Guerre bizantino-normanne

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Guerre Bizantino–Normanne
Situazione italiana all'arrivo dei Normanni; il sud italia è ancora in gran parte in mano bizantina (thema di Longobardia e di Calabria), mentre a Salerno e a Benevento hanno sede due forti principati longobardi.
Situazione italiana all'arrivo dei Normanni; il sud italia è ancora in gran parte in mano bizantina (thema di Longobardia e di Calabria), mentre a Salerno e a Benevento hanno sede due forti principati longobardi.
Data 1040 - 1185
Luogo Puglia, Calabria, Balcani,
Esito Uti possidetis
Modifiche territoriali I Normanni conquistano Puglia e Calabria ma non riescono a conquistare i Balcani
Schieramenti
Comandanti
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Le Guerre bizantino-normanne vennero combattute tra il 1050 circa e il 1185, anno in cui fallì l'ultima invasione normanna dell'Impero bizantino.

Conquista del Sud Italia (1040–1071)[modifica | modifica wikitesto]

I Normanni provenivano dal Ducato di Normandia, terra dove si insediarono alcuni vichinghi pagani giunti dal nord Europa che, sotto la guida di Rollone (Hrolfr o Rolf) loro capo, una volta stanziatisi sulla bassa Senna, riuscirono ad ottenere dal re francese Carlo il Semplice il permesso di restare in Normandia. I Normanni in seguito giunsero in Italia meridionale (inizio XI secolo) dove vennero impiegati da vari signori longobardi (come il principe di Salerno) come guerrieri mercenari.

Secondo una certa versione dei fatti (tramandata da Guglielmo di Puglia[1]) negli anni 1015-1016, alcuni normanni giunti sul Gargano durante un pellegrinaggio al Santuario di San Michele Arcangelo, sarebbero stati convinti dal ribelle anti-bizantino barese Melo e dal Papa, ad arruolarsi nell'esercito di Melo che intendeva sottrarre la Puglia al legittimo potere bizantino. L'invasione normanno-longobarda della Puglia non ebbe successo perché, a causa delle violenze che commettevano alla popolazione, pochi abitanti locali soggetti alla dominazione bizantina decisero di sostenerli e nella battaglia di Canne (1018) conobbero una disfatta per mano del catapano Basilio Boioannes che decretò l'insuccesso della spedizione.

Negli anni successivi i Normanni arrivarono sempre in maggior numero nell'Italia meridionale chiamati come mercenari dalle varie potenze locali e nel 1030 ottennero il primo insediamento stabile con la contea di Aversa (ottenuta dal duca di Napoli Sergio IV). Ciò provocò un ulteriore emigrazione di guerrieri normanni in Italia meridionale, che risultò in un aumento della potenza normanna, che era diventata ormai così potente da poter apparentemente cacciare i Bizantini dall'Italia.

Nel 1038 scoppiò una nuova rivolta anti-bizantina in Puglia che nel 1040 assunse dimensioni preoccupanti, al punto da compromettere i domini bizantini nel sud Italia. Il longobardo Arduino, governatore (topoteretes) della città bizantina di Melfi, tentò di approfittare della rivolta, contattando i Normanni e invitandoli a invadere la Puglia per costruirsi un dominio personale nella regione. Se fossero riusciti a sottometterla al loro giogo, Arduino e i Normanni si sarebbero spartiti le conquiste. Nel 1040, gli abitanti di Melfi, convinti dal loro governatore Arduino, si sottomisero spontaneamente ai Normanni, mentre al contrario le città limitrofe, temendo i saccheggi dei Normanni, implorarono aiuto al catapano d'Italia, che in quel momento era in Sicilia per tentare di riconquistarla agli Arabi. Conscio della minaccia normanna, il catapano Michele Doceano la abbandonò per affrontare i Normanni, contribuendo così al fallimento della spedizione siciliana (guidata da Giorgio Maniace, poi caduto in disgrazia), ma l'esercito bizantino, superiore numericamente, subì tre sconfitte consecutive (Olivento, Montemaggiore e Montepeloso) che permisero ai Normanni di consolidare le loro conquiste, insignorendosi di Melfi e di tutta la regione dall'Ofanto fino a Matera. Nel settembre 1042 i Normanni di Melfi elessero loro conte Guglielmo d'Altavilla (detto Braccio di ferro). Il rango comitale degli Altavilla sarebbe stato confermato, dopo la morte di Guglielmo (1046), da Enrico III che lo riconobbe a Drogone.[2]

