Giochi della XXII Olimpiade

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Giochi della XXII Olimpiade
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Città ospitante Mosca, Unione Sovietica
Nazioni partecipanti 80 (vedi sotto)
Atleti partecipanti 5.179
(4.064 Uomini - 1.115 Donne)
Competizioni 203 in 21 sport
Cerimonia apertura 19 luglio 1980
Cerimonia chiusura 3 agosto 1980
Aperti da Leonid Il'ič Brežnev
Giuramento atleti Nikolai Andrianov
Giuramento giudici Alexander Medved
Ultimo tedoforo Sergej Belov
Stadio Stadio Lenin
Cronologia dei Giochi olimpici
Giochi precedenti Giochi successivi
Montréal 1976 Los Angeles 1984
Medagliere
Nazione Medaglie d'oro vinte Medaglie d'argento vinte Medaglie di bronzo vinte Medaglie complessive vinte
URSS URSS 80 69 46 195
Germania Est Germania Est 47 37 42 126
Bulgaria Bulgaria 8 16 17 41

I Giochi della XXII Olimpiade (in russo И́гры XXII Олимпиа́ды, Ígry XXII Olimpiády) si sono svolti a Mosca (Unione Sovietica) dal 19 luglio al 3 agosto 1980.

È l'Olimpiade del boicottaggio americano per l'invasione sovietica dell'Afghanistan. L'esempio statunitense è seguito da altri Paesi (in tutto saranno 65 tra cui: il Canada, la Germania Ovest, la Norvegia, il Kenya, il Giappone e la Cina e il blocco delle nazioni arabe); risultano quindi solo 80 le nazioni rappresentate (per circa quindi 6000 atleti).

Tutto questo però non nuoce gravemente alle gare sportive che vedono un ritorno in positivo dell'Italia, priva però di molti atleti dei gruppi militari che hanno aderito al boicottaggio, nei gradi più alti del medagliere ufficioso per nazioni. La squadra azzurra infatti raggiunge il 5º posto, quadruplicando il numero degli ori ottenuti nella precedente edizione.

Selezione città ospitante[modifica | modifica wikitesto]

Solo due città si candidarono per ospitare i Giochi della XXII Olimpiade: Mosca e Los Angeles. Mosca ebbe la meglio sulla città americana il 23 ottobre 1974 alla 75ª sessione del CIO tenutasi a Vienna, in Austria.[1]

Risultati per l'assegnazione della XXII Olimpiade[2]
Città Nazione Votazione
Mosca URSS Unione Sovietica 39
Los Angeles Stati Uniti Stati Uniti 20

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La Cerimonia d'apertura[modifica | modifica wikitesto]

