Centro storico di Agrigento

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Storia del centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Dal disegno di autore Anonimo del 1584, tratta dall'Atlante Storico della Sicilia di L. Dufour, si rileva una rara immagine della città medievale, circondata da una cinta muraria e da un tessuto urbano poco differenziato. In alto spiccano i più importanti edifici quali lo Steri, la Cattedrale, il Castello, la Chiesa di Santa Maria dei Greci.

Al centro si nota un burrone che taglia a metà il Colle, detto della Via Bac Bac. Ancora non sono visibili altri edifici che verranno costruiti successivamente alla stampa del disegno.

Il Centro Storico di Agrigento è databile intorno al IX e il XIII secolo, sorto per necessità difensive, logistiche e commerciali, in relazione alla vicinanza del porto. Gli ultimi abitanti dell'antica Akragas, minacciati dall'invasione musulmana e per l'eccessiva vicinanza delle antiche mura troppo estese e quasi vicine al mare, si arroccarono nel colle occidentale dell'Acropoli, dove costruirono un Castello ed un recinto murario attorno alla città medioevale che poi prese il nome di Girgenti, creando, quindi, una vera e propria fortezza.

Anche se le condizioni di vita risultarono decadenti, iniziò l'espansione urbanistica all'interno della città muraria, passando dalla città antica a moderna, arricchendo l'abitato con Palazzi, Chiese e Monasteri, artisticamente influenzate da scambi culturali arabo-normanna.

Lo stile Chiaramontano[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIV secolo si diffuse in Sicilia uno stile architettonico che prese il nome di Stile Chiaramontano. Si tratta di applicazioni in pietra bianca di Comiso con modanature a zig zag, incastonate nelle ghiere merlettate di portali e bifore a sesto acuto, con il fine da rendere più suggestive e abbellire le facciate esterne ed interne di Chiese, Palazzi, Monasteri, conventi e ospedali.

Già nel Trecento la Famiglia dei Chiaramonte aveva costruito un considerevole numero di edifici religiosi, civili e militari, molti dei quali ancora esistenti, nel Vallo di Mazara, in Sicilia, e nella contea di Modica.

Resti di questo stile vengono rilevate anche nella Francia, in Normandia, in diverse località dove ancora si notano monumenti decorati con la stessa modanatura a zig zag. Ciò fa presupporre che i Chiaramonte iniziarono la loro opera di abbellimento già due secoli prima dell'invasione Normanna in Sicilia.

A partire dalla seconda metà del XIII secolo, quando la popolazione siciliana di origine araba si convertì al cristianesimo, scompare l'influenza architettonica araba nelle costruzioni di edifici religiosi e di civile abitazione. I motivi decorativi a zig zag sono stati importati dal'Islam in Sicilia. Tali applicazioni furono poi applicate dai Normanni in molti edifici a Palermo, nelle colonne della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni e nelle bifore del Monastero di S. Salvatore; a Cefalù, nella facciata superiore della Cattedrale.

I Chiaramonte, potenti in Sicilia per quasi tutto il trecento, dimostrarono la loro influenza anche attraverso le numerose costruzioni di edifici civili e di culto, imponendo quale proprio sigillo artistico, che divenne poi il marchio di famiglia, la modanatura a zig zag, mutuata dagli arabi ed adottata dai normanni nei portali, nelle colonne e nelle bifore.

Ad Agrigento, ed in parecchi centri della Provincia di Agrigento, questo stile Chiaramontano ebbe una presenza maggiore rispetto ad altri siti siciliani, anche perché la città demaniale di Girgenti, per un certo periodo, si trovò sotto la giurisdizione diretta della famiglia che la fece diventare una perla dell'architettura trecentesca. Nonostante le congiure, le condanne a morte dei discendenti maschi e la confisca dei beni, i Chiaramonte hanno lasciato nella città di Agrigento molte tracce della loro presenza, nelle architetture dei monumenti e palazzi che meritano di essere salvaguardate dall'incurìa, dall'abbandono e dalla distruzione.

