Centro abitato

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Premesso che la definizione di centro abitato non è rinvenibile in termini univoci nel quadro normativo, soccorrono, allo scopo, l’esistenza di criteri empirici elaborati dalla giurisprudenza amministrativa formatasi sul punto. [Se solo più avanti si precisa "in Italia", questo problema è invece generale?]

Definizione del Codice della strada italiano[modifica | modifica sorgente]

In Italia la definizione di centro abitato è data dal Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), all'art. 3. Un centro abitato è definito come un «insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine. Per insieme di edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada».

Delimitazione[modifica | modifica sorgente]

La delimitazione del centro abitato deve essere effettuata in funzione della situazione edificatoria esistente o in costruzione, e non di quella ipotizzata dagli strumenti urbanistici, tenendo presente che il numero di almeno venticinque fabbricati, con accesso veicolare o pedonale diretto sulla strada, previsti dall'art. 3, comma 1, punto 8, del codice della strada, è comunque subordinato alla caratteristica principale di «raggruppamento continuo». Pertanto detti fabbricati debbono essere in stretta relazione tra di loro e non costituire episodi edilizi isolati; i fabbricati quindi possono essere intervallati solo da: «strade, piazze, giardini o simili, ed aree di uso pubblico» con esclusione quindi di terreni agricoli, aree fabbricabili, etc.

Definizione ISTAT[modifica | modifica sorgente]

L'Istat definisce il centro abitato come la località abitata costituita da un «aggregato di case contigue o vicine con interposte strade, piazze e simili, o comunque brevi soluzioni di continuità per la cui determinazione si assume un valore variabile intorno ai 70 metri, caratterizzato dall’esistenza di servizi od esercizi pubblici (scuola, ufficio pubblico, farmacia, negozio o simili) costituenti la condizione di una forma autonoma di vita sociale, e generalmente determinanti un luogo di raccolta ove sono soliti concorrere anche gli abitanti dei luoghi vicini per ragioni di culto, istruzione, affari, approvvigionamento e simili, in modo da manifestare l’esistenza di una forma di vita sociale coordinata dal centro stesso.
I luoghi di convegno turistico, i gruppi di villini, alberghi e simili destinati alla villeggiatura, abitati stagionalmente, sono considerati centri abitati temporanei, purché nel periodo dell’attività stagionale presentino i requisiti del centro.»

Con tale definizione si vuole differenziare il centro abitato dal nucleo abitato, che non possiedono una forma di vita sociale autonoma ma dipendono dai primi, e dal quartiere, che è contiguo ad altri luoghi di raccolta ed insieme a questi sono parte del centro abitato stesso. Un centro abitato può dare il suo nome ad una frazione geografica, costituita dal territorio che comprende il bacino di utenza dei servizi che offre, formato, oltre che dagli abitanti dello stesso, anche dagli abitanti di eventuali nuclei abitati e case sparse che vi gravitano.

In seguito ad ogni Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, con cadenza decennale, l'ISTAT pubblica i dati relativi alla popolazione residente per ciascun centro abitato d'Italia. In tali occasioni l'ISTAT ha anche il compito di aggiornare l'elenco di tutti i centri abitati d'Italia e di stabilire, con la collaborazione dei comuni, da quanti e quali edifici ed abitazioni sono composti.

Urbanizzazione[modifica | modifica sorgente]

Un centro abitato seguendo un processo di sviluppo e di organizzazione, detto urbanizzazione, si avvia ad assumere le caratteristiche tipiche di una Città.
L'urbanistica differenzia le opere di urbanizzazione in due specie, le opere di urbanizzazione primaria quali, strade, fognature, luci, acquedotti e le opere di urbanizzazione secondaria, per queste ultime si intendono quelle destinate a produrre servizi di interesse collettivo, in materia di economia, istruzione, cultura e tempo libero, nell’ambito di un centro abitato, al fine di migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti. Sono opere di urbanizzazione secondaria, ai sensi dell’art. 44, L. 22.10.1971, n. 865 di modifica della lett. c) dell’art. 4, L. 29.9.1964, n. 847:

  • asili nido e scuole materne;
  • scuole dell’obbligo e strutture e complessi per l’istruzione superiore dell’obbligo;
  • mercati di quartiere;
  • delegazioni comunali;
  • chiese e altri edifici per servizi religiosi;
  • impianti sportivi di quartieri;
  • centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie;
  • aree verdi di quartiere.