Un momento della cerimonia d'apertura
L'accensione del braciere olimpico

La cerimonia di apertura dei Giochi della XXII Olimpiade ebbe inizio dalle ore 16:00 circa (ora di Mosca) il 19 luglio 1980 nel Grande Stadio Lenin. Vi presero parte importanti personaggi dell'Unione Sovietica come il Presidente del Presidium del Soviet Supremo dell'URSS, Leonid Breznev, che aprì di persona i Giochi. Da segnalare il fatto che 15 paesi (inclusa l'Italia) decisero di far partecipare i propri atleti ma non sotto la bandiera nazionale. La cerimonia di apertura, fu lunghissima: durò più di 5 ore ed ebbe inizio con i tradizionali rintocchi dell'Orologio del Cremlino. In seguito venne suonata la Fanfara di Mosca composta dal musicista e compositore sovietico A. Golovin. Al termine della musica entrò nello stadio il leader sovietico, Leonid Brezhnev accompagnato dall'inno nazionale dell'Unione Sovietica. Seguì una parata di carri greci nello stadio, seguiti da bandiere rosse con il simbolo delle Olimpiadi di Mosca. Ebbe poi inizio la tradizionale sfilata delle nazioni: con la Grecia che da tradizione entrò per prima e l'Unione Sovietica per ultima. La sfilata delle nazioni seguì l'alfabeto cirillico. Al termine della parata vi fu un messaggio di benvenuto da parte del presidente del Comitato olimpico organizzatore Ignati Novikov. Seguì quindi un discorso del Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Lord Killanin.Al termine di esso Brezhnev annunciò ufficialmente l'apertura dei XXII Giochi Olimpici dell'Era Moderna. Venne come da tradizione consegnata la bandiera del Canada, ospite della precedente olimpiade dal sindaco di Montreal, Jean Drapeau, al Presidente del CIO Killanin e poi al primo segretario del Gorkom di Mosca del PCUS, Viktor Grishin. Entrò poi la bandiera olimpica che venne innalzata mentre veniva nuovamente suonato l'inno olimpico russo. Entrò quindi l'ultimo tedoforo Sergei Belov, membro della squadra nazionale di pallacanestro dell'Unione Sovietica, con in mano la fiaccola olimpica. Seguì il giuramento olimpico, recitato dal ginnasta Nikolai Andrianov e il giuramento dei giudici, recitato dall'arbitro di lotta Alexander Medved. Dopo l'uscita degli atleti iniziarono le performance artistiche: s'iniziò con il balletto L'Amicizia dei Popoli: una serie di danze tradizionali delle 15 repubbliche sovietiche e in seguito si ebbero esibizioni di ginnastica: vennero utilizzati gli strumenti classici di tale disciplina quali il nastro, la palla e il cavallo con maniglie. La festa raggiunse il suo culmine con lo spettacolo dell'allegra danza di Misha: entrarono decine di artisti con indosso il costume dell'orsetto Misha, la mascotte delle Olimpiadi di Mosca, che eseguirono una serie di allegri balletti nello stadio. In seguito si ebbero dei saggi ginnici di bambini sovietici. Apparvero poi cinque pilastri umani nella configurazione degli anelli olimpici, come a voler significare l'umanità dello sport olimpico e non solo. Il finale vide gli artisti che si erano già esibiti durante la cerimonia di apertura rientrare nello stadio sul sottofondo della colonna sonora delle Olimpiadi di Mosca Moscow Gives the Star! (Старт даёт Москва, Mosca da l'Avvio!). Vennero poi rilasciati dei palloncini colorati e il teleschermo mostrò in questo momento il logo olimpico di Mosca 1980.

La Cerimonia di Chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Un momento della cerimonia di chiusura.
Fuochi artificiali durante la cerimonia di chiusura.
Sfilata delle nazioni durante la cerimonia di chiusura.

