifica] Storia
Non si conosce il nome del proprietario che tuttavia doveva essere un personaggio molto in vista nella comunità di Pompei nonché molto facoltoso come si evince dal gran numero di oggetti d'oro e d'argento rinvenuti durante gli scavi. Probabilmente si trattava di un magistrato membro della famiglia dei Satrii o più probabilmente della gens Cassia (rinvenimento di un anello d'oro con questo nome inciso sulla gemma).
Il nome della casa, pertanto non deriva da quello del proprietario bensì dalla statuetta di bronzo raffigurante un Fauno danzante al centro dell'impluvium principale, attualmente conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove sono conservati ed esposti anche i numerosi mosaici che impreziosivano i pavimenti dei vari ambienti.
La casa fu costruita verso il 120 a.C. (età sannitica), successivamente, verso la fine dello stesso secolo, fu ampliata con l'aggiunta del secondo peristilio e arricchita da sontuose decorazioni a stucco in primo stile e mosaici; nel I secolo d.C., invece, fu risistemata l'area del bagno e dei servizi. Senza fondamento è l'attribuzione della Casa al nipote di Silla dopo la deduzione della colonia di Pompei (62 d.C.).
[modifica] Descrizione
La domus è costituita da due zone comunicanti con ingressi indipendenti separati da una fila di botteghe (destinate a venire concesse in affitto), ha due peristili e un considerevole numero di stanze.
Essa è costruita con avanzate tecniche costruttive, sotto l'intonaco dei muri esterni sono inserite delle lastre di piombo per proteggere gli ambienti dall'umidità.
Sul marciapiede di fronte alla porta d'ingresso, scritto con tessere policrome, è riportato un mosaico con la scritta HAVE, che in latino vuol dire "benvenuti" ed ancora oggi accoglie i visitatori; tale scritta in lingua latina fa presupporre l'ostentazione di cultura da parte del proprietario, considerato che in quel periodo a Pompei si parlava la lingua osca.
All'entrata dell'ala principale, tramite una doppia porta si accede ad un breve vestibolo (1) che presenta nella parte alta due tempietti larari decorati con elementi in stucco finemente intagliati ed un pavimento in opus sectile formato da triangoli di marmo Palombino e pietra calcarea.
Superata una soglia a mosaico formata da due maschere tragiche legate da un festone di foglie e frutta con i colori autunnali si accede all'atrio principale, di tipo tuscanico, ovvero privo di colonne (2). Nell'atrio vi è un impluvium (vasca di raccolta dell'acqua piovana) al cui centro è posto il Fauno danzante, una statuetta bronzea alta circa 80 centimetri, che ha dato il nome alla casa.
Sull'atrio si aprono dei cubicola (a sinistra) e delle alee (angoli in fondo a sinistra e a destra), che prolungavano l'atrio a "T" secondo una tipologia diffusa originariamente nell'Etruria e poi nel mondo italico.
In fondo all'atrio tuscanico vi è un tablino (4) dove il proprietario, riceveva i clienti, con il pavimento decorato a cubi prospettici che danno un effetto ottico tridimensionale.
Ai lati del tablino si aprono due stanze triclinari (■), una autunnale (a sinistra) e una estivo (a destra), originariamente decorate da due quadri policromi a mosaico (emblemata), raffiguranti rispettivamente Animali marini e Dioniso bambino che cavalca una pantera, oggi conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Questo tipo di quartiere ha un impianto tradizionale presente anche in case pompeiane più antiche o in edifici "medio-borghesi" contemporanee, come la Casa di Sallustio o la casa del Chirurgo.
Il quartiere orientale, un hospitium (per ospiti) o un gineceo, si articola intorno ad un atrio tetrastilo (3), cioè con il tetto retto da quattro colonne, su cui si aprono alcune stanze di servizio. Questo atrio è significativamente privo di tablino, ed ha alcune piccole stanze sulla destra.
Dal triclinio autunnale si poteva accedere al primo peristilio (5) composto da ventotto colonne in tufo di Nocera, con al centro una vasca con fontana e con le pareti decorate a stucco.
In fondo vi è l'esedra - oecus (6), la stanza di rappresentanza, delimitata da due colonne in tufo ricoperte di stucco dipinto. Sulla soglia vi era un mosaico con paesaggio nilotico, invece il pavimento era costituito da un imponente mosaico (5,12 x 2,77 m) raffigurante la Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III di Persia. Il mosaico è uno dei più importanti mosaici di epoca romana ed oggi è esposto nel museo archeologico nazionale di Napoli. Questo mosaico è probabilmente copia di un famoso dipinto fatto dal pittore greco Filosseno di Eretria per il re Cassandro I di Macedonia alla fine del IV secolo a.C. e fu realizzato a Pompei da mosaicisti alessandrini utilizzando oltre un milione e mezzo di tessere policrome finissime secondo la tecnica dell'opus vermiculatum.
Sempre sul primo perisitilio si affacciava un triclinio estivo, mentre lungo il lato destro, opportunamente separati da un corridoio, erano situati i servizi, un bagno e la culina (8).
Il secondo peristilio (7), raggiungibili tramite uno stretto passaggio dal primo, è molto più grande dell'altro (circa 45x40 m) con 46 colonne doriche alte 4,12 m, rivestite di stucco. Un secondo ordine in stile ionico, chiudeva la parete verso la casa. Anche qui si affacciava un triclinio. mentre due oeci (■) affiancavano l'ingresso.
In fondo al secondo peristilio vi sono le stanzette del giardiniere (hortolanus) che fungeva anche da portiere (ostiarius) dell'ingresso secondario posteriore che affaccia sul vicolo di Mercurio.
Le nicchie in fondo a sinistra, servivano da larario (tempietto dei Lari); qui, infatti, durante gli scavi furono trovati due candelabri di bronzo, due treppiedi, due pinzette per il fuoco, due lucerne, un ramo di alloro e la statuetta di Genio.
[modifica] Importanza storico-artistica
La casa del Fauno uno dei migliori esempi di dimora signorile repubblicana privata pervenutaci, che ci dia un'idea della straordinaria ricchezza della classe dirigente romana e italica nel corso del II secolo a.C., grazie ai bottini dell'Asia e allo sfruttamento di enormi quantità di manodopera servile.
Se a Roma non restano esempi paragonabili, a Pompei sono state scavate alcune case e ville famose, come la casa del Labirinto, la casa di Pansa e la villa dei Misteri, tra le quali quella del Fauno è la più grande e nobile.
Il complesso era di estensione "enorme", più grande per esempio del palazzo reale di Pergamo, e la ricchezza dei suoi abitanti è dimostrata dalla qualità dell'architettura e dall'ampiezza dei servizi, come il raro bagno privato. Interessante è la commistione di modelli locali (nella disposizione dei quartieri) con modelli ellenistici (il doppio peristilio, l'abbondanza di sale dedicate all'otium e ai banchetti, si pensi ad esempio alle coeve case di Delos o al palazzo delle Colonne di Tolemaide). Inoltre la decorazione pittorica mostra la tendenza a dipingere le pareti con un numero sempre maggiore di complesse prospettive, che "sfondano" le pareti. Gli spazi venivano così dilatati, facendo da modello a sviluppi successivi che portarono poi a trasformare gli atri in ampie corti polistile.
[modifica] Bibliografia
- Ranuccio Bianchi Bandinelli e Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976.
- Eugenio Pucci, Nuova guida pratica di Pompei, Bonechi, 1991.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Casa del Fauno