La cinta muraria[modifica | modifica wikitesto]

Castello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Agrigento.

Dal disegno tratto dal libro di Francesco Negro e Carlo Maria Ventimiglia, Atlante di città e fortezze del Regno di Sicilia - 1640, viene raffigurato com'era il Castello di Girgenti nel 1640. Il disegno è l'unica testimonianza dell'intero Castello, prima della parziale distruzione avvenuta durante la rivolta di Girgenti nel 1715. Il Castello si trovava sulla sommità del colle, ma nei secoli successivi, il degrado e l'abbandono hanno fatto sì che fosse distrutto quasi completamente per far posto ad un serbatoio comunale (1909).

Di esso rimane la facciata dell'ingresso, opportunamente ristrutturato; ed alcune mura perimetrali, salvate in tempo da coperture di cemento armato atte al consolidamento del serbatoio comunale.

Porte[modifica | modifica wikitesto]

Porta del Vescovo[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al XV Secolo, si affaccia sul ciglio settentrionale delle Mura, venne chiusa nel 1755 per ampliamento del Vescovado.

Porta Bibbirria[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al secolo XI, era chiamata Plebis Rea, collocata nella Piazza omonima, accanto alla chiesa di S. Onofrio. La Porta e la Chiesa furono insieme distrutte nel 1864. Un documento storico del 15 agosto 1266, depositato presso l'Archivio Storico di Palermo, ne documenta l'esistenza sin dai " tempi remoti", di indefinibile data.

Porta della Gioiosa[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al IX secolo, costruita accanto alla chiesa Madonna degli angeli detta della Porzincuola delle Indulgenze (gioiosa), è stata demolita all'inizio del '900 perché ormai pericolante.

Porta di Ponte
Porta Panitteri

Porta di Ponte[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al IX secolo, fu la più importante porta della città, ed era costituita da un ponte levatoio. La Porta era sormontata da un arco gotico con lo stemma di Federico III d'Aragona, re di Sicilia dal 1296 al 1337. Fu completamente distrutta nel 1868 e ricostruita, senza più l'arco, nello stile neoclassico su progetto di Raffaello Politi. Dell'originaria porta esistono due disegni, uno del 1823 eseguito da Leo Von Klenze e l'altro del 1829 eseguito da Friedrich Maxmilian Hessemer.

La Porta di Ponte era anche l'ingresso della via Atenea, principale arteria della città medioevale di Girgenti.

Porta Panitteri[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al IX secolo, si trovava lungo il fossato meridionale della città. Fu distrutto a seguito della costruzione della Stazione Ferroviaria di Girgenti, ricostruita in sede poco distante nel 1930. Di essa rimane un'edicola del XVII secolo raffigurante la Madonna del Lume.

Porta dei Saccajoli

Porta dei Saccajoli[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al IX secolo, detta "dei pastai", è tuttora esistente, in parte interrata. Nel XVI secolo all'interno venne collocata una edicola sacra dedicata alla Madonna del Porto Salvo e successivamente dedicata a Santa Lucia. La chiesetta soprastante fu in seguito distrutta per ragioni urbanistiche, e la Porta rimase seminterrata, ma ancora visibile.

Porta di Mazara[modifica | modifica wikitesto]

Risalente all'XI secolo, si trova nella parte alta occidentale della città, accanto alla Cattedrale di San Gerlando ed al Seminario dello Steri. La Porta, detta anche "del Pertugio per via del rimpicciolimento del varco, dovuto alla trasformazione dello Steri in Seminario, venne chiusa nel 1846.

Porta del Borgo[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al IX secolo, era la Porta che aveva prima preso il nome di Mazara, segnava il confine della città con il quartiere del Rabato, venne demolita dal Comune nel 1873.

Porta di Mare[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al XV secolo, è tuttora esistente ma interrata.

Porta del Marchese[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al XIV secolo, era collocata tra le cinque torri meridionali della città medioevali, poi distrutta.

