Iasos

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Iasos, resti dei portici dell'agorà (II secolo d.C.)

Iasos (in greco Iασoς o Iασσoς) è una antica città greca, e quindi romana e bizantina, sulla costa dell'Asia Minore, in Caria.

Si trova sull'odierno golfo di Güllük (in turco Güllük Körfezi; in antico noto come golfo di Iasos, o sinus iassicus) presso l'attuale villaggio di Kıyı Kışlacık nel distretto di Milas della Provincia di Muğla in Turchia e dista circa 31 km da Milas.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Elementi in locale marmo iassense (cipollino rosso)

Secondo la tradizione sarebbe stata fondata come colonia di Argo e avrebbe ottenuto in seguito l'aiuto di Mileto, che vi avrebbe inviato Neleo, figlio del proprio fondatore, per contrastare la resistenza delle popolazioni locali[1].

Gli scavi testimoniano la presenza di un abitato con stretti contatti con la Creta minoica (bronzo medio) proseguiti anche in epoca micenea (bronzo tardo). In età successiva si ebbe probabilmente una contrazione dell'abitato, che si ridusse all'acropoli. Una nuova espansione della città si ebbe nel VI secolo a.C.

Fece parte della lega delio-attica, Nel 412 a.C. fu conquistata dalla flotta spartana nell'ambito della guerra del Peloponneso e lasciata in potere del satrapo persiano Tissaferne e nel 405 a.C. fu distrutta dal generale spartano Lisandro[2]. Dopo la pace di Antalcida fu sotto la signoria di Ecatomno, dinasta persiano della Caria e fu liberata dall'occupazione persiana solo con Alessandro Magno.

Nel 129 a.C. insieme al resto della regione entrò a far parte della provincia romana d'Asia. La città ebbe periodi di sviluppo urbanistico nel II secolo e nel VI secolo, anche in relazione allo sfruttamento delle vicine cave di marmo iassense (o "cipollino rosso"), particolarmente utilizzato in epoca bizantina. Fu sede episcopale e ne furono rafforzate le difese ancora nel XII-XIII secolo.

In epoca moderna fu visitata e descritta dai viaggiatori dalla fine del XVIII secolo. Alla fine del XIX secolo le mura furono smantellate per riutilizzarne i blocchi in nuove costruzioni di Istanbul[3].

Dal 1960, con Doro Levi, è oggetto di scavi da parte di una missione archeologica italiana. Dal 2011, la Missione Archeologica di Iasos è diretta da Marcello Spanu (Università degli Studi della Tuscia, Viterbo).

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La città sorgeva su un'isola rocciosa ed elevata, oggi collegata alla costa da un istmo. Il porto era situato su una baia sul lato occidentale ("mare piccolo"), con moli di epoca romana sui quali sorse una torre di difesa bizantina del X-XI secolo.

Si conserva il tracciato e brevi tratti della cinta muraria ellenistica che circondava tutta l'isola.

Il teatro costruito nel IV secolo a.C. sulle pendici nord-orientali dell'acropoli e restaurato nel II secolo a.C., come testimonia un'iscrizione, è stato in parte smantellato in epoca ottomana. Nei pressi era il tempio dedicato a Dioniso[4].

Resti della fortezza bizantina sulla sommità dell'acropoli di Iasos

In epoca bizantina vi sorse una basilica, ridotta nel X secolo a un sacello di culto e con numerose sepolture nella zona circostante.

La sommità dell'acropoli fu in seguito occupata da una fortezza-palazzo di epoca bizantina (XI-XII secolo)[5].

Sulle pendici nord-orientali e meridionali, con una pendenza più dolce, sono stati scavati alcuni edifici residenziali, tra cui la cosiddetta "casa dei mosaici", del II secolo d.C.[6].

All'interno della porta orientale della cinta ellenistica si trovava il santuario dedicato a Zeus Megistos. Ne sono stati rinvenuti materiali votivi dal VI al I secolo a.C. e un'area trapezoidale annessa con un peristilio dorico del II secolo a.C., in seguito occupato da una costruzione tardo-antica, forse il palazzo episcopale[7].

Verso sud si trova un santuario dedicato a Demetra e Kore, con un originario edificio della metà del VI secolo a.C. e ricostruito dopo la distruzione di Lisandro con un recinto porticato[8].

Sotto le più ripide pendici occidentali si trovava una fascia pianeggiante presso la baia utilizzata come porto. Qui sorgeva il santuario di Artemide Astias, noto dalle fonti[9] e in origine santuario a cielo aperto (ipetro). Sono stati rinvenuti i resti di un rifacimento del santuario di epoca commodiana[10], con portici e tre esedre di culto, una delle quali, preesistente al rifacimento era dedicata ad Afrodite Strateia. Al centro un sacello era forse dedicato al culto imperiale[11]..