L'Impero bizantino era ormai in crisi e le efficienti istituzioni governative fiorite sotto Basilio II erano collassate in poco più di tre decenni. Bisanzio, che in Puglia era ancora in possesso della Capitanata, della Terra d'Otranto e delle coste, inviò quasi subito rinforzi, sotto il comando di nuovo di Giorgio Maniace (1042), mentre i Normanni decisero di rendere inoffensivo l'ingobrante Arduino e scelsero come capo il fratello del principe di Benevento, Atenolfo. I Normanni erano disposti a diventare vassalli dell'Impero in cambio del riconoscimento delle loro conquiste, ma Bisanzio rifiutò e con Giorgio Maniace passò alla controffensiva: nell'aprile 1042 Maniace sbarcò a Taranto e riunì le forze a sua disposizione, mentre i Normanni si accordarono con il figlio di Melo, Argiro, chiedendogli di diventare loro capo. Argiro ottenne quindi dai Normanni il titolo di princeps et dux Italiae e con l'aiuto dei Normanni di Aversa e Melfi attaccarono le forze di Maniace a Taranto, costringendole a rinserrarsi dentro le mura della città. Dopo aver tentato invano di persuadere Maniace alla resa, i Normanni levarono l'assedio e andarono a sottomettere altre terre. Nel frattempo Maniace, uscito dalla città, punì duramente le città della Puglia che avevano osato collaborare con gli invasori, compiendo duri massacri a Matera e Monopoli.

Nel frattempo a Costantinopoli diveniva imperatore Costantino IX, che tentò di cambiare politica, richiamando Maniace e cercando di giungere a un compromesso con i ribelli guidati da Argiro.[3] Dei messi imperiali proposero a Argiro di passare dalla parte dell'Impero con i suoi mercenari normanni: questi accettò e in cambio ottenne un titolo di corte bizantino (ἀνϑύπατος, "antipato"). La sottomissione di Argiro era però giunta troppo tardi e solo pochi Normanni rimasero fedeli a Argiro, mentre la maggior parte nominarono un altro capo, mantennero le loro conquiste nella Puglia, e negli anni successivi consolidarono le loro conquiste invadendo la terra d'Otranto e impossessandosi di Lecce.[4] Nel 1047 ottennero, come si è già accennato, il riconoscimento da parte dell'Imperatore tedesco Enrico III delle conquiste fatte fino in quel momento. Rinvigoriti dalla concessione i Normanni si espansero pericolosamente in direzione della Calabria bizantina, impadronendosi nel 1048 di Bovino e di Troia.

Nel 1050 i Bizantini decisero quindi di rimandare in Italia Argiro, stavolta con il titolo di "duca d'Italia, Calabria, Sicilia e Paflagonia".[5] Argiro ebbe l'incarico di combattere i Normanni più con la diplomazia che con le armi, cercando di corrompere i capi normanni convincendoli a passare dalla parte dell'Impero oppure provocando discordie interne tra i Normanni. Questi tentativi non ebbero però successo e il duca bizantino decise quindi di chiedere aiuto a Papa Leone IX, anch'egli minacciato dai Normanni. Il pontefice nel febbraio del 1053 riusciva a stabilire un accordo con Enrico III, assembrando un esercito e muovendosi alla volta del meridione in primavera. Ma sia i Bizantini che le forze imperiali-pontificie vennero sconfitte dai Normanni a Civitate il 18 giugno 1053, provocando il fallimento dei piani. Lo stesso Leone veniva fatto prigioniero dai Normanni. Avendo fallito, Argiro venne richiamato a Costantinopoli, mentre i Normanni negli anni successivi consolidarono ulteriormente le loro conquiste, impadronendosi dei territori tra Taranto e Otranto (1056).

Nel frattempo, condotti dal celebre Roberto il Guiscardo (giunto nel sud intorno al 1050), subentrato a Umfredo alla contea di Puglia, i Normanni invasero la Calabria bizantina, occupandola in pochi anni agevolmente. Molti centri calabresi decisero infatti di sottomettersi spontaneamente ai Normanni, mentre al contrario solo pochi resistettero e dovettero essere espugnati dopo lungo assedio. Nel 1059, con la resa di Reggio e di Squillace, i Normanni completarono la conquista della Calabria bizantina.

I tentativi di Isacco I Comneno e Romano IV Diogene di ribaltare la situazione si provarono infruttuosi. La morte prematura del primo e la deposizione del secondo peggiorarono la situazione permettendo ai Normanni di consolidare la loro conquista della Sicilia e dell'Italia. Nel 1060 Costantino X inviò nuove truppe nella penisola; queste riconquistarono in breve tempo Brindisi, Taranto, Oria, Otranto e si accinsero ad assediare Melfi. Tuttavia la controffensiva dei Normanni non tardò ad arrivare e questi, che a quell'epoca erano impegnati nella conquista della Sicilia, decisero di inviare dalla Sicilia truppe per recuperare le città sottratte dai Bizantini. Riuscirono nel loro intento: i bizantini vennero sconfitti presso Brindisi e in breve tempo tutte le città che erano state riconquistate dai Bizantini vennero recuperate dai Normanni, nonostante l'Imperatore bizantino avesse cercato di migliorare la situazione cercando un'alleanza con l'Imperatore tedesco Enrico IV e con l'antipapa Onorio II.