Porta Balnei (Porta dei Bagni)[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al XII secolo, faceva parte di un'antica cinta muraria arabo-normanna che fu demolita qualche secolo dopo per l'allargamento della cinta muraria. Il nome Porta Bagni deriva dalla strada che conduceva a sud, attraversando la Giudecca, il lavacro sacro degli ebrei girgentini fino al 1492.

Porta Cannone[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al XVI secolo, si trovava all'estremità occidentale della città, accanto alla chiesa dell'Addolorata, al confine con il quartiere Rabato. Fu demolita per ragioni urbanistiche del tempo, nel 1864. Ma di questa antica porta rimane un eccezionale documento storico in un dipinto del francese Desprez, che erroneamente scambiò il quartiere Rabato con la Rupe Atenea, dove si scorgono la Torre circolare, la Porta Cannone e la chiesa dell'addolorata.

Fossato[modifica | modifica wikitesto]

Di notevole importanza strategica-difensiva era il Fossato molto profondo creato parallelamente all'interno delle mura meridionali, in tutta la sua lunghezza, tale da rendere quasi impossibile l'accesso ai vicoli della cittadella. Dalla fine del XVII secolo questo enorme fossato, con profondità diverse, venne via via riempito per ragioni strutturali ed urbanistiche, fino al raggiungimento del livello attuale, dove ora sorge la città di Agrigento.

Nave di Empedocle[modifica | modifica wikitesto]

La Nave di Empedocle era un enorme voragine naturale che divideva l'antica Girgenti in due colline. Nella collina occidentale era arroccata la città Medioevale (Fortezza di Kokalo); nella collina orientale, meno popolata, era il promontorio della Rupe Atenea. Un disegno del 1775, tratto da "Antichità Siciliane spiegate" di G. Pancrazi, visualizza chiaramente tutta la collina di Girgenti, dove si scorgono il Castello Medioevale, il burrone e la Rupe atenea.

Chiese e monasteri[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di San Gerlando[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale di San Gerlando.

Monastero di Santo Spirito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monastero di Santo Spirito.

Il Monastero di Santo Spirito è uno dei più grandi complessi monumentali della città di Agrigento. Con la sua imponente mole domina la parte orientale del colle, ed è costituita dal Monastero e la chiesa di Santo spirito. Esso fu eretta nel 1299 per volontà della nobildonna Marchisia Prefoglio, Si accede al Monastero attraverso un corridoio posto tra la chiesa ed il Monastero, che conduce ad un ampio chiostro con giardino dal quale si può ammirare la suggestiva facciata occidentale con le sue monofore di semplice struttura e bifore divise da esili colonnine, ed un elegante portale in stile Chiaramontano. La struttura di pietra calcarea e di arenaria ha creato un meraviglioso effetto di bicromia, rendendo tutto l'insieme di particolare suggestione. Dal portale centrale si accede alla cappella trecentesca. Attraverso una scaletta si accede ai dormitori del piano superiore. L'abbazia di Santo spirito era detto Bataranni, che in gergo girgentano significa Badia Grande appunto per la sua grande mole.

Convento dei Domenicani[modifica | modifica wikitesto]

In Piazza Municipio, accanto al Palazzo dei Montaperto sorge quello che fu il seicentesco Convento dei domenicani, adibito a Municipio nel 1869. Esso fu il primo convento dei frati Domenicani, dopo il trasferimento da un altro convento del quartiere del Rabato.

Convento dei Padri Agostiniani[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte all'attuale palazzo del Municipio, si trova l'ex Convento dei Padri Agostiniani, oggi ristrutturato ed adibito a Museo civico. Costruito nel 1578, fu demolito nel 1770 quando fu soppresso il convento, ed al suo posto sorse il reclusorio femminile detto del Trentatré Dopo un abbandono di diversi decenni, il palazzo è stato restaurato ed è stato adibito a Museo Civico, ancora chiuso.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Calogero Miccichè "Girgenti: Le pietre della meraviglia...cadute", Agrigento 2006
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