Battaglia di Isso (mosaico)

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La Battaglia di Isso
Il mosaico con la ricostruzione delle parti mancanti

La Battaglia di Isso (o il mosaico di Alessandro) è un mosaico romano del 100 a.C. circa (582 × 313 cm) conservato presso il museo archeologico nazionale di Napoli.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il mosaico fu trovato il 24 ottobre 1831 a Pompei, nella pavimentazione della casa del Fauno, durante gli scavi archeologici. La scena ritratta è quella della battaglia di Isso compiuta da Alessandro Magno (a sinistra del mosaico) contro Dario III di Persia (a destra).

Il mosaico, realizzato con circa un milione e mezzo di tessere[1] e commissionato probabilmente in quanto antenati del proprietario avevano rapporti con il re macedone[2], risulta essere una copia del dipinto eseguito dal pittore greco Filosseno di Eretria. Un'altra teoria meno accreditata afferma che potrebbe essere stato un originale mosaico ellenistico saccheggiato dalla Grecia e portato a Roma.

La scena illustrata è quella di una battaglia tra Alessandro e Dario e, seppure i due condottieri si siano affrontati più volte, la prima nel Granico (334 a.C.), la seconda a Isso (333 a.C.) e la terza a Gaugamela (331 a.C.), la tradizione ed alcuni dettagli, come le aste lunghissime dei macedoni e la testa nuda di Alessandro[3], riconducono l'opera a quella di Isso.

Nel settembre del 1843 il mosaico fu trasferito a Napoli.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il mosaico risulti parzialmente rovinato, le due figure principali sono facilmente riconoscibili.

  • Il ritratto di Alessandro è uno dei suoi più famosi. Nella corazza è raffigurata Medusa ed i suoi capelli ondulati rappresentano il tipico aspetto della ritrattistica reale dell'arte greca del IV secolo a.C.. La sua figura, insieme al famoso cavallo Bucefalo, occupa la parte sinistra della scena, più danneggiata.
  • Dario è raffigurato in un carro. Dall'espressione sembra essere spaventato e preoccupato, con l'intenzione di fuggire dalla battaglia. Da notare come tenti di lanciare un ultimo, disperato assalto dei suoi uomini mentre il nocchiero già fugge.

Oltre ai due personaggi principali, vi è rappresentato anche Dario Oxyathres, fratello di Dario III, che sacrifica se stesso per salvare il re. Mentre, alle spalle del re persiano, vi è il cocchiere che frusta i cavalli nel tentativo di avviare la fuga.

Nel cavallo centrale, visto da dietro, si nota l'uso dell'ombreggiatura per trasmettere un senso di massa e volume e per aumentare l'effetto naturalistico della scena. Le lance e l'affollamento di uomini e cavalli evocano il frastuono della battaglia.

Allo stesso tempo, nella scena concitata spiccano anche dettagli drammatici, come il cavallo caduto e il soldato persiano in primo piano che guarda sé stesso in agonia, riflesso in uno scudo.

Tecnica di realizzazione[modifica | modifica sorgente]

Il mosaico è costituito da circa un milione e mezzo di piccole piastrelle policrome, disposte in curve graduali. La tecnica è quella dell'opus vermiculatum: le tessere vengono posizionate in maniera asimmetrica, seguendo il contorno delle immagini raffigurate.

Il mosaico è un'opera insolitamente dettagliata per una residenza privata e probabilmente è stato commissionato da una persona o una famiglia benestante.

Infine, l'uso di soli quattro colori, bianco, giallo, rosso e blunero, conferma la classicità dell'opera.[3]

Particolari del mosaico[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Regio VI - La Casa del Fauno. URL consultato il 06-03-2012.
  2. ^ Brevi cenni sulla Casa del Fauno. URL consultato il 06-03-2012.
  3. ^ a b Treccani.it. URL consultato il 17 ottobre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Kleiner, Fred S. (2008). Gardner's Art Through the Ages: A Global History. Cengage Learning. p. 142. ISBN 0-495-11549-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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