La situazione dell'Impero in Italia era quantomeno precaria, ma ribellioni scoppiate nella Puglia normanna distolsero i Normanni dalla conquista delle residue fortezze bizantine in Puglia, ritardando la loro caduta di qualche anno. I bizantini non seppero approfittare pienamente della ribellione, anche nel 1066 arrivarono nuovi rinforzi nella penisola che riuscirono nell'impresa di recuperare Brindisi, Taranto e Otranto. La decisione dei Normanni di abbandonare per il momento la campagna in Sicilia per concentrarsi nell'occupazione delle ultime città in mano bizantine compromise questi successi: già nel 1068 Roberto il Guiscardo cinse d'assedio Bari, ma la città oppose strenua resistenza e solo dopo un assedio di tre anni capitolò (1071); nello stesso anno capitolò anche Brindisi, segnando la fine della dominazione bizantina in Italia. Bari fu l'ultima a capitolare e si arrese il 15 aprile, sancendo la fine del dominio bizantino.

Conquista dei Balcani (1081–1085)[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero Bizantino nel 1081.

In seguito alla conquista dell'Italia meridionale, i Normanni non videro motivo per fermarsi; Bisanzio era in crisi e questo era il momento adatto per espandersi ulteriormente a suo danno; essi ambivano al trono di Bisanzio e invasero la Grecia nel 1080, assediando Durazzo. Quando Alessio I Comneno salì al trono di Bisanzio, tentò di ricostituire un esercito di mercenari impegnando i beni della Chiesa e al contempo cercò l'alleanza con Venezia, l'Imperatore tedesco e con il pontefice. Per convincere Venezia a prestargli supporto militare, Alessio dovette concedere ai mercanti veneziani amplissimi privilegi commerciali, mossa certo deleteria per l'Impero ma al contempo necessaria perché l'Impero aveva bisogno di una flotta potente come quella veneziana, ora che si trovava in difficoltà. In effetti la flotta veneziana si provò utile, infliggendo già una prima sconfitta navale ai Normanni, anche se tale successo non impedì ai Normanni di espugnare Durazzo e dirigersi pericolosamente in direzione di Costantinopoli, attraversando l'Epiro, la Macedonia e la Tessaglia.

Una rivolta scoppiata in Italia grazie anche agli intrighi di Bisanzio costrinse però Roberto a tornare in Italia, affidando il comando delle operazioni militari in Grecia al figlio Boemondo; questi non era all'altezza del padre e le forze bizantine lo sconfissero, mentre Venezia contemporaneamente riuscì a recuperare per l'Impero Durazzo. La morte di Roberto Guiscardo nel 1085 combinata con una decisiva vittoria bizantina e con il cruciale aiuto veneziano permise ai Bizantini di riconquistare i Balcani.

Ribellione di Antiochia (1104–1140)[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della Prima Crociata, un elevato numero di Normanni aderì di buon grado a quella che prometteva essere una grande spedizione in territori sconosciuti e che poteva fruttare un bottino abbondante. Durante quel periodo, i Bizantini furono in condizione in qualche misura di utilizzare gli aggressivi Normanni per sconfiggere i Turchi selgiuchidi in numerose battaglie e riconquistare molte città. Tuttavia, quando Antiochia cadde, i Normanni rifiutarono di restituirla all'Impero, malgrado a quel tempo la sovranità bizantina sulla città fosse fuori discussione.

Boemondo tornò in Occidente e preparò una spedizione in grande stile contro i Bizantini, invadendo di nuovo i Balcani; l'Impero però rispetto a 25 anni prima si era rinforzato di molto e sconfisse Boemondo. Nel 1108 Boemondo d'Antiochia accettò di diventare vassallo dell'Impero, anche se Tancredi si rifiutò di riconoscere il trattato e quando divenne solo signore di Antiochia si rese indipendente dall'Impero.

Con la morte di Giovanni Comneno il Principato normanno di Antiochia si ribellò ancora una volta ai Bizantini, aggredendo Cipro e invadendo la Cilicia (la cosiddetta Piccola Armenia), che anch'essa insorse contro l'Impero. La rapida ed energica reazione di Manuele Comneno permise ai Bizantini di individuare un modus vivendi ad essi più favorevole (con Antiochia che nel 1145 fu obbligata a provvedere Bisanzio con un suo contingente di truppe, permettendo a una guarnigione bizantina d'insediarsi in città). Tuttavia alla città furono in cambio date concrete garanzie di protezione contro gli attacchi dei Turchi selgiuchidi e, come risultato, Norandino evitò di attaccare le regioni settentrionali degli Stati crociati (Outremer).