Il bouleuterion sul lato est dell'agorà

In questa zona si trova inoltre l'agorà, i cui resti conservati appartengono a un rifacimento dell'impianto originario di età ellenistica, iniziato nel 136-138 e interrotto a causa forse di un terremoto che le fonti riferiscono aver colpito la Caria nel 140[12]. L'agorà (107 m x 87 m) presentava portici doppi (con fila di pilastri centrale) sui lati nord e sud, e un portico singolo sui lati ovest ed est. Il lato principale doveva essere quello orientale, dove era stata collocata l'iscrizione di dedica. Sul lato meridionale vi si apriva il bouleuterion rifatto in epoca traianea, con cavea di 12 gradini e frontescena a due ordini, e a una estremità una sala adibita a biblioteca e archivio.

Resti della basilica cristiana di VI secolo al centro dell'agorà di Iasos

Al centro dell'agorà sorgevano diversi piccoli monumenti. Accanto a un piccolo sacello ionico del II secolo a.C., venne deposta intorno al V secolo una cassetta marmorea ("capsella") contenente forse reliquie, sopra la quale sorse in seguito un piccolo edificio di culto absidato (probabilmente un martyrion). Nel VI secolo una grande basilica a tre navate e con abside inglobò il martyrion e il sacello precedente, e intorno ad essa si andò costituendo un affollato sepolcreto. In un'epoca successiva la basilica fu distrutta e il culto fu proseguito in un edificio di dimensioni più ridotte, in corrispondenza della sola abside originaria, mentre proseguivano le sepolture nell'area circostante[13].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Polibio, Storie, 16, 12,1.
  2. ^ Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, 13, 104, 7.
  3. ^ Berti 1993, citato in bibliografia, p.189
  4. ^ Berti 1993, citato in bibliografia, p.208.
  5. ^ Berti 1993, citato in bibliografia, p.211.
  6. ^ Berti 1993, citato in bibliografia, p.212.
  7. ^ Berti 1993, citato in bibliografia, pp.218-220.
  8. ^ Berti 1993, citato in bibliografia, pp.215-217.
  9. ^ Polibio (16, 12, 4) riferisce che si riteneva che su questo santuario, come sul santuario di Artemide Kindya presso la vicina Bargylia non cadesse mai né pioggia, né neve.
  10. ^ L'iscrizione offre la costruzione alla divinità e all'imperatore Commodo da parte di un cittadino iassense in onore del proprio figlio defunto, Diocle.
  11. ^ Berti 1993, citato in bibliografia, p.226.
  12. ^ Berti 1993, citato in bibliografia, p.220.
  13. ^ Berti 1993, citato in bibliografia, p. 241 e ss.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

aa.vv., "Iasos e il suo territorio. Atti del convegno internazionale per i cinquanta anni della Missione Archeologica Italiana (Istanbul, 26-28 febbraio 2011)", a cura di D. Baldoni, F. Berti, M. Giuman. Roma, G. Bretschneider Editore 2013 ("Missione Archeologica Italiana di Iasos" vol. 5; "Archaeologica" 170), ISBN 978-88-7689-275-2.

Nicoletta Momigliano, "Bronze Age Carian Iasos. Structures and Finds from the Area of the Roman Agora (c. 3000-1500 BC)", with contributions by P. Belli, M. Bichler, J. Hilditch, C. J. Knappett, D. Pirrie, M. Power, and J. H. Sterba. Roma, G. Bretschneider Editore 2012 ("Missione Archeologica Italiana di Iasos" vol. 4; "Archaeologica" 166) ISBN 978-88-7689-267-7

Daniela Baldoni, "Vasi a matrice di età imperiale". Roma, G. Bretschneider Editore 2003 ("Missione Archeologica Italiana di Iasos" vol. 3; "Archaeologica" 139) 88-7689-196-X

Fede Berti, "Iasos di Caria", in Arslantepe, Hierapolis, Iasos, Kyme. Scavi archeologici italiani in Turchia, Marsilio, Venezia 1993 ISBN 8831758225, pp. 189-247.

Francesco Tomasello, "L' Acquedotto romano e la necropoli presso l'istmo". Roma, G. Bretschneider Editore 1991 ("Missione Archeologica Italiana di Iasos" vol. 2; "Archaeologica" 95) 88-7689-066-1

Paolo Emilio Pecorella, "La cultura preistorica di Iasos in Caria". Roma, G. Bretschneider Editore 1984 ("Missione Archeologica Italiana di Iasos" vol. 1; "Archaeologica" 51) ISBN 88-85007-98-8

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