Con il passare del tempo, i processi di trasformazione urbana che hanno interessato i centri abitati, ne hanno modificato completamente il carattere.
A partire dalla rivoluzione industriale che innescò diverse dinamiche socio-economiche le quali, combinatesi fra loro, provocarono nei centri abitati un rapido e considerevole accrescimento della popolazione, dovuto principalmente all'afflusso di lavoratori necessari alle fabbriche, questo ha provocato la costruzione frettolosa di "case popolari" o "baraccopoli", le quali ospitavano più di una famiglia e le condizioni igienico-sanitarie erano pessime (basti pensare che una persona su due moriva per intossicazione da materiali di costruzione). Da qui la necessità della nascente pianificazione urbanistica di offrire una abitazione adeguata ad ogni cittadino, adattare la rete dei servizi fognarie e trasferire opportunamente in aree riservate tutte le funzioni produttive ed inquinanti. Quest'ultimo intervento, sintomo di una prima zonizzazione urbanistica, ha certamente risolto alcuni gravi inconvenienti, ma ha creato al contempo non pochi problemi.
Infatti, il centro abitato ha visto concentrarsi al suo interno tutte le principali funzioni direzionali e di servizio, trasformandosi da luogo abitato, vivo e vitale, in un'area fortemente congestionata durante il giorno, ma pressoché deserta al di fuori degli orari di lavoro, questo ha privato di identità e significato il centro della città. Il ripensare il centro cittadino come ambito di socializzazione e di identità per l’intera comunità, pone la necessità di ridisegnare l’intero sistema degli spazi pubblici centrali, con l’obiettivo di riconferire ad essi l’originario ruolo di principale luogo collettivo dell’abitato. Da qui nasce l'esigenza in molti casi di attuare un progetto di riqualificazione urbanistica,fatta sulla base di una lettura del tessuto insediativo dell’area con la sua struttura morfologica, i suoi caratteri paesistici e le presenze di pregio architettonico e urbano.
Il progetto avrà il compito di esaltare l’identità del centro abitato, risolvere la criticità veicolare con un riassetto della mobilità locale, riordinare gli elementi urbanistici presenti inserendo aree verdi, percorsi pedonali e ciclabili, creare cioè un centro facilmente riconoscibile e vivibile.
Affinché questo avvenga è necessario considerare l'intervento nella sua interezza e nella sua complessità, promuovendo non solo una collaborazione tra committente e cittadino, ma anche tra le diverse figure professionali (ingegnere, architetto, urbanista, economista, ecc.) chiamate ad operare sul progetto.

Effetti sull'ambiente[modifica | modifica sorgente]

È noto che all'interno dei centri abitati si crei un particolare microclima, la causa di ciò è la diffusione negli stessi di ampie superfici rigide che si scaldano al sole e che incanalano l'acqua piovana in condotti sotterranei. Questo clima risulta spesso più ventoso, nuvoloso e caldo di quanto non sia nelle campagne circostanti.
Altri problemi rilevanti per i centri abitati sono i rifiuti e le fognature, così come l'inquinamento dell'aria proveniente dai motori a combustione interna. Un altro tipo di inquinamento deriva dalle attività produttive e di servizio di mestieri inquinanti e rumorosi rimasti all'interno del centro abitato.
Gli inquinanti in generale e quelli atmosferici ed acustici in particolare, da anni attanagliano i centri abitati causando danni di vaste proporzioni e di vario genere, sia ai cittadini che su altri luoghi, siano questi l'hinterland o luoghi più remoti, quest'ultimo aspetto viene considerato nel concetto di impronta ecologica.
Al fine di poter valutare la portata del fenomeno, si rende necessario monitorare l'azione inquinante sul territorio, individuando soluzioni idonee tali da non ledere i diritti dei cittadini.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Fera, Urbanistica. Teorie e Storia, 2011, Pisa, Edizioni ETS.
  • Francesco Bevilacqua, Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti, 2010, Catanzaro, Rubbettino Editore.
  • Claudio Cipollini, La mano complessa. Condivisione e collaborazione per la gestione dello sviluppo dei territori, 2002, Roma, Gangemi Editore.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]