La cerimonia di chiusura dei Giochi della XXII Olimpiade si tenne dalle ore 19:30 (ora di Mosca) del 3 agosto 1980 presso il Grande Stadio Lenin. Vi presero parte, come fecero anche per la cerimonia di apertura il Presidente del Presidium del Soviet Supremo dell'URSS, Leonid Breznev e il Presidente del CIO Michael Morris Killanin. Essa fu molto simile alla cerimonia di apertura e infatti iniziò nello stesso modo con i canonici rintocchi dell'orologio del Cremlino. In seguito venne suonata la Fanfara di Mosca composta dal musicista e compositore sovietico A. Golovin. Entrarono poi delle bandiere rosse con l'emblema delle Olimpiadi di Mosca, insieme a marescialli e a guardalinee. In seguito fu la volta degli atleti che si riunirono nello stadio, come anche i ginnasti e gli altri artisti interpreti delle cerimonie di chiusura e di apertura. Vennero poi suonati l'inno nazionale greco e l'inno nazionale sovietico. La bandiera della città di Los Angeles (e non la bandiera degli Stati Uniti!), fu poi consegnata al presidente del CIO sul sottofondo dell'inno olimpico, piuttosto che dell'inno nazionale degli Stati Uniti d'America. Questo fu l'unico chiaro riferimento al triste fenomeno del boicottaggio durante tutta la durata dell'olimpiade. Si tenne poi il tradizionale discorso di chiusura del Presidente del CIO, Lord Killanin in lingua inglese. Egli chiuse i giochi e raccomandò ad i giovani del mondo di tornare quattro anni dopo a Los Angeles. Vi fu poi l'abbassamento della bandiera olimpica e il canto dell'Inno Olimpico (in greco, piuttosto che russo) che furono entrambi eseguiti nella stessa disposizione della cerimonia di apertura di 15 giorni prima. La bandiera olimpica uscì dallo stadio sulle note dell'"Inno alla gioia" di Beethoven e a accompagnata da fuochi d'artificio. Uscirono poi anche gli atleti, i marescialli, gli sbandieratori multicolori, e i ginnasti. Entrò un pupazzo di Misha piangente per la fine dell'Olimpiade. Iniziarono poi le performance artistiche. Vi fu un piccolo concerto delle Bande militari del Distretto Militare di Mosca, delle Forze Armate dell'URSS, condotte dal direttore di Musica del Servizio della Banda delle Forze Armate, il generale Nikolai Mikhaliov. Come di consueto ci furono anche le tradizionali prestazioni di ginnasti, acrobati e ballerini con il nastro, che formarono alla fine un gigantesco quadro umano (con le ginnaste disposte come il telaio di, e gli acrobati e le ballerine al suo interno). Entrarono poi delle gigantesche bambole di matrioska,la classica bambola russa di legno. Vi fu poi un balletto di artisti che rappresentavano alcuni dei gruppi etnici dei popoli dell'Unione Sovietica. Il Gran Finale fu sorprendente: la testa di Misha apparve sullo schermo dello stadio mentre un'effigie gigante di Misha, montata su palloncini, entrò poi nello stadio accompagnata dalla canzone finale Addio, Mosca (in russo: До свиданья, Москва Do svidanya, Moskva). L'effigie di Misha venne poi rilasciata nel cielo. In seguito, i fuochi d'artificio illuminarono il cielo notturno, e dei ballerini improvvisarono delle danze popolari accompagnati dalla canzone Stadio dei miei sogni (in russo: Стадион моей мечты, Stadion moyey mechti). Infine vi furono i definitivi saluti e l'uscita generale dallo stadio.

Misha, la mascotte delle Olimpiadi[modifica | modifica wikitesto]

Misha, la mascotte delle XXII Olimpiadi qui raffigurata in statuette d'epoca.

Misha (in russo: Миша) è il nome dell'orsetto immaginario disegnato dall'illustratore Victor Chižikov che fu scelto come mascotte per l'evento. In russo Misha è un diminutivo del nome maschile Mikhail, l'orso è inoltre una figura molto popolare in Russia dove è presente in molte favole e leggende popolari.

Misha fu la prima mascotte di un evento sportivo a diventare in breve tempo un fenomeno commmerciale. Ad esso si ispirarono infatti bambolotti, peluche, tazze, souvenir, fumetti e persino una serie animata prodotta in Giappone. Possiamo quindi considerare Misha come la prima mascotte moderna a cui poi si ispireranno in seguito altre mascotte dei futuri eventi sportivi.

Nel 1977, il comitato organizzatore delle Olimpiadi indetto un concorso per scegliere un'idea che potesse rappresentare un'ipotetica mascotte. olimpica. I giudici scelsero il lavoro del disegnatore Victor Chižikov. Il disegno raffigurava un cucciolo di orso sorridente che indossava un completo blu-nero-giallo-verde-rosso (i colori degli anelli olimpici) e una cintura, con una fibbia dorata a forma dei cinque anelli. L'orsetto di nome Misha fu confermato come mascotte ufficiale il 19 dicembre 1977. Durante la cerimonia di chiusura dei XXII Giochi Olimpici, un pupazzetto di Misha apparve con una lacrima nel suo occhio. Teneva in mano un paio di palloncini e alla fine fu liberato e volò via dallo stadio. Poche ore dopo atterrò su Vorobyovy Gory e in seguito fu esposto per qualche anno in vetrine e fiere.

Paesi partecipanti[modifica | modifica wikitesto]

Il boicottaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nazioni partecipanti

Nel gennaio del 1980 l'Unione Sovietica inviò proprie truppe in Afghanistan per aiutare un governo filo-sovietico instauratosi pochi mesi prima con un colpo di Stato. Con l'invasione sovietica dell'Afghanistan l'URSS intendeva probabilmente iniziare una sorta di salvaguardia delle sue repubbliche asiatiche contro il possibile pericolo di una divagazione della rivoluzione islamica iniziata in Iran dall'ayatollah Khomeini.