Tentativo di recuperare l'Italia (1155-1158)[modifica | modifica wikitesto]

Manuele I Comneno tentò di recuperare l'Italia cercando un'alleanza con l'Imperatore tedesco contro i Normanni, ma l'intesa fallì e Manuele dovette contare sulle sue sole forze. Nel 1155 Manuele mandò una flotta in Italia, che riuscì a recuperare Ancona e poi tutta la Puglia, approfittando delle ribellioni dei duchi normanni locali. Ma questa spedizione procurò all'Impero l'ostilità dell'Imperatore tedesco Federico I Barbarossa e di Venezia, e quando il re normanno Guglielmo I passò alla controffensiva inflisse una sconfitta presso Brindisi alle truppe bizantine (1156) e in breve tempo cacciò di nuovo i Bizantini dalla penisola. Nel 1158 Manuele firmò un trattato di pace con Guglielmo I con cui ritirava le truppe bizantine dall'Italia.

Seconda invasione normanna dei Balcani (1184–1185)[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante che le ultime invasioni ed il conflitto su larga scala tra i due contendenti durassero meno di due anni, la seconda invasione normanna si prefisse di conquistare Costantinopoli. L'incompetenza di Andronico I Comneno consentì ai Normanni di dirigersi indisturbati verso la capitale bizantina mettendo a ferro e fuoco Tessalonica (uno spietato presagio di ciò che avrebbe dovuto affrontare Costantinopoli nel giro di 20 anni). Il panico che ne conseguì permise a Isacco Angelo di salire al trono; sotto il suo regno l'esercito condotto da Alessio Brana riuscì a sconfiggere gli invasori, cacciandoli dalla Grecia. Rimasero però in mano normanna alcune isole.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

I Normanni, non essendo in grado di conquistare i Balcani, tornarono ad occuparsi degli affari europei. I Bizantini, frattanto, non avevano né la volontà né le risorse per ripetere una invasione dell'Italia come ai tempi di Manuele I Comneno. Dopo la seconda invasione, la sopravvivenza dell'Impero divenne per i Bizantini più importante del possesso di una provincia sull'altra riva del Mare Adriatico. La dinastia Normanna scomparve con la presa di potere nel 1194 degli Hohenstaufens successivamente sconfitti dagli Angioini. Col tempo gli Angioini verranno rovesciati dai nativi siciliani che riprenderanno il controllo dell'isola.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Autore del Gesta Roberti Wiscardi, scritto tra il 1090 e il 1095
  2. ^ Sia Drogone, sia Guglielmo avevano militato come mercenari di Guaimario IV (vassallo a quel tempo di Michele IV), concessi ai Bizantini, durante la spedizione siciliana di Maniace nel 1038. Ora erano padroni di territori un tempo in mano a Bisanzio, e potevano mettere in pericolo il potere di Guaimario.
  3. ^ R. Licinio, F. Violante (a c. di), I caratteri originari cit., p. 159.
  4. ^ I normanni in questa fase si intestarono la lotta anti-argiriana in nome del "ritorno all'ordine", contro il predominio bizantino.
  5. ^ Von Falkenhausen, La dominazione cit., p. 204.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
  • Annales Barenses, ed. W.J. Churchill, The "Annales barenses" and the "Annales Lupi Protospatharii": Critical Edition and Commentary, PHD Thesis, University of Toronto 1979
  • Chronicon rerum in regno Neapolitano gestarum, ed. W.J. Churchill, The "Annales barenses" and the "Annales Lupi Protospatharii": Critical Edition and Commentary, PHD Thesis, University of Toronto 1979
  • Michele Attaliate, Historia
  • Anna Comnena, trad. ing. E.R.A. Sewter, The Alexiad, Penguin Books, London 1969. ISBN 0-14-044215-4.
  • Breve chronicon Northmannicum, ed. Errico Cuozzo, Il Breve Chronicon Northmannicum, in «Bollettino dell'Istituto storico italiano per il Medioevo», 83 (1971), pp.131–232.
  • Michele Psello, Cronografia, ed. Imperatori di Bisanzio (Cronografia), Fondazione Lorenzo Valla, Milano 1984, voll. I-II
  • Giovanni Scilitze, Synopsis historiarum, ed. I. Thurn (a cura di), Berolini-Novi Eboraci 1973
Secondarie