Rigassificatore di Brindisi

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Il Rigassificatore di Brindisi di gas naturale liquefatto (GNL) è un progetto posseduto al 100% dalla Brindisi LNG Spa (Gruppo BG).

Oramai da alcuni anni, gli impianti di rigassificazione sono considerati uno strumento utile per promuovere la concorrenza nel settore del gas, oltreché una valida alternativa alla fornitura via "tubo" consentendo di garantire la sicurezza nella fornitura di gas naturale.

Indice

[modifica] Origine del progetto

Nel novembre 2002, il Gruppo BG ha ricevuto l'approvazione per costruire e gestire il terminale di importazione nel porto di Brindisi, un progetto da più di 500 milioni di euro per una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas naturale.

Nel mese di gennaio 2003 è stato promulgato il decreto di autorizzazione (secondo l'art. 8 della Legge 340/2000), e il 4 febbraio dello stesso anno è stato firmato con l'Autorità Portuale di Brindisi l'Accordo Sostitutivo di concessione demaniale, che autorizza l'utilizzo dell'area portuale per il terminale. Fece seguito nello stesso mese l'accordo con l'ENEL, poi uscita dal progetto nell'estate 2005.

Il terminale secondo il progetto dovrebbe diventare operativo dal 2011; BG ha diritto di disporre dell'80% della capacità di rigassificazione; il restante 20% è invece soggetto all'accesso regolamentato da parte di terzi (risoluzione 91/02).

[modifica] La procedura di valutazione di impatto ambientale: conclusa con esito positivo

Nel gennaio 2008 la società ha iniziato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Il 7 agosto 2009, la società alla luce delle osservazioni ricevute a vario titolo, ha presentato alcune integrazioni migliorative del progetto, oltre alle proposte di mitigazione ambientale e di intervento di miglioramento paesaggistico.

Nel corso della procedura di valutazione di impatto ambientale è stato affrontato il tema di una possibile localizzazione alternativa del terminale, ivi inclusa la localizzazione dell'impianto a Cerano. Tale localizzazione alternativa risulta impraticabile per una serie di ragioni tecniche, ma soprattutto perché a Cerano non esiste un porto.

Con decreto in data 1 luglio 2010, firmato dal ministro dell'ambiente e dal ministro dei beni culturali è stata dichiarata la compatibilità ambientale del terminale di rigassificazione in località Capo Bianco.

[modifica] Il contesto del progetto

Brindisi LNG è nella lista delle priorità infrastrutturali sia del Governo Italiano sia delle autorità dell'Unione Europea, l'Italia infatti importa la maggioranza del gas che consuma, e ha due terminali di rigassificazioni operativi, in Liguria e in Veneto.

L'insediamento del rigassificatore in località Capo Bianco è stato a partire dal 2005 osteggiato dall'amministrazione provinciale, dall'amministrazione comunale e dalla Regione Puglia.

A detta di alcuni, le ragioni degli oppositori riguarderebbero la sicurezza e l'impatto ambientale[senza fonte]. Al riguardo, occorre ricordare che la procedura di valutazione di impatto ambientale diretta dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, iniziata nel 2008 ha come obiettivo proprio quello di accertare definitivamente l'impatto del progetto dell'impianto di rigassificazione (ad oggi non ancora costruito) sul territorio.

Un altro argomento che sarebbe sollevato dagli oppositori del progetto si basa sulla considerazione che Brindisi avrebbe conosciuto una forte industrializzazione con conseguente inquinamento della costa. Si vorrebbero quindi restituire quello spazio alla città, per riportarlo alla situazione precedente o utilizzarlo in altro modo. Essi sostengono inoltre che il rigassificatore non potrebbe comunque sorgere nella posizione prevista, in quanto, oltre alle preoccupazioni per la pericolosità e il blocco del porto, avrebbe ostacolato il percorso degli aerei che decollano e atterrano al vicino aeroporto del Salento[senza fonte].

Al riguardo occorre, tuttavia, sottolineare che la procedura di valutazione di impatto ambientale ha come obiettivo proprio quello di verificare la fattibilità del progetto da un punto di vista ambientale. Inoltre, occorre anche ricordare che il Piano Regolatore del Porto di Brindisi del 1975 stabilisce che l'area di Capobianco è zona industriale e prevede espressamente non solo la colmata (ad oggi realizzata in parte dalla Brindisi lng Spa), ma anche l'insediamento di impianti energetici. Il piano regolatore portuale è un documento pubblico liberamente consultabile presso gli enti competenti (ivi inclusa l'Autorità Portuale di Brindisi).

[modifica] Le ipotesi di reato

Nel febbraio 2007 un'operazione giudiziaria basata sull'analisi di una mole notevole di materiale, intercettazioni telefoniche, esame di persone e sequestro di documenti hanno prodotto un'ipotesi di "corruzione continuata e aggravata", ha prodotto 5 arresti, 27 avvisi di garanzia, 52 perquisizioni in tutta Italia e il sequestro dell'area di Capobianco.

[modifica] Note


[modifica] Collegamenti esterni

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