Negli Stati Uniti intanto nell'autunno dello stesso anno si sarebbero svolte le elezioni presidenziali e il presidente democratico Jimmy Carter, anche per riguadagnarsi un po' di popolarità, iniziò a promuovere un boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca e in poco tempo lanciò il suo messaggio: se l'URSS non avesse ritirato le sue truppe dall'Afghanistan entro giugno gli Stati Uniti non avrebbero partecipato alle imminenti Olimpiadi moscovite. L'Unione Sovietica non pensò neanche lontanamente di ritirare i suoi carri armati dall'Afghanistan e così gli USA mantennero la loro promessa e non si presentarono ai XXII Giochi Olimpici. Il boicottaggio statunitense oltre a gravare sugli atleti, si rivelerà inutile anche per il suo ideatore: Carter verrà infatti sconfitto durante le presidenziali dal repubblicano Ronald Reagan.

Il boicottaggio statunitense fu per le Olimpiadi un brutto colpo. A Mosca si registrò l'assenza di molte nazioni, compresa anche la Cina comunista appena riammessa dal Cio. In Europa vi furono paesi che aderirono al boicottaggio e non si presentarono, come la Germania Ovest, e chi, come Francia, Belgio, Italia e Gran Bretagna, parteciparono ai Giochi ma senza bandiera né inno nazionale, presentandosi invece sotto le insegne del CIO.

Purtroppo i più penalizzati furono gli atleti e in particolare i non pochi atleti militari, i quali, essendo alle dirette dipendenze di uno stato fedele alle scelte dell'Alleanza Atlantica, non poterono partecipare ai Giochi. Per quanto riguarda i civili, essi parteciparono ai Giochi a titolo individuale, come specificato nell'articolo 24 del regolamento olimpico.

Ecco di seguito l'elenco delle 65 nazioni che non presero parte ai Giochi Olimpici di Mosca. La maggior parte di esse seguì il boicottaggio degli Stati Uniti (molte di queste parteciparono al Liberty Bell Classic), mentre altre (come lo Zaire) giustificarono la loro assenza per motivi economici.[3]

80 nazioni gareggiarono quindi ai Giochi di Mosca. All'inizio furono 81 ma la Liberia abbandonò l'Olimpiade dopo aver sfilato durante la Cerimonia d'apertura. Nonostante il boicottaggio, ben sei nazioni fecero il loro debutto proprio in questa edizione dei Giochi Olimpici: Angola, Botswana, Giordania, Laos, Mozambico e le Seychelles. Lo Sri Lanka gareggiò per la prima volta con questo nome (prima si chiamava Ceylon), il Benin gareggiò sotto il nome di Dahomey e lo Zimbabwe partecipò per la prima volta con questo nome (prima era invece Rhodesia). Ecco di seguito l'elenco delle nazioni partecipanti.

In corsivo sono evidenziate le nazioni che per protesta gareggiarono sotto la bandiera olimpica.

I vincitori[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista sportivo gli effetti del boicottaggio americano si rivelarono pesanti in sport come il nuoto maschile, che da sempre aveva avuto tra i suoi vincitori campioni statunitensi. Di seguito ecco un elenco delle vittorie più significative di questa Olimpiade:

  • Gli inglesi Sebastian Coe e Steve Ovett, i due padroni-rivali del mezzofondo mondiale, diventano protagonisti di un evento assai curioso. Nella gara degli 800 m, che vede come superfavorito Coe, vince a sorpresa Ovett e per ironia della sorte avviene l'esatto contrario nella gara prediletta da Ovett i 1500, dove egli finisce addirittura terzo classificato, dietro a Coe e al tedesco orientale Jürgen Straub.
Alcuni maratoneti davanti alla Cattedrale di San Basilio
  • Un altro tedesco orientale Gerd Wessig è medaglia d'oro nel salto in alto (2,36 m); è sempre un tedesco orientale, Lutz Dombrowski, a stabilire con 8,54 m nel salto in lungo, la seconda misura di ogni tempo dopo i 8,90 di Bob Beamon alle Olimpiadi di Città del Messico.
  • L'italiano Pietro Mennea arrivò a Mosca forte del primato mondiale nei 200 m (19"72) stabilito nel 1979 a Città del Messico, in occasione delle Universiadi. La prima gara (i 100m) però non gli andò bene: fu eliminato in semifinale. Ma la sorpresa la riservò la gara dei 200 m dove Mennea dominò la propria semifinale. In finale partì male, e finì in quinta posizione, ma a metà gara iniziò una rimonta prodigiosa che lo portò a superare, uno dopo l'altro, i quattro avversari davanti a lui. Al traguardo l'inglese Allan Wells, fu superato da Mennea per 2 centesimi: 20"21 contro i 20"19 di Mennea. Dopo tre olimpiadi, Mennea poté così raggiungere la vittoria tanto sognata.
  • L'italiana Sara Simeoni è medaglia d'oro nel salto in alto con 1,97 m., superando la rivale tedesca Rosemarie Ackermann, che l'aveva battuta precedentemente a Montreal.
  • L'italiano Maurizio Damilano è oro nella 20 km di marcia. I due atleti che lo precedevano (il messicano Daniel Bautista e il russo Anatolij Solonin) furono squalificati per andatura irregolare. Il gemello Giorgio, si piazzò undicesimo classificato. Maurizio Damilano, dopo il trionfo olimpico conquisterà 2 bronzi olimpici all'Olimpiade di Los Angeles nel 1984 e a Seul nel 1988.
  • Il russo Vladimir Salnikov è oro nei 400 e nei 1500 m stile libero stabilendo anche il nuovo record del mondo nei 1500 con il tempo di 14'58"27, (primo uomo a scendere sotto i 15 minuti.)
  • Nel nuoto femminile la Germania Est si aggiudica 11 medaglie d'oro su 13. Solo l'australiana Michelle Ford negli 800 m stile libero e la sovietica Lina Kacziusyte nei 200 rana, riescono a vincere due medaglie non tedesche.
  • Assente il Giappone per il boicottaggio i ginnasti sovietici non trovarono rivali e si aggiudicarono quasi tutte le medaglie. Aleksandr Ditjatin vinse ben 8 medaglie, una per ogni specialità in programma, e divento il primo capace di ciò durante una sola Olimpiade; fu anche il primo ginnasta maschio nella storia delle Olimpiadi a totalizzare un10, ottenuto nel cavallo con maniglie.
  • Nikolaj Andrianov, 2 medaglie d'oro (volteggio al cavallo, concorso generale a squadre), 2 d'argento (concorso generale individuale, corpo libero) ed 1 di bronzo (sbarra). Egli concluse così la sua carriera con il sorprendente bilancio di 15 medaglie (7 d'oro, 5 d'argento, 3 di bronzo) in 3 partecipazioni olimpiche.
  • Il pugile italiano Patrizio Oliva conquistò la medaglia d'oro nei superleggeri, prendendosi la rivincita sul sovietico Serik Konakbaev. Oliva ebbe anche la soddisfazione di vedersi assegnare anche la Coppa Baker quale miglior pugile del torneo a prescindere dalla categoria.
  • La Jugoslavia vinse il torneo di pallacanestro, battendo l'Italia, che in semifinale aveva eliminato la favorita squadra sovietica.
  • Ezio Gamba vince il primo titolo olimpico del judo italiano.
La torcia delle Olimpiadi di Mosca '80

Luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Il Villaggio Olimpico come si presentava nel febbraio 2004
Simbolo dei XXII Giochi Olimpici
Il Dynamo Stadium a Minsk
  • Stadio Lenin – Cerimonie di apertura/chiusura, atletica, calcio (finale), equitazione (salto individuale)
    • Arena Minore 2 - pallavolo
    • Piscina Olimpica di Mosca2 - Pallanuoto
    • Palazzetto dello Sport 2 - Ginnastica, judo
    • Arena Druzhba 1 - Pallavolo
    • Strade di Mosca - Atletica (20 e 50 km a piedi, maratona)
  • Olympiysky Sports Complex
    • Stadio Olimpico di Mosca1 - Pallacanestro (finale), pugilato
    • Piscina al Complesso sportivo Olimpiysky 1 - Nuoto, tuffi, pentathlon moderno (nuoto), pallanuoto (finale)
  • Altri luoghi di Mosca
  • Villaggio Olimpico: 16 palazzine in stile sovietico.
    • Dinamo Stadium (Mosca) 2- Preliminari di calcio
    • Dynamo Arena Minore 2 - Hockey su prato
    • Giovani Pionieri Stadio 2 - Hockey su prato (finale)
    • Dynamo Palazzetto dello Sport]1, Pallamano
    • Izmailovo Sports Palace 1 - Sollevamento pesi
    • Sokolniki Arena | Sokolniki Sports Palace 2 - Pallamano (finale)
    • Dynamo Shooting Range 2, Mytishchi - Tiro, pentathlon moderno (tiro)
  • Complesso Krylatskoye
    • Krylatskoye Sports Complex Velodrome 1,- Ciclismo (pista)
    • Complesso Krylatskoye Circuiti di ciclismo - Ciclismo (gara su strada individuale)
    • Complesso Krylatskoye Campo di tiro dell'arco1, - Tiro con l'arco

1 Nuovi luoghi costruiti in occasione dell'olimpiade.
2 Luoghi modificati o ristrutturati in occasione dell'olimpiade.

Medagliere[modifica | modifica wikitesto]

Nel medagliere il trionfo fu dell'URSS che favorita anche dall'assenza degli USA conquistò ben 80 medaglie d'oro, 69 d'argento, 46 di bronzo. Seconda fu la Germania Est: 47 medaglie d'oro, 37 d'argento, 42 di bronzo. L'Italia, che si presentò con una squadra incompleta per l'assenza degli atleti militari, si aggiudicò 8 medaglie d'oro, 3 d'argento, 4 di bronzo, passando quindi dal 14º posto di Montreal 1976 al 5º posto.

I Paesi che non parteciparono ai Giochi: in blu scuro quelli che aderirono al boicottaggio; in blu quelli che non parteciparono per altri motivi; in verde acqua, quelli non invitati dal CIO; in verde, quelli che hanno partecipato sotto la bandiera olimpica o attraverso propri atleti

.

Squadra Gold medal.svg Silver medal.svg Bronze medal.svg Tot.
URSS Unione Sovietica 80 69 46 195
Germania Est Germania Est 47 37 42 126
Bulgaria Bulgaria 8 16 17 41
Cuba Cuba 8 7 5 20
Olympic flag.svg Italia 8 3 4 15
Ungheria Ungheria 7 10 15 32
Romania Romania 6 6 13 25
Olympic flag.svg Francia 6 5 3 14
Olympic flag.svg Regno Unito 5 7 9 21
Polonia Polonia 3 14 15 32
Svezia Svezia 3 3 6 12
Finlandia Finlandia 3 1 4 8
Cecoslovacchia Cecoslovacchia 2 3 9 14
Jugoslavia Jugoslavia 2 3 4 9
Olympic flag.svg Australia 2 2 5 9
Olympic flag.svg Danimarca 2 1 2 5
Brasile Brasile 2 0 2 4
Etiopia Etiopia 2 0 2 4
Olympic flag.svg Svizzera 2 0 0 2
Comite Olimpico Espanol Flag.svg Spagna 1 3 2 6
Austria Austria 1 2 1 4
Grecia Grecia 1 0 2 3
Olympic flag.svg Belgio 1 0 0 1
India India 1 0 0 1
Zimbabwe Zimbabwe 1 0 0 1
Corea del Nord Corea del Nord 0 3 2 5
Mongolia Mongolia 0 2 2 4
Tanzania Tanzania 0 2 0 2
Messico Messico 0 1 3 4
Olympic flag.svg Paesi Bassi 0 1 2 3
Olympic flag.svg Irlanda 0 1 1 2
Uganda Uganda 0 1 0 1
Venezuela Venezuela 0 1 0 1
Giamaica Giamaica 0 0 3 3
Guyana Guyana 0 0 1 1
Libano Libano 0 0 1 1

Medaglie per sport[modifica | modifica wikitesto]

I vincitori di medaglie nei diversi sport:

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il boicottaggio statunitense favorì molti altri stati, prima fra tutti la storica rivale: l'URSS nazione ospitante si aggiudicò la bellezza di ben 195 medaglie, ottenendo il primo posto nel medagliere e seguito dalla Germania Est con 126 medaglie. L'Italia migliorò nettamente la sua posizione quadruplicando gli ori ottenuti nella precedente edizione e passando dal 14º posto al 5° nel medagliere, miglior prestazione di un paese del blocco occidentale.
  • Il 21% dei concorrenti era di sesso femminile – la percentuale più elevata rispetto alle altre 22 Olimpiadi precedenti, che ricordiamolo non avevano sofferto (esclusa quella di Montreal) del boicottaggio di così tanti stati.
  • In questa Olimpiade si sono svolti 203 eventi.
moneta di platino(retro)
moneta di platino (fronte)
  • Furono stabili 36 record mondiali, 39 record europei e 74 record olimpici, alcuni di questi sono a tutt'oggi ancora imbattuti.
  • Il principe Alexandre de Merode del Belgio, presidente della Commissione medica del CIO, ha dichiarato: Ci sono stati 9.292 test antidroga. Nessuno è risultato positivo.
  • L'impatto del boicottaggio con gli eventi sportivi fu diverso da sport a sport. Alcuni eventi, come l'hockey su prato e gli sport equestri, furono duramente colpiti. Altri, come il pugilato, il judo, il canottaggio, il nuoto, l'atletica e il sollevamento pesi ebbero molti più partecipanti rispetto alle precedenti olimpiadi, anche se molte medaglie assegnate persero un po' del loro valore.
  • Le emittenti principali dei Giochi furono Gosteleradio per l'Unione Sovietica (1370 tesserini di accreditamento), Eurovision (31 paesi, 818 accrediti) e Intervision (11 paesi, 342 accrediti). Asahi TV ebbe 68 accrediti di cui la copertura per il Giappone, mentre l'Organización Iberoamericana de Televisión che rappresenta il mondo di lingua spagnola ne ebbe 59.
  • Secondo il rapporto ufficiale, presentato al CIO dal CNO dell'Unione Sovietica, le spese totali per la preparazione e la messa in scena dei Giochi sono state 862,7 milioni di rubli, i ricavi totali 744,8 milioni di rubli.
  • Furono emesse in Unione Sovietica tra il 1977 e il 1980 una serie di monete per commemorare l'evento. La collezione consisteva di cinque monete di platino, sei monete d'oro, 28 monete d'argento e sei monete di bronzo.
  • I Giochi attirarono 5.000.000 di spettatori, con un incremento di 1,5 milioni di euro rispetto alla precedente edizione dei Giochi.
  • A questa edizione presero parte 1.245 arbitri provenienti da 78 paesi.
  • Durante la cerimonia di apertura si verificò un buffo equivoco durante l'entrata della squadra italiana: poiché essa si presentò sotto l'egida del CIO, sul placard comparve l'acronimo del Comitato Olimpico Nazionale Italiano ossia CONI in caratteri cirillici. Tale parola in russo significa cavallo, e ciò suscitò l'ilarità del pubblico sovietico quando gli azzurri sfilarono.
  • Durante la cerimonia di chiusura, fu issata per simboleggiare la prossima città ospite dei Giochi Olimpici, la bandiera della città di Los Angeles, e non la bandiera degli Stati Uniti: la bandiera fu poi consegnata dalle autorità russe al Presidente del CIO, e non al sindaco di Los Angeles. Questo è stato l'unico chiaro riferimento al boicottaggio durante tutta la durata dell'Olimpiade.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ IOC Vote History, Aldaver.com. URL consultato il 14 agosto 2012.
  2. ^ Past Olympic host city election results, GamesBids. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2011).
  3. ^ Partial Boycott – New IOC President in Keesing's Record of World Events, vol. 26, dicembre 1980, p. 